Articoli con tags ‘ stragismo ’


Strage del rapido 904: il mandante fu Riina

Apr 28th, 2011 | Categoria: news, prima pagina
Fu l’ala stragista di Cosa Nostra a far saltare in aria il rapido 904 la sera del 23 dicembre 1984, mentre il treno attraversava la galleria di Vernio, sull’Appennino tra Firenze e Bologna. La strage del “treno di Natale”, carico di gente che tornava a casa per le feste, fece 17 morti e 265 feriti. E adesso, dopo anni d’indagini sui rapporti fra mafia ed estremismo di destra, viene identificato il mandante: niente meno che Totò Riina, che ha ricevuto in carcere un nuovo ordine di custodia cautelare per strage. L’atto è firmato dai magistrati della Dda di Napoli, in un’ indagine che si è avvalsa anche della collaborazione di alcuni “pentiti”. Riina secondo gli inquirenti commissionò l’attentato “per sviare strumentalmente l’attenzione degli apparati dello Stato dal vero problema”, per condizionare gli esiti del maxiprocesso a Cosa nostra ed esercitare forti pressioni sui suoi referenti politici. Il coordinatore della Dda di Napoli Alessandro Pennasilico parla di “un attentato confezionato come un atto politico”. Insomma, un depistaggio, orchestrato per distogliere l’attenzione dello Stato da Cosa nostra e indirizzarla verso il terrorismo eversivo. Questa ipotesi, e cioè il ruolo...


La Repubblica del segreto

Lug 30th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli, prima pagina
di Federico Alagna
Nato come strumento di tutela della sicurezza nazionale, il segreto di stato in troppi casi sembra un comodo escamotage per nascondere verità scottanti. A trent’anni dalle stragi di Ustica e Bologna il dibattito è aperto (altro…)


Messina Denaro allo Stadio Barbera in maglia rosanero

Lug 27th, 2010 | Categoria: news
Il campionato di calcio di serie A della passata stagione è stato di grande interesse per le continue rincorse e posizioni di classifica ottenute solo al fotofinish: la vittoria dell’Inter è stata determinata solo all’ultima giornata, come anche l’accesso all’ultimo posto utile per la Champions League guadagnato dalla Sampdoria a scapito del Palermo. Nella penultima di campionato lo scontro diretto tra la squadra genovese e quella siciliana, giocatosi allo stadio Barbera di Palermo, era finito con un inutile pareggio che aveva rimandato tutto all’ultimo turno di campionato della domenica seguente. La sfida prolungata aveva attratto su di sé molte attenzioni. Allo stadio si erano visti, come comprensibile per uno spettacolo sportivo tanto decisivo, molti personaggi illustri dello spettacolo ma anche della politica italiana. Di oggi è la notizia che tra i volti noti presenti al Barbera quel 9 maggio ci fosse anche il ricercato numero uno d’Italia: Matteo Massina Denaro. Secondo una voce proveniente da ambienti carcerari recepita e divulgata dai carabinieri del Ros, sembra che la primula rossa si fosse mimetizzato tra le maglie rosanero dei tifosi del Palermo. Una voce del genere ha dell’incredibile per due ragioni essenziali. La prima, è che l’individuo più ricercato entro i confini nazionali...


Piazza Fontana, Mister X e “Il segreto” di Cucchiarelli

Lug 22nd, 2010 | Categoria: prima pagina, Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza
Paolo Cucchiarelli è uno dei massimi esperti italiani di stragi, inchieste parlamentari e grandi misteri insoluti. Si occupa con continuità e competenza di queste cose da oltre trent’anni, ha al suo attivo vari scoop. Giornalista parlamentare dell’ANSA, è un mio compagno di lavoro e un vero archivio ambulante. Ve ne voglio parlare perché nei giorni scorsi questa persona tenacemente impegnata nella ricerca della verità, sulla cui correttezza nessuno ha mai potuto dubitare, è stata iscritta nel registro degli indagati per il reato di false informazioni al pubblico ministero. In pratica, Cucchiarelli, avvalendosi del segreto professionale che è previsto per i giornalisti dal Codice di Procedura Penale (art.200) ma solo fino a un certo punto, si è rifiutato di mettere a verbale il nome di una fonte confidenziale, un fascista che ha indicato come “Mister X”. (altro…)


19 luglio 1992. La strage è maggiorenne ma non conosce ancora la verità

Lug 19th, 2010 | Categoria: news
Diciotto anni fa, alle 16:55, in via D’Amelio a Palermo esplodeva un’auto piena di tritolo. L’obiettivo era il giudice Paolo Borsellino. E venne raggiunto. Insieme a lui cadevano gli uomini della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Con la morte del giudice Borsellino si chiudeva l’esperienza di quel primo pool antimafia di Palermo che aveva scritto le pagine più importanti della lotta alla mafia in Sicilia. Si chiudeva col botto e col sangue. E poi con i depistaggi, che hanno portato a verità fasulle e coperture di uomini delle istituzioni su cui la magistratura sta oggi indagando. Lo scopo dell’attentato venne raggiunto se è vero che ancora oggi non si conoscono gli esatti retroscena di quella strage e ciò su cui Borsellino lavorava, con frenesia, nei suoi ultimi giorni di vita. Ma la violenza inaudita portò con sé effetti collaterali, per coloro che la misero in atto: la memoria e il desiderio di rivalsa della società civile. Oggi, a diciotto anni di distanza, con lo scrupolo con cui le madri ricordano ai figli nei giorni del loro compleanno i particolari degli attimi e dei posti del giorno in cui nacquero, in tutta Italia...


