Articoli con tags ‘ terrorismo ’


Il Tajikistan tra narcotraffico e terrorismo

Apr 7th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Il Tajikistan, nonostante la ricchezza delle sue risorse naturali (petrolio, gas, carbone) e minerali (oro, argento, uranio, radio), in ragione di una sostanziale incapacità di sfruttare adeguatamente tali risorse, è tra i paesi più poveri al mondo con l’80% della popolazione (circa 8 milioni e mezzo al gennaio 2015, 23 gli italiani residenti) al di sotto della soglia di povertà. Il calo (circa il 15%) delle rimesse in patria da parte del milione di tagiki all’estero, soprattutto in Russia, ha influito molto sulle condizioni economiche del paese sol che si pensi che i 4,2 miliardi di dollari rimessi nel 2014 rappresentano circa il 50% del pil. Un paese giovane (il 70% della popolazione è sotto i 30 anni), che, a distanza di una ventina di anni dalla fine della guerra civile tra il governo e uno schieramento di opposizione islamista, continua ad essere interessato da scontri etnici e regionali attribuiti a bande e a trafficanti di droga. Conflittualità anche ai confini con il Kyrgyzistan per problemi di delimitazione dei confini tra i due paesi mai risolti e con l’Afghanistan dove, nel dicembre 2014, i guerriglieri afghani hanno catturato quattro guardie di frontiera. Il Tajikistan è un paese di transito dell’eroina proveniente...


Traffici radioattivi: “Attenti ai professionisti del terrore”

Ott 29th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro
Il mercato nero del materiale radioattivo continua a destare preoccupazione. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), l’uranio rimane la sostanza più richiesta dai terroristi con oltre 2200 tentativi di furto o di contrabbando registrati dal 1995 al 2012. Finora, i controlli predisposti in tutta Europa con la cooperazione tra forze di polizia dei vari paesi e un’utile dose di fortuna hanno evitato il realizzarsi di uno dei più tremendi progetti terroristici: un attentato con una “bomba sporca”, un micidiale mix tra elementi nucleari ed esplosivo tradizionale. Ma il pericolo derivante dal commercio illegale di sostanze nucleari rimane in agguato. E’ quanto sostiene Damien McElroy sul Daily Telegraph riportando le parole poco tranquillizzanti di Yukiya Amano, direttore generale dell’IAEA, secondo cui gli sforzi criminali per costruire una dirty bomb stanno diventando più incisivi e “professionali”. Già attualmente dei non meglio precisati gruppi terroristici sarebbero entrati in possesso della tecnologia necessaria per eludere le più sofisticate apparecchiature di monitoraggio utilizzate per impedire il commercio di materiale atomico. “Si tratta di una minaccia reale”, ha sottolineato Amano, spiegando che degli speciali contenitori rivestiti di piombo, utilizzati dagli scienziati per evitare le emissioni radioattive sarebbero finiti nelle mani di alcuni trafficanti, pronti ad utilizzarli per...


La Turchia è vicina

Lug 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_7-8_2010 Grazie alla sua posizione geografica, la Turchia è luogo ideale per lo stoccaggio e smistamento tra Europa e Asia dell’eroina afghana. La mafia anatolica ha messo le mani sull’edilizia, sul turismo, sul gioco d’azzardo, persino sulle cause di divorzio tra coniugi. Narcomafie documenta un’immagine della Mezzaluna più problematica di quella offerta da istituzioni ansiose di traghettare il paese in Europa (altro…)


Concorrenti sleali

Giu 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_6_2010 “Camorra a Parma? Solo sparate”. Così rispose, nel marzo 2009, il prefetto Paolo Scarpis a Roberto Saviano, che aveva ricordato le commistioni affaristiche tra Pasquale Zagaria, fratello del latitante Michele, e il costruttore parmense Aldo Bazzini, condannato nel 2008 per associazione camorristica. Eppure che le infiltrazioni criminali in quell’area siano una realtà con cui fare i conti lo dimostrano le recenti operazioni delle forze dell’ordine. A un anno di distanza dal “Dossier Modena”, Narcomafie torna in Emilia Romagna per documentare gli affari della criminalità organizzata in uno dei territori più ricchi d’Italia (altro…)


L’ombra delle mafie sul Lazio

Gen 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_1_2010 Il numero di gennaio di Narcomafie presenta un quadro aggiornato della penetrazione delle mafie nel Lazio. Un’analisi coraggiosa e inedita sullo spettro criminale che prolifera e investe indisturbato nella Regione: la “quinta mafia”, frutto di un mix esplosivo di mafie tradizionali, colletti bianchi, faccendieri e delinquenti locali. (altro…)


Memorie dalle trincee

Lug 10th, 2009 | Categoria: recensioni
Il terrorismo e la mafia. Affiancamento improprio sul piano storico e politico, non anche su quello giudiziario. Accostamento naturale, poi, se i due fenomeni sono filtrati attraverso l’esperienza di Gian Carlo Caselli, che dell’intervento giudiziario in entrambi i settori è stato, nel nostro Paese, tra i protagonisti più rappresentativi. Certo il protagonista più scomodo, perché non incline – a differenza di molti – ad accettare ragioni di Stato di qualsivoglia colore e perché convinto assertore della necessità che l’intervento giudiziario si alimenti di dibattito e di confronto pubblico. (altro…)


