Articoli con tags ‘ Roberto Maroni ’


Risparmio e legalità nelle gare d’appalto, nasce la Stazione Unica

Ott 6th, 2011 | Categoria: news
“Una struttura altamente qualificata, come la Stazione Unica Appaltante, assicura una maggiore professionalità e, quindi, un’azione più snella e tempestiva, ma permette anche di creare le condizioni affinché vi possa essere una progressiva semplificazione degli adempimenti e delle procedure, nonché un’auspicabile riduzione del contenzioso”. Queste le parole del ministro degli Interni, Roberto Maroni. La Stazione Unica Appaltante diventa lo strumento attraverso il quale si concentrano le procedure delle gare d’appalto che attualmente vengono condotte su una pluralità di stazioni appaltanti. La Stazione unica si profila dunque come meccanismo di controllo, concentrazione e risparmio di tempi e denari. Può svolgere la propria attività in ambito regionale, provinciale e interprovinciale, comunale e intercomunale. Collabora, con l’ente che aderisce, a curare gli adempimenti per la procedura di gara per la scelta del contraente privato in tutte le sue fasi fino alla stipula del contratto. Secondo Maroni la Stazione unica avrebbe anche un iportante risvolto nel contrasto alle infiltrazioni mafiose. Facendo riferimento al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 giugno di quest’anno, il responsabile del Viminale, ricorda che ”attraverso tale strumento...


Ventimiglia, Tunisia

Mar 30th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Il treno delle 23.31 proveniente da Roma è in arrivo al binario quattro. La voce gracchiante echeggia nella umida notte ligure. La stazione di Ventimiglia aspetta, in silenzio. Dal treno scendono ottanta migranti, probabilmente di origine tunisina. Erano attesi, già nella notte di lunedì erano arrivate in questo estremo lembo d’Italia altre duecento persone. Sono qui di passaggio, vogliono andare in Francia dove hanno parenti e amici ad attenderli. Ma non possono, perché la Francia ha alzato il muro e li respinge in Italia. Inutili i tentativi di varcare la frontiera: una camionetta della gendarmerie è presto sul posto, li prende e accompagna al di là del confine, di nuovo in Italia. Ma ad ogni respingimento, un nuovo tentativo, scavalcando la massicciata della stazione. Qualcuno sfugge alla fitta rete della polizia francese ma la gran parte resta piantata qui, al valico di San Ludovico. Ventimiglia, la fine del sacco, opposto capo di una strada iniziata a Lampedusa. Ventimiglia come Lampedusa Gaetano Scullino, sindaco della città rivierasca, definisce “insostenibile” la situazione che si sta venendo a creare. Lamentazioni simili a quelle del suo omologo lampedusano De Rubeis, con la significativa differenza che nell’isola siciliana la situazione è già insostenibile. E da tempo. Ma...


Saviano, Maroni e l’antimafia d’autore

Nov 18th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Fabio Anibaldi
La parola illuminante l’ha detta, come spesso capita, Barbara Spinelli: «i misteri di un’opera sono nell’opera, non nell’autore» (“la Repubblica”, 17 novembre). Spinelli si riferiva al berlusconismo, difficile da valutare se ci limitiamo a zoomare sul personaggio e non invece sulla «forza, la stoffa, gli ingredienti» del suo potere. Ma le parole di Spinelli aiutano anche a collocare nel giusto sfondo la polemica tra Roberto Saviano e Roberto Maroni: Saviano che denuncia in tv la diffusione della ‘ndrangheta in Lombardia e il suo “interloquire” con la Lega, Maroni che chiede indignato il diritto di replica ad accuse che giudica infamanti per poi proporre allo scrittore, nel giorno dell’arresto del boss Iovine, di “deporre le armi”. Non è qui in questione il valore delle persone. Saviano ha avuto il merito di scrivere un libro eccezionale, che ha venduto in tutto il mondo perché ha saputo fondere i codici dell’inchiesta con quelli della letteratura, costruendo sulle mafie un racconto convincente e nuovo, lontano sia dalle pedanterie accademiche che dalle riduzioni di folclore. Maroni è un ministro degli Interni che sul fronte della repressione mafiosa ha ottenuto risultati innegabili, peraltro riconosciuti dallo stesso Saviano. È in questione l’idea stessa di mafia che sottostà a questa...


