Articoli con tags ‘ talebani ’


Narcotraffico, l’Iran chiede aiuto all’Occidente

Set 9th, 2010 | Categoria: news
L’Iran chiede aiuto all’Occidente nella lotta al narcotraffico. Lo fa per bocca dell’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Mohammad Khazaee, che in un intervento presso l’Assemblea Generale ha detto che il traffico di narcotici rappresenta “la principale fonte di finanziamento” dei gruppi militanti nella regione. Gruppi di taliban, s’intende, che attraversando il fragile confine tra Aghanistan e Iran esportano sui mercati occidentali circa il 90 per cento della produzione mondiale di oppio,pari a 6.900 tonnellate secondo i dati in possesso alle Nazioni Unite. «Per decenni l’Iran è stato in prima fila nella lotta contro i mafiosi transnazionali della droga», ha detto Khazaee. «Migliaia di ufficiali iraniani hanno perso la loro vita e miliardi di dollari sono stati spesi per combattere i trafficanti di droga e per interrompere le spedizioni di oppio». Per Teheran la lotta al narcotraffico è una priorità. Farian Sabahi, docente di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Torino, spiega che: “Secondo le stime della Repubblica islamica i tossicodipendenti sono circa 4 milioni (su 70 milioni di abitanti), le principali rotte del narcotraffico che partono dall’Afghanistan attraversano l’Iran dove la polizia cerca di intervenire, con alti costi in termini di vite umane tra gli agenti”. E aggiunge: “L’impegno dell’Iran alla lotta contro...


L’industria dell’oppio

Dic 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli, Orient Express
Dal 2001 la coltivazione di papavero in Afghanistan è cresciuta, ma oggi è un altro il dato da monitorare: i centri di raffinazione si stanno moltiplicando. Segno che il narcotraffico non è più solo una fonte di introito per la guerriglia, ma la base di un’attività criminale più organizzata. I gruppi antigovernativi si stanno trasformando in veri e propri cartelli (altro…)


Ong, la rete smantellata

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Prima dell’11 settembre in Afghanistan operavano 270 organizzazioni non governative, la maggior parte delle quali erano state costituite sul posto. Attraverso la fondazione di Ong regolarmente riconosciute dal governo talebano molti movimenti di opposizione hanno potuto operare in modo capillare, anche se “carbonaresco”, su tutto il territorio nazionale, perseguendo finalità che spesso andavano oltre quelle ufficialmente dichiarate. «Si presentava semplicemente un progetto di lavoro – l’irrigazione dei campi, lo sminamento di un’area, la costruzione di una strada – ad uno dei vari ministeri. Se l’iniziativa era approvata, si aveva diritto ad una sede, a telefoni, soprattutto potevamo incontrare altre organizzazioni, nazionali ed internazionali e parlare con gli stranieri, giornalisti compresi» spiega Baheen Sultani Ahmad, ex giornalista, ex presidente della Gwa (General Working and Developing Association) e ora dipendente delle Nazioni Unite. «Come Ong avremmo dovuto lavorare esclusivamente per il progetto dichiarato. Ma, di fatto, il nostro scopo era tutt’altro. La mia organizzazione si occupava dell’educazione delle donne, soprattutto quelle dei villaggi. Nell’ultimo periodo erano oltre seicento le ragazze che seguivano i nostri corsi. I professori andavano in giro per insegnare a leggere e a scrivere o a colmare le lacune dell’Università: futuri ingegneri, invece di imparare a costruire un ponte o...


Oppio, come prima più di prima

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Dopo la fine della guerra, la coltivazione di papaveroha raggiunto livelli record. La lotta al narcotraffico? Accantonata. Perché  tutte le risorse sono destinate a combattereil terrorismo. E l’oppio rimane – per molti –  una fonte di guadagno irrinunciabile  Conosciamo Ghulam Haider Rasuli da quasi tre anni. Lo incontrammo la prima volta quando era consigliere di Abdul Hamid Akhundzada, ministro talebano per il controllo della droga. Dopo la liberazione dell’Afghanistan dal regime del Mullah Omar, Ghulam ha ricoperto la stessa carica con Abdul Hai Elahi, ministro senza portafoglio del governo Karzai. Ha poi lavorato con il suo sostituito, Zalmei Sherzad.  Il signor Rasuli è un vecchio dall’aria esile e delicata, un uomo d’altri tempi che si alza in piedi e s’inchina quando in una stanza entra una donna, sia essa occidentale o afghana. Da quando è nato il primo ministero per combattere le coltivazioni e il traffico di stupefacenti in Afghanistan, circa sedici anni fa, Ghulam non ha mai cambiato lavoro. Può essere considerato la memoria storica della lotta del Paese contro la droga e i traffici illegali: ministri e poteri cambiano, mister Rasuli resta, con la sua tenacia e la delicatezza, il suo ottimismo e la rassegnazione a seconda dei tempi che corrono. Questo, a suo giudizio, non è un...


Gli opinabili dati dell’Onu

Mag 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
A trent’anni dalla prima “guerra alla droga” annunciata nel 1971 dal presidente Nixon – politica poi seguita e in certi casi amplificata da Reagan, Bush senior, Clinton, George W. Bush – gli Stati Uniti hanno assunto la leadership mondiale della lotta al narcotraffico.  Per raggiungere quest’obiettivo, gli Usa hanno potuto contare su alleanze di peso in seno alla comunità internazionale, in particolare tra i membri delle Nazioni Unite. Non sorprende quindi che nell’ultimo rapporto dell’Undcp (l’Ufficio per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine dell’Onu, ndr.) diventato di fatto una sorta di portavoce delle posizioni di Washington, siano contenuti dati volti ad accreditare l’idea di un sostanziale progresso nella lotta alla produzione e al traffico di stupefacenti.  Diminuzione? Vediamo un po’…Solo un’analisi parziale consente però all’Undcp di affermare che le produzioni illecite sono in sensibile diminuzione. Se è vero, ad esempio, che tra il 1995 e il 2000 le coltivazioni di coca in Bolivia e Perù sono diminuite da 150mila a 40mila ettari, bisogna anche aggiungere che, a partire dal 1999, la ripresa delle colture in questi due paesi ha già creato 20mila nuovi ettari. Soprattutto, l’Undcp omette di ricordare che questa diminuzione è stata compensata da un considerevole aumento...


Passati i talebani rimane l’oppio

Mag 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Nonostante i divieti del governo di Karzai, quantità ingenti di oppio continuano a uscire dall’Afghanistan. Ma nuove rotte e nuovi sistemi di contrattazione impongono un cambio di strategia nella lotta al narcotraffico Le ruspe erano già arrivate una volta, durante il regime talebano. Anche allora i fiori di papavero erano pronti per il raccolto. Ma i contadini non protestarono. In tutto il paese non vi furono incidenti e in breve tempo l’Afghanistan – perlomeno la parte sotto il controllo del mullah Omar e dei suoi sgherri – fu dichiarato poppy free.  Le ruspe sono tornate all’inizio dello scorso aprile. Non dappertutto e non con l’intenzione di radere metodicamente i raccolti, com’era successo al tempo dei talebani. Ma lì dove si sono fatte vedere, i contadini erano preparati a riceverle. Le reazioni sono state decise e violente, anche a Kabul. E così la protesta contro la nuova “missione moralizzatrice” ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che il governo ad interim di Karzai non possiede certo l’autorità e la forza di persuasione riconosciuta, in tutte le province, ai talebani.  Forconi e fucili Per difendere i raccolti è scoppiata una piccola, ma significativa guerra civile: da un lato i contadini, armati solo di pietre e di forconi, ma...