Articoli con tags ‘ Ruanda ’


Corruzione, l’Italia è peggio del Ruanda

Ott 27th, 2010 | Categoria: news
Peggio di così ci fu solo il dato del 1997, quando il punteggio era pari a 5,03.  Nella classifica mondiale della “percezione della corruzione” stilata dal network globale “Transparency International” e diffusa ieri a Berlino, l’Italia – con il suo 3,9 – ricopre il 67esimo posto, collocandosi tra il Ruanda (4 punti) e la Georgia (3,8). Gli Stati più virtuosi tra i 178 esaminati risultano essere, ex aequo, Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, con il 9,3 di punteggio; la maglia nera spetta invece alla Somalia, con un punteggio pari a 1,1. Lo strumento utilizzato dal “TI” è denominato “Corruption Perceptions Index” ed è considerata la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico: sulla determinazione del punteggio influiscono, oltre al reato di corruzione in senso stretto, tutte le questioni inerenti al malgoverno della cosa pubblica che si manifestano sia a livello nazionale ma soprattutto nei territori regionali. Ad ogni Paese viene assegnato un punteggio da zero a dieci (dove zero indica livelli indicati di corruzione e 10 bassi): si tratta di una funzione “indicativa” e non “classificatoria” in quanto restituisce la percezione della corruzione che hanno manager, imprenditori, uomini d’affari e analisti politici su un Paese, basandosi...


Soldati in branco

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La violenza sessuale in tempo di guerra, spesso strumento di “pulizia etnica”, è un crimine contro l’umanità. Lo stabiliscono per la prima volta i Tribunali penali internazionali per l’ex Jugoslavia e il Ruanda. E intanto 650 donne kenyote portano l’esercito britannico sul banco degli imputati Dopo trent’anni di violenze, lo scorso luglio 650 donne Masai hanno ottenuto sostegno legale per intentare causa al ministero della Difesa britannico: denunciano stupri, premeditati e pianificati, da parte di soldati inglesi presenti nel Nord del Kenya per addestramento tra il 1970 e il 2000.  Martyn Day, legale delle donne, è in possesso di abbondante materiale che prova gli incontri – avvenuti per organizzare gli abusi – fra i capi Masai, le autorità keniote e gli ufficiali inglesi, tra cui rapporti di polizia e referti medici risalenti persino agli anni 70. Sbiadite cartelle mediche riportano la dicitura «violentata da un gruppo di soldati bianchi», come confessato dalle vittime che presentavano gravi emorragie. Un certificato medico registra l’aborto provocato ad una donna incinta di quattro mesi dal «violento stupro da parte di soldati inglesi». Il 14 agosto le donne, forti del supporto legale alla loro denuncia collettiva, hanno manifestato davanti alla sede della British High Commission di Nairobi.     L’onta di  Johnny British Elizabeth, una giovane donna...


Una giustizia universale, o quasi

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Il Tribunale penale internazionale è nato con l’obiettivo di tutelare i diritti umani contro i crimini di guerra. Eppure non mancano le resistenze, come quelle che potrebbero sottrarre i cittadini Usa alla giurisdizione della Corte Quando nel luglio del 1998 la Conferenza diplomatica dell’Onu riunita a Roma approvò lo statuto della Corte penale internazionale (Cpi), molti osservatori dichiaravano che ci sarebbero voluti almeno dieci anni per ottenere le sessanta ratifiche richieste per l’entrata in vigore del trattato. E invece l’11 aprile 2002, a meno di quattro anni dall’approvazione dello statuto, il numero di ratifiche è stato raggiunto e il 1 luglio è ufficialmente entrato in vigore il Tribunale penale internazionale. Si tratta di un passaggio storico. Negli ultimi 50 anni si è assistito all’affermazione universale dei diritti umani, ma la mancanza di un adeguato apparato giudiziario ha spesso vanificato la difesa e il rispetto di quei diritti, calpestati da guerre e conflitti in diverse regioni del pianeta.  Dai Tribunali militari di Norimberga e Tokyo – appendice giudiziaria dei terribili anni della seconda guerra mondiale – fino ai due Tribunali ad hoc per l’ex Jugoslavia (1993) e il Ruanda (1994), la giurisdizione penale internazionale si è sempre misurata con notevoli difficoltà di natura procedurale e logistica, oltre a scontrarsi con le...


Un genocidio annunciato

Feb 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Una rigogliosa vegetazione tropicale, una cascata, bellisima, che si getta in un grande lago; la telecamera scorge una piccola insenatura e lì, tra gorgoglii e risacche, si attorcigliano decine di corpi mutilati, rigonfi, sbiancati. Le scioccanti immagini del Lago Vittoria intasato di cadaveri fecero il giro del mondo. Era il 1994 e nel minuscolo Ruanda si consumava il più grande genocidio mai visto dai tempi dell’Olocausto. In appena un centinaio di giorni, migliaia e migliaia di cittadini ruandesi di etnia hutu assassinarono quasi un milione di uomini, donne e bambini di etnia tutsi ( e con loro gli hutu moderati), con una frequenza di omicidi tre volte superiore a quella di Auschwitz. Philip Gourevitch, giornalista del  «The New Yorker», ci consegna un documento prezioso, in perfetto equilibrio tra narrativa e analisi storica, per conoscere e comprendere uno degli eventi più spaventosi del XX secolo, un genocidio che l’Occidente non capì e fece finta di non capire. Gravissime, a quanto risulta, furono le connivenze politiche della Francia con il regime genocida e le lacune della Nazioni Unite nella gestione dell’emergenza umanitaria. In Ruanda non c’è stata alcuna selvaggia e secolare lotta tribale, e nemmeno una guerra civile: all’origine dello sterminio ci fu un preciso...