Chi c’è dietro quella maschera

Lug 10th, 2010 | Categoria: Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza
Nell’Italia dei depistaggi, delle inchieste insabbiate, della giustizia negata, delle stragi impunite c’è un gioco di maschere e di finzioni, un ballo di spie e controspie che in una regione di confine della guerra fredda qual era la Sicilia ha toccato punte che è difficile immaginare. Citerò due casi emblematici. Fanno capire che la regola universale che dice ”Mai fidarsi delle apparenze” nel nostro paese va rafforzata così: non bisogna fidarsi ciecamente neppure delle personalità che ricoprono delicati incarichi pubblici. (altro…)


Cosa nostra, nuova strategia stragista?

Gen 10th, 2010 | Categoria: news
Antonio Ingroia e Gaetano Paci, della procura di Palermo. Il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e il sostituto Domenico Gozzo. E poi il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il deputato europeo Rosario Crocetta, il gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona e l’inviato de «l’Espresso» Lirio Abbate. Sono gli obiettivi che i clan delle province di Palermo, Trapani e Caltanissetta intenderebbero colpire per rispondere all’ondata di arresti che ne ha offuscato il potere negli ultimi anni. È quanto emerge da almeno quattro lettere anonime, tre delle quali provenienti dal quartiere palermitano di Brancaccio e recapitate alla Dia e ai carabinieri di Caltanissetta tra marzo e giugno 2009 e una (quella relativa a Grasso e Abbate) alla procura di Palermo. Ne ha dato notizia «il Fatto quotidiano» nel mese di gennaio. Il pericolo più imminente riguardava l’on. Crocetta e il Gip Tona: il 19 gennaio è scattata infatti l’operazione “Extrema ratio”, che ha sventato il progetto di vendetta maturato in carcere da esponenti del clan gelese degli Emmanuello che si sarebbe dovuto realizzare a partire dal 20 gennaio. L’inchiesta è scaturita dalla lettera di un detenuto e dalla collaborazione del pentito Crocefisso Smorta.


Stragi del ’92-’93: la verità ha pochi alleati

Ott 2nd, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Gian Carlo Caselli
I magistrati delle varie procure impegnati nelle indagini hanno un compito difficile. In molti, dentro e fuori Cosa nostra, giocano ruoli ambigui. Ma la verità è decisiva per le sorti della nostra democrazia (altro…)


Capo d’Orlando. Un sogno fatto Sicilia

Apr 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Davide Grassi, figlio di Libero, imprenditore palermitano ucciso dalla mafia nel 1991, al funerale di suo padre alza la mano in segno di vittoria. «Non vi pago» aveva detto il genitore agli estorsori, rimanendo fedele a quell’impegno a costo della propria vita. Al funerale altre tre persone seguono il gesto: la fotografa Letizia Battaglia, il socialista Franco Piro e il signor Agostino, padre di Nino, agente di polizia ucciso insieme alla moglie, divenuto ormai un’icona dei familiari delle vittime per la sua barba non tagliata in segno di protesta. Davide Grassi confida allo scrittore Fulvio Abbate di aver provato conforto nella risposta dei tre e di aver capito, anche grazie a loro, che quello non era “un gesto a vuoto”, ma che quelle due dita alzate in segno di vittoria esprimevano un sentimento vero e condiviso. Capo d’Orlando. Un sogno fatto in Sicilia affronta – dietro il fluire del racconto – il dibattito mai risolto sul linguaggio dell’antimafia. Abbate, attraversando in lungo e largo la cittadina in cui è nata la prima associazione antiracket, cerca le parole per descrivere ciò che accade senza ripetere stereotipi e letture paludate. «Conversavo con loro [i commercianti dell’Acio], e nel frattempo temevo disperatamente di imbattermi...


Adorato come un dio: storie e segreti di Matteo Messina Denaro

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
La voce ricorrente tra chi indaga è quella di un’impronta precisa, lasciata da un “politico” nei pizzini di contrada Montagna dei Cavalli di Corleone, dove si nascondeva il boss Bernardo Provenzano.  I pizzini con le “impronte” sono quelli firmati da Alessio, l’alias usato da “Diabolik”, altro alias ancora di Matteo Messina Denaro, 44 anni, gli ultimi 13 dei quali trascorsi da latitante. È lui, per molti, il nuovo capo indiscusso di Cosa Nostra, è lui l’Alessio che dialoga per iscritto con Binnu Provenzano. E il nome del “politico” invitato a mettersi a disposizione, o più probabilmente a rinnovare un patto a suo tempo sottoscritto con Cosa Nostra trapanese, sarebbe passato dalle mani di Filippo Guttadauro, il cognato di Matteo.  Che il giovane don Matteo sia nel cuore di Provenzano è fuor di dubbio. «Lei dice che io sono migliore di lei? No, non sono migliore, io mi rivedo in lei e credo nella nostra “causa”. Sono cresciuto in questo e così sarà fino alla mia morte. Suo Alessio». Rispondeva così a Binnu Provenzano che si era congratulato dicendogli di ritenerlo migliore di se stesso. Dalle intercettazioni viene fuori il profilo di un uomo venerato dai picciotti, come i vincenti che si vedono in...