Articoli con tags ‘ traffico d’armi ’


Internet, il mondo segreto dei trafficanti di armi cinesi

Apr 27th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro
In Cina il traffico di armi attraverso i valichi terrestri è in declino, eppure il mercato nero continua a prosperare grazie al web. È quanto emerge da una recente indagine condotta della polizia cinese che ha smascherato un gruppo di contrabbandieri specializzati nel commercio di armi da fuoco ed esplosivi tramite internet. Una scoperta che mette in luce un fenomeno finora sottovalutato ma decisamente insidioso per il contrasto al traffico internazionale di armi. Il talento di Mr. Zhou Dimenticatevi lo stereotipo del losco trafficante sempre in giro per il mondo in cerca di terroristi e criminali interessati a comprare la sua mercanzia. In Cina la nuova frontiera del commercio rappresentata dalla rete, aggiunta alla mancanza di un adeguato controllo sulle spedizioni delle merci, permette di cimentarsi nel contrabbando di armi in modo relativamente semplice. Il caso di Zhou Zhaoping, trentunenne dalla provincia di Juangsu finito in manette con l’accusa di aver venduto armi online, è un esempio della facilità con cui anche elementi estranei alla criminalità organizzata possono entrare in questo business clandestino. Zhou ha confessato di aver iniziato la sua attività di trafficante comprando e rivendendo parti di ricambio di pistole cinesi e successivamente, spinto dagli enormi profitti (molte migliaia di yuan)...


Confermata la condanna a Viktor Bout. Proteste dal Cremlino

Apr 11th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Ha rifornito tutti, nemici dei nemici, alimentando scontri, guerre e violenze senza fine. Conflitti che si avvitavano su sé stessi in dogliose spire di morte. Un mostro degli affari illeciti, precursore di qualsiasi globalizzazione criminale. Il suo nome è Viktor Anatolyevich  Bout, classe 1967, tagiko di nascita e post-sovietico di passaporto. Già capo del Kgb, è con la caduta del regime comunista che inizia la carriera di Bout, trafficante d’armi transnazionale, definito “il mercante di morte”, epiteto cucitogli addosso da Peter Hain, ex ministro degli Esteri britannico. Colto, raffinato, intelligente, ha trafficato armi dall’ex blocco comunista (specialmente Moldavia, Ucraina, Bulgaria) agli scenari di guerra di mezzo mondo: Angola, Liberia, Congo, fino ad armare le Farc colombiane e, si dice, al-Qaeda. Nel 2008, Viktor Bout venne arrestato in Thailandia ed estradato negli Stati Uniti due anni più tardi dove è stato condannato a 25 anni di carcere. Condanna confermata pochi giorni fa da una corte federale di New York e – udite udite – fortemente criticata dalla Russia. Un personaggio da romanzo. Dopo l’implosione dell’impero sovietico tutte le armi stoccate dall’Armata Rossa per scatenare la terza guerra mondiale si sono trasformate in un lucroso business. Bout coglie l’occasione. Si trova in Angola, dove è in corso una...


Traffico d’armi dal Montenegro, dove finisce l’esplosivo di Berane

Nov 2nd, 2011 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Il 9 settembre scorso il giovane giudice albanese Skerdilajd Konomi viene ucciso con un’autobomba a Vlora, sua città natale. Il giudice Konomi era uno dei pochi, in Albania, a indagare su traffico d’armi e crimine organizzato. Una morte, quella di Konomi, che secondo il settimanale albanese Klan rappresenta la morte dello stato di diritto in un paese dove i giudici sono costantemente intimiditi e condizionati. Secondo gli inquirenti albanesi l’esposivo utilizzato per far saltare in aria la sua Mercedes arriva dal Montenegro. Si tratterebbe dello stesso esplosivo sottratto dalla fabbrica Polieks di Berane, in Montenegro appunto. Una fabbrica con grandi depositi di C-4 e Tnt che da sempre fanno gola ai trafficanti d’armi. Come spiegato dal quotidiano montenegrino Monitor, l’ultimo furto ha avuto luogo nel febbraio 2010, ma la fabbrica è già stata assaltata dai trafficanti nel dicembre 2009: in quell’occasione furono sottratti 96 chili di esplosivo V1 O70. Ancor prima, nel 2006, furono rubati duemila detonatori DK-8 capsule. Stesso copione nel 2005 e nel 2004. La fabbrica Polieks è da anni preda dei trafficanti senza che le forze di polizia montenegrine siano mai intervenute efficacemente per prevenire i furti. Esplosivo con marca Pep, prodotto a Berane, è stato sequestrato in...


