Articoli con tags ‘ società civile ’


Quando latitanti sono le istituzioni

Nov 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Nel processo contro il gruppo di Giuseppe Setola nessuno degli imprenditori e commercianti estorti si è costituito parte civile. Stesso copione per le istituzioni locali. Pochi i giornalisti. E la società civile resta sola contro il clan dei casalesi (altro…)


Messico inquieto

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Invitato dalla Chiesa locale, Luigi Ciotti ha portato l’esperienza di Libera in Messico, incontrando prelati, politici e associazioni. Diario di un viaggio in un paese soffocato da violenza, corruzione e narcotraffico, in bilico tra una modernità acerba e una tradizione di sconsolato immobilismo È la seconda volta che Luigi Ciotti viene in Messico nel giro di due mesi: la prima invitato dalla commissione sociale della Chiesa; questa sollecitato dalla Cem, la Conferenza episcopale messicana, interessata a conoscere ed eventualmente “importare” l’esperienza di Libera in Centro America. Per farmi un’idea di quale intreccio di violenza, corruzione, narcotraffico stia soffocando il Messico, ho portato con me Ossa nel deserto, il libro di Sergio Gonzáles Rodriguez sul massacro di donne a Ciudad Juarez. Emerge da quelle pagine sconvolgenti – che l’autore ha pagato con minacce, pestaggi, boicottaggi e denigrazioni – l’immagine di un paese dove i cartelli dei narcos possono contare sulla complicità fattiva di istituzioni e forze dell’ordine. Una colpa che segue come un’ombra l’operato di una sfilza di governi e di almeno quattro presidenti della Repubblica. A partire da quel Carlos Salinas che guidò il paese tra il 1988 e il 1994, firmò il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti e...


La Costituzione come programma

Mar 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Era il 1979 e da poco più di un anno il superamento dei manicomi era diventato legge. Franco Basaglia, che quella legge più di ogni altro aveva proposto e voluto, era in Brasile per un ciclo di conferenze sul tema. In una di quelle conferenze disse parole che apparvero sorprendenti: «La cosa importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile. Dieci, quindici, vent’anni fa era impensabile che un manicomio potesse essere distrutto. Magari i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi di prima, io non lo so, ma ad ogni modo noi abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in un altro modo, e la testimonianza è fondamentale. Non credo che il fatto che un’azione riesca a generalizzarsi voglia dire che si è vinto. Il punto importante è un altro, è che ora si sa cosa si può fare». Quelle parole profetiche mi sono tornate alla mente quando mi è stato chiesto, trent’anni dopo, di collaborare a una interessante riflessione collettiva che vedrà la luce a breve con il significativo titolo «i basagliati». Perché da lì occorre oggi ri-partire. Sapendo – come diceva, appunto, Basaglia – che il cambiamento è possibile. Anche in una...


Danilo Dolci: no global ante litteram

Apr 10th, 2004 | Categoria: recensioni
Negli ultimi anni si assiste ad un ripensamento della Sicilia come terra irredimibile, rassegnata, in preda ad un sonno civile e politico irreversibile. I punti di partenza di questo percorso sono stati la rivalutazione e l’approfondimento dell’opera di Peppino Impastato, per anni liquidato sbrigativamente come brigatista ed oscurato dall’antimafia ufficiale. A dieci anni dalla sua scomparsa, è venuto il turno di Danilo Dolci, figura eretica e pionieristica della ricerca sociale e della lotta politica, da un lato in grado di attrarre persone di tutto il mondo, dall’altro isolato anche dalla sinistra istituzionale. La ricerca sociologica di Danilo Dolci si colloca nel solco innovativo che comincia a prendere piede in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e che ha i suoi personaggi di spicco in Danilo Montaldi, Gianni Alasia e Goffredo Fofi. Questi autori sostengono la necessità di dare voce agli attori sociali abbandonando il distacco e la freddezza tipica della sociologia tradizionale, che in realtà nascondeva il proposito malcelato di normalizzare la società all’interno delle caselle del funzionalismo, in voga in piena età keynesiana. Nacquero così opere che descrivevano e analizzavano l’immigrazione e l’insediamento della popolazione di origine meridionale nelle città del Nord, o le condizioni di degrado di alcune aree...


I confini della legalità

Ott 10th, 2000 | Categoria: recensioni
Il mondo come un gomitolo di fili arruffati dal gioco di un gatto. Attraverso quale rete di fili/confini si può leggere il mondo? Teresa Isenburg, ordinaria di geografia all’università di Firenze, ne sceglie due: il confine della diseguaglianza, che separa e unisce le 358 persone più ricche e i due miliardi più poveri della popolazione mondiale, e il confine che separa e unisce il mondo legale da quello illegale. O meglio, l’economia legale da quella illegale, visto che il motore centrale, e quasi unico del settore è sempre la vil pecunia, quella che “non olet”. E più che un confine si tratta in effetti di una frontiera, una fascia sfumata e a diversa densità, percorsa da un intenso flusso di scambi: una frontiera che il differenziale tra quadro normativo e sua applicazione rende sempre più permeabile. Una frontiera globale di regolamenti contingenti e aleatori, finalizzati soprattutto ad abbassare i costi di transizione. Il risultato? L’illegalità dilaga, le regole concordate e condivise o mancano, o più semplicemente non vengono rispettate anche per la mancanza di un’autorità sovranazionale. Le implicazioni? Rovinose sia per le procedure democratiche, impedite o delegittimate, sia per la natura, sfruttata e irreparabilmente compromessa. Gli esempi? Probabilmente non basterebbe un’enciclopedia,...