Articoli con tags ‘ Russia ’


“La Russia è uno Stato mafioso”: espulso Luke Harding, il giornalista nemico di Putin

Feb 9th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Luke Harding, storico corrispondente da Mosca del quotidiano inglese “Guardian“, è stato espulso dalla Russia. Si tratta di un fatto senza precedenti nei confronti di un giornalista occidentale, un’azione che riporta l’orologio della Russia indietro di vent’anni, ai tempi dell’Unione Sovietica. «Per lei la Russia è chiusa. Per sempre». Con queste parole un rappresentante dei servizi di sicurezza russi (Fsb) ha annunciato l’espulsione dal Paese del giornalista britannico. Harding era assente da Mosca da due mesi, nel corso dei quali aveva lavorato a Londra sui dossier russi di Wikileaks. Quegli stessi dossier che il Guardian ha diffuso e che bollava la Russia come «uno Stato mafioso» e che Mosca non avrebbe gradito. Il suo accredito presso il Dipartimento stampa del ministero degli Esteri russo, nonché il visto d’ingresso nel Paese, sono stati annullati. Il passaporto britannico è stato restituito a Harding tramite una hostess solo dopo che il giornalista aveva preso il suo posto sull’aereo. Le relazioni tra Mosca e Londra erano ai ferri corti dal 2006 quando nella capitale britannica fu ucciso col polonio Aleksandr Litvinenko, già spia sovietica perseguitata da Putin che trovò asilo politico nel Regno Unito. A...


A Mosca un altro giornalista massacrato

Nov 9th, 2010 | Categoria: news
Oleg Kashin trent’anni, professione reporter, contrattualizzato dal periodico Kommersant, è stato aggredito nella notte dell’8 novembre, sotto casa sua, nei pressi del centro di Mosca. Lo scopo dell’aggressione non era quello della rapina e questo è facilmente deducibile dal fatto che i pochi valori (portafogli e cellulare) che Kashin aveva con sé gli sono rimasti addosso. L’intento dell’aggressione si trova nelle ferite che il corpo del giornalista ha riportato: mandibola fratturata, cranio lesionato, gambe e braccia spezzate. Un particolare è significativo. Le dita della mano destra, con la quale Kashin svolge il suo lavoro, sono state oggetto preciso dell’accanimento violento. Gli aggressori erano in due e uno di questi era dotato di un tubo metallico, nascosto dietro a un mazzo di fiori. Le immagini riprese dalle telecamere dei palazzi mostrano la violenza: uno dei due uomini blocca i movimenti del giornalista, l’altro abbandona i fiori per infierire col maglio. Kashin si trova ora in ospedale, in coma farmacologico, e in condizioni preoccupanti. Secondo il direttore del periodico, Mikhailin, per il quale Kashin lavora l’aggressione è dovuta all’attività professionale della vittima: Kashin frequenta e scrive sui movimenti di opposizione e di difesa dei diritti umani. Dalla redazione del periodico, per volontà del direttore, è...


Iran chiama Italia: insieme nella lotta al narcotraffico afghano

Lug 21st, 2010 | Categoria: news
Sembra che gli Stati facciano a gara a candidarsi come risolutori del problema del narcotraffico proveniente dall’Afghanistan. Dopo le dichiarazioni di Viktor Ivanov, capo del Servizio federale russo anti-droga, che lo scorso giugno ha fatto sapere della disponibilità della Russia “a guidare una coalizione internazionale di lotta contro il narcotraffico, in special modo nella lotta al traffico di droga dall’Afghanistan”, si è espresso ieri il ministro degli esteri iraniano Manoucher Mottaki. In occasione della recente conferenza internazionale sull’Afghanistan tenutasi a Kabul, che ha riunito circa circa 70 delegazioni di Paesi e rappresentanti delle istituzioni internazionali, il ministro Mottaki ha proposto al suo omologo per l’Italia, Franco Frattini, una collaborazione tra idue paesi nella lotta al narcotraffico che ha origine nei campi d’oppio afghani e che arriva a soddisfare metà del mercato mondiale. La proposta di Mottaki è stata divulgata dall’agenzia stampa studentesca iraniana Isna, e confermata dallo stesso Frattini. Il progetto consisterebbe nella gestione congiunta della zona di frontiera tra l’Afghanistan e l’Iran appunto, regione che prende nome dalla provincia Herat. La cittadina di circa 250 mila abitanti è da tempo sotto il controllo del contingente italiano ma è da sempre la porta occidentale da cui esce il fiume di...


