Articoli con tags ‘ sfrittamento migranti ’


L’estate più lunga dello sfruttamento in Puglia. Calamita (Flai Foggia): “Troppe parole, è ora di agire”

Ago 27th, 2015 | Categoria: news
di Piero Ferrante
Il barometro dell’estate pugliese è fermo, e segna costantemente nero. Su quel che è stato fin qui e su quel che sarà almeno fino a settembre inoltrato. La stagione (agricola) ancora in corso è stata marchiata a fuoco come annus horribilis. Una focalizzazione tanto evidente sulle sorti del bracciantato pugliese (a torto o a ragione) non si ricordava dai tempi della pubblicazione del reportage Io, schiavo in Puglia, firmato da Fabrizio Gatti su l’Espresso. Correva l’anno 2006 e la Puglia, da terra balneare, patria in pectore della pizzica e della tarantella, vide tramutare la sua immagine in ‘carcere a cielo aperto’. Tutto insieme, sfumarono le luci dalle piazze salentine e si accesero su quei campi dove, a migliaia, italiani e stranieri lavoravano chini sulle piante di pomodoro. Da allora, anno dopo anno (ne sono passati nove, tanto per fare un conto elementare), le condizioni dei lavoratori stagionali sono andate peggiorando. Meno diritti e salari più bassi (per ogni bin si arriva al massimo a 2 euro) a fronte di trattamenti ancor più disumani e condizioni e orari di “lavoro” ben al di là del limite della violazione del diritto umano. Ma la denuncia dello sfruttamento, da sola, non basta (non più) a...


L’inferno delle campagne del foggiano, dove un migrante guadagna 1 euro per 300 kg di pomodoro

Lug 13th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Ferrante
Non serve nemmeno (ri)tirare in ballo le storiche e stracitate inchieste di Fabrizio Gatti e Alessandro Leogrande quando, scesi nelle campagne del foggiano, ebbero a constatare le terribili condizioni di servitù cui erano costretti gli ‘operai’ del pomodoro. Sfruttati fino allo stremo delle forze, maltrattati, spesso malmenati, costretti ad abbandonare identità e storie, ricattati e senza documenti. Chi sopravvive torna a casa. Chi muore in queste pozze di grano appena mosse dallo scirocco, finisce sottoterra, in tombe senza lapidi e senza nome. Anno dopo anno, dagli anni Novanta in poi, le condizioni di lavoro degli stagionali sono andate inesorabilmente peggiorando. Sottrazione su sottrazione, c’è stato una corrosione progressiva in termini di diritti e di trattamento ma, sempre più, anche di remunerazione. Secondo uno studio appena presentato a Foggia dalla Flai Cgil (e che ha un nome significativo, “TERRAinGIUSTA”), la fotografia delle condizioni di lavoro dei migranti è macabra. Il sistema è quello consolidato: padrone (italiano) che assolta il bracciantato agricolo servendosi dell’intermediazione di ‘uomini di mezzo’, quei caporali che, se da un lato fungono come unica speranza d’occupazione, dall’altro impongono norme insostenibili. Una catena di sfruttamento, che trova il suo apice soprattutto nella stagione del pomodoro. E i numeri, se sciorinati e...