Traffico d’armi in Ecuador e Croazia, assolto l’ex presidente argentino Menem

Ott 18th, 2011 | Categoria: articoli
Carlos Menem è stato presidente dell’Argentina dal 1989 al 1999. E’ oggi ritenuto il responsabile delle folli privatizzazioni e vendite di patrimoni dello Stato che contribuirono a gettare l’Argentina nel baratro della crisi economica. Il 5 gennaio 1995 è stato insignito della Gran Croce di cavaliere dell’Ordine di Re Tomislav, la più alta onorificenza cavalleresca croata. Il 7 giugno 2001, Menem è stato arrestato per uno scandalo su un traffico di armi verso l’Ecuador e la Croazia nel 1991 e nel 1996. Armi che servirono alla guerra d’indipendenza di Zagabria pagate coi soldi della dispora croata in Argentina. Il Paese sudamericano accoglie una vasta comunità croata emigrata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tra questi émigrés ci fu anche Ante Pavelic, poglavnik (duce) dei croati tra il 1941 e il 1945, fondatore del movimento nazionalista degli ustascia, ispirato al fascismo italiano, responsabile di genocidi nei confronti di serbi, musulmani, ebrei e rom. La vittoria delle truppe di Tito e la costruzione della Jugoslavia socialista costrinse i croati vicini agli ustascia alla fuga. L’Argentina aprì loro le porte e da allora la comunità croata rappresenta una delle più influenti nel Paese. Menem è comparso davanti a un giudice alla fine di...


Transnistria, il supermarket dell’atomica

Mag 24th, 2011 | Categoria: news
di Massimiliano Ferraro
La notizia è di quelle che fanno accapponare la pelle: a poca distanza dai confini dell’Europa orientale, un paese fuori controllo possiederebbe abbastanza materiale radioattivo per costruire una bomba atomica. Lo sostiene il giornalista del Times Roger Boyes puntando il dito contro la Transnistria, piccola repubblica di stampo sovietico non riconosciuta da nessuno stato al mondo, che da vent’anni si autoproclama indipendente dalla Moldavia. Secondo Boyes, le voci che da sempre associano la Transnistria ai più misteriosi traffici internazionali di armi potrebbero essere fondate. La prova sarebbe arrivata il 24 agosto scorso, quando una operazione svolta sotto copertura dagli agenti della polizia moldava ha portato all’arresto di alcuni componenti di una banda di trafficanti di materiale radioattivo. Sette persone, tra cui degli ex poliziotti, custodivano in un garage 1,8 chili di uranio-238, sostanza adatta alla costruzione di armi di distruzione di massa. Nove milioni di euro il valore della sostanza sul mercato clandestino, dove puntano a rifornirsi i gruppi terroristici di mezzo mondo. Il giornalista del Times non ha dubbi sulla provenienza di quell’uranio: la Transnistria, il supermarket delle armi atomiche. Sono anni ormai che le attività di questo pseudo-Stato rappresentano un inquietante punto interrogativo...


Armi italiane in Libia via Malta

Mar 4th, 2011 | Categoria: opinioni
a cura della Rete Italiana per il Disarmo e della Tavola della Pace
«Nel 2009 l’Italia ha triangolato attraverso Malta al regime del colonnello Gheddafi oltre 79 milioni di euro di armi leggere ad uso militare della ditta Beretta. È anche con queste armi che l’esercito di Gheddafi sta sparando sulla popolazione». Questa la denuncia documentata dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla Tavola della Pace che chiedono al governo Berlusconi di rispondere urgentemente in merito. Si tratta di armi che – come ha confermato direttamente a Rete Disarmo un funzionario del ministero degli Esteri di Malta sono «di provenienza italiana, e non hanno mai toccato il suolo maltese». Anche perché (conferma la stessa fonte) nel piccolo stato insulare non sono presenti fabbriche di armi e munizioni. Il ministero degli Esteri maltese ha precisato poi che «come confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli, il destinatario finale della consegna era il Governo libico» e, siccome nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il regime di Gheddafi, «le autorizzazioni al traffico – comprese quelle doganali – sono state rilasciate senza problemi». Ma dalle relazioni della Presidenza del Consiglio italiano sull’export di armamenti non risulta alcuna autorizzazione all’esportazione di quelle armi né a Malta né alla Libia.  «La notizia è certa e documentata – afferma...