La Russia contro l’oppio afghano

Giu 7th, 2010 | Categoria: news
«La Russia è disposta a guidare una coalizione internazionale di lotta contro il narcotraffico, in special modo nella lotta al traffico di droga dall’Afghanistan». E’ la dichiarazione rilasciata da Viktor Ivanov, capo del Servizio federale russo anti-droga, al quotidiano del governo ‘Rossiskaia Gazetà”. Secondo Ivanov la Russia è la vittima principale del traffico di stupefacenti dall’Afghanistan. Nel paese «muoiono ogni anno per uso di stupefacenti 30.000 persone, mentre nell’intera Europa ne muoiono circa 10.000» e dei 2,5 milioni di tossicodipendenti in Russia, il 90% «usa eroina di produzione afghana. Consumiamo la quinta parte di tutta l’eroina prodotta in Afghanistan». In linea con queste dichiarazioni già lo scorso marzo Viktor Ivanov aveva segnalato l’inizio di uno scambio di informazioni con gli Usa sulle organizzazioni e gli individui che producono e commerciano oppio in Afghanistan. «A mio parere – aveva dichiarato Ivanov alla Cnn lo scorso dicembre – la comunità internazionale e le forze internazionali che vogliano assumersi la responsabilità di creare un futuro per l’Afghanistan devono comprendere che sarà difficile creare una società funzionante e democratica in Afghanistan senza prima aver eliminato la sua industria di droga».


“Quella che ho vissuto non era vita”

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Nicolai Lilin Nicolai Lilin, era davvero così terribile la vita per voi siberiani? Mio nonno diceva: non c’è paradiso o inferno, se ti comporti male, rinasci in Russia. Hai nostalgia di quel mondo “criminale”? Nel modo più assoluto, no. Era una società estrema, che non dovrebbe esistere e spero che non si ripeta. Ho provato a mostrare il cancro che può generare una società mal gestita, corrotta. Ho cercato di mantenere lo sguardo acritico che avevo da bambino e da adolescente. L’ho scritto con gli occhi di una persona che non esiste più. Non hai paura di passare per il difensore di codici d’onore criminali? Io ho grande rispetto per chi in Occidente prova disagio di fronte a questo romanzo. Se avessi raccontato quei fatti con lo sguardo critico che ho oggi, da cittadino italiano che crede nella legge e nella costituzione di uno stato democratico, il libro sarebbe stato completamente diverso. Ma non sarebbe stato un racconto fedele di quello che ho vissuto. A cosa serviva il codice rigido della comunità siberiana? In primo luogo a sopravvivere. Del mio gruppo di amici da ragazzi, di oltre 46 persone, siamo rimasti solo in cinque. Gli altri, quelli che si sono lasciati corrompere dai traffici moderni, sono...


C’era una volta in Transnistria

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Gli Urca siberiani, la geografia criminale di Bender, il carcere minorile. La morte come compagna di giochi. Nicolai Lilin, nel suo romanzo d’esordio, racconta un’infanzia vissuta in uno dei luoghi più violenti del mondo, a due ore di aereo dal cuore dell’Europa. E l’educazione ricevuta da una società “criminale” ormai scomparsa «Mi ha spinto a scrivere la voglia di raccontare qualcosa di nuovo, un modo di comportarsi e di esistere molto diverso da quello che conoscete, che avviene in un paese molto vicino all’Europa». Quando vidi per la prima volta in televisione Nicolai Lilin, il 3 aprile, il giorno del dirompente lancio di Educazione siberiana, il suo romanzo d’esordio, da parte di Roberto Saviano dalle colonne de «la Repubblica», pensai che «Narcomafie» non potesse non occuparsi di questo caso editoriale. Mi colpì una domanda dell’intervistatrice che più o meno suonava così: «Hai confessato di avere personalmente ucciso delle persone… non si fa!». Lui serafico: «No certo, se nasci con il culo al caldo…». Capii che se l’avessi incontrato avrei dovuto evitare ogni tentazione moralistica, che avrebbe impantanato il dialogo in un dibattito sterile e prevedibile: da una parte lui, a descrivere in modo apparentemente agiografico regole e stili di vita di un...


