Articoli con tags ‘ Torino ’


Montanaro, la “cava dell’Orco” segnalata alla procura

Feb 19th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Massimiliano Ferraro
Quali sostanze pericolose sono state occultate ventidue anni or sono nella “cava dell’Orco” di Montanaro? Sono state tutte asportate? L’area della cosiddetta cava Borra è stata bonificata? Sono queste alcune delle domande girate alla Procura della Repubblica dal sindaco del piccolo comune in provincia di Torino, Giovanni Ponchia, in seguito a una lettera inviata all’amministrazione da alcuni gruppi ambientalisti locali. La storia ci riguarda direttamente visto che tutto è cominciato, o meglio è ricominciato, proprio sulle pagine di Narcomafie. Nel giugno del 2014, infatti, il nostro mensile ha pubblicato un’inchiesta, in cui si provava a ricostruire la storia dimenticata e nebulosa di una cava dismessa sita in località Pratomoriano, a due passi dal torrente Orco. Proprio in seguito agli interrogativi proposti dal nostro articolo, gli ambientalisti di Montanaro hanno deciso di vederci chiaro. A preoccupare è lo stato di salute dei terreni della cava, al centro oltre vent’anni fa di un traffico illecito di rifiuti tossici dai contorni inquietanti. Un giacimento di misteri. Nel novembre del 1994, proprio nei giorni della terribile alluvione che colpì il Piemonte, la polizia rinvenne a Montanaro, all’interno di una cava dismessa, una grande quantità di rifiuti speciali sparsi in un’area di circa 20mila metri quadrati. «Siamo andati...


Torino, sequestrati 700 mila euro a imprenditori sospettati di riciclare denaro per la ‘ndrangheta

Nov 19th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Ieri, mercoledì 18, il Gico della Guardia di finanza ha sequestrato a due imprenditori di Torino e di Rivoli (rispettivamente di 45 e 66 anni) 700 mila euro in denaro depositato, conti correnti, ville e appartamenti. I soldi delle presunte estorsioni, compiute da un affiliato alla ‘ndrangheta (condannato in secondo grado nel processo Esilio che ha riguardato la cosca di Giaveno), venivano ‘ripuliti’ e reimmessi in circolazione. Le accuse mosse ai due sono di “reimpiego e riciclaggio di capitali illeciti con l’aggravante di aver favorito l’associazione criminale denominata ‘ndrangheta”. Il contante veniva regolarmente consegnato all’interno di banali sacchetti del pane. Uno dei due indagati è considerato dal Gico un “terminale economico di consorterie di ’ndrangheta attive in Piemonte, con reimpiego del denaro di provenienza illecita”. Un’attività decisamente non occasionale riconducibile agli interessi comuni con esponenti apicali delle ‘locali’ torinesi.


“Fare le mafie fuori”, un convegno a Torino

Ott 16th, 2015 | Categoria: news
Due giorni di approfondimento con studiosi, magistrati, rappresentanti della politica, delle istituzioni e della società civile per spiegare e meglio comprendere quali sono le caratteristiche dei contesti non a tradizionale insediamento mafioso che possono favorire l’attività dei gruppi mafiosi e in che modo sia possibile conoscere e contrastare le mafie. Queste le peculiarità e gli obiettivi del convegno “Fare le mafie fuori. Nuovi territori e strategie di contrasto” che si svolgerà a Torino (presso il Palazzo del Rettorato, nella sala Principi di Acaja, via Verdi 8) i prossimi 29 e 30 ottobre, organizzato e realizzato dalla Fondazione Fondo Ricerca e Talenti (www.ricercaetalenti.it). La due giorni avrà inizio alle 14 del 29 ottobre con una tavola rotonda sul tema mafia e antimafia coordinata dal sociologo e docente universitario Rocco Sciarrone, alla quale seguirà una sessione sulle nuove prospettive di ricerca coordinata dal sociologo Sandro Busso. Per la giornata del 30 ottobre sono invece previste una sessione sul tema “gruppi mafiosi, territori e attività” coordinata dal giornalista del fattoquotidiano.it Mario Portanova e una tavola rotonda – coordinata dal sociologo Luca Storti – sul tema delle mafie oltreconfine. L’inizio dei lavori sarà alle ore 9. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti, ma subordinata...


