Articoli con tags ‘ testimoni di giustizia ’


Vendetta trasversale a Casal di Principe

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Domenica 5 ottobre è stato assassinato a Casal di Principe Stanislao Cantelli, 60 anni, zio dei collaboratori di giustizia Luigi e Alfonso Diana, ex camorristi legati prima al clan di Francesco “Sandokan” Schiavone e poi alla cosca Bidognetti. Le dichiarazioni di Luigi Diana hanno contribuito all’operazione che il 30 settembre ha portato all’arresto di 107 presunti mafiosi legati a i casalesi. La vittima, incensurata, è stata raggiunta da un killer mentre giocava a carte in un circolo di corso Umberto I. Gli agenti della squadra mobile hanno trovato sul posto 18 colpi di pistola calibro 9×21. Principale indiziato sarebbe il killer Giuseppe Setola, sfuggito alla retata del 30 settembre. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, Cantelli tre anni fa aveva rifiutato l’offerta di protezione pervenuta in seguito al pentimento dei nipoti. La pista principale seguita dagli investigatori è quella della vendetta trasversale. Le modalità dell’omicidio rivelano la facilità con cui i killer continuano a muoversi sul territorio, anche in pieno giorno, nonostante l’incremento degli agenti di polizia e dei carabinieri di 400 unità e l’invio da parte del governo di 500 militari per il controllo del territorio nella provincia di Caserta. Preoccupa inoltre il perpetuarsi della strategia dei...


Località segreta o protezione nel luogo d’origine?

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
“È evidente l’elevato valore simbolico rappresentato dall’azione statuale che riesca a tutelare il testimone di giustizia proprio nel contesto mafioso nel quale è maturata l’aggressione criminale alla quale egli ha inteso coraggiosamente ribellarsi”   Le considerazioni testé svolte impongono a questa Commissione di esporre anche il convincimento maturato – sulla scorta degli elementi raccolti nell’inchiesta parlamentare – in ordine alla problematica della permanenza del TdG nella località in cui risiedeva al momento della acquisizione del nuovo status.  Pro e contro di una scelta difficile. È stata posta la questione relativa alla preferibilità di evitare il trasferimento del TdG in località protetta (funzionale alla strategia della mimetizzazione in un contesto ambientale nuovo, lontano geograficamente dal territorio di origine, nel quale il TdG possa godere, attraverso l’anonimato, di una efficace cortina protettiva), lasciandolo nella località di residenza (dando vita, in questo caso, ad un poderoso apparato di misure di sicurezza, che preservi l’incolumità del suo intero nucleo familiare).  Non vi è dubbio che, come sostenuto dal vice ministro Minniti, siffatta soluzione impedirebbe l’insorgere dei «disagi conseguenti all’allontanamento dalla propria terra» e consentirebbe al TdG «la prosecuzione delle proprie attività lavorative ed economiche».  Del pari, è evidente l’elevato valore simbolico rappresentato dall’azione statuale che riesca a tutelare il...


il (difficile) reinserimento

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
“Se, da un canto, è necessario provvedere alla sicurezza e all’incolumità delle persone protette, dall’altro deve essere evitato il rischio di isolare il testimone di giustizia dalla realtà e dalla partecipazione alla vita che egli deve conservare con lo stesso slancio che ha animato la scelta testimoniale” Al nuovo assetto organizzativo deve corrispondere un deciso potenziamento dell’efficacia dell’azione statale in ordine all’inserimento socio-lavorativo del TdG. Ad agevolare lo stato di deprivazione individuale del TdG nelle forme dell’autostima e della capacità ad essere ancora un membro efficiente della società, contribuisce non poco la dimensione che il programma rischia di acquistare quando viene presentato o recepito come una dinamica di tipo assistenziale. Se, da un canto, è necessario provvedere alla sicurezza e all’incolumità delle persone protette, dall’altro deve essere evitato il rischio di isolare il TdG dalla realtà e dalla partecipazione alla vita che egli deve conservare con lo stesso slancio che ha animato la scelta testimoniale. In quest’ottica è necessario intervenire per assicurare effettivamente, come previsto dalla legge, e non solo nominalmente, condizioni e qualità di vita analoghe a quelle anteriori all’ingresso nel sistema tutorio. L’assunzione nella Pubblica amministrazione. La soluzione più praticabile e anche quella che meglio si prospetta in una condizione...


Il testimone non è una pratica

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
“Va contrastato il modus operandi basato sulla convinzione che l’elargizione delle talvolta rilevanti somme di denaro assegnate ai testimoni possa risolvere qualsiasi tipo di problema, assumendo una sorta di significato liquidatorio rispetto ad ogni obbligo dello Stato”   Pubblichiamo stralci della Relazione sui testimoni di giustizia approvata il 19 febbraio 2008 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare. Titoli e titoletti sono a cura della redazione. Le fotografie che accompagnano il dossier sono della XIII Giornata della Memoria e dell’Impegno tenutasi a Bari lo scorso 15 marzo. Può affermarsi […] che solo attraverso un cambiamento radicale della gestione dei testimoni è possibile migliorare l’efficacia di un modello che si presenta non più adeguato alla specificità della figura del testimone. Occorre – in altri termini – un mutamento di mentalità, una diversa filosofia nell’approccio alla figura del testimone che va visto non come un peso ma come una risorsa: un modello positivo che incarna una scelta di legalità in aree ad alta densità mafiosa. Tale mutamento non può prescindere da una particolare attenzione che va riservata alla selezione e alla formazione del personale preposto alla speciale protezione.    Un nuovo modus operandi. Si intende affermare la necessità di costituire un...