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Colombia, Repubblica in armi

Lug 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
L’elezione di Álvaro Uribe Vélez segna il tramonto delle speranze di pace in Colombia. Tra spinte autoritarie e aggiustamenti della Costituzione, il nuovo presidente annuncia lo stato di emergenza. E arma un milione di cittadini per sconfiggere i ribelli In Colombia il conflitto è tragico e, insieme, assurdo. I sei milioni di colombiani che, dando il voto ad Álvaro Uribe, hanno scommesso sulla guerra, ricordano gli imboscati che sono soliti urlare: «Armiamoci e partite!». Per il 70% della popolazione che vive e sopravvive ammassato nelle città, la guerra non è altro che uno spettacolo televisivo, filtrato e raccontato secondo i voleri dei grandi gruppi economici, padroni di tutte le emittenti del paese. Uccisioni, massacri, esodi forzati avvengono, per lo più, nelle zone andine, nella selva amazzonica o nelle immense pianure orientali, dove lo Stato è sostituito dai guerriglieri o dai paramilitari oppure dove è rappresentato soltanto dai soldati, che si comportano come una banda armata o una truppa d’occupazione.  Passate le elezioni, gettata la maschera Per i più ricchi la guerra è anche un disturbo. Dovuto all’allargamento a macchia d’olio delle zone del territorio nazionale vietate o rischiose, che limitano o impediscono le gite in auto, i viaggi via terra e le periodiche visite di controllo nelle tenute di campagna....