Articoli con tags ‘ Roberto D’Ippolito ’


Processo Lea Garofalo, le richieste delle parti civili

Mar 28th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
È comprensibilmente provata l’avvocato Enza Rando quando prende la parola. Lei, difensore di Denise Cosco che si è costituita parte civile nel processo per la morte di sua madre Lea Garofalo, è stata una delle ultime persone ad aver visto la donna scomparsa tra il 24 e il 25 novembre 2009. L’avvocato Rando, rappresentante dell’ufficio legale dell’associazione Libera, è stata quella che ha cercato di dissuadere la giovane testimone di giustizia nella sua scelta di partire per Milano, e da allora ha seguito da vicino le sorti di Denise, che incontrò per la prima volta proprio in quel frangente, quando vide per l’ultima volta Lea Garofalo. In merito a quell’incontro Enza Rando ricorda una donna «affamata di vita, che voleva stare con la figlia. Come potete pensare che l’avrebbe lasciata da sola? In questa requisitoria straordinaria del pm non c’è un solo nervo scoperto: Lea era una donna molto sola, chi sfiduciato non ha mai pensato di lasciare tutto e andare via, in un posto lontano, come ha fatto notare giustamente il pm Tatangelo? Ma non per questo Lea Garofalo era pazza, anzi era molto prudente. Impulsiva sì, ma con la testa sulle spalle». Enza Rando ha la voce incerta...


Processo Lea Garofalo, a fine marzo le conclusioni dei legali

Mar 5th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Sento il dovere di rivolgere al Pubblico Ministero la richiesta dell’aggravante ex articolo 7, utile anche ad individuare il movente. L’istruttoria ha fatto emergere che Lea Garofalo rappresentava un pericolo per Carlo Cosco e i suoi sodali; le modalità atroci con cui è stata fatta sparire rimandano alla criminalità». Roberto D’Ippolito, difensore di Marisa Garofalo e Santina Miletta, rispettivamente sorella e madre della testimone di giustizia con queste parole dà l’avvio alle sue richieste, a conclusione della fase dibattimentale del processo. L’aggravante del metodo mafioso torna dunque a far parlare di sé all’interno dell’aula della prima sezione della Corte di Assise del Tribunale di Milano. La legge 203/1991, al punto citato dal difensore di parte civile, stabilisce un “aggravamento di pena a carico di chi, nella commissione di reati, si avvale del metodo mafioso”. Un’aggravante che nell’ordinanza di custodia cautelare non compare, in quanto derubricata dal gip di Milano Giuseppe Gennari. Quando a luglio il processo ebbe inizio, si parlò nell’immediatezza del fatto che il pm Tatangelo non volesse contestare l’aggravante del metodo mafioso. Le motivazioni di questa scelta saranno palesate nel corso della requisitoria in calendario per il 26 marzo; per il momento il pubblico ministero, rispondendo alla richiesta di...