Articoli con tags ‘ Vito Ciancimino ’


Palermo, il 12 gennaio 1988 l’omicidio di Giuseppe Insalaco

Gen 12th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
«Non sono un democristiano pentito, ma sono venuto qui per dire quello che penso della DC palermitana, degli affari, dei grandi appalti, di Ciancimino, dei perversi giochi che mi hanno costretto alle dimissioni dopo appena tre mesi.» Una vicenda, quella legata alla morte di Giuseppe Insalaco, dipinta sullo sfondo degli intrecci di potere palermitani: dai grandi appalti alla mafia, alle collusioni con la politica. Quella di Giuseppe Insalaco è una storia complessa. È stato per tre mesi sindaco di Palermo, dal 17 aprile al 13 luglio del 1984. È stato anche deputato, assessore e consigliere del ministro Franco Restivo. Sembrerebbe aver collaborato con i servizi segreti in alcune occasioni. Il 12 gennaio 1988 è stato ucciso a colpi di pistola nella sua auto, poi incendiata. Sono passati quasi trent’anni. Nel 1984 Insalaco aveva avuto udienza in Commissione Antimafia: appena due settimane dopo ricevette un avvertimento, la sua auto in fiamme. I 4 colpi esplosigli addosso, sempre in auto, nel 1988, provenivano da una 357 Magnum. Le pagine del memoriale da lui scritto e poi ritrovato nel corso delle indagini sono moltissime e alcune di esse sono state pubblicate dalla stampa. Tra queste spiccavano un’auto intervista in trenta domande e una lunga lista...


Concorso esterno in associazione mafiosa, indagato Ciancimino jr.

Ott 27th, 2010 | Categoria: news
I pm Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno notificato a Massimo Ciancimino un avviso di garanzia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa mossa a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, morto nel 2002, è di aver fatto da tramite tra il padre e alcuni boss mafiosi tra cui Bernardo Provenzano. Ruolo espresso, per esempio, con la consegna brevi manu al padre dei pizzini di “Binnu u tratturi”. Le prove che hanno permesso di aprire l’indagine della Procura di Palermo sono le stesse dichiarazioni rilasciate da Massimo Ciancimino nel corso di diversi interrogatori rilasciati nel corso di questi ultimi due anni, avvalorate da una serie di documenti (tra cui le fotocopie di diversi pizzini) che lui stesso ha consegnato durante le deposizioni. Gli interrogatori si sono resi necessari in quanto il figlio dell’ex primo cittadino di Palermo sostiene di essere a conoscenza di tutta una serie di informazioni relative alla trattativa tra Stato e mafia risalente al dopo stragi del 1992; Massimo Ciancimino racconta inoltre del signor “Franco”, figura enigmatica sulla quale lui stesso ha fornito versioni “contrastanti, contraddittorie o inconcludenti” come sono state definite dagli inquirenti. Il fantomatico signor “Franco” sarebbe un agente dei servizi...


Ciancimino jr. al processo De Mauro

Ott 22nd, 2010 | Categoria: news
Un manoscritto di tre pagine a firma Vito Ciancimino. E’ stato acquisito oggi agli atti del processo per la sparizione e morte del giornalista Mauro De Mauro. Il pm Sergio De Montis, titolare dell’accusa, ha ricevuto il documento dal figlio dell’ex sindaco, Massimo, di cui ha richiesto l’audizione. Nei tre fogli sarebbe contenuto anche il movente per l’uccisione di Pietro Scaglione, procuratore di Palermo assassinato nel 1971 dagli uomini di Luciano Liggio, otto mesi dopo la scomparsa di De Mauro. Scaglione sarebbe stato ucciso proprio perché indagava sulla sparizione del giornalista de L’Ora di Palermo. De Mauro, poco prima di sparire, avrebbe incontrato il procuratore Scaglione per raccontargli ciò di cui era venuto a conoscenza. Un fatto molto grave, che avrebbe “sconvolto l’Italia”: questi i termini con i quali lo aveva descritto al collega Bruno Carbone, che gli aveva infatti consigliato di recarsi dal procuratore. Il pm De Montis ha chiesto l’audizione anche di Raffaele Girotti, che oggi ha 92 anni ma nel 1962, all’epoca della sciagura aerea di Bascapé, era amminsitratore delegato di Snam, società controllata dall’Eni e proprietaria della flotta aerea dell’ente petrolifero italiano. Nel processo sulla morte di De Mauro, che ha come unico imputato Totò Riina, torna dunque ad affacciarsi...