Pomodori ripieni di dinamite, quando il problema dei Balcani è il traffico

Feb 22nd, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Pomodori ripieni di dinamite, Paradižniki, polnjeni z dinamitom, questo il titolo dell’ultimo libro di Aleksandar Pisarev, uno dei maggiori giornalisti investigativi macedoni. Un libro che gli è costato tremila chilometri di andirivieni per i Balcani occidentali per scoprire un traffico di tonnellate (dalle quattro alle sei ogni mese) di cocaina dalla Turchia attraverso la Macedonia, il Kosovo e la Bulgaria ed ancora avanti, proseguendo attraverso la Slovenia verso l’Europa occidentale. Nulla di nuovo fin qui. Tuttavia in gioco non c’è solo la droga, ma anche armi e persone. “Le vie di contrabbando più importanti per la verità non sono altro che le vie che un tempo collegavano gli estremi della Jugoslavia. Oggi queste arterie, dopo la caduta della Jugoslavia, si ritrovano ad attraversare confini che da amministrativi sono diventati statali. La polizia è al corrente dei commerci illegali ma non può farci nulla considerando che proprio non riesce a sorvegliare a dovere tutte queste strade. Quest’ultime vengono peraltro mantenute in ottimo stato. Chi le mantiene? La mafia! Proprio così: la mafia ha formato un efficace sistema logistico basato sulla povera popolazione locale e sulla corruzione di poliziotti e finanzieri che, in cambio di una piccola somma,...


Operazione storica contro la ‘Ndrangheta: volevano la secessione della Lombardia

Lug 13th, 2010 | Categoria: news
L’operazione cominciata stamane contro la ‘ndrangheta non si fa mancare proprio nulla. I dati, parziali – poiché sembra si sia ancora in corso d’opera – dicono che quello che sta succedendo oggi non ha precedenti. Oltre 300 sono le persone già arrestate in differenti aree della penisola, con i parziali più alti nelle regioni Calabria e Lombardia. Tremila gli agenti, tra Carabinieri e Polizia, impegnati dall’alba di oggi. Classici i capi d’accusa: associazione di stampo mafioso, traffico d’armi e stupefacenti, omicidio, usura ed estorsione. Due le Procure che hanno coordinato le indagini, quella di Milano e quella di Reggio Calabria con in testa i rispettivi procuratori Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone. Sessanta milioni l’equivalente in beni mobili e immobili sequestrati finora. Addirittura due filmati che testimoniano sedute e decisioni prese dai boss – uno dei quali, ironia della sorte, avvenuto a Paderno Dugnano (Mi), in un centro intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Infine non mancano i nomi illustri e gli ospiti inattesi. In Lombardia sono finiti nella rete Carlo Antonio Chiriaco direttore sanitario dell’Asl di Pavia, Rocco Coluccio biologo e imprenditore residente a Novara, Francesco Bertucca imprenditore edile del pavese, Pietro Trivi assessore comunale di Pavia, Antonio...


Il frastuono copre gli spari. Da quindici anni

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Il suo nome è oggi simbolo di un giornalismo autentico e della difesa della libertà di stampa. Il suo lavoro è ricordato per l’alto senso civico ed etico, e per la grande professionalità. Nel marzo del 1994 Ilaria Alpi, insieme all’operatore Miran Hrovatin, si recò per il Tg3 in una Somalia devastata dalla guerra civile per “coprire” il ritiro del contingente italiano Ibis 2 a seguito del fallimento dell’operazione internazionale Restore Hope e, nel tempo che le restava, proseguire un’inchiesta che aveva a cuore da anni e che le costò la vita: quella sul traffico di armi e di rifiuti e sulla corruzione della cooperazione italiana in territorio somalo, che in poco tempo era riuscita a bruciare 1.400 miliardi di lire senza portare nel paese africano risultati apprezzabili. (altro…)


Le guerre vanno, le mafie restano

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
  Millenovecentonovantanove: intervento Nato in Kosovo. Dieci anni ci separano da un conflitto che ha stravolto il diritto internazionale, definito nuovi assetti geopolitici e introdotto nuovi attori. L’azione della Nato nel cielo della Serbia comunque sia etichettata – “operazione di polizia internazionale” o “ingerenza umanitaria” – ci ha condotto verso un nuovo ordine mondiale, conseguenza della caduta del muro di Berlino. Un ordine scandito dalla ritrovata praticabilità della violenza armata e da una rivalutazione della sua utilità come strumento di risoluzione delle controversie. Bosnia, Croazia, Serbia, Kosovo ce lo hanno dimostrato. Gli anni seguiti allo sgretolamento del blocco sovietico hanno posto l’umanità di fronte all’emergere di nuove guerre, frutto della globalizzazione, figlie dei processi di privatizzazione della violenza. I conflitti dei Balcani hanno espresso un nuovo modo di concepire la guerra. Di fronte al crollo del comunismo, sono nate organizzazioni criminali schierate e collegate fra loro secondo logiche diverse dalla contrapposizione di un mondo bipolare, Usa/Urss. Durante la guerra serbo-bosniaca, per esempio, sul versante macedone si vide una stretta collaborazione nel contrabbando di armi fra gruppi di musulmani e di cristiani ortodossi, gli stessi che  a qualche chilometro di distanza si massacravano brutalmente. Solo una delle tante dimostrazioni del conflitto balcanico...