Gomorra perde il suo re, arrestato Antonio Iovine

Nov 18th, 2010 | Categoria: news, prima pagina
Antonio Iovine, classe 1964, da quattordici anni latitante. Una latitanza terminata con un blitz di appena tre minuti da parte della Squadra Mobile di Napoli che lo ha arrestato a Casal di Principe, ad appena un chilometro da casa sua, ospite di un muratore incensurato, Marco Borrata, ora indagato come fiancheggiatore. Iovine, detto O’ninno, nato a San Cipriano d’Aversa, nel casertano, era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi stilata dal Viminale, una lista in cui figurano ancora Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa Nostra, e Michele Zagaria, l’altro diarca dei Casalesi. Con Zagaria Iovine ha diretto gli affari criminali del clan, anzi, ne rappresentava l’innovatore, capace di esportarne gli affari anche in basso Lazio, Emilia, Toscana e Lombardia, fino all’Europa. Tramite una fitta rete di affiliati presenti su tutto il territorio e anche in amministrazioni pubbliche, Iovine riusciva sempre a essere informato su appalti e affari in cui potersi infiltrare. Il suo fiore all’occhiello erano la spazzatura e il traffico di rifiuti tossici e ciò gli valse il nomigliolo di “ministro della Mondezza”. Iovine salì al trono dei Casalesi nel 1998 dopo l’arresto di Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con Kabir Bedi, l’attore dell’omonima fiction televisiva. Iovine e Schiavone oltre...


Maroni depone contro Setola: “Nel casertano fu guerra civile”

Ott 28th, 2010 | Categoria: news
Questa mattina il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha deposto per circa un’ora come testimone in aula a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) al processo per la strage dei sei immigrati africani trucidati a Castel Volturno nel settembre del 2008 in cui è imputato, tra gli altri, il boss dei casalesi Giuseppe Setola. La procura contesta agli imputati l’aggravante delle finalità terroristiche: da qui la necessità di sentire in Corte d’Assise il ministro che all’epoca, riferendosi alla situazione del casertano, parlò di «guerra civile». Sollecitato dal pm Alessandro Milita, Maroni ha ribadito il concetto: “I clan avevano mosso guerra allo Stato, che a sua volta mise in campo tutte le forze disponibili”. All’indomani della strage furono infatti inviati 400 poliziotti e 500 militari per ingaggiare “una guerra alla camorra” che “sarebbe durata fino alla definitiva sconfitta dei clan”. Il ministro dell’Interno ha detto infatti che: “la presenza straordinaria sul territorio è ancora attiva”. Secondo il ministro “l’immediata reazione dello Stato disinnescò una bomba che avrebbe potuto esplodere con conseguenze pericolossime”. Maroni ha poi aggiunto: “In quei giorni ci fu il rischio di uno scontro non tra due...


Il verde e il nero

Ott 20th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Il primo è rimasto negli annali di storia come il peggior incubo dei mafiosi del suo tempo. Il secondo è stato definito da Roberto Saviano, icona nazionale dell’antimafia, «uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre» per la sua politica di contrasto alle cosche. Roberto Maroni come Cesare Mori, il “verde” e il “nero”, distanti storicamente e politicamente, sono accomunati dal piglio efficientista di chi pensa che la mafia non sia stata sconfitta perché nessuno l’ha mai affrontata in modo adeguato. Anche Roberto Maroni vuole diventare il nemico numero uno dei clan. Ma non può usare i metodi feroci del “prefetto di ferro”, che per trascinare davanti alla corte briganti e mafiosi non risparmiò neppure gli innocenti. Il ministro leghista si muove in virtù di una presunta efficienza nordista, utilizzata come grimaldello per risolvere gli atavici problemi del sud. E ad oggi le statistiche di sequestri, arresti e catture sembrano dargli ragione, così come davano ragione a Mori, segnando un calo verticale dei reati dopo il suo arrivo in Sicilia nel 1925. Ma neanche il prefetto di ferro, con i suoi metodi liberticidi, riuscì a sconfiggere la mafia, che rinacque più forte di prima dopo la seconda guerra mondiale. Per molti storici perché fu...


