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La mafia georgiana, da Novara a Tbilisi storia di un fenomeno criminale

Dic 7th, 2012 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
I carabinieri del nucleo di Novara hanno smantellato un’organizzazione criminale con ramificazioni internazionali ascrivibile alla mafia georgiana. La notizia, riportata dal quotidiano la Repubblica a firma di Meo Ponte, è di quelle degne di un romanzo. E stupisce che il teatro delle operazioni sia l’anonima e nebbiosa provincia piemontese. L’inchiesta, che ha svelato persino l’esistenza di una zecca clandestina, nasce per caso una mattina d’inverno di due anni fa quando a finire in manette, l’11 gennaio 2010, con l’accusa di ricettazione è stato un intero clan familiare, quello che faceva capo a Antonio Stepich, pregiudicato di origine rom. Stepich aveva costruito un vero e proprio forziere: una villetta in muratura costruita abusivamente nel campo nomadi di via Cusago a Milano che era stata trasformata in una centrale di ricettazione di gioielli, orologi e quadri d’autore, rubati in Lombardia, Veneto e Valle D’Aosta. A scoprirlo, in quell’11 gennaio, sono stati i carabinieri del comando provinciale di Novara, guidati dal capitano Vittorio Balbo, che arrestarono sei persone, tra cui Luca, Emanuel e Francesco Stepich e Veselinka Bozidarevic, di età compresa tra i 20 e i 36 anni. Da Novara a Tbilisi. Da quel blitz si avviarono le indagini che ora hanno portato a...


Un radicale giornalista

Ott 20th, 2010 | Categoria: opinioni
di Massimo Bordin
L’ultima volta che ho parlato in pubblico di Antonio Russo è stato l’anno scorso a Siena a una rassegna annuale di documentari organizzata da Luca Zingaretti. Una sessione era dedicata alla Cecenia e si proiettava un bellissimo documentario dedicato ad Anna Politkovskaja. La giornalista russa ha pagato con la vita il rigore morale con cui ha voluto documentare, con altrettanto rigore professionale, gli orrori perpetrati dal governo russo nella cosiddetta “lotta al terrorismo”. Prima di lei, e dopo, altri giornalisti russi e ceceni hanno subito la stessa sorte. In un paese i cui massimi dirigenti siedono senza problemi nei più autorevoli consessi internazionali, i giornalisti di opposizione vengono uccisi con una frequenza impressionante, che però evidentemente non impressiona gli interlocutori internazionali di Vladimir Putin. Tanto meno chi lo ritiene un “caro amico”. La morte di Antonio Russo non può essere però rubricata nel cinico capitolo degli affari interni di uno Stato e risolta con l’ipocrita formula della non ingerenza. Eppure fra i numerosi presidenti del nostro governo che si sono succeduti dal giorno della sua uccisione, il 15 ottobre del 2000, solo Giuliano Amato ha trovato il modo, oserei dire meglio: ha avuto la dignità, di chiederne conto direttamente a...