Articoli con tags ‘ strage di via d’Amelio ’


La strage di via D’Amelio, 18 anni dopo

Lug 18th, 2010 | Categoria: prima pagina
“Avevo scelto di rimanere in Sicilia e a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi. Non ho lasciato piu’ questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressoche’ esclusivamente della criminalita’ mafiosa. E sono ottimista perche’ vedo che verso di essa i giovani, siciliani e non, hanno oggi attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno piu’ forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo mai avuto”. Paolo Borsellino Diciotto anni fa, nella strage di via d’Amelio a Palermo, il giudice Paolo Borsellino perse la vita insieme agli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Oggi la procura di Caltanissetta indaga per fare piena luce su quella strage. lug 2010 – Sfregiate le statue di Falcone e Borsellino. Luigi Ciotti: un atto vile che deve rafforzare l’impegno lug 2010 – 19 luglio 1992. La strage è maggiorenne ma non conosce ancora la verità


Il Viminale nega la protezione a Spatuzza

Giu 15th, 2010 | Categoria: news
di Elena Ciccarello
Gaspare Spatuzza non è stato ammesso al programma di protezione. Il Viminale ha rifiutato la proposta avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi del ’92 -’93. La Commissione centrale del Viminale per la definizione e applicazione delle misure speciali di protezione ha rigettato l’ammissione al programma perché il boss avrebbe reso le dichiarazioni su “fatti gravi” oltre i 180 giorni previsti dalla legge. In particolare Spatuzza avrebbe iniziato a rendere dichiarazioni collaborative alla magistratura inquirente il 26 giugno 2008, per poi esternare ulteriori dichiarazioni dal 16 giugno 2009 e il 4 dicembre 2009 nell’ambito del processo d’appello a carico di Marcello Dell’Utri, quindi oltre il termine massimo stabilito per legge. Per quanto si apprende dall’agenzia Adnkronos, secondo la delibera della Commissione “non vi è alcun elemento che autorizzi a ritenere che di quanto riferito in quel dibattimento Spatuzza avesse già parlato nei 180 giorni previsti dalla legge”. Restano dunque confermate solo “le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato”. Il rifiuto posto dal Viminale alla richiesta delle tre procure oggi più esposte nella ricerca della verità sulle stragi si scontra con il giudizio di attendibilità sulle dichiarazioni di Spatuzza già espresso dai...


Spatuzza, deposizione sovraccarica di aspettative

Dic 10th, 2009 | Categoria: news
Lo scorso 4 dicembre nell’ambito del processo nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri è stato ascoltato dai giudici della Corte di appello di Palermo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, pentito da circa un anno. I riscontri alle sue dichiarazioni hanno determinato la riapertura del processo sulla strage di via D’Amelio, definita in Cassazione sulla base delle dichiarazioni di quello che oggi risulta esser falso pentito, Vincenzo Scarantino. Nell’ambito del processo Dell’Utri, Spatuzza è stato ascoltato per i suoi stretti legami con i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, ritenuti i mandanti delle stragi nel 1993. Spatuzza ha ricordato le parole che gli disse Giuseppe Graviano durante un incontro a Campo Felice di Roccella avvenuto verso la fine del 1993, finalizzato alla programmazione dell’attentato allo Stadio Olimpico contro i carabinieri: «Graviano ci spiega che dobbiamo uccidere un bel po’ di carabinieri e che dobbiamo farlo a Roma. Ci dico che questi attentati non ci appartengono. Giuseppe Graviano ci chiese se io e Lo Nigro (altro mafioso presente all’incontro) capivamo qualcosa di politica. Rispondemmo di no. Ci disse che se l’attentato fosse andato a buon fine ci sarebbero stati vantaggi per tutti». In un incontro successivo al Bar Doney di Roma, pochi...


Stragi del ’92-’93: la verità ha pochi alleati

Ott 2nd, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Gian Carlo Caselli
I magistrati delle varie procure impegnati nelle indagini hanno un compito difficile. In molti, dentro e fuori Cosa nostra, giocano ruoli ambigui. Ma la verità è decisiva per le sorti della nostra democrazia (altro…)


Cassazione, confermate condanne per Capaci e via d’Amelio

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Il 18 settembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Edoardo Fazioli ha confermato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania, che nel 2006 aveva condannato i boss di Cosa nostra che, insieme a Totò Riina, avevano voluto e organizzato le stragi di Capaci e di via d’Amelio del 1992. Carcere a vita confermato (per i due attentati) ai boss Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi. Per la strage di Capaci ergastolo definitivo a Giuseppe Madonia e Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate, Benedetto Spera. Vent’anni di carcere per Antonino Giuffrè e ventisei anni per Stefano Ganci.


Imbrattata la lapide di via D’Amelio

Lug 10th, 2005 | Categoria: news
A due settimane dal tredicesimo anniversario della strage di via D’Amelio, ignoti hanno imbrattato con un pennarello la lapide di marmo che ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino e dei 5 agenti della scorta. A chi parla di “ragazzata” per sminuire la portata del gesto vandalico ha risposto indignata Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso il 19 luglio 1992: «Non è stata una ragazzata. Il gesto è più grave della profanazione di una tomba. Siamo ancora lontani dall’aver sconfitto la mafia e la mentalità che la supporta. Se la lapide è stata sporcata da un ragazzino la cosa è ancora più pesante. In quale contesto si fanno crescere i nostri ragazzi? La maturità è lontana». Secondo il Procuratore Piero Grasso «c’è qualcuno che ancora ha bisogno di capire che la vita che si dà per compiere il proprio dovere è qualcosa di assoluto e bisogna rispettarla». E il Procuratore generale di Torino Gian Carlo Caselli, a capo della Procura di Palermo fino al 1999, ha espresso «grande amarezza, sdegno profondo, per la protervia, l’inciviltà, la bassezza morale di un gesto di una volgarità infinita».


