Articoli con tags ‘ Salvo Palazzolo ’


Di Matteo: “La corruzione è ancora impunita”

Mag 13th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
«Il sistema finora ha garantito impunità attraverso la prescrizione dei reati. Io come tutti i cittadini, mi aspetto fatti e non parole». Ieri (martedì 12) alla Residenza di Ripetta, a Roma, il Pm Nino Di Matteo, che ha indagato sulla trattativa stato-mafia, e il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo hanno presentato il libro “Collusi”. Dalle parole del Pm è emerso come sia necessario e imprescindibile interrogarsi sull’esercizio del potere mafioso e quello dello Stato. Come anche importante sarebbe capire quali siano le connessioni e come si possa recidere il legame tra i due poteri che è la “conditio sine qua non” per sconfiggere le mafie. Di Matteo si è anche augurato che il Ddl anticorruzione non sia «un palliativo rispetto al male». Aggiungendo che «corruzione e mafia non sono fattori distinti, ma facce della stessa medaglia». Una strada tutta in salita quella della lotta alla mafia e alla corruzione. Tanto più che al momento in Parlamento ci sono «politici condannati che cambiano la Costituzione», e vige quasi «l’immunità per la corruzione». Per non parlare poi di indagini, come quelle sulla trattativa Stato mafia, spesso considerate un fastidio più che un dovere. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, presente all’iniziativa,...


Palermo, i progetti omicida contro Nino Di Matteo

Dic 9th, 2014 | Categoria: news
Dopo l’allarme attentato contro il magistrato Nino Di Matteo, sono venute a galla altre informazioni riguardo le modalità sul progetto della sua uccisione. La fonte ritenuta “molto attendibile” dagli inquirenti che aveva avvisato del pericolo che correva il pm è Vito Galatolo, boss della famiglia Acquasanta, ora al 41 bis, dopo il blitz “Apocalisse” effettuato a Palermo lo scorso giugno, che portò all’arresto di 95 persone per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento e altri reati. Come riporta «La Repubblica», Galatolo ha voluto incontrare il magistrato per ‘levarsi un peso dalla coscienza’, spiegandogli che Cosa nostra per assassinarlo aveva pensato a due ipotesi: o farlo esplodere con il tritolo a Palermo, oppure freddarlo a colpi di pistola a Roma. Quando nel dicembre 2012, Matteo Messina Denaro, boss ancora latitante, aveva dato ordine di assassinarlo, le famiglie delle cosche palermitane di Cosa nostra si procurarono il tritolo e lo dislocarono in vari punti del capoluogo per non farlo trovare. Stando a quello che riferisce il pentito, hanno speso circa 600 mila euro per comprare dalla ‘ndrangheta 150 chili di esplosivo fatto arrivare a Palermo dalla Calabria. L’operazione di compra-vendita è filata liscia, gli uomini d’onore che se ne sono occupati sono stati molto attenti ad agire...