Articoli con tags ‘ Salvatore Riina ’


Arrestato Lipari, consigliere di Provenzano

Ott 10th, 2007 | Categoria: news
Il 18 settembre la squadra mobile di Palermo ha arrestato Giuseppe “Pino” Lipari, geometra 72 anni, considerato l’amministratore dei beni di diversi boss mafiosi e consigliere di Bernardo Provenzano. Pregiudicato, condannato a undici anni per reati di stampo mafioso, da più di un anno era tornato in libertà. Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip di Palermo Antonella Consiglio su richiesta del procuratore aggiunto di Palermo Giuseppe Pignatone e di sostituiti procuratori Michele Prestipino e Marzia Sabella. Il reato contestato è quello di associazione mafiosa pluriaggravata. Lipari, secondo quanto riferito dagli inquirenti, è stato il curatore dei beni di Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi a capo della cupola mafiosa ...


Cosa nostra, la pace è finita?

Set 10th, 2007 | Categoria: news
Due cartoline sono state recapitate, lo scorso luglio, al carcere di Opera di Milano, dove è recluso, sottoposto al regime del carcere duro, il boss dei corleonesi Salvatore Riina. Le cartoline, raffiguranti lo Stadio di San Siro, indirizzate allo stesso Riina e a Bernardo Provenzano (detenuto nel carcere di Novara), portano sul retro la scritta “La pace è finita”. Alcuni particolari destano preoccupazione: l’immagine di San Siro rievoca la mancata strage allo Stadio Olimpico di Roma dell’autunno 1993, quando secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, Leoluca Bagarella aveva organizzato un attentato con un’autobomba, fallito o revocato all’ultimo momento, contro le forze di polizia addette al servizio d’ordine. Altri dettagli...


Riina, chiesta la scarcerazione

Lug 10th, 2007 | Categoria: news
Secondo quanto rivelato dal settimanale «l’Espresso» in edicola il 22 giugno, gli avvocati dell’ex boss corleonese Salvatore Riina il 15 giugno scorso hanno chiesto al tribunale di sorveglianza di Milano la scarcerazione del loro assistito perché in condizioni di salute incompatibili con il regime carcerario. «In uno Stato democratico anche al più pericoloso dei detenuti deve essere garantito il diritto alla salute previsto dalla Costituzione» ha dichiarato l’avvocato Luca Cianferoni, che difende Riina con i colleghi Antonio Managò e Riccardo Donzelli. Le cartelle cliniche allegate alla richiesta di scarcerazione parlano di due infarti e di gravi insufficienze cardiache, di ipertrofia prostatica,...


Quante mani stringe un politico senza sapere?

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Come avviene un incontro tra un politico e un boss di mafia? Ci si bacia o sono mani che si stringono e parole sussurrate? Ci vorrebbero Francis Ford Coppola o Leonardo Sciascia per descriverlo. Nel nostro caso, invece, quella scena la racconta un dirigente della Polizia di Stato: «In occasione di una visita dell’on. Andreotti, il 18 agosto 1985 a Mazara del Vallo, fui incaricato di sovrintendere al servizio d’ordine, con il compito di controllare le sale dell’albergo per prevenire il pericolo di attentati e controllare le persone che entravano». Siamo in un albergo di lusso, una sala gremita di persone, chiacchiere e sorrisi. Poi una porta che si chiude sull’esterno. È ancora il poliziotto che parla: «Notai, innanzi alla porta di una saletta dove si trovava un apparecchio televisivo, l’on. Andreotti, il Sindaco di Mazara del Vallo Zaccaria, e un giovane che riconobbi in Mangiaracina Andrea». Chi è Andrea Mangiaracina? È un imprenditore, un mafioso e un figlio d’arte. Ma non basta. Suo padre Vito è uno dei fondatori della Stella d’Oriente, una ditta che ufficialmente si occupa di pescherecci, in realtà è un terminale per enormi traffici, di droga, armi e per il riciclaggio. Tra i soci fondatori: Salvatore...


Quei legami troppo a lungo dimenticati

Ott 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
I magistrati di Caltanissetta, in possesso di nuovi elementi che confermerebbero la forte vicinanza tra la Ferruzzi di Raul Gardini – suicida nel 1993 – e Cosa Nostra, hanno recentemente chiesto alla Direzione investigativa antimafia di riprendere le indagini sulla morte dell’imprenditore. Infatti già dieci anni fa atti processuali e documenti dei reparti di eccellenza della Guardia di Finanza e della Polizia parlavano del connubio tra l’azienda ravennate e i boss siciliani C’è qualche legame che collega la parabola di Raul Gardini nel mondo dell’economia italiana e gli affari di Cosa Nostra? È questa la domanda a cui i giudici della Procura di Caltanissetta, che recentemente hanno aperto una nuova inchiesta sulla scomparsa di Gardini, il patron del Gruppo Ferruzzi morto suicida il 23 luglio del 1993, devono rispondere. Una storia vecchia e al contempo attuale quella dei colletti bianchi della mafia, degli appalti truccati o in regime di monopolio, del riciclaggio di centinaia di milioni di euro attraverso i salotti buoni del capitalismo italiano. Una storia che porta lontano e che potrebbe fare luce anche sulla stagione stragista di Cosa Nostra, quella della ricerca di un nuovo patto con il potere politico nel momento in cui la Prima repubblica stava per crollare,...


Via dei Georgofili, le vittime chiedono i danni

Feb 10th, 2006 | Categoria: news
Lunedì 16 gennaio è iniziata la causa civile per stabilire il risarcimento dei danni per i famigliari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze. Il 27 maggio 1993 Cosa Nostra fece esplodere un’auto bomba nei pressi della Galleria degli Uffizi, causando il crollo della sede dell’Accademia dei Georgofili e danneggiando gravemente gli Uffizi. Morirono 5 persone, tra le quali una bambina di 50 giorni e una di 9 anni. Quarantuno rimasero ferite. La prima sentenza contro esecutori e mandanti, confermata nei successivi gradi di giudizio, fu emessa nel 1998 dalla Corte d’Assise di Firenze: 24 condanne, delle quali 14 all’ergastolo. Chiamati in giudizio a risarcire i danni sono Totò Riina e Benedetto Graviano. Tra i danni risarcibili secondo gli avvocati, ci sono anche quelli derivanti dalle malattie che sono sviluppate nei sopravvissuti alla strage, in seguito al forte stress subito. Una delle donne ferite è stata colpita  dalla sclerosi multipla, altre due da carcinoma al seno. Una di loro è morta pochi mesi fa.


Covo Riina. Caselli: «Il Ros decise in autonomia»

Nov 10th, 2005 | Categoria: news
Lunedì 7 novembre al processo per favoreggiamento a Cosa Nostra in cui sono imputati l’attuale direttore del Sismi generale Mario Mori e il tenente colonnello De Caprio, ex capitano “Ultimo” – accusati di non aver perquisito l’abitazione di Totò Riina dopo il suo arresto il 15 gennaio 1993 – ha reso deposizione l’ex procuratore capo di Palermo Gian Carlo Caselli, oggi procuratore generale di Torino. Secondo Caselli, che si insediò a Palermo proprio il giorno della cattura di Riina, le decisioni relative alla gestione del covo del boss di Cosa Nostra nei giorni successivi alla cattura furono prese in autonomia dal Ros, guidato dall’allora colonnello Mario Mori. All’inizio il reparto operativo speciale dei carabinieri decise di non perquisire il covo, ritenendo più utile alle indagini tenerlo sotto osservazione. Tuttavia questa attività venne autonomamente sospesa lo stesso 15 gennaio 1993 in quanto «il personale era stato notato e ciò comportava rischi per l’incolumità dei militari». Caselli fu informato di questa scelta operativa dallo stesso Mori e da De Caprio nell’ambito di una riunione avvenuta il 30 gennaio 1993, pochi giorni prima della perquisizione dell’appartamento ormai svuotato e ripulito da ignoti.


