Articoli con tags ‘ Salvatore Lo Piccolo ’


Omicidio Ingarao, condannati i Lo Piccolo

Mar 25th, 2011 | Categoria: news
Il 13 giugno 2007 è stato assassinato a Palermo il boss Nicolò Ingarao, ritenuto il reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova. Due killer a bordo di una motocicletta lo hanno freddato intorno alle nove del mattino, in via Pietro Geremia, dopo che aveva assolto all’obbligo di firma, in quanto sorvegliato speciale, presso il commissariato di polizia Zisa. Secondo gli inquirenti si trattò di un omicidio particolarmente preoccupante. Ingarao, volto noto alle forze dell’ordine per aver collezionato numerosi precedenti per mafia ed estorsione, era ritenuto vicino al boss Nino Rotolo, arrestato nel 2006 nell’ambito dell’operazione “Ghota”, capo del gruppo mafioso che si contrapponeva al super ...


Operazione Addiopizzo, i commercianti denunciano: 63 arresti a Palermo

Dic 13th, 2010 | Categoria: news
Sessantatré arresti a Palermo, colpiti i “bravi” del clan Lo Piccolo che gestivano una rete di estorsioni a danno di commercianti e imprenditori. Proprio grazie al coraggio di questi ultimi, che hanno denunciato i loro taglieggiatori, si è potuto arrivare all’operazione di oggi denominata, appunto, “Addiopizzo”, come l’associazione antiracket che ha supportato l’attività di intelligence raccogliendo intorno a sé numerosi commercianti, vittime delle richieste estorsive. Per tutti le accuse vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’estorsione, fino all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione d’armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalla modalità mafiosa. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite dagli uomini della Squadra mobile di Palermo, guidati da Maurizio Calvino, hanno portato in carcere persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l’arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte. L’operazione “Addiopizzo” è tutt’ora in corso ma già si è appreso come, tra gli arrestati, non si trovino solo presunti mafiosi ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I boss avevano infatti deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti centri benessere...


Calabria: sono loro gli attentatori?

Ott 21st, 2010 | Categoria: news
Sembrerebbe lui, Antonio Cortese, ufficialmente commerciante di frutta e verdura, il costruttore dei due ordigni fatti esplodere, nell’ordine, il 3 gennaio, sotto la Procura generale di Reggio Calabria, poi il 26 agosto, sotto l’abitazione del Procuratore generale Salvatore Di Landro. Lui, l’incaricato di tenere in ordine esplosivo ed armi, tra cui il bazooka ritrovato nei pressi della Procura il 5 ottobre scorso. Lui, l’esecutore materiale di tutte le intimidazioni ai magistrati. Cortese è stato arrestato ieri alla frontiera tra Italia e Slovenia, mentre viaggiava su un pullman di linea proveniente dalla Romania. Il suo nome è stato indicato dal boss Antonino Lo Giudice, arrestato lo scorso 7 ottobre con l’accusa di essere a capo dell’omonima cosca (il fratello Luciano era stato arrestato nell’ottobre 2009, con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori). Un comportamento anomalo, quello di Antonino Lo Giudice che, pur essendo boss di una mafia, la ‘ndrangheta, che ha pochi pentiti, ha deciso di collaborare con la giustizia nel breve giro di una settimana, accusandosi di essere l’organizzatore degli attentati. “Gli arresti di Lo Giudice e di Cortese aprono uno squarcio” ha dichiarato ieri il questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, durante la conferenza stampa “quel quadro che all’inizio sembrava...