Piano antimafia: novità positive ma la “zona grigia” resta fuori

Ago 24th, 2010 | Categoria: articoli
di Luigi Ciotti
Ha molti aspetti positivi il piano antimafia votato in questi giorni in Senato. Positivo che entro un anno il governo s’impegni a redigere un testo unico antimafia che armonizzi una materia giuridica tanto complessa. Apprezzabili le misure di prevenzione, pur trattandosi ancora di direttive, e la volontà di potenziare lo strumento della confisca dei beni – anche se lascia perplessi il termine di un anno e sei mesi, prorogabile fino a un anno, per il passaggio dal sequestro alla confisca. Bene l’istituzione di una banca dati nazionale così come le misure che entrano subito in vigore: dalla tracciabilità dei flussi finanziari della spesa pubblica, ai controlli fiscali, alle “stazioni” regionali che vigilano sugli appalti e la trasparenza dei contratti, alle operazioni “sotto copertura” anche in relazione ai reati ambientali, al più forte coordinamento degli organismi contro il crimine organizzato. Passi che, se concretizzati, renderanno più efficace il già ottimo lavoro dei magistrati e delle forze di polizia, ma che non devono farci dimenticare altri aspetti che necessitano a loro volta di una revisione e di un potenziamento. Penso, ad esempio, alla delicata questione dei testimoni di giustizia. E’ necessaria qui una diversa filosofia nell’approccio al testimone e un più adeguato progetto di...


Storie, non numeri

Mag 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Gabriele del Grande di Manuela Mareso
«Roberto Maroni, ministro leghista dell’Interno, dopo tanti sputi in faccia si è preso una bella soddisfazione. I numeri dimostrano che sui cosiddetti respingimenti aveva ragione lui: lo sbarco dei clandestini è diminuito del 96%. E scusate se è poco». Così Vittorio Feltri sul «Giornale» del 15 aprile scorso. I dati riportati dall’house organ berlusconiano, che si riferiscono al periodo che va dal 1° gennaio al 4 aprile 2010, sono inconfutabili: 170 stranieri sbarcati contro i 4.573 degli stessi mesi dell’anno precedente. I primi respingimenti hanno avuto il via libera nel maggio 2009, a seguito della definizione del risarcimento alla Libia (verso la cui costa i migranti vengono trasportati) per i danni inferti dal nostro paese durante il periodo coloniale. E oggi, a un anno di distanza, è possibile fare i primi bilanci. «Fermare l’immigrazione clandestina non significa solo contrastare la criminalità ma anche salvare vite umane – ha più volte ripetuto alla stampa lo stesso Maroni – perché grazie alle nostre politiche non ci sono stati più morti nel Mediterraneo». Ma è davvero così? Gabriele Del Grande, giornalista e scrittore, classe 1982, ha elementi per dimostrare il contrario. Autore di “Mamadou va a morire” (Infinito edizioni, 2007), coraggioso reportage che racconta le vittime dell’immigrazione...


Arriva l’Agenzia, ora c’è un patrimonio da gestire

Apr 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Ferdinando Brizzi e Elena Ciccarello
Dovrà amministrare un patrimonio di oltre 10mila beni, di cui il 75% in condizioni critiche. Luci e ombre di un’Agenzia che non avrà vita facile e dovrà vedersela con mafiosi, banche e carenza di risorse (altro…)


La Soweto campana

Dic 10th, 2008 | Categoria: archivio articoli
La strage dei giovani africani è figlia di un degrado che viene da lontano. Dalle rivolte sulla Domiziana alla cementificazione della costa, viaggio tra le contraddizioni della provincia casertana «Siamo nella terra delle tre emme: militari, mignotte e monnezza» sentenzia il proprietario della pizzeria lontana poche decine di metri dalla sartoria “Ob Ob exotic fashions”, dove il 18 settembre scorso un commando di sicari, che indossavano finte pettorine della polizia, uccise con una gragnola di proiettili sei giovani africani del Ghana e del Togo. Salvatore, detto Totore, ha il dente avvelenato con la stampa che avrebbe dato troppa importanza alla strage di Castel Volturno, facendogli perdere i clienti: «Hanno scritto che li hanno ammazzati dentro il mio locale. Invece quella sera, quando abbiamo sentito i colpi, pensavamo fossero dei petardi che festeggiavano la partita del Napoli in coppa Uefa». Per l’uomo, «il fatto è avvenuto a tre, quattrocento metri di distanza». È una sua fantasia. O meglio, l’ennesimo segno che i venticinquemila bianchi di Castel Volturno tendono ad allontanare da sé, a rimuovere i seimila immigrati con i quali convivono da anni da “separati in casa”. Le tre “emme”. Insomma, sulla Domiziana, ci sarebbero “militari, mignotte e monnezza”. Dove, per militari, s’intendono i 900...