Voci fuori dal coro

Feb 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo alcuni stralci delle interviste a tre pentiti di mafia (Salvatore Cancemi, Giuseppe Marchese e Gioacchino Pennino) tratte dal libro “Dalla mafia allo Stato. Pentiti: analisi e storie” (Ega 2005) Capo reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova, componente della commissione di Cosa Nostra, Salvatore Cancemi ha iniziato a collaborare nel 1993, consentendo la cattura di numerosi mafiosi, anche di primissimo piano. Il suo contributo è stato apprezzato nei vari procedimenti per le stragi di Capaci e di via D’Amelio.   Come si svolge la sua vita quotidiana? La mia vita sono i processi e poi sto dentro, in casa. Non mi vado mettendo nei bar, questo non esiste. Io sono chiamato in moltissimi processi. Non mi sono mai rifiutato di andare a testimoniare. Ci sono stati dei giorni in cui sono stato impegnato la mattina in un posto, il pomeriggio in un altro. In questa fase, lei ha lavorato, ha fatto qualcosa?  No, non ho lavorato. Anche perché per arrivare a me Riina si giocherebbe i denti. Io sono quello che gli ha fatto male, io gli ho fatto prendere l’ergastolo. Voglio dire che quello mi cerca! Ha ottenuto benefici giudiziari in seguito alla sua collaborazione?  Quelli previsti dalla legge. Ha ricevuto minacce? Sì, durante il processo di...


L’altra metà della cupola

Gen 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Lo stereotipo le vuole custodi e veicolo dei (dis)valori tradizionali, ma ai margini dell’attività criminale. Le donne di Cosa Nostra, invece, sono pienamente inserite nel contesto mafioso: affidabili fiancheggiatrici o vere e proprie guide, il loro ruolo è sempre più determinante. Specie da quando Cosa Nostra si è vista costretta a cambiare le sue regole di reclutamento…  Per comprendere la rilevanza del ruolo della donna all’interno di Cosa Nostra, quantomeno come madre, figlia, moglie, basta pensare che, secondo quanto da tutti riconosciuto, essa è il perno della famiglia di sangue, sul cui modello si struttura l’intera organizzazione della “famiglia” mafiosa. Non a caso, si è parlato di “centralità sommersa” della donna di mafia.  Essa infatti è custode ed elaboratrice dei codici culturali su cui si basa l’organizzazione, tra cui l’onore, la vendetta, l’omertà; è la garante della “reputazione” dei propri uomini; è lo strumento di rafforzamento del potere delle cosche, per lo più a mezzo delle strategie matrimoniali, in ordine alle quali è stata sempre trattata quasi come merce di scambio. Soprattutto è l’indispensabile catena di trasmissione dei disvalori mafiosi ai figli; la formatrice pedagogica delle giovani generazioni alle quali attingere i nuovi uomini d’onore, dato che alle madri è in via...


Riflettori spenti sull’Onorata Società

Lug 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La sera di giovedì 22 aprile scorso poteva apparire uguale a molte altre, ma ora, col senno di poi, capiamo che è successo qualcosa di importante, se non altro per quanto riguarda i rapporti tra mafia e comunicazione. All’ultimo istante, Rai Tre sospende la prevista puntata di Blu notte, condotta da Carlo Lucarelli, dedicata in quest’occasione alla mafia, con un titolo evocativo e, visti gli sviluppi, perfino profetico: Dalla mattanza al silenzio. Il direttore di rete Paolo Ruffini appare costernato, ma ratifica la notizia a meno di un’ora e mezza dall’inizio del programma, come riporta un’Ansa delle ore 19.38: «Sento il dovere di scusarmi con i telespettatori per l’impossibilità di mandare in onda stasera, così come annunciato, la puntata del programma Blu notte dedicata alla mafia, in quanto il programma non è stato riconosciuto dall’azienda come una trasmissione informativa riconducibile alla responsabilità di una testata giornalistica, come previsto dalla legge sulla par condicio e dalle disposizioni della Commissione parlamentare di Vigilanza». Al posto di Totò Riina e dell’art. 41 bis va in onda un western con Clint Eastwood, Impiccalo più in alto, ricco di notazioni sull’uso perverso della legge e sulla possibilità di manipolare la giustizia secondo logiche personalistiche, legate agli...