Palermo, costruivano residence con denaro della mafia

Lug 5th, 2010 | Categoria: news
Giacomo Vaccaro, pregiudicato per reati di stampo mafioso, e gli imprenditori Domenico Licalsi e Carlo Fasetti, sono stati arrestati oggi, lunedì 5 luglio, nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza coordinata da Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, luogo in cui è avvenuto l’arresto. L’accusa è di intestazione fittizia di beni e reimpiego di denaro di provenienza illecita, dunque riciclaggio, aggravato dalla finalità di favorire Cosa nostra. Vaccaro, cognato di Antonino Mangano (esponente di rilievo del mandamento di Brancaccio), investiva denaro sporco nelle società edili “Domus nostra” e “Michelangelo 2000”, di cui Licalsi è rispettivamente procuratore e direttore dei lavori, al fine di permettere la realizzazione di residence nella zona occidentale di Palermo. C’è però un quarto uomo. Si tratta di Giuseppe Liga, “l’architetto”, reggente del mandamento mafioso di Tommaso Natale e ritenuto la mente finanziaria della famiglia Lo Piccolo: arrestato nel mese di marzo, in realtà figurava come direttore dei cantieri di Licalsi e Fasetti. Il legame dei tre è stato testimoniato anche dalle intercettazioni registrate. La Guardia di Finanza sta provvedendo alla confisca di beni – l’intero capitale sociale della “Euro Costruzioni Generali Srl”, il 50 per cento del capitale sociale della “Fas Edil Srl” e...


Palermo, in manette noto architetto

Apr 27th, 2010 | Categoria: news
Un insospettabile professionista palermitano sullo scranno del boss  Salvatore Lo Piccolo, in carcere dal 2007. È quanto risulta da un’inchiesta coordinata dalla Dda di Palermo che lo scorso 22 marzo ha portato all’arresto di Giuseppe Liga, 59 anni, noto architetto palermitano, ex segretario nazionale, nonché attuale reggente regionale per la Sicilia, del Movimento cristiano dei lavoratori (movimento a carattere sociale, di solidarietà e volontariato, sorto nel 1972 da una scissione dalle Acli). L’accusa è di associazione mafiosa ed estorsione. Secondo gli inquirenti, Liga sarebbe stato il gestore del tesoro del boss Lo Piccolo nonché il nuovo reggente del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. Ad accusarlo sono quattro collaboratori di giustizia provenienti dal clan Lo Piccolo: Francesco Franzese, Isidoro Cracolici, Gaspare Pulizzi e l’avvocato Marcello Trapani (ex legale dei Lo Piccolo). In manette anche Giovanni Angelo Mannino, 57 anni,  gestore del noto ristorante “Lo sparviero”, cognato del boss della “vecchia mafia” Salvatore Inzerillo (assassinato dai corleonesi nel 1981); Agostino Carollo, 45 anni e Amedeo Sorvillo, 57. Questi ultimi sarebbero prestanome di Liga nella società “Eu.te.co”.


Nel discount il tesoro dei Lo Piccolo

Dic 10th, 2009 | Categoria: news
Lo scorso 15 dicembre polizia e Guardia di finanza hanno sequestrato numerose società attive nel campo della grande distribuzione a Palermo e in Sicilia riconducibili a Giovan Battista Giacalone, 36 anni, arrestato per mafia nel gennaio 2008 nell’ambito dell’operazione “Addio Pizzo”. Giacalone è accusato da alcuni collaboratori di giustizia di essere reggente del clan di San Lorenzo dopo l’arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Le società, del valore di 283 milioni di euro, operavano con i marchi Eurospin e Qui Discount ed erano formalmente detenute da manager del gruppo Giacalone. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di proprietà dei Lo Piccolo.


Mafia, condannato Marcello Trapani

Dic 10th, 2009 | Categoria: news
L’avvocato Marcello Trapani, ex legale di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, è stato condannato a quattro anni e 10 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa. Trapani, oggi collaboratore di giustizia, è stato giudicato con il rito abbreviato dal Gup Angelo Pellino. I magistrati della Dda di Palermo Marcello Viola, Francesco del Bene e Maria Piccozzi avevano chiesto una condanna a tre anni e 6 mesi, ma il Gup ha ritenuto di non applicare la riduzione di pena prevista per i collaboratori di giustizia.


