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Palermo, i progetti omicida contro Nino Di Matteo

Dic 9th, 2014 | Categoria: news
Dopo l’allarme attentato contro il magistrato Nino Di Matteo, sono venute a galla altre informazioni riguardo le modalità sul progetto della sua uccisione. La fonte ritenuta “molto attendibile” dagli inquirenti che aveva avvisato del pericolo che correva il pm è Vito Galatolo, boss della famiglia Acquasanta, ora al 41 bis, dopo il blitz “Apocalisse” effettuato a Palermo lo scorso giugno, che portò all’arresto di 95 persone per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento e altri reati. Come riporta «La Repubblica», Galatolo ha voluto incontrare il magistrato per ‘levarsi un peso dalla coscienza’, spiegandogli che Cosa nostra per assassinarlo aveva pensato a due ipotesi: o farlo esplodere con il tritolo a Palermo, oppure freddarlo a colpi di pistola a Roma. Quando nel dicembre 2012, Matteo Messina Denaro, boss ancora latitante, aveva dato ordine di assassinarlo, le famiglie delle cosche palermitane di Cosa nostra si procurarono il tritolo e lo dislocarono in vari punti del capoluogo per non farlo trovare. Stando a quello che riferisce il pentito, hanno speso circa 600 mila euro per comprare dalla ‘ndrangheta 150 chili di esplosivo fatto arrivare a Palermo dalla Calabria. L’operazione di compra-vendita è filata liscia, gli uomini d’onore che se ne sono occupati sono stati molto attenti ad agire...


“Apocalisse” a Palermo: colpita la Cupola di Cosa nostra

Giu 23rd, 2014 | Categoria: news
Terremoto a Palermo. Stamattina un blitz congiunto delle forze dell’ordine – Carabinieri del Reparto Operativo, Guardia di Finanza della Valutaria e Polizia della sezione criminalità organizzata – ha fatto scattare le manette ai polsi di novantuno persone, considerate gli esponenti della nuova Cupola di Cosa nostra, facenti parte dei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e Resuttana. L’indagine “Apocalisse” è stata condotta dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Dario Scaletta: secondo l’accusa, i boss tenevano in scacco la parte occidentale della città, imponendo il pizzo (34 le estorsioni accertate, un’unica denuncia sporta dal titolare di una società che sta realizzando la più grande multisala della Sicilia, che sorgerà nell’ex fabbrica palermitana della Coca Cola)  a negozi e cantieri edili, oltre che proprie forniture di carne alle macellerie palermitane più note; intensa anche l’attività di riciclaggio, attraverso “puntate” sulle partite di calcio con denaro frutto di attività illecite. Tra i nomi degli arrestati spiccano quelli di Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l’autista di Totò Riina e quello di Vito Galatolo, figlio del boss Vincenzo, condannato all’ergastolo per l’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa; inoltre, in manette anche Domenico Palazzotto: lo zio...