Torino, inchiesta San Michele: al via il rito ordinario del processo

Set 15th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Giuseppe Legato
Ci sono volute 996 pagine di ordinanza di custodia cautelare e 40 mila tra annotazioni, interrogatori, integrazioni e verbali di perquisizione per raccontare la nuova ’ndrangheta sotto la Mole. Che viene dopo Minotauro ma che  con Minotauro – 153 arresti, 1064 anni di carcere, 9 locali individuate – condivide  la base e non l’altezza. Ne viene fuori un triangolo diverso, per certi versi di un’organizzazione più metropolitana, più moderna che si muove sotto traccia, senza omicidi, cercando di “zittire qualsiasi attrito sul nascere”. Ma pensa in grande: guarda alle grandi opere. Il gip annota: “È da segnalare come le acquisizioni derivanti dalle indagini compiute dimostrino come la ’ndrina di San Mauro Marchesato a Torino sia dedita, oltre che al compimento di specifici reati tradizionalmente caratteristici dell’associazione (quali le estorsioni), al sistematico ingresso      nelle attività economiche e politiche del territorio nella quale è radicata, attraverso la progressiva infiltrazione nel mondo della politica e dell’imprenditoria”. Politica e imprenditoria. Chiaro, no? E che così fosse, che ci si trovasse di fronte più a una holding che a un esercito di mafiosi e basta, lo aveva spiegato bene, in un interrogatorio del 2013 il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio. Ai pm Roberto Sparagna e Antonio Smeriglio...


Imprenditori, professionisti e pregiudicati, la banda torinese che riciclava denaro per i clan

Lug 22nd, 2015 | Categoria: news
Il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Torino ha dato esecuzione, stamane, a quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un pregiudicato, due imprenditori ed un noto professionista torinese, sequestrando preventivamente beni mobili, immobili, aziende e quote societarie, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Sono state, inoltre effettuate 30 perquisizioni domiciliari in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Calabria. Gli arrestati sono accusati di riciclaggio aggravato dall’aver agevolato un’organizzazione di tipo mafioso, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di documentazione per operazioni finanziarie inesistenti. Le indagini hanno accertato che il boss della ‘ndrangheta Francesco Ietto, già agli arresti domiciliari presso la propria abitazione di San Colombano al Lambro, nel milanese, per associazione a delinquere di stampo mafioso, di fatto gestiva l’attività di riciclaggio di ingenti somme di denaro accumulate, a partire dagli anni ’80, dalla cosca Ietto/Cua/Pipicella di Natile di Careri (Reggio Calabria), mediante i sequestri di persona ed il traffico di stupefacenti. Avvalendosi di imprenditori che accettavano, dietro compenso, di emettere fatture false o gonfiate, oppure intestando società di comodo a prestanome insospettabili, Ietto era riuscito ad immettere il denaro sporco nel circuito dell’economia legale piemontese. Ruolo chiave ha rivestito Pasquale Bafunno, noto...


Processo Minotauro, la richiesta del Procuratore Generale

Feb 2nd, 2015 | Categoria: news
È attesa per il prossimo 23 febbraio la sentenza della Corte di Cassazione in merito alla richiesta del Procuratore generale della Corte di Cassazione di annullare le cinquanta condanne emesse con il rito abbreviato nell’ambito del processo “Minotauro” svoltosi a Torino. La richiesta del Procuratore Generale si basa sul fatto che, a suo avviso, mancherebbero le caratteristiche del metodo mafioso così come riportate nell’articolo 416 bis: assoggettamento, omertà, intimidazione; per questo, si chiede il rinvio ala Corte d’Appello di Torino. L’intera inchiesta – del 2011, sfociata in circa 140 arresti – e il relativo impianto accusatorio subirebbero dunque un ridimensionamento importante; non è infine da escludere che, nel caso in cui la richiesta del Procuratore Generale venisse accolta, la stessa potrebbe avere delle ripercussioni anche sulle sentenze relative agli imputati del processo d’Appello giudicati con rito ordinario. Il secondo grado della tranche del processo torinese si era concluso il 5 dicembre 2013, con diverse pene rideterminate al ribasso. Tra queste, la condanna a Bruno Iaria (è considerato a capo della locale di Cuorgné, in provincia di Torino) da 13 anni e sei mesi a 13 anni e ad Antonio Agresta, condannato in primo grado a 10 anni e otto mesi e in...


Operazione “San Michele”, la ‘ndrangheta e gli appalti pubblici

Lug 1st, 2014 | Categoria: news
Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri del Ros stanno eseguendo – su impulso della Procura distrettuale antimafia torinese – una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli arresti non stanno avvenendo solo nel capoluogo piemontese ma anche a Genova, Milano e Catanzaro. Al centro dell’operazione denominata  “San Michele”, un sodalizio di matrice ‘ndranghetista, proiezione in Piemonte della cosca Greco di San Mauro Marchesato, in provincia di Crotone. L’attività investigativa ha documentato la diffusa infiltrazione della cosca nel tessuto economico e imprenditoriale della provincia di Torino, in particolare nel settore degli appalti pubblici. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo di società e beni per un valore complessivo di 15 milioni di euro. Maggiori informazioni saranno rese nell’ambito della conferenza stampa che si terrà oggi, martedì 1, alle 11.30 presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Torino.


