Articoli con tags ‘ Tribunale dell’Aja ’


Yusuf Sonmez, in 48 ore dall’arresto alla libertà vigilata

Gen 20th, 2011 | Categoria: articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
Martedì 11 gennaio è stato arrestato a Istanbul il chirurgo turco Yusuf Sonmez, dai più ritenuto uno degli esponenti chiave dei traffici mondiali di organi umani. “L’avvoltoio” – così è soprannominato Sonmez – è stato fermato dalle autorità turche sulla base di un mandato di cattura spiccato nei suoi confronti dall’Interpol, su richiesta dei magistrati europei che operano nell’ambito di “Eulex”, la missione civile e di polizia dispiegata dall’Unione europea in Kosovo. La tesi dei togati Ue è che Sonmez abbia prestato servizio per conto delle mafie kosovare. (altro…)


Kosovo accusato dal Consiglio d’Europa: Tachi “il più pericoloso padrino dell’Uck”

Dic 15th, 2010 | Categoria: news, prima pagina
Un rapporto sta passando tra i banchi del Consiglio d’Europa, una bozza ancora, ma a redigerlo è stato Dick Marty, relatore speciale sugli affari legali e i diritti umani del Consiglio stesso. Contenuto: Hasim Tachi era alla guida di un gruppo criminale di stampo mafioso che gestiva il traffico di stupefacenti, armi, e organi umani in Kosovo. Sotto accusa è il cosiddetto “Gruppo di Drenica” che comprende, oltre a Tachi, dirigenti dell’Uck – l’esercito di liberazione del Kosovo – poi divenuti, con l’indipendenza, leader del mondo politico ed economico del Paese. “Thaci e questi altri membri del “Gruppo di Drenica” sono consistentemente indicati come “attori chiave in rapporti di intelligence sulle organizzazioni criminali mafiose kosovare”, dice il rapporto, reso noto da Reuters. L’aspetto più inquietante è quello del traffico d’organi: che l’esercito di liberazione kosovaro utilizzasse simili metodi per finanziarsi, era già oggetto delle indagini di Carla del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, carica che ha ricoperto dal 1999 al 2007. La Del Ponte, che dal 2008 è ambasciatore per la Svizzera in Argentina, ha raccolto le sue accuse in un libro in cui  l’UCK è accusato di aver rapito 300 serbi, rimuovendo loro gli organi...


Confessioni pericolose di un paramilitare

Ott 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Il capo paramilitare Ever Veloza decide di parlare. Racconta fatti e retroscena della vita politica e militare della Colombia di ieri e di oggi, svelando i retroscena delle stragi commissionate dalle Auc. Ritratto di un paese in preda alla violenza di Stato Un uomo che confessa di aver ammazzato, molte volte con le proprie mani, tremila persone, per lo più decapitandole o squartandole con la motosega, può essere razionale, mostrarsi cosciente di quanto commesso, esprimere qualcosa che possa definirsi “umanità”? La risposta è sì. Il “cuore di tenebra” in questione appartiene a Ever Veloza, alias H.H., comandante dei Blocchi paramilitari Calima e Bananeros, capo delle Autodefensas Unidas de Colombia che, più degli altri suoi soci, si è sporcato le mani di sangue. Un duro insomma, un combattente, sebbene possa vantare molte più stragi di civili che battaglie con i guerriglieri. Uno che, ora più che mai, mostra ostilità verso i politici, militari, latifondisti, industriali colombiani e stranieri che hanno beneficiato delle sue carneficine e che adesso se ne stanno tranquilli, arricchiti e sicuri nei loro posti di potere.  A differenza degli altri capi paramilitari, H.H. non sembra avere riguardo per nessuno di loro. Sostiene di volere confessare tutto quello che sa su un quarto di secolo...


Gangster in uniforme

Giu 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Ramush Haradinaj, ex comandante dell’Uck ed ex primo ministro di Pristina deve fronteggiare trentasette capi d’accusa al tribunale dell’Aja tra violenze, torture e uccisioni. A lui fa capo una capillare rete di interessi economici e politici, per la cui difesa la sua famiglia è coinvolta in faide con rivali altrettanto pericolosi. Intanto i testimoni al processo spariscono in circostanze tutt’altro che casuali Il confine con Albania e Montenegro, distante una quarantina di chilometri, è marcato da massicce montagne, le cui cime sono ancora ammantate di neve. Il clima, rispetto alla capitale Pristina, distante un’ottantina di chilometri, è decisamente meno afoso: saranno almeno cinque gradi in meno. Alla stazione di Peja, la principale città dell’occidente kosovaro, è come se Ramush Haradinaj accogliesse il cronista, appena sceso da uno sgangherato autobus, partito da Pristina due ore prima. Il suo faccione campeggia su numerosi manifesti, che ritraggono l’ex comandante dell’Uck  in divisa militare, al tempo della lotta armata contro i serbi. «Heroj (eroe in albanese, ndr.)», dice il tassista Bilal, indicando i cartelloni, ordinatamente disposti ai bordi della carreggiata. Haradinaj, sotto processo all’Aja per crimini di guerra, non riscuote solamente l’ammirazione di Bilal. È, in generale, un idolo di tutto il Kosovo. Ma da queste...


