Articoli con tags ‘ Salento ’


Il caporalato, quel sistema (omicida) che tutti conoscono ma nessuno denuncia

Lug 22nd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Chiara Spagnolo
  Guadagnano venticinque euro al giorno. Raccolgono pomodori e angurie, chini per dodici ore sotto il sole cocente. Arrivano dall’Africa sui barconi in cerca di libertà e finiscono a lavorare come schiavi nei campi del Salento. A una manciata di chilometri da spiagge affollate e discoteche, dai porti in cui sono ormeggiati gli yacht dei miliardari e dagli stabilimenti balneari in cui i giovanissimi di mezza Italia trovano il paradiso del divertimento. Per i migranti impiegati come stagionali nelle aziende agricole di Nardò e del suo hinterland a poca distanza da Lecce, invece, Salento è sinonimo di inferno. Dramma che ogni anno ritorna puntuale come l’estate e si concretizza grazie a una rete di silenzi istituzionali e connivenze. Delle aziende agricole in primis. Come raccontano i numeri della stagione 2014, che parlano di 152 contratti di lavoro regolari registrati alle liste di collocamento a fronte di una presenza di almeno 500 immigrati. Per la maggior parte di loro il lavoro è un favore concesso dal caporale di turno, che mette insieme le sue squadre e ogni mattina fa la spola tra i casolari diroccati per raccogliere i braccianti e portarli sui campi. AI “capi neri” bisogna pagare tutto: l’affitto del posto letto...


Anno 2012, Puglia, l’operazione Sabr che scoprì i caporali. Poi tutti liberi

Lug 22nd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Chiara Spagnolo
Nel 2012 fu scoperta un’associazione criminale transnazionale che reclutava migranti in Africa per farli lavorare come schiavi nelle campagne italiane: cervello tra Puglia, Sicilia e Calabria, braccia che si allungavano fino al Maghreb. Gli organizzatori della tratta e dello sfruttamento dei braccianti furono arrestati con una sfilza di imputazioni che, se trasformate in condanna, li costringerebbero in carcere per molti anni. Finora, però, la lentezza della giustizia italiana è stata dalla loro parte: conclusi i termini per la custodia cautelare preventiva sono tornati tutti in libertà, italiani e stranieri, imprenditori e caporali. Nelle stesse aziende che nel 2012 finirono nel mirino della Procura di Lecce e del Ros dei carabinieri, negli stessi campi, ad organizzare il lavoro con identiche regole spietate. L’inchiesta “Sabr” (dal nome di Saber, il caporale tunisino che in Salento aveva in pugno decine di braccianti) fu una pagina importante della cronaca giudiziaria di quell’anno. In manette finirono 22 persone, accusate di associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, falso materiale in atto pubblico e in atto privato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al processo sono arrivati in 16 (7 imprenditori salentini e 9 intermediari), tra stralci di posizione mandate per competenza...


Sudanese, 47 anni, schiavo nelle campagne salentine. Morto sotto il sole

Lug 21st, 2015 | Categoria: news
Nelle estati pugliesi, la storia non solo non cambia ma anzi, si ripete. E peggiora. Sono passati soltanto pochi giorni dalla pubblicazione, ad opera della Fali Cgil di Foggia, del report TERRAinGIUSTA. Quello che ha fotografato l’impietosa situazione di sfruttamento dei migranti nella stagione del pomodoro, ormai non più solo al limite della schiavitù. Quello che ha, una volta di più, reso pubblico il fatto che ogni bins (cassone con 300 kg di prodotto) viene pagato al migrante 1 o al massimo 2 euro. Neppure poche settimane e, trecento chilometri più a Sud, succede che nelle campagne tra Nardò e Avetrana (sono quelle delle masserie turistiche, base per la marina di Sant’Isidoro) Mohamed, un sudanese, bracciante stagionale, 47 anni, con regolare permesso di soggiorno (con scadenza al 2019) ma senza contratto di lavoro, muore chino sulla terra, raccogliendo i pomodori. Non ha retto alla fatica e ai 40 gradi del Salento. Tanti ne segnava, ieri pomeriggio alle 16, il termometro. Neppure l’intervento del 118 è riuscito a salvarlo. Morto. Di certo per un malore, non si sa se provocato da qualche malformazione preesistente. Quel che invece è certa, è la dinamica. Quindici africani nei campi a raccogliere i frutti, l’uomo che accusa...