I soliti insospettabili

Feb 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Tra gli affari dei Lo Piccolo prima del loro arresto, anche il mercato immobiliare del nord est. Storia di un’infiltrazione mancata Erano convinti che in Veneto nessuno li avrebbe mai disturbati. Avrebbero potuto tranquillamente riciclare i proventi delle loro attività criminose attraverso una serie di operazioni immobiliari condotte con il favore di un imprenditore e di un finanziere. E all’ombra dei campanili e dei capannoni tra le province di Padova e Venezia avrebbero potuto ampliare il loro colossale giro d’affari rafforzando così il proprio potere. Ma Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro, assurti a ruolo di reggenti di Cosa nostra dopo il clamoroso arresto di zi Binnu Provenzano, non avevano considerato il destino, o meglio, il complesso lavoro della Procura antimafia di Palermo e delle forze dell’ordine che il 5 novembre 2007 ha stanato i due “imprendibili” latitanti e li ha rinchiusi in carcere. Fino a quel momento, però, il clan Lo Piccolo aveva guardato all’area nordestina – e veneta in particolare – come a una terra di conquista; un grande feudo insomma, laborioso e cementificato, da annettere al proprio regno. L’imprenditore sapeva con chi trattava. Sarebbero stati tre soggetti insospettabili – due dei quali accasati in Veneto – a sgombrare...


Il chiodo fisso dei supermercati

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le infiltrazioni mafiose nel settore della grande distribuzione alimentare hanno carattere strategico e interessano tutta Italia: uno dei modi emergenti per fare affari e diversificare il riciclaggio di denaro sporco “Solito argomento Despar”. Inizia con queste parole uno dei pizzini di Bernardo Provenzano spedito dall’ultimo covo a due dei suoi fedelissimi. Il “solito argomento” perché intorno alla gestione di Despar, più di una volta in Sicilia, sono sorti attriti e accordi complessi, legati a quella che oggi sarebbe più di un’ipotesi investigativa: tutta la catena nell’isola era controllata da Cosa nostra, dal momento della costruzione dei market, fino alla scelta delle assunzioni e dei fornitori. L’interesse di Provenzano compare in diversi “pizzini” e riguarda diverse zone della Sicilia, dalla Provincia di Agrigento, alla Valle del Belice. L’uomo di fiducia dei boss. L’attenzione dei boss mafiosi Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano per alcuni grandi centri commerciali in Sicilia emergerebbe anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, depositate nel processo all’imprenditore Sebastiano Scuto, indicato come il re dei supermercati, che si svolge davanti ai giudici della Corte d’appello di Catania. Franzese, che era uomo di fiducia dei boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo, racconta i contatti fra i mafiosi palermitani e...


Telejato, Cnn palermitana

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Da una piccola emittente locale a conduzione familiare, Pino Maniaci informa Partinico e dintorni sulle attività di boss e gregari della mafia. Al suo attivo oltre 270 querele, minacce e aggressioni A prima vista Pino Maniaci ti lascia perplesso. Difficile credere che questo minuto signore di mezza età (55 anni per 55 chili appesi a due rigogliosi baffoni), grondante di sicilianità nell’eloquio e nella mimica, possa essere una spina nel fianco per la mafia. Uno che ha cominciato a fare il cronista a 45 anni suonati, che non è mai stato iscritto all’Ordine dei giornalisti, che non ha frequentato scuole di giornalismo, né di dizione, né master in comunicazione. Dopo averlo conosciuto, però, capisci. Non ha l’aspetto di un duro, ma ha una volontà di ferro e un coraggio da leone. Non si esprime come un maître à penser, ma ha idee chiare e principi solidi. Tutte qualità che gli permettono di fare qualcosa che nel panorama anestetizzato e conformista dell’informazione italiana appare scandaloso: porre domande scomode, evidenziare problemi reali del territorio, dare notizie nell’interesse del suo unico referente, il pubblico; muoversi nelle terre dove Cosa nostra è attecchita, e ancora oggi spadroneggia, con l’innocente sfacciataggine di un bambino che vede il...