Articoli con tags ‘ Serbia ’


Serbia, dietro il potere di Belgrado trame di palazzo e crimine organizzato

Feb 26th, 2013 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
In Serbia i rapporti tra politica e clan malavitosi sono di vecchia data, non sorprendono dunque le accuse rivolte all’attuale premier Ivica Dačić di essere uomo pericolosamente vicino alla mafia serba. Dačić, che è al contempo premier e ministro degli Interni, è fin qui riuscito a dribblare lo scandalo restando (non troppo saldamente) alla guida del Paese benché lui stesso abbia riconosciuto pubblicamente di aver frequentato Rodoljub Radulović, sopranominato Miša Banana, collaboratore di Darko Sarić, famigerato boss del narcotraffico balcanico. Se Dačić resta sulla poltrona di primo ministro, però, non è tutto merito suo. Anzi, quella poltrona rischia di diventare una sedia inquisitoria, strumento di tortura e sacrificio sull’altare di ben altri interessi. Interessi che fanno capo a Aleksandar Vučić, attuale vicepremier e ministro della Difesa, che si è guadagnato la fama di “giustiziere” della mafia, fiero oppositore del crimine organizzato e persecutore di corruttori. Aleksandar Vučić è leader del SNS, il partito progressista serbo che sostiene in coalizione il governo di Dačić. Come riportato da Dragan Janjic, le indagini su corruzione e criminalità  sono sotto il controllo di Vučić che, nella qualità di ministro della Difesa, è anche coordinatore dei Servizi di sicurezza serbi (i servizi segreti di Belgrado) e ciò lo...


Dal clan di Zemun fino a Koštunica, nuove ipotesi sull’omicidio di Zoran Đinđić

Dic 23rd, 2011 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Piccola necessaria introduzione Mercoledì 12 marzo 2003, il primo ministro serbo Zoran Đinđić viene ucciso da un cecchino. Oppositore di Slobodan Milosevic, sincero democratico, uomo di cultura, Zoran Đinđić era il nemico numero uno della Serbia dei criminali: criminali di guerra, mafiosi, politici corrotti. Si scoprirà che il cecchino, Zvezdan Jovanović, è un membro del clan mafioso di Zemun. Indagini e processi porteranno all’arresto di altri membri del clan: Miloš Simović e Dejan Milenković “Bagzi”. Questi, con le loro testimonianze, inchioderanno Milorad Ulemek detto “Legija”, comandante della polizia segreta dei “Berretti rossi”. La ricerca dei mandanti politici è però in corso, e forse mai vedrà la fine. (altro…)


Serbia, il legame tra i berretti rossi e la mafia

Ott 6th, 2011 | Categoria: articoli
di Cecilia Ferrara
Con il recente arresto di cinque membri dei famigerati “berretti rossi”, l’Unità per le operazioni speciali durante l’era Milošević, non solo la giustizia serba sembra finalmente fare il suo corso, ma si aprono anche possibili chiarimenti sull’omicidio del premier serbo Zoran Đinđić “La giustizia può essere lenta ma almeno alla fine arriva” così scrive oggi sul settimanale Vreme Miloš Vasić, uno dei giornalisti più esperti sugli aspetti controversi della recente storia serba. E martedì 20 settembre la giustizia è arrivata con un mandato di arresto per cinque ex-membri della famigerata JSO, l’Unità per le operazioni speciali. Il ministro degli Interni Ivica Dačić ha fatto sapere di aver dato il via libera agli arresti di Veselin Lečić, ex assistente per la contro-informazione dell’JSO e oggi membro dell’Agenzia di sicurezza serba, la BIA, Mića Petraković e Vladimir Potić membri della Gendarmeria sezione anti-terrorismo, Dragan Krsmanović sempre della Gendarmeria e, secondo le informazioni ricevute dai media, anche Dragiša Radić, in pensione, al momento latitante. L’arresto è avvenuto su richiesta del Procuratore nazionale per il crimine organizzato Miljko Radisaljević in seguito ad un esposto dell’avvocato della famiglia Đinđić, Srđa Popović, contro alcuni membri dell’JSO per la ribellione armata del novembre 2001, che fu il preludio, secondo...


Corrotti!

Nov 29th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Narcomafie_11_2010 Braccia, non persone. Questo sono gli immigrati vittime di caporalato, lavoratori senza diritti, preda della criminalità. Da Castel Volturno al Trentino, uomini e donne, in cantiere come in azienda: il mondo del lavoro per chi è straniero è un inferno di abusi e miseria. Intanto, dall’altra parte della linea che divide ricchi e poveri, vittime e carnefici, un cancro si diffonde a ogni livello della società. E’ la corruzione, una pratica tanto diffusa in Italia da valere al nostro paese il 67° posto nella classifica di Transparency International, subito dopo il Ruanda. Un vizio assurdo che impoverisce lo Stato, privandolo di risorse ed energie. (altro…)