Torino, il “Bar Italia Libera” è stato definitivamente restituito alla collettività

Mar 4th, 2014 | Categoria: news
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”. Con queste parole la Cassazione mette la parola fine al tentativo dalla Famiglia Catalano di opporsi alla misura di prevenzione patrimoniale della Procura di Torino. L’atto del tribunale aveva “aggredito” il patrimonio di Giuseppe Catalano, morto suicida dopo l’ottenimento dei domiciliari, che nell’ordinanza Minotauro era dipinto come il capo della ‘ndrangheta tra Torino e Provincia. E con questa sentenza uno degli strumenti normativi che più infastidisce il crimine organizzato, attraverso la confisca dei patrimoni illecitamente accumulati, conclude il suo percorso. Molti i beni le aziende, i conti corretti, le partecipazioni societarie sottratte ad esponenti ritenuti organici ai clan radicati in Piemonte. Ma c’è un bene su tutti che crediamo abbia un valore immenso e non certo di natura economica. Parliamo del “Bar Italia”, luogo di ritrovo degli affiliati che è stato teatro di pranzi e cene elettorali tra esponenti politici in cerca di voti e il gotha della ‘ndgrangheta all’ombra della Mole. Più volte citato nelle pagine dell’operazione Minotauro, quell’attività commerciale è tornato a nuova vita, già nel corso della fase di sequestro. Oggi, in via Veglia 59/a a Torino, sorge il “Bar Italia Libera”. Un bar che, all’apparenza, potrebbe...


Torino: viaggio nella più grande discarica abusiva della città

Set 6th, 2013 | Categoria: articoli
di Massimiliano Ferraro
Torino, Strada Bellacomba. La più grande discarica abusiva della città si trova nascosta nel  quartiere Villaretto, un non-luogo periferico dove da anni vengono abbandonati rifiuti di ogni genere, in spregio alla legge: almeno mille metri cubi di immondizia tra cui macerie edili, eternit, vecchi elettrodomestici, pneumatici, pezzi di autoveicoli, materiali di imballaggio, taniche contenenti sostanze chimiche, vernici e mobilio. Il tutto sparso su un’area demaniale sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale nei pressi del fiume Stura. Vane sono state finora le speranze dei residenti di assistere ad una bonifica della zona, così come una chimera è ancora il progetto di riqualificazione dell’intero territorio e la realizzazione di una pista ciclabile. Tutto rimane sulla carta, per non dire nei sogni, in attesa che si accertino gli esatti confini della proprietà comunale. Eppure il percorso ad ostacoli per restituire Strada Bellacomba ai cittadini è iniziato ormai da ben sette anni con le prime segnalazioni dei residenti di Villaretto, esasperati dai continui sversamenti illeciti di rifiuti da parte di sconosciuti: fusti di olio, liquidi non meglio identificati e materiale lanoso. Il sito era stato inserito nel 2007 nell’elenco delle undici discariche abusive scoperte a Torino nel corso dell’operazione “Green” della Guardia di Finanza. Allora era stata...


Più formazione sui temi di mafia per i magistrati del nord

Lug 3rd, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Manuela Mareso
Misure di custodia cautelare revocate per Rosario Marando, imputato per associazione mafiosa nel processo Minotauro e per omicidio nel processo riaperto a Torino per l’uccisione, nel 1997, di Antonio e Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso. La testimone di giustizia Maria Stefanelli ha espresso ieri (2 luglio, ndr) grande preoccupazione per un provvedimento da parte dei giudici che non solo la inquieta per la sua incolumità, ma che la delude per il merito delle motivazioni espresse. Ecco il parere del suo legale, Cosima Marocco.   Avvocato Marocco, la sua assistita ha manifestato un forte sconcerto per la scarcerazione di Rosario Marando. Come commenta il comportamento di Marando alle udienze del processo Stefanelli e Minotauro? Condivido pienamente lo sconcerto della mia assistita in quanto Rosario Marando avrebbe dovuto finire di scontare una condanna definitiva nell’aprile 2014 ed era, fino al mese scorso, sottoposto a misura cautelare nel processo Minotauro, mentre oggi è praticamente libero, soggetto soltanto alla misura dell’obbligo di firma quotidiano. Dopo la deposizione della mia assistita nel processo per l’omicidio degli Stefanelli, di Mancuso e di Romeo e, successivamente, nel processo Minotauro, l’imputato ha iniziato a tenere un atteggiamento fortemente intimidatorio e screditante nei suoi confronti. Questo comportamento prova che la testimonianza della...