Omicidi su commissione, la pista cecena

Feb 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
A Vienna, il mese scorso, Umar Israilov, 27 anni, rifugiato politico ceceno, è stato freddato in un vicolo, dopo una disperata fuga, da due killer, con colpi di pistola alla testa. Dopo essere stato catturato dai russi nel 2003 in Cecenia, dove aveva combattuto a fianco dei guerriglieri indipendentisti, Israilov era stato (secondo le sue rivelazioni) imprigionato, torturato, ma poi ingaggiato come guardia del corpo da Ramzan Kadyrov, figlio – e all’epoca comandante della milizia – del presidente ceceno filorusso Ahmed Kadyrov (poi assassinato dai guerriglieri indipendentisti nel 2004). Oggi Ramzan Kadyrov, alleato del Cremlino, è a sua volta presidente della Cecenia. Numerose fonti riportano che le sue milizie liquidano uno dopo l’altro i nemici politici nello stato caucasico, e mantengono un clima di terrore tra la popolazione. Come già nel passato, in Cecenia impera così uno stato di non diritto caratterizzato da uccisioni, arresti arbitrari e violenze, rapimenti e traffici di ogni genere. Nel 2004 Israilov fugge, e si rifugia l’anno successivo in Austria. Da Vienna denuncia in seguito le violenze subite alla Corte europea dei diritti umani, a Strasburgo. Lo scorso anno, viene visitato da un ceceno che prima gli chiede di tornare in patria, e poi lo invita a...


Una mafia in franchising

Feb 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Si chiama Obshchina o Bratva, è la potente mafia cecena nata a Mosca negli anni Settanta, con solidi legami (e finanziatori) in patria, in virtù di motivazioni sovversive antirusse. Oggi alla politica preferisce l’economia: infiltrata nel business globale, arriva a cedere il proprio “marchio” a organizzazioni criminali minori. In cambio, ogni volta, di una fetta dell’illecita torta Lo scorso dicembre, un boss della mafia cecena, Ali Atsayev, è stato arrestato a Praga, in possesso di un falso passaporto georgiano. Leader di gruppi criminali ceceni a Mosca e provincia negli anni Novanta, Atsayev operava da tempo nella Repubblica Ceca, come provano i documenti sequestrati al momento del suo arresto. È invece in Bulgaria che, nel maggio dell’anno scorso, i servizi di sicurezza hanno sgominato un’importante organizzazione mafiosa cecena, dedita sin dalla fine degli anni 90, insieme a gruppi criminali locali, a racket, estorsione, contrabbando di sigarette, riciclaggio di denaro sporco e traffico d’armi. Ossia a quelle attività illegali che, insieme al furto e al contrabbando di auto, al traffico di droga e agli omicidi su commissione, costituiscono il tipico campo d’azione della criminalità cecena in Russia e all’estero. La nascita e il successo. Nell’era della globalizzazione, la mafia cecena ha oggi esteso le sue...


La scure sull’informazione

Feb 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Esplicite esecuzioni o strani incidenti. Sono decine i giornalisti uccisi in Russia negli ultimi anni, e solo per pochissimi gli assassini sono stati individuati. Di mafia, corruzione e malapolitica nell’impero di Putin non si deve parlare (altro…)


Nuoce gravemente all’economia

Feb 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
L’Europa è inondata da sigarette di contrabbando di fabbricazione russa per un valore di almeno un miliardo di dollari all’anno. È quanto rivela un’inchiesta condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists, un network non profit di giornalisti indipendenti, tra i primi a denunciare la complicità di grandi compagnie di tabacco nel contrabbando di sigarette Si chiamano Jin Ling, e sono, a quanto si sa, l’unico marchio di sigarette fabbricate appositamente per il contrabbando, dunque reperibili esclusivamente al di fuori dei circuiti legali. Il pacchetto, a prima vista, per design e colori rimanda a quello delle celeberrime Camel, ma l’animale raffigurato in questo caso è un caprone. La loro diffusione sta crescendo al punto che le forze dell’ordine ritengono che si trovi ormai al vertice dei marchi sequestrati nell’Unione europea, al pari con la Marlboro. L’inchiesta ha identificato un network di compagnie russe ed est europee capaci di produrre circa 24 miliardi di sigarette all’anno, vale a dire il 7 per cento dell’importazione legale di sigarette nell’Unione europea. Fingendoci aspiranti trafficanti di origine rumena, abbiamo dunque ricostruito storia e circuiti di questo contrabbando, dietro cui si nasconde la Baltic Tobacco Factory (Btf), che ha il suo quartier generale a Kaliningrad, in Russia. Il paradiso del contrabbando....