Serbia, perché la teoria del complotto regge

Nov 29th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Matteo Tacconi
Belgrado, domenica 10 ottobre. È il giorno del Gay Pride. I militanti dell’estremismo extraparlamentare mettono a ferro e fuoco la capitale serba, sfasciando vetrine, bruciando automobili, scontrandosi con la polizia (124 gli agenti feriti), incendiando la sede del Partito democratico del presidente della repubblica Boris Tadic e scatenando una sassaiola contro l’edificio che ospita gli uffici del Partito socialista, alleato di governo dei democratici. Tre giorni dopo il Gay Pride si gioca la partita di calcio tra Italia e Serbia, in programma allo stadio Marassi di Genova e valevole per le qualificazioni agli europei 2012. L’incontro inizia in ritardo e viene in seguito sospeso, dopo appena sette minuti, a causa del lancio incessante di petardi e fumogeni in campo da parte degli ultrà serbi. La stampa e le autorità di Belgrado chiariscono da subito che tra le due vicende c’è uno stretto legame e che i protagonisti dei disordini genovesi sono gli stessi che hanno devastato la capitale serba 72 ore prima. Le curve, viene sottolineato, costituiscono infatti uno zoccolo duro delle principali sigle – Obraz, 1389, Nasi e Srpski Dveri – della galassia estremista. In altre parole, chi si cimenta nella guerriglia urbana si fa valere anche sugli spalti dei...


Droga, oltre cento arresti tra Nord Italia e Balcani

Nov 16th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Oltre cento persone arrestate, ben trecento uomini della polizia impegnati dalle prime luci dell’alba. Una vasta operazione antidroga che ha consentito di sgominare due reti criminali interconnesse, l’una – tutta italiana – composta da diversi gruppi con operanti tra Milano, Como, Varese, Biella, Torino e Genova. L’altra,  di carattere transnazionale, composta per lo più da cittadini serbi, montenegrini e sloveni. Dai Balcani al Nord Italia il business era uno solo: il traffico di cocaina. E non mancavano diramazioni in Sud America, al fine di procurarsi la materia prima, non bastando più il tradizionale smercio dell’oppio di provenienza afgana, da sempre esclusiva competenza della mala balcanica. Non a caso i vertici della rete sono stati localizzati in Serbia e in Slovenia dove, tra il 2007 e il 2009, si sono smerciate ingenti quantità di cocaina. In Nord Italia stavano poi cellule operative pronte alla diffusione capillare della merce sul territorio. L’operazione della squadra Mobile di Milano, durata oltre due anni e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo e l’intervento della Direzione nazionale antimafia, ha visto la partecipazione dell’Interpol, della Direzione centrale per i servizi antidroga e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. In particolare, le indagini sull’organizzazione serbo-montenegrina sono...


Hooligans, mafia, nazionalismo. Cosa c’è dietro ai disordini di Italia-Serbia

Ott 15th, 2010 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Gli scontri di martedì sera, 12 ottobre, durante e dopo la partita tra le nazionali di calcio serba e italiana, celano intricati rapporti tra il mondo degli hooligans balcanici, la mafia serba, e gli ambienti ultranazionalisti. Un sottobosco criminale diffuso e capace di ledere la politica estera e diplomatica di Belgrado, che bussa alla porta d’Europa trovandola sempre più chiusa. E c’è chi grida al complotto, indicando nel boss Darko Saric il mandante dei disordini di Marassi. Quel che è certo è che esistono rapporti tra il mondo degli hooligans e quello della mafia balcanica, e i  giovani che dagli spalti lanciavano fumogeni durante la partita sono al contempo vittime e responsabili di un clima di tensione e spaesamento che ha investito (e investe) la Serbia dopo le guerre degli anni Novanta e la caduta del regime di Milosevic. Giovani senza futuro. Il mondo della tifoseria serba è composto infatti da giovanissimi, ragazzi cresciuti durante il regime di Milosevic, figli della retorica nazionalista, che si sono poi trovati a vivere le privazioni delle sanzioni internazionali, imposte alla Serbia allo scopo di far diminuire il consenso attorno al dittatore.  Una volta divenuti adolescenti si sono visti cadere in testa le bombe della Nato (non dell’Onu, che...


Nuovi elementi nella caccia al boss Darko Saric

Set 1st, 2010 | Categoria: news
Si stringe il cerchio attorno a Darko Saric (foto), il boss del narcotraffico balcanico ricercato dai governi di mezzo mondo, Serbia in testa, e dalla Dea, la Drug Enforcement Administration americana. Anche la magistratura italiana – nello specifico le Procure di Napoli e Bari –  è sulle sue tracce, ritenendolo a capo di una cupola mafiosa dedita al traffico internazionale di armi, stupefacenti, sigarette e droga. Il latitante gode però della protezione di Milo Djukanovic, primo ministro a Montenegro, il quale controlla indirettamente – tramite il fratello Aco –  la banca Prva presso i cui conti ha depositato denaro sporco il boss Darko. (altro…)


I Balcani provano a fare sul serio

Mag 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
Serbia, Croazia, Bosnia, Bulgaria, Albania promettono lotta contro criminalità e corruzione. Vere battaglie o vane promesse per compiacere Bruxelles in vista dell’ingresso nell’Ue? Intanto Kosovo e Montenegro sfoderano sforzi irrisori e restano saldamente ancorati a criminalità di ogni tipo (altro…)


Cocaina? Chiedi ai serbo-montenegrini

Mag 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Stefania Bizzarri
Organizzati ed efficienti: i clan serbo-montenegrini negli ultimi anni sono riusciti a imporsi nel contrabbando mondiale di cocaina. Hanno basi operative lungo il Po, con centro a Milano, ma coprono tutto lo Stivale, perché le mafie italiane sanno che con loro i guadagni sono garantiti  (altro…)