Articoli con tags ‘ Somalia ’


Toxic Somalia, gli effetti del traffico illegale di rifiuti nel Corno d’Africa

Lug 19th, 2011 | Categoria: articoli
di Massimiliano Ferraro
Sulla spiaggia di Mareeg, trecentocinquanta chilometri a nord di Mogadiscio, l’andirivieni monotono delle onde porta con sé la paura della morte. Un po’ tutti da queste parti si ricordano della cisterna lunga sei metri, corrosa dall’acqua salata, restituita dal mare in un giorno qualsiasi del 1997. Non fu certamente quello l’inizio del flagello che continua a mietere vittime in Somalia, ma è da allora che gli abitanti dei villaggi costieri hanno cominciato a trovare una spiegazione alle strane eruzioni cutanee, alle malformazioni di neonati e alle patologie tumorali che si verificavano in quelle zone. Sono le terribili conseguenze di decenni di smaltimento illegale di rifiuti tossici, compiuto al largo delle coste somale dalla criminalità organizzata con l’omertosa complicità dei governi occidentali. Approfittando del caos della guerra civile che fin dagli inizi degli anni ’90 ha dilaniato il Paese, essi non hanno esitato a stipulare dei patti diabolici con i Signori della Guerra locali: soldi o armi in cambio del consenso a scaricare indiscriminatamente in mare sostanze altamente inquinanti. Ciò accadeva nella Somalia di Ali Mahdi Mohamed, meta preferita di molte navi dei veleni. Centinaia di bidoni d’acciaio pieni di rifiuti speciali di ogni genere affondati in quel...


Criminali del mare, amati dal popolo

Mar 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
I metodi utilizzati e le somme di denaro in gioco confermano l’ascesa di strutturate organizzazioni criminali somale, che fondano i propri interessi economici sulla pirateria marittima. Mentre gli esperti denunciano il rischio di un sodalizio con il terrorismo jihadista yemenita, la popolazione offre la propria collaborazione per quella che è considerata l’unica risorsa possibile nel paese (altro…)


Il frastuono copre gli spari. Da quindici anni

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Il suo nome è oggi simbolo di un giornalismo autentico e della difesa della libertà di stampa. Il suo lavoro è ricordato per l’alto senso civico ed etico, e per la grande professionalità. Nel marzo del 1994 Ilaria Alpi, insieme all’operatore Miran Hrovatin, si recò per il Tg3 in una Somalia devastata dalla guerra civile per “coprire” il ritiro del contingente italiano Ibis 2 a seguito del fallimento dell’operazione internazionale Restore Hope e, nel tempo che le restava, proseguire un’inchiesta che aveva a cuore da anni e che le costò la vita: quella sul traffico di armi e di rifiuti e sulla corruzione della cooperazione italiana in territorio somalo, che in poco tempo era riuscita a bruciare 1.400 miliardi di lire senza portare nel paese africano risultati apprezzabili. (altro…)


Un debito di verità

Set 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
intervista a Chicca Roveri di Manuela Mareso
Come nella miglior tradizione dei delitti di mafia, ci sono voluti vent’anni per arrivare a dimostrare quanto aveva già denunciato all’indomani dell’omicidio di Mauro Rostagno chi lo conosceva: che quell’assassinio era, come minimo, un assassinio di mafia. Come minimo perché quello che per ora si sa, grazie a una nuova perizia balistica effettuata su indicazione del sostituto procuratore della Dda di Palermo Antonio Ingroia (da dieci anni titolare delle indagini, più volte costretto a richiederne l’archiviazione riuscendo però sempre ad ottenerne una proroga), è che l’arma usata il 26 settembre del 1988 è un’arma di Cosa nostra (vedi «Narcomafie» 4/08). Per quanto riguarda il movente non ci sono ancora certezze, tuttavia non sono pochi gli elementi che inducono a pensare che Rostagno avesse scoperto un grande traffico internazionale di armi, lo stesso forse in cui si imbatterono la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Questo scenario escluderebbe definitivamente le piste legate a Lotta Continua (secondo alcuni Rostagno avrebbe minacciato di rivelare i nomi degli assassini di Calabresi) e alla comunità Saman (la cosiddetta “pista interna”), per battere le quali non solo si è perso tempo prezioso per...


Seppellita l’ascia di guerra? No, e l’Africa preferisce il kalashnicov

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Per la sua instabilità politica e per le numerose guerre e rivolte ancora in corso, il continente africano è una piazza privilegiata per il mercato di armi. Quello clandestino come quello ufficiale, nel quale non mancano aspetti oscuri e buchi legislativi La proliferazione di armi è una questione complicata, con canali di generazione e di estensione difficili da controllare o da monitorare, che sfuggono alle procedure internazionali. Per di più anche nel commercio regolare di armi tra Stati esistono dei “buchi”, determinati da clausole segrete nei rapporti commerciali bilaterali, che nascondono la vera entità di questo mercato. È pertanto opportuno distinguere tra il commercio ufficiale di armi e quello illegale o clandestino.  Nel continente africano l’instabilità politica degli Stati è in parte indotta dalle possibilità crescenti di accesso al mercato delle armi sia degli attori statali (governi, milizie paramilitari) sia di quelli non statali (milizie ribelli, movimenti di opposizione). La presenza di molteplici attori non sempre identificabili nella filiera dello smercio di armi rende spesso il traffico invisibile. In modo particolare le piccole armi (quelle per uso personale, tra cui revolver, pistole automatiche o semiautomatiche, fucili, carabine, mitragliatrici) e le armi leggere (le armi maneggiate da più persone, tra cui cannoni, obici,...


