Articoli con tags ‘ Vito Ciancimino ’


Il sindaco corleonese

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. IV – sez. III della sentenza Vito Ciancimino, componente del Consiglio Comunale di Palermo dal 1956 al 1975, ricoprì le cariche di assessore alle Aziende Municipalizzate dal 18 giugno 1956 al 1957, di Assessore alle Aziende Municipalizzate, alle Borgate ed al Lavoro dal 1957 al 4 aprile 1961, di Assessore ai Lavori Pubblici dal 5 aprile 1961 al 30 giugno 1964, di Sindaco dal 25 novembre 1970 al 27 aprile 1971 (v. il documento n. 174). La partecipazione del Ciancimino all’associazione mafiosa “Cosa Nostra” è stata accertata con la sentenza emessa il 17 gennaio 1992 dal Tribunale di Palermo, della quale si riportano di seguito alcuni passaggi al fine di illustrare i legami del medesimo soggetto con i “corleonesi”, il rilevante ruolo da lui assunto nell’ambito della vita politica palermitana, gli illeciti interventi da lui realizzati in favore di individui facenti parte del sodalizio, i suoi rapporti con Francesco Caltagirone, il clima di diffusa intimidazione e generale compiacenza che aveva circondato il suo agire politico e la gestione del suo patrimonio. (…) Dagli elementi di prova sopra riassunti si desume, quindi, che: – il Ciancimino (il quale era da lungo tempo strettamente legato ad ambienti mafiosi) nel 1970, quando si candidò...


Il senatore Andreotti, la mafia e l’antimafia

Giu 10th, 2000 | Categoria: editoriali
Il nostro sistema processuale – a differenza di quelli anglosassoni – prevede che le sentenze siano motivate. La ragione è chiara e non riguarda solo i protagonisti del processo: il popolo, in nome del quale le sentenze sono pronunciate, ha diritto di sapere il perché delle decisioni dei suoi giudici. Ha diritto di conoscere: per valutare, per consentire o per dissentire, se del caso per criticare. Il deposito della motivazione della sentenza con cui il Tribunale di Palermo ha assolto il sen. Andreotti dall’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa non è, dunque, un fatto rituale, un déjà vu. Le 4.301 pagine con cui i giudici spiegano la decisione sono un macigno che merita ben più dell’attenzione e della polemica di un giorno. Ne daremo conto nei prossimi fascicoli, ma non vogliamo esimerci da qualche considerazione a prima lettura. 1. L’autonomia tra politica e giurisdizione è uno dei fondamenti della democrazia. Ciò ha molte implicazioni. Significa anzitutto che la giustizia non può sostituirsi alla politica (neppure nel campo della criminalità e della mafia); l’intervento giudiziario deve riconoscere e rimuovere ingiustizie e illegalità in atto, ma il motore e la garanzia del «vivere giusto» stanno in azioni e provvedimenti estranei alle aule di giustizia; su questi versanti non c’è supplenza...