Articoli con tags ‘ Valderice ’


Giangiacomo Ciaccio Montalto, 33 anni fa l’omicidio

Gen 25th, 2016 | Categoria: prima pagina
di redazione
Giangiacomo Ciaccio Montalto nasce a Milano da famiglia trapanese. Già figlio di un magistrato di Cassazione, Enrico, e nipote, per parte di madre, di Giacomo Montalto, notaio ed ex sindaco di Erice, la sua vita lo porterà ad entrare in magistratura nel 1970 per diventare Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani nel ‘71. Ricoprirà il ruolo di pubblico ministero nel processo contro Michele Vinci, il “mostro di Marsala”, che aveva rapito e lasciato morire tre bambine, tra cui una nipote, in un pozzo. A partire dal 1977 indagherà sulle organizzazioni mafiose nella provincia di Trapani, sui loro legami con il mondo imprenditoriale e con quello bancario, ricostruendo il percorso del denaro sporco nelle banche della provincia. Verso la fine del decennio si concentrerà sempre di più sul clan dei Minore, alleato dei Corleonesi, composto da Antonino (Totò), Calogero, Giuseppe e Giacomo. I Minore furono coinvolti in diverse indagini tra cui il finto sequestro dell’industriale Rodittis e il sequestro di Luigi Corleo. Tra gli episodi che riguardano le inchieste condotte da Ciaccio Montalto, si ricorda l’occasione in cui fece riesumare la salma di Giovanni Minore per verificare che fosse realmente morto d’infarto. Il gesto, si dice, destò le ire della famiglia che lo...


Mauro Rostagno era come una pianta esotica che cresceva contro la mafia

Set 1st, 2014 | Categoria: articoli
di redazione
“Reagì Mauro Rostagno Sorridendo” è il libro edito da Sellerio firmato da Adriano Sofri. Il processo e la storia di un uomo libero. Ci sono voluti 20 anni per arrivare a una riapertura delle indagini per l’omicidio di Mauro Rostagno, ucciso il 26 settembre del 1988 in contrada Lenzi a Valderice (Trapani). E 26 anni per la sentenza. Una delle tante vergogne del nostro paese. Ma paradossalmente non è stato un male. Perché nella fase finale del processo, dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, presidente giudice Angelo Pellino, a latere giudice Samuele Corso, con loro sei giudici popolari, si è arrivati ottenendo un dato in più: non solo si è trovata, dalle perizie balistiche, la conferma della “firma” della mafia su bossoli e cartucce, quelli sapientemente preparati dal killer Vito Mazzara (che qualcuno ha anche definito “ex killer” come se il carcere cancellasse ogni storia), ma si è anche trovata un’altra “firma”, il dna di Mazzara sui resti di legno di un fucile, un copricanna, rinvenuti sulla scena del delitto. Non solo: la perizia del dna, ultimo atto condotto dalla Corte di Assise, ha anche trovato un’altra traccia genetica che appartiene a un parente di Vito Mazzara. E nel processo...