31 marzo 1984: l’omicidio di Renata Fonte

Apr 1st, 2015 | Categoria: articoli
di Giulia Panepinto
La notte del 31 marzo di trentuno anni fa, nella cittadina di Nardò, viene assassinata per mano mafiosa, Renata Fonte. All’epoca Fonte ha 33 anni e ricopre la carica di assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione presso il comune della cittadina leccese. Giovanissima madre di due bambine, insegnante, studentessa di lingue e letteratura straniera, allo stesso tempo milita nel Partito repubblicano italiano, per il quale assume il direttivo provinciale e riveste la funzione di responsabile per la provincia nel settore cultura. A Nardò è il primo consigliere e assessore eletto fra le fila del Pri. Di ritorno da un’assemblea consiliare, la sera del 31 marzo, viene freddata vicino alla sua abitazione. Il suo omicidio desta l’attenzione mediatica nazionale, non solo perché nel Salento, prima di quel tragico sabato del marzo ‘84, non erano stati ancora compiuti omicidi di stampo mafioso, ma perché in quel territorio è la prima donna vittima di mafia. Sappiamo che gli esecutori materiali dell’assassinio sono Giuseppe Durante e Marcello My, incaricati, per mezzo degli intermediari Mario Cesari e Pantaleo Sequestro, dal mandante Antonio Spagnolo. Spagnolo, risentito per non essere stato eletto, era invidioso della carriera politica della Fonte. Ma la causa della morte di Renata Fonte non può essere ridotta ad una...


La protesta dei migranti nel Salento

Ago 3rd, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Emilio Fabio Torsello
In sciopero contro la schiavitù. Dopo Castelvolturno, accade a Nardò, dove domenica scorsa i migranti si sono rifiutati di andare nei campi e hanno protestato contro le condizioni quotidiane di sfruttamento messe in atto da caporali e imprenditori senza scrupoli. A Castelvolturno, Rosarno, Foggia e nella provincia di Lecce, le mani per i lavori più umili e massacranti sono sempre “nere” o comunque straniere, quasi mai italiane. E i prezzi sono al di sotto di qualsiasi media europea: 3,50 euro l’ora, contro i 5,92 previsti dal tariffario per la raccolta delle primizie. A cui vanno sottratti altri cinque euro che i migranti devono pagare al caporale per il trasporto verso i campi. E la Puglia ha colture ben precise, ognuna con i suoi schiavi: nel Tavoliere i pomodori, più a sud anche i cocomeri. E’ un lavoro massacrante quello dei migranti: tutto il giorno chini a strappar via i frutti, sempre a contatto con pesticidi e fertilizzanti, sia con il sole che nel fango se piove. Già perché per 3,50 euro l’ora nessuno si premura di rispettare anche il minimo standard di sicurezza o vivibilità. E quando li incontri, in un francese misto a qualche parola in italiano o inglese, i...


Salento, migranti abbandonati dagli scafisti. Uno di loro muore

Dic 14th, 2010 | Categoria: news
Camminavano uno in fila all’altro, lungo la spiaggia di Capo di Leuca, nel Salento. Erano ventotto. I carabinieri li hanno trovati mentre si scaldavano intorno a un fuoco improvvisato, acceso con la carta dei loro dizionari di arabo-inglese. Provengono dall’Afghanistan, tra loro anche qualche minorenne, e sono di etnia curda. Questa mattina un cittadino, dopo aver visto quella colonna fradicia di stracci, muoversi lungo il litorale, ha avvertito le forze dell’ordine. Poco dopo un’altra telefonata agghiacciante. Un pescatore, tra gli scogli, ha visto il corpo di un uomo. Le onde lo sbattono contro le rocce. L’autopsia, richiesta dal pubblico ministero Alessio Cocciolo, determinerà le cause della sua morte. Il trauma cranico facciale che dalle prime indagini mediche gli sarebbe stato letale fa pensare ad un incidente: potrebbe essere scivolato nella concitazione dello sbarco e aver sbattuto la testa. La vittima aveva ancora con sè il foglio di via emesso dalla Grecia. Secondo Alessandra Bianco, giornalista di Repubblica a Bari, tre dei sopravvissuti avevano un principio di assideramento. Gli scafisti li hanno fatti scendere in mare, a circa cento metri di distanza dal luogo dell’incidente, malgrado le acque gelide e il mare mosso. Non si tratta di un episodio isolato, le coste salentine...