Ospite (s)gradito

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Totale immunità per i soldati statunitensi che dallo scorso giugno esercitano in territorio paraguayano. L’intesa siglata, nel totale silenzio mediatico, tra Washington e Asunción ha fatto insorgere i confinanti Brasile e Bolivia, che vedono nella presenza militare una manovra per installare una base Usa nel cuore dell’America Latina   Paraguay, luglio 2005: esercitazioni militari con truppe statunitensi. Sono le prime di una lunga serie prevista dall’accordo bilaterale firmato dal Governo di Asunción e approvato dal Parlamento il 28 maggio di quest’anno nel più assoluto silenzio ufficiale. Nel testo si prevede l’ingresso di effettivi nordamericani che godranno dell’immunità diplomatica, mentre i materiali bellici e gli equipaggiamenti in entrata non saranno sottoposti a controlli da parte delle autorità nazionali. L’accordo avrà una durata di 18 mesi, da giugno 2005 a dicembre 2006.  Immuni, da tutto. Il documento ufficiale ha scatenato controversie dovute proprio all’immunità concessa ai militari statunitensi, sottratti alla giurisdizione paraguayana nell’eventualità in cui, durante la loro permanenza, commettano delitti penali ed ambientali. Nel caso in cui questi reati entrino nella tipologia dei crimini di lesa umanità, inoltre, il Governo di Asunción non potrà nemmeno ricorrere al Tribunale penale internazionale: un privilegio che pone il Paese in una situazione quanto meno ambigua, visto che...


Parla la Corte

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La Corte penale internazionale (della quale abbiamo scritto nel numero di settembre del 2003) è finalmente pronta per iniziare i suoi lavori. Questo Tribunale, sorto con il Trattato di Roma del 1998 ed appoggiato sulla carta da tutti gli Stati democratici, ha trovato forti ostacoli nel suo cammino organizzativo, soprattutto per l’opposizione svolta da Stati Uniti, Russia e Cina. In particolare, il governo di Washington, nel timore di vedere i suoi soldati portati a rispondere di crimini di guerra davanti a una corte internazionale, ha iniziato da un paio di anni a firmare trattati bilaterali con i Paesi estranei alla Nato. A rispondere all’appello degli Stati Uniti sono stati alcuni governi africani, asiatici e dell’America Latina, tra i più poveri del mondo, spinti – e praticamente obbligati – a firmare dalla promessa di vantaggi economici offerti da Washington. La lista comprende, tra gli altri, Bangladesh, Georgia, India, Nauru, Mauritania, Nicaragua, Pakistan, Serbia, Ruanda, Sierra Leone, Tagikistan, Uganda. Il rifiuto alla proposta degli inviati di Bush implica l’attuazione di un embargo. Le sanzioni sono già scattate per alcuni governi, ed implicano il congelamento di fondi destinati a scuole, ospedali ed infrastrutture in generale. Negli ultimi mesi l’azione diplomatica degli Stati Uniti...


Soldati in branco

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La violenza sessuale in tempo di guerra, spesso strumento di “pulizia etnica”, è un crimine contro l’umanità. Lo stabiliscono per la prima volta i Tribunali penali internazionali per l’ex Jugoslavia e il Ruanda. E intanto 650 donne kenyote portano l’esercito britannico sul banco degli imputati Dopo trent’anni di violenze, lo scorso luglio 650 donne Masai hanno ottenuto sostegno legale per intentare causa al ministero della Difesa britannico: denunciano stupri, premeditati e pianificati, da parte di soldati inglesi presenti nel Nord del Kenya per addestramento tra il 1970 e il 2000.  Martyn Day, legale delle donne, è in possesso di abbondante materiale che prova gli incontri – avvenuti per organizzare gli abusi – fra i capi Masai, le autorità keniote e gli ufficiali inglesi, tra cui rapporti di polizia e referti medici risalenti persino agli anni 70. Sbiadite cartelle mediche riportano la dicitura «violentata da un gruppo di soldati bianchi», come confessato dalle vittime che presentavano gravi emorragie. Un certificato medico registra l’aborto provocato ad una donna incinta di quattro mesi dal «violento stupro da parte di soldati inglesi». Il 14 agosto le donne, forti del supporto legale alla loro denuncia collettiva, hanno manifestato davanti alla sede della British High Commission di Nairobi.     L’onta di  Johnny British Elizabeth, una giovane donna...


Una giustizia universale, o quasi

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Il Tribunale penale internazionale è nato con l’obiettivo di tutelare i diritti umani contro i crimini di guerra. Eppure non mancano le resistenze, come quelle che potrebbero sottrarre i cittadini Usa alla giurisdizione della Corte Quando nel luglio del 1998 la Conferenza diplomatica dell’Onu riunita a Roma approvò lo statuto della Corte penale internazionale (Cpi), molti osservatori dichiaravano che ci sarebbero voluti almeno dieci anni per ottenere le sessanta ratifiche richieste per l’entrata in vigore del trattato. E invece l’11 aprile 2002, a meno di quattro anni dall’approvazione dello statuto, il numero di ratifiche è stato raggiunto e il 1 luglio è ufficialmente entrato in vigore il Tribunale penale internazionale. Si tratta di un passaggio storico. Negli ultimi 50 anni si è assistito all’affermazione universale dei diritti umani, ma la mancanza di un adeguato apparato giudiziario ha spesso vanificato la difesa e il rispetto di quei diritti, calpestati da guerre e conflitti in diverse regioni del pianeta.  Dai Tribunali militari di Norimberga e Tokyo – appendice giudiziaria dei terribili anni della seconda guerra mondiale – fino ai due Tribunali ad hoc per l’ex Jugoslavia (1993) e il Ruanda (1994), la giurisdizione penale internazionale si è sempre misurata con notevoli difficoltà di natura procedurale e logistica, oltre a scontrarsi con le...