Il rovescio della sentenza

Giu 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Antonio Ingroia
Questo vuole essere un messaggio nella bottiglia per alcuni italiani, molti, troppi. Quegli italiani, molti, troppi, che formano le loro opinioni sulla base di quello che dice la tv, dipendendo dall’informazione della Rai e dei tg, soprattutto di quello più seguito, il Tg1, il telegiornale che entra in tutte le case degli italiani, quando le famiglie si riuniscono… Ebbene, il messaggio nella bottiglia dice questo: il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo alla severa pena di sette anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte d’Appello ha così sostanzialmente confermato la condanna nel primo grado di giudizio, che era a nove anni di reclusione. Questa è la notizia. È una notizia ovvia e risaputa? Forse per i lettori di questa rivista, ma non certo, ad esempio, per i telespettatori del Tg1, che ha invece rimarcato soltanto l’avvenuta assoluzione di Dell’Utri, da parte della stessa Corte d’Appello, per il periodo successivo al 1992. È in corso, insomma, l’ennesima campagna di disorientamento e di sostanziale disinformazione dell’opinione pubblica, frastornata da notizie false, inesatte, tendenziose. Ed è stato così che perfino lo stesso imputato abbia finito per dichiararsi soddisfatto dell’esito del processo, proponendo...


Ciancimino: Forza Italia nata dalla trattativa Stato-mafia

Feb 10th, 2010 | Categoria: news
«Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia». Lo ha dichiarato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, deponendo lo scorso 8 febbraio nell’ambito del processo contro il generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, in particolare impedendone l’arresto nel 1995 a Mezzojuso, in provincia di Palermo, dove il boss si trovava per un summit di mafia. Ciancimino ha spiegato il significato di un pizzino, di cui risulta strappata la parte iniziale, consegnato ai magistrati alcuni mesi fa, che sarebbe stato scritto da Provenzano a Silvio Berlusconi tra il 1994 e il 1995, in cui si legge: «… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco conto) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto l’onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive». Il triste evento sarebbe stato, secondo Ciancimino, un attentato contro Piersilvio Berlusconi. La lettera fu consegnata per una consulenza a Vito Ciancimino, il quale la riscrisse con alcune correzioni. Un bozza della versione corretta è stata depositata a sorpesa in aula da Massimo Ciancimino, il quale...


Ciancimino, ridotta condanna in appello

Gen 10th, 2010 | Categoria: news
Massimo Ciancimino, figlio minore dell’ex sindaco di Palermo Vito (condannato per mafia e deceduto nel 2002), sotto processo per l’attività di riciclaggio del tesoro del padre, era stato condannato nel marzo 2007 con il rito abbreviato dal gup di Palermo a 5 e 8 mesi di reclusione per tentata estorsione e riciclaggio. Con lui erano stati condannati il tributarista Gianni Lapis, professore alla facolta di economia di Palermo (intestazione fittizia e tentata estorsione) e l’avvocato romano Giorgio Ghiron (ricilaggio), entrambi a 5 e 4 mesi. Condannata a un anno e 4 mesi anche la vedova di don Vito, Silvia Epifania Scardino, per fittizia intestazione di beni. Lo scorso 30 dicembre la Corte di appello di Palermo ha concesso a Ciancimino la riduzione di pena a 3 anni e 4 mesi e ha derubricato l’accusa a riciclaggio e intestazione fittizia di beni, lasciando cadere quella per tentata estorsione. Sconti di pena meno consistenti per gli altri imputati: 5 anni a Lapis (per intestazione fittizia aggravata: anche per lui è caduta l’accusa di tentata estorsione), un anno alla Scardino (intestazione fittizia) e pena confermata per Ghiron. I giudici hanno chiesto alla procura di approfondire un filone di indagine relativo alla reale consistenza della...


Riciclaggio, arrestato banchiere svizzero

Mag 10th, 2008 | Categoria: news
Due imprenditori palermitani, Francesco e Ignazio Zummo (padre e figlio) e un banchiere svizzero, Nicola Bravetti, sono stati arrestati con l’accusa di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravato dal fine di voler agevolare Cosa nostra l’8 maggio scorso. L’inchiesta è coordinata dalla Dda di Palermo. Secondo gli investigatori, gli Zummo avrebbero nascosto all’estero ingenti quantità di denaro di provenienza illecita con la collaborazione di Bravetti, co-direttore della Banca Arner Sa con sede a Lugano e membro di un’associazione interbancaria svizzera per la lotta al riciclaggio. La Dia ha sequestrato un conto, denominato “Pluto”, riferibile agli Zummo, contenente 13 milioni di euro, aperto presso la filiale della banca Arner di Nassau, nelle Bahamas. Il tesoro degli Zummo, secondo l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dai sostituti Ingroia, Asaro e Gozzo sarebbe collegato a quello dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Gli Zummo sono nel mirino della magistratura dagli anni 80, quando Falcone incontrò il loro nome nell’ambito dell’inchiesta “Pizza connection”. Nel 2006 i due erano stati condannati a 5 e 3 anni di reclusione, rispettivamente per associazione mafiosa e favoreggiamento.


