Articoli con tags ‘ soggiorno obbligato ’


Una criminalità in bilico tra futuro e passato

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
”Né la vipera né la mafia“. Così recita un detto sardo che allontana i sospetti di infiltrazioni mafiose nell‘isola. Ma oggi è ancora così? Viaggio nella Sardegna che delinque, tra retaggi del codice barbaricino e nuove violenze metropolitane, nel cuore di una trasformazione criminale dagli esiti ancora incerti Il 6 giugno 2008 segna una tappa decisiva nella storia giudiziaria della Sardegna. Per la prima volta nove sardi sono stati condannati, in appello, per associazione a delinquere di stampo mafioso. Una sentenza storica, capace di incrinare l’immagine di una popolazione da sempre ritenuta incapace – per costituzione – di organizzarsi stabilmente in gruppi e gerarchie criminali. Gli episodi oggetto del processo risalgono al biennio 1996-98, quando nel comune di Barisardo, in Ogliastra, un gruppo capeggiato dall’ex segretaria della locale Cgil, Maria Ausilia Piroddi, e dal suo amante e braccio armato Adriano Pischedda firmò una serie di attentati che destabilizzarono la vita democratica del paese. Le bombe, stando alle intenzioni del sodalizio, sarebbero dovute servire a fare piazza pulita degli avversari politici e favorire la scalata politica della Piroddi, prima alla poltrona di sindaco e poi al governo della Regione. Una storia eclatante ma non particolarmente originale nella regione in cui gli amministratori locali sono...


Quotazioni in rialzo

Ott 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Mafie al Nord. Non si tratta di una contraddizione in termini da almeno quarant’anni. L’immigrazione dal meridione degli anni Cinquanta-Sessanta e l’istituto del soggiorno obbligato (volto ad allontanare dai territori d’origine i boss della malavita) sono comunemente considerati le cause originarie di una presenza criminale che non ha mai raggiunto i livelli di pervasività tipici delle Regioni del Sud, ma che negli ultimi anni è diventata sempre più significativa. Il fatto che se ne parli poco non deve fuorviare. Le azioni eclatanti – come l’attentato di Cosa Nostra a Milano del 27 luglio 1993 in via Palestro, in cui persero la vita 5 persone e ne furono ferite 12, o ancora prima, nel 1983, l’assassinio a Torino di Bruno Caccia, il procuratore della Repubblica che indagava sull’attività di alcune cosche in Piemonte – sono sporadiche, e ciò favorisce le amnesie dei media. Tuttavia, negli ultimi mesi alcuni fatti di cronaca ci hanno ricordato che le mafie, in silenzio, continuano a operare anche nelle regioni settentrionali. A febbraio è stato arrestato il boss della ’Ndrangheta Giuseppe Morabito, che gestiva molteplici attività nel milanese; a maggio è stato catturato a Cusano Milanino il latitante Giuseppe Nirta, ritenuto armiere della criminalità calabrese; a...


Emilia Romagna, il pericolo della zona grigia

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Presentati a Bologna di una importante ricerca su criminalità e mafie Il 21 marzo Modena ospita la “Giornata dell’impegno e della memoria” voluta da Libera in ricordo di tutte le vittime delle mafie: l’appuntamento è inserito in un programma di manifestazioni volte a sensibilizzare scuole, associazioni, cittadini e istituzioni dell’intera Regione. In una di queste iniziative, un importante convegno promosso a Bologna dalla Regione Emilia Romagna, sono stati presentati i risultati di un imponente lavoro di ricerca curato da Raimondo Catanzaro dell’Università di Bologna e da Enzo Ciconte, consulente della Commissione parlamentare antimafia.  Lo studio si inserisce nell’ambito del progetto “Città Sicure”, nato nel 1994 per rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini: la sfida fondamentale, ricorda Cosimo Braccesi, responsabile del progetto per la Regione, è «tenere alta l’attenzione senza fare dell’allarmismo», puntando quindi a «creare una relazione ancora più stretta tra contrasto, conoscenza, azione politica e amministrativa».  Una presenza invisibile I segni della presenza mafiosa in Emilia Romagna sono stati rintracciati e analizzati avvalendosi di una mole di documenti ufficiali che ricostruiscono il periodo compreso tra gli anni Settanta e la metà degli anni Novanta.  Dai primi risultati – si tratta, infatti, di uno studio non ancora terminato e quindi suscettibile di integrazioni e correzioni...