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Il pm Tatangelo: “Così hanno ucciso Lea Garofalo”

Mar 28th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Tutti gli imputati hanno commesso i reati a loro contestati. Non vedo però come agli stessi si possa riconoscere l’aggravante mafiosa, considerato un precedente processo nel quale sono stati assolti da questa accusa. Chi non ha premuto il grilletto non si differenzia dagli altri, non è certamente migliore. Tutti hanno agito con crudeltà e pervicacia. È orrendo pensare ad una donna immobilizzata, legata, terrorizzata, torturata e poi uccisa. È nauseante pensare a un padre che sfrutta il desiderio di una figlia che vorrebbe comprarsi una felpa ma che non ha i soldi, ingannandola, dicendole “Vieni da me che ti compro io ciò che vuoi” pur sapendo che Denise sarebbe partita solo con la madre, e che dunque quella sarebbe stata l’occasione per tendere una trappola a Lea. Mentre preparavo la requisitoria, mentre rileggevo le carte, mi sono reso conto che di questa donna di cui abbiamo analizzato la vita al microscopio, in realtà non sapevo nulla, non ho avuto la fortuna di conoscerla. Vi chiedo di dare giustizia a lei e a chi la piange, i colpevoli hanno un nome e un cognome: quello degli imputati. Condannateli alla pena più giusta: l’ergastolo. Per ognuno di loro. Forse se trascorreranno lunghi...


Lea Garofalo: ecco come si sono svolte le prime indagini dopo la scomparsa

Gen 24th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
La notte del 24 novembre 2009, a poche ore dalla scomparsa di Lea Garofalo, la figlia Denise e suo padre Carlo Cosco si recarono presso la caserma dei Carabinieri di via Moscova per denunciarne la scomparsa. La prassi però prevede che debbano trascorrere 24 ore prima di poter procedere, e quindi padre e figlia si ripresentarono la sera del 25, accompagnati dagli stessi carabinieri, poiché quella mattina anche Marisa Garofalo aveva provato, a Petilia Policastro, a sporgere denuncia. A raccogliere il verbale di Denise Cosco (fino quasi alle due del mattino) fu il maresciallo Christian Fabio Persuich, che ieri ha iniziato a deporre. «La prima cosa che mi colpì fu che la ragazza non aveva mai fatto trapelare alcun sentimento di speranza di rivedere la madre, come se fosse rassegnata, consapevole che potesse essere successo qualcosa di brutto». Carlo Cosco in quelle ore si trovava in un’altra stanza per rilasciare la sua denuncia, ma verso l’una di notte «l’ho intravisto in corridoio perché stava discutendo con i miei colleghi: voleva sapere cosa la figlia mi stesse riferendo. Quando ho finito di stilare il verbale, sono uscito dal mio ufficio per recuperare le stampate e lui mi ha detto che voleva averne...