Riforma sulle intercettazioni: una sostanziale presa in giro

Giu 15th, 2009 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Gian Carlo Caselli
Detto con tutta franchezza, sembra una presa in giro. La maggioranza di centro destra strilla ogni giorno, sempre più forte, che non se ne può più di vivere in città e paesi dove i delinquenti la fanno da padroni. Della sicurezza ha fatto il principale argomento (vincente) della sua propaganda elettorale, ma quando si tratta di intercettazioni parla un linguaggio completamente diverso, dando prova di un’incoerenza – con profili di schizofrenia – che si risolve appunto in una sorta di presa in giro. Che la sicurezza sia un bene primario, ovviamente non ci piove. È giusto mettere in campo intelligenza, energie e risorse per garantirlo nel modo migliore. Ma non a senso unico, altrimenti si entra in contraddizione con se stessi e si perde di credibilità. Che dire allora di una maggioranza che predica e pratica “tolleranza zero” quando si tratta di delinquenza ricollegabile a frange di migrazione clandestina, per poi arrendersi di fronte alla criminalità medio-grande? Perché qui sta il punto. Nel primo caso si impiega l’esercito per pattugliare le città;  si ordina alla flotta di respingere verso la Libia centinaia di poveracci in cerca solo di sopravvivenza; si pretendono con burbanzoso cipiglio ronde di salute pubblica… Sarà il tempo a...


Le basi logistiche italiane

Apr 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
«Nella prima fase sei un civile, nella seconda un guerriero. Guarda il gruppo della Bosnia: hanno fatto la jihad e ora fanno altro, ma c’è chi aspetta un nuovo momento». A pronunciare queste parole è l’egiziano Abu Saleh Es Sayed, ex imam della moschea di via Quaranta a Milano. Proseliti per incitare alla Guerra Santa, parole che suonano ancora più sinistre se consideriamo che sono state intercettate circa un anno prima dell’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center. Per gli inquirenti, l’ex imam si è inoltre reso «responsabile della falsificazione di documenti per Al Qaeda», attivandosi, nel gennaio 2001, nel fornire passaporti da inviare in America ad aspiranti combattenti. Il 17 novembre 2003 (pochi giorni dopo i tragici eventi di Nassirya) le autorità italiane espellono Abdel Mamour, noto come “l’imam di Carmagnola”, accusandolo di propaganda jihadista e di proselitismo. Aveva fatto delle rivelazioni inquietanti alla stampa, dicendosi sicuro che nel mirino di Al Qaeda ci fossero i militari italiani. L’“imam” nel nostro paese svolgeva un lavoro di consulente finanziario di una banca legata alla famiglia di Osama Bin Laden. Qualche mese prima, la polizia arresta a Milano due seguaci dell’imam Abu Imad al Masri, il marocchino Jousni Jamal e...


La fabbrica dei kamikaze

Apr 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
In Bosnia ex miliziani musulmani preparano cellule di terroristi pronte a lottare per la jihad. Antonio Evangelista, funzionario della Polizia italiana, ha raccolto in un libro storie, intrecci e retroscena di un fenomeno pressoché ignorato dall’informazione italiana Intervista ad Antonio Evangelista Il 26 novembre scorso, il mondo ha assistito all’attacco terroristico nella città indiana di Mumbai, sommersa repentinamente da un’ondata di violenza fanatica senza precedenti. Per ore si sono susseguite sparatorie e deflagrazioni: un commando con esplosivi e armi ha attaccato obiettivi turistici e alberghi di lusso. Oltre cento morti, quasi duecento feriti nella città simbolo della modernità cosmopolita asiatica. La stampa ha seguito faticosamente la cronaca degli attacchi. Solo in un secondo momento è riuscita a divulgare con precisione l’identità dell’organizzazione terroristica responsabile dell’accaduto. Oggi sappiamo che alcuni soggetti del commando erano membri di “Lashkar e Tayyabe” (Esercito del Puro), braccio armato di Al Qaeda in India, componente della galassia del terrore islamico che trova in Pakistan sicuri appoggi anche grazie alla complicità dei servizi segreti di quel paese. Balcani, avamposto europeo della guerra santa? È anche noto, almeno tra gli addetti ai lavori, come i puristi del fondamentalismo islamico si affidino alla mafia indiana per operare: «I boss della mafia islamica...


Un piano, due finalità

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Per rispondere allo strapotere dei cartelli del narcotraffico il Messico ha accettato l’attuazione di un piano di rinforzo sotto l’egida degli Stati Uniti. Ma l’Iniziativa Mérida è in realtà concepita come braccio armato di un disegno egemonico di estensione dei mercati Usa e di controllo di territori considerati strategici Si chiama Iniziativa di cooperazione per la sicurezza regionale – denominazione che esprime con chiarezza la finalità ultima alla quale risponde la sua elaborazione – ma è meglio conosciuta come Piano Messico, nome abbandonato pochi mesi fa e sostituito da Iniziativa Mérida, una modifica promossa per prudenza dalle stesse autorità per evitare facili e poco graditi accostamenti con il Plan Colombia, di cui è fratello minore e non meno controverso.     Il Plan Mexico è stato presentato come un piano per affrontare l’espansione e la crescente violenza delle grandi organizzazioni criminali imperanti in Messico e con derivazioni in America centrale: i sette cartelli della droga e le bande di sicari al loro servizio, tra i quali si annoverano Los Zetas e Los Pelones, messicani, Los Kaibiles, ex militari guatemaltechi, le “clicas” (cellule) della Mara Salvatrucha di origine salvadoregna, che agiscono nel sud del territorio messicano, e le bande del quartiere Logan di San Diego...