Studiare i silenzi per conoscere le mafie

Nov 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Cos’è la mafia? È stata sconfitta davvero? Chi sono i mafiosi? Sembrano domande fuori tempo ora che il mondo dell’informazione e della politica non mostra per l’argomento l’interesse conosciuto all’inizio degli anni Novanta. Dal 5 novembre al 22 dicembre, presso l’Università di Roma 3, si terrà però, per la prima volta in ambito accademico, un ciclo di lezioni per trovare risposte a questi e ad altri quesiti sul tema. Enzo Ciconte sarà il titolare del corso Storia della criminalità organizzata, che con grande sorpresa dello stesso professore ha registrato l’iscrizione di oltre 500 studenti. È la prima volta che un ateneo decide di istituire un corso ad hoc dal titolo così impegnativo…  Molti docenti, specie sull’onda emotiva suscitata dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, hanno  dedicato, e dedicano, lezioni o seminari del proprio insegnamento al tema delle mafie. Ma, tenuto conto di alcuni nodi dell’attuale contesto sociopolitico, si è avvertita l’urgenza di introdurre uno studio specifico in materia. Come intende strutturarlo, professor Ciconte?  Devo tener conto del fatto che molti dei giovani studenti iscritti erano bambini nel 1992 e ricordano poco Falcone, Borsellino, il periodo delle stragi. Intendo poi spiegare che il concetto di criminalità organizzata non comprende solo le tradizionali mafie...


L’eroismo della solitudine

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
A dodici anni dalla strage di via D’Amelio un lavoro teatrale torna sulla figura di Paolo Borsellino. Scritto e diretto dall’artista campano Ruggero Cappuccio, Paolo Borsellino – Essendo stato ferma quell’attimo in cui, prima di morire, si dice che tutta la vita ti scorra davanti. Protagonista Massimo De Francovich, attorniato da sei attrici (Moira Grassi, Francesca Caratozzolo, Paola Greco, Ada Todaro, Francesca Gamba, Silvia Santagata) nel ruolo delle Antigoni. Secondo l’autore, l’allestimento, la cui «cifra estetica si colloca nel territorio dubbio tra la vita e la morte», sovrappone «una “Sicilia del chiuso”, quella degli uffici impolverati, dei lunghi corridoi di marmo, di porte tutte uguali, e una “Sicilia dell’aperto”, ricca di sterminati campi di grano e, malgrado tutti i passi avanti, ancora assolutamente feudale». Dopo il debutto al Festival di Benevento di settembre, di cui da quest’anno Cappuccio è il direttore artistico, lo spettacolo sarà in tournée a Firenze, Torino, Roma e Palermo. Cappuccio, nelle sue opere ha scritto di miti o di personaggi realmente esistiti, come in Shakespea Re di Napoli o Edipo a Colono. Qui abbiamo Antigone e Borsellino, vale a dire il mito che incrocia il personaggio storico… Mi sono avvicinato a una vicenda tuttora ritenuta fatto di cronaca...


Nel Paese senza verità

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La relazione annuale della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare” predisposta dal presidente Roberto Centaro e approvata il 30 luglio 2003 (con 22 volti favorevoli e 16 contrari) è un documento tanto reticente e inadeguato quanto utile per comprendere ciò che sta accadendo in questi mesi in Italia e a Palermo.    Se volessimo partire dalla fine, dovremmo dire che la Casa delle Libertà, e in particolare Forza Italia, alla quale appartiene il presidente della Commissione, non ha alcun interesse politico, oltre che etico, all’individuazione dei mandanti delle grandi stragi del 1992 e del 1993. Prova ne sia che la relazione assomiglia molto al tentativo di porre una definitiva pietra tombale su un argomento che dovrebbe figurare ai primi posti, se non addirittura al primo posto, dell’agenda politica in un paese moderno interessato non a scacciare dal proprio orizzonte visivo i fantasmi del passato, ma a scoprire chi ancora oggi resta un fantasma: nonostante le inchieste, nonostante i processi, nonostante le sentenze.  Se volessimo partire dalla fine, dovremmo ricordare che è trascorso appena un decennio da quelle stragi e ribadire un’ovvietà: che la mancata individuazione dei “mandanti” non prova affatto l’inesistenza di un livello criminale assai alto e...


Una memoria rivolta al futuro

Lug 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Dieci anni fa, a distanza di poche settimane, il cielo di Palermo veniva squassato da due grandi boati. Le esplosioni – tra calcinacci, vetri e rottami sparsi dappertutto – portarono via con sé le vite di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con loro morirono la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli uomini delle scorte, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Walter Cusina e Claudio Traina. Per i mafiosi che li progettarono e li eseguirono, questi due spaventosi attentati – i ben noti “attentatuni” – rappresentarono l’inizio della stagione terroristica di Cosa Nostra. Per l’Italia intera un lungo, drammatico, incubo vissuto in diretta davanti alla televisione. Di colpo, in quei giorni, gli italiani scoprirono che la mafia non era un fatto lontano, folcloristico, o l’invenzione di un film americano, ma un male concreto, che mina alla base le regole della convivenza civile. Tutti ancora abbiamo negli occhi le sequenze di quei momenti così drammatici. E soprattutto le poche parole di Antonino Caponnetto davanti al massacro di Via D’Amelio: «Ora tutto è perduto!». Quel Caponnetto distrutto dal dolore era l’immagine viva di un padre che perde i suoi figli. Lui che aveva...