Sequestrato tesoro nascosto a Montecarlo

Feb 10th, 2006 | Categoria: news
La Dia di Palermo ha sequestrato 21 milioni di euro custoditi in alcune banche del Principato di Monaco riferibili agli imprenditori palermitani Francesco Civello e Francesco Zummo (già stato condannato negli anni 80 per favoreggiamento nei confronti ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino). I due sono indagati per concorso in associazione mafiosa e riciclaggio. Le indagini sono condotte dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, dai sostituti procuratori Antonio Ingroia e Domenico Gozzo. È la prima volta che il tribunale di Montecarlo accetta la richiesta della Procura di Palermo di effettuare un sequestro preventivo su denaro nascosto nelle banche del Principato. Antonio Ingroia ha dichiarato: «Abbiamo violato un paradiso fiscale. Speriamo che adesso si possa creare la ricetta per aggredire i canali del riciclaggio di Cosa nostra».


La motivazione

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo le conclusioni della sentenza del tribunale di Palermo (cap. XIX, pag. 4260 ss.) che riassume l’iter argomentativo del processo Andreotti. I rapporti con i cugini Salvo. In merito ai rapporti con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo l’esame degli elementi di prova raccolti ha evidenziato che: 1. i cugini Salvo, profondamente inseriti in “Cosa Nostra”, furono più volte interpellati da persone associate all’illecito sodalizio per cercare di ottenere una favorevole soluzione di vicende processuali, manifestarono a diversi “uomini d’onore” i loro stretti rapporti con l’on. Lima, e, nei colloqui con una pluralità di esponenti mafiosi, evidenziarono i loro rapporti con il sen. Andreotti; 2. i cugini Salvo, sul piano politico, offrirono un sostegno aperto ed efficace (seppure non esclusivo) a diversi esponenti della corrente andreottiana, sulla base dello stretto rapporto di collaborazione e di amicizia personale che essi avevano instaurato da lungo tempo con l’on. Lima; 3. tra il sen. Andreotti ed i cugini Salvo si svilupparono anche diretti rapporti personali comprovati dai seguenti fatti: – il sen. Andreotti inviò un regalo (un vassoio d’argento) in occasione delle nozze della figlia primogenita di Antonino Salvo, Angela Salvo; – nel corso di un incontro conviviale svoltosi presso l’Hotel Zagarella il 7 giugno 1979, il sen. Andreotti...


Licio Gelli e i fratelli Modeo

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. XVIII della sentenza In data 24 gennaio 1991, su disposizione del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Taranto, ebbe inizio l’intercettazione delle comunicazioni tra persone presenti all’interno del deposito “Pulito Carni di Pulito Annamaria & C. s.a.s.”, ubicato a Pulsano, in provincia di Taranto. Il 26 gennaio 1991 venne intercettata una conversazione intercorsa tra Marino Pulito, un soggetto di nome Alfonso (identificabile in Alfonso Pichierri alla luce del contenuto dei successivi colloqui e delle deposizioni rese nell’ambito del presente processo dal Pulito e dal Pichierri), Anna Quero (convivente di Riccardo Modeo) ed un altro individuo. In questa circostanza il Pulito riferì di essersi incontrato il giorno precedente (ovvero due giorni prima) con Licio Gelli, preannunziò un futuro incontro presso la villa del Gelli (sita ad Arezzo), esplicitò: “quello potrà arrivare a Andreotti, potrà arrivare a Cossiga”, e chiese al Pichierri di indicargli sinteticamente quale intervento fosse necessario compiere. Il Pichierri fece riferimento ad un processo nel quale erano coinvolti due individui di nome Carmine e Gianfranco, ed esplicitò: “Noi abbiamo quest’arma! De Mita e Andreotti”. Il Pulito, inoltre, menzionò la disponibilità, per qualsiasi processo, di un “avvocato della P2”, il quale svolgeva attività difensiva in favore del Ciancimino. (…) Dalle...