Articoli con tags ‘ Unodc ’


I semi della discordia

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
La distruzione dei campi di oppio in Afghanistan scatena “micro-guerre” civili perché le colture alternative non costituiscono una risorsa altrettanto proficua. Ma il governo Karzai ha scelto la sua linea e impone l’uso di semi di grano geneticamente modificati acquistati dalla multinazionale statunitense Monsanto Non appena si supera il confine con il Pakistan per dirigersi a Jalalabad, capitale della provincia di Nangarhar, si percorre una dritta strada asfaltata che corre lungo la valle di Laghman. In lontananza, verso est, si vedono le Spin Ghar, le montagne bianche, famose per i tunnel e le caverne di Tora Bora. È qui che, sul finire dell’estate, i nomadi kuchi allestiscono le tende ed organizzano i loro campi, mentre capre e dromedari pascolano sui pochi ciuffi d’erba rimasti. La terra sembra arida e brulla, avara e inospitale come quella dei deserti di queste parti. In realtà questa è una delle zone afghane il cui terreno è più generoso. La provincia di Nangarhar è quella con la più estesa produzione di oppio. Coltivazione a cui – più ostinatamente – la popolazione si aggrappa per vivere e alimentare i sogni di un futuro migliore. Abitudine dura a morire. L’oppio qui è tutto, e nessuno ancora è riuscito a...


Abusi d’ufficio

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
L’agenzia Onu sulle droghe non trova pace. Dopo la direzione di Pino Arlacchi, anche l’operato del successore Antonio Costa viene, da più parti, aspramente criticato. Le contestazioni? Cattiva gestione ed irregolarità amministrative. Ma anche una strategia politica sbagliata Nell’autunno 2003, l’agenzia Onu sulle droghe, lo Unodc (United nation office on drugs and crime) di Vienna, si è trovata a fronteggiare un nuovo, grave scandalo per le accuse di due suoi funzionari. Samuel Gonzalez Ruiz, messicano, già capo dell’unità antimafia e consulente di alto livello dell’Unodc – intervistato su queste pagine nel maggio 2002 – ha infatti inviato una lettera di dimissioni al direttore, Antonio Costa, denunciando una serie di scorrettezze interne. Irregolarità e abusi di una certa gravità, che vanno dalla piccola corruzione alla cattiva gestione dei progetti, fino a veri e propri reati. Scrive il consulente messicano per motivare il suo abbandono: «Non ho lo stomaco di promuovere la lotta al crimine organizzato e alla corruzione in giro per il mondo mentre lavoro in un ufficio che tollera violazioni amministrative e, in alcuni casi, anche penali». Accuse pesanti e particolarmente imbarazzanti, perché formulate in coincidenza col lancio di una vasta campagna contro la corruzione al Palazzo di vetro sostenuta da Kofi Annan, e perché...