Labirinto somalo

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Dieci anni fa la giornalista Ilaria Alpi e il cameraman Miran Hrovatin venivano uccisi a Mogadiscio: stavano documentando le nefandezze della (mala)cooperazione italiana. Dopo menzogne, reticenze e depistaggi, ora il caso è stato riaperto «La commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di nostra figlia dovrà accertare anche le responsabilità politiche dell’accaduto. Responsabilità che nel processo non sono state considerate e che portano direttamente alla gestione dei fondi per la cooperazione Italia-Somalia». Giorgio e Luciana Alpi, che incontriamo nella loro casa di Roma, sono sempre più decisi ad andare fino in fondo per scoprire mandanti politici e assassini materiali della figlia Ilaria, giornalista del Tg3 uccisa insieme con l’operatore indipendente Miran Hrovatin in un agguato a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre seguiva la fallimentare missione Onu “Restore hope”. Il processo per la sua morte si è già celebrato, ma Giorgio e Luciana Alpi sono convinti che Hashi Omar Hassan,  condannato a ventisei anni di reclusione il 26 giugno del 2002, sia solo un “povero cristo” che qualcuno ha voluto dare in pasto a chi cerca di conoscere la verità. Hassan, giovane somalo, era giunto in Italia per deporre su una serie di presunti abusi perpetrati dai soldati italiani in missione. Uscito dall’aula, per lui è scattata l’accusa di...


Il Palazzo e la baraccopoli

Dic 10th, 2003 | Categoria: articoli, recensioni
Le grane per il padre comboniano Alex Zanotelli hanno inizio nel 1986, durante la direzione di «Nigrizia». Proprio nel momento in cui venivano smascherate le vere intenzioni della legge 73/85 dalla quale è scaturito il Fai (Fondo aiuti italiani), il periodico affrontò senza mediazioni il tema della cooperazione internazionale, preso saldamente in mano dai socialisti di Craxi, che avevano organizzato un gruppo di tecnici e preso contatti con molti governi africani già un anno prima della promulgazione della legge. Mario Raffaelli, sottosegretario agli esteri dell’epoca, raccontò a padre Zanotelli che era stato ringraziato in diversi Paesi Africani “perché in Italia esisteva un sottosegretario per la lotta alla fame” senza che lui ne sapesse qualcosa. Ma i socialisti avevano già predisposto il loro piano e i loro uomini. Avevano bisogno dell’aiuto dei radicali, accreditati sul tema della fame, ma non era sufficiente. Puntarono allora su Flaminio Piccoli, coinvolto in vicende legate al rapimento e alla liberazione di un assessore democristiano napoletano. Per uscire da questa storia Piccoli si buttò a capofitto sul “carrozzone” della lotta alla fame e con i partiti di maggioranza dell’epoca riuscì a fare passare la legge che stanziava 1900 miliardi per l’Africa. «Altro che fame nel...


La sua Africa

Feb 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Dall’occupazione ottocentesca alla decolonizzazione forzata degli anni Sessanta, dal predominio politico a quello economico. Per l’uomo europeo  il vasto continente oltre il Mediterraneo è sempre stato terra di conquista   L’Africa, un continente di trenta milioni di chilometri quadrati, raramente ha l’“onore” della prima pagina sui nostri giornali. Anche i massacri ruandesi del 1994, o, più recentemente, l’eruzione del vulcano che sovrasta la città di Goma nella Repubblica del Congo o la tragedia nigeriana dell’esplosione del deposito di armi che ha devastato interi quartieri provocando oltre 500 morti hanno trovato poco spazio per la nostra pietà. Eppure le vicende africane ci riguardano molto da vicino. Il continente più povero del pianeta, il luogo dove si concentrano milioni di morti per Aids, fame, sete e guerra, è stato la culla dell’uomo, in senso proprio. Città come Timbuctù, sulla costa occidentale, avevano nel 1300 la corrente elettrica e una rete fognaria, quando Amsterdam, Roma e Parigi erano poco più che paesoni. Tra il XIX e il XX secolo, le sorti dell’Africa sono segnate dall’Europa, che utilizzando i grandi fiumi Congo, Niger, Senegal e Zambesi penetra militarmente nel continente e se lo divide. Quando, nel 1884, le potenze dell’epoca si incontrano a Berlino, è per stabilire i “confini”. Confini tirati...