Articoli con tags ‘ Tommaso Buscetta ’


Ricordando Sciascia

Dic 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Chiudiamo l’anno con una trasgressione alla regola, segnalando un testo “in catalogo”, datato, ma ancora disponibile in libreria. Una ricorrenza ci consiglia di farlo, anzi due. Il ventennale della morte di Leonardo Sciascia e l’ennesimo ritorno della vecchia polemica sui “professionisti dell’antimafia”. Ricordare Sciascia con un’infrazione all’uniformità di una rubrica non è che un timido gioco di specchi, uno starnuto autorizzato, rispetto allo strapazzo cui è sottoposto il lettore di A futura memoria (se la memoria ha un futuro). L’opera, pubblicata dall’editore Bompiani nel 1989, anno in cui Sciascia muore a Palermo, raccoglie alcuni degli articoli dello scrittore siciliano apparsi dal 1979 al 1988 su «Il Globo», «L’Espresso» e il «Corriere della Sera». I temi più spinosi ci sono tutti: l’opinione sul Generale Dalla Chiesa e le polemiche con il figlio Nando, le valutazioni sul teorema Buscetta e l’andamento del maxiprocesso di Palermo, il caso Tortora, le critiche al Csm per la nomina di Borsellino a capo della procura di Marsala e quindi l’ormai famosissima disputa sui “professionisti dell’antimafia”. «Questo libro raccoglie quel che negli ultimi dieci anni io ho scritto su certi delitti, certa amministrazione della giustizia; e sulla mafia. Spero venga letto con serenità», scrive Sciascia nell’introduzione. Rileggere oggi il...


Milano, dove si nasconde la mafia

Dic 12th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
I processi di negazione dell’esistenza di un forte problema mafioso a Milano e dintorni non tengono conto di una lunga e grave serie di fatti verificatisi sul territorio. Memorandum per chi si ostina a dire che “a Milano la mafia non esiste” Quando qualcuno dice che la mafia a Milano c’è, che a Milano ci sono contatti tra affari, criminalità e politica, la risposta è sempre «non strumentalizziamo, non usiamo questi temi per fini politici». Nella storia della città il «non strumentalizziamo», il «non parliamo», il «non diciamo che a Milano la mafia c’è» risale agli anni Ottanta. Perché prima non se ne parlava neanche, non ci si poneva neanche il problema. Il sindaco Pillitteri (in carica dal 1986 al 1992, ndr.) diceva che la mafia a Milano non c’era quando Cosa nostra già vi aveva impiantato una base e mandato i suoi ambasciatori. A Milano andava spesso Stefano Bontate, l’allora capo di Cosa nostra, era sovente di passaggio Tommaso Buscetta, vi vivevano Luciano Liggio (che fu arrestato in via Ripamonti), Gerlando Alberti, Tanino Fidanzati. In Lombardia tra il ’74 e l’83 ci furono ben 103 sequestri di persona, tra quelli organizzati dai siciliani di Cosa nostra e quelli dei calabresi della ’ndrangheta. Negli...


Quando il gioco si fa duro

Mag 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Grazie al pizzo la mafia controlla il territorio, si arricchisce, accresce il suo prestigio. Entra nelle aziende e, condizionando l’attività degli imprenditori, limita la libertà di mercato, con effetti negativi per tutta la società. Vie d’uscita? Per ora gli unici risultati giungono dall’associazionismo antiracket (altro…)


Dalla partecipazione al contrasto

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
«Nel tentativo di spiegare la propensione dell’imputato ad intrattenere personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra, relazioni certamente propiziate dagli intimi rapporti già intrattenuti dal Lima, appare più interessante considerare la spinta determinata dalla possibilità di utilizzare la struttura mafiosa per interventi che potrebbero definirsi extra ordinem, ovvero per arrivare, in taluni, peculiari casi, a soluzioni difficilmente raggiungibili seguendo canali ortodossi» Ben altri devono ritenersi i benefici che l’imputato traeva o sperava di ricavare coltivando personalmente rapporti con i mafiosi, benefici che rivelano, in definitiva, che era piuttosto il predetto a servirsi di costoro. In primo luogo possono considerarsi i benefici elettorali, dipendenti dall’appoggio concesso dai mafiosi agli esponenti siciliani della corrente andreottiana. La Corte, peraltro, riconosce che tale aspetto non vada eccessivamente enfatizzato, posto che, alla stregua di alcune, pregnanti indicazioni raccolte, appare piuttosto frutto di un luogo comune l’attribuzione a Cosa Nostra di un determinante peso nell’orientamento del voto, orientamento che, per quanto riguardava i mafiosi, rimaneva, del resto, fortemente condizionato dai tradizionali legami , in particolare, dai vincoli che univano gli “uomini d’onore” ai singoli candidati più che ad un’unitaria determinazione che coinvolgesse tutto il sodalizio e che avesse come riferimento i vertici di quello o quell’altro partito della maggioranza governativa ovvero i vertici di una...


La motivazione

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo le conclusioni della sentenza del tribunale di Palermo (cap. XIX, pag. 4260 ss.) che riassume l’iter argomentativo del processo Andreotti. I rapporti con i cugini Salvo. In merito ai rapporti con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo l’esame degli elementi di prova raccolti ha evidenziato che: 1. i cugini Salvo, profondamente inseriti in “Cosa Nostra”, furono più volte interpellati da persone associate all’illecito sodalizio per cercare di ottenere una favorevole soluzione di vicende processuali, manifestarono a diversi “uomini d’onore” i loro stretti rapporti con l’on. Lima, e, nei colloqui con una pluralità di esponenti mafiosi, evidenziarono i loro rapporti con il sen. Andreotti; 2. i cugini Salvo, sul piano politico, offrirono un sostegno aperto ed efficace (seppure non esclusivo) a diversi esponenti della corrente andreottiana, sulla base dello stretto rapporto di collaborazione e di amicizia personale che essi avevano instaurato da lungo tempo con l’on. Lima; 3. tra il sen. Andreotti ed i cugini Salvo si svilupparono anche diretti rapporti personali comprovati dai seguenti fatti: – il sen. Andreotti inviò un regalo (un vassoio d’argento) in occasione delle nozze della figlia primogenita di Antonino Salvo, Angela Salvo; – nel corso di un incontro conviviale svoltosi presso l’Hotel Zagarella il 7 giugno 1979, il sen. Andreotti...


Salvo Lima: un uomo di fiducia

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. IV – sez II, § I della sentenza Tra il sen. Andreotti e l’on. Salvatore Lima si sviluppò, dopo le elezioni politiche del 1968, un legame politico particolarmente stretto, che perdurò ininterrottamente fino al 12 marzo 1992, quando l’on. Lima fu ucciso in un agguato di chiara matrice mafiosa. La carriera politica di Salvatore Lima aveva, comunque, avuto inizio parecchi anni prima della sua adesione alla corrente andreottiana. Salvatore Lima fu eletto per la prima volta consigliere comunale di Palermo nel 1951. Nel 1954 aderì alla corrente fanfaniana (“Nuove Cronache”). Nel 1956 fu eletto nuovamente al consiglio comunale di Palermo ed assunse quindi le cariche di vicesindaco e di assessore ai Lavori Pubblici ed all’Urbanistica. Ricoprì la carica di sindaco di Palermo dal 7 giugno 1958 al 6 novembre 1960, dal 4 aprile 1961 al 28 gennaio 1963, e dal 21 gennaio 1965 al 1° luglio 1966. Dal 1961 al 1968 assunse l’incarico di segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Palermo. Nelle consultazioni politiche del 19 maggio 1968 fu eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione della Sicilia Occidentale (comprendente le province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani), nelle liste della Democrazia Cristiana; egli, in questa occasione, ottenne 80.387...


I cugini di cosa nostra (ovvero Ignazio e Antonino Salvo)

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. IV – sez. I, § I della sentenza (…) Nel presente processo, sono stati acquisiti ulteriori elementi di prova che denotano la particolare rilevanza del ruolo assunto dai cugini Salvo all’interno dell’organizzazione mafiosa e gli intensi rapporti da essi instaurati in un primo tempo con i massimi esponenti dello schieramento “moderato” di “Cosa Nostra” e successivamente con il vertice della contrapposta fazione dei “corleonesi”. Le risultanze del­l’istruttoria dibattimentale, inoltre, dimostrano che l’organizzazione criminale attribuiva grande importanza alle relazioni intrattenute dai cugini Salvo con ambienti politici, e che i Salvo in diverse conversazioni con autorevoli esponenti mafiosi esposero il loro stretto legame con il sen. Andreotti. Il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta all’udienza del 9 gennaio 1996 ha riferito quanto segue, con riferimento al comportamento tenuto, nel corso della seconda “guerra di mafia”, dai cugini Salvo (…). Dalle suesposte dichiarazioni si desume, dunque, che i Salvo caldeggiarono l’ingresso (poi non realizzatosi) del Buscetta nella “Commissione” di “Cosa Nostra” e, dopo l’esplosione della seconda “guerra di mafia”, si adoperarono per favorire il ritorno del Buscetta in Sicilia allo scopo di avvalersi della sua mediazione per ottenere una pacificazione tra gli schieramenti contrapposti. Il collaboratore di giustizia ha evidenziato che Ignazio Salvo...


Pentiti e pentitismo

Apr 10th, 2000 | Categoria: editoriali
Fatti molteplici – da ultimo la morte di Tommaso Buscetta – inducono a parlare ancora di “pentiti”, strumento fondamentale e insostituibile nelle indagini di mafia (e non solo in esse) ma, insieme, crocevia di delicati problemi etici e giuridici. Il pentitismo, o collaborazione processuale che dir si voglia, non è una novità degli ultimi anni nell’azione di contrasto delle organizzazioni criminali: né in Italia, né sulla scena sovranazionale. Il fatto nuovo, nel nostro Paese, è stato il suo emergere nelle indagini e nei dibattimenti, dopo essere stato per decenni relegato nei commissariati di polizia o nelle stazioni dei carabinieri. I collaboratori di giustizia si chiamavano un tempo “confidenti” e il codice processuale – quello del fascismo come quello del 1989 – ne garantiva anonimato e copertura sancendo il diritto della polizia di non rivelarne l’identità. Diversi erano, ovviamente, la rilevanza processuale delle informazioni fornite (esclusa in caso di permanere dell’anonimato) e i premi conseguenti (confinati in diffuseprassi di impunità non disciplinate dalla legge), ma ciò non muta la sostanza del fenomeno, presente anche in terra di mafia, come dimostra – per tutte – la vicenda della morte oscura di Salvatore Giuliano. Lo scrive efficacemente S. Lupo: “Possiamo indifferentemente leggere una sentenza...