Articoli con tags ‘ riciclaggio ’


Riciclaggio, indagati i fratelli Orsero

Set 30th, 2016 | Categoria: news
Lo scorso 28 settembre la Guardia di finanza ha effettuato un controllo nelle sedi di Savona e Vado Ligure del gruppo Orsero, specializzato nell’import-export di frutta. Sono state perquisite le sedi nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fidi facili concessi da Banca Carige, ai tempi della presidenza di Giovanni Berneschi, a imprenditori “amici”. Indagati con l’accusa di riciclaggio i quattro fratelli Orsero, tra lo loro la presidente del Gruppo Raffaella. Nella sua abitazione sono stati sequestrati 630 mila euro in contanti. L’inchiesta nacque dai rilievi mossi dagli ispettori di Bankitalia secondo i quali i fidi venivano concessi con troppa facilità a imprese di amici che avevano una posizione debitoria elevata che non avrebbe permesso di ottenerli. Secondo la procura di Genova, il gruppo Orsero avrebbe ottenuto 91 milioni di finanziamenti concessi senza le adeguate garanzie, sarebbero quindi frutto di una truffa ai danni di Banca Carige (compiuta dai suoi stessi managar tra il 2010 eil 2014) o di appropriazione indebita. Pertanto Raffaella e Antonio Orsero, nel periodo contestato al vertice del gigante savonese “Gf Group” (Antonio oggi è fuori), sono indagati per riciclaggio avendo tecnicamente reinvestito denaro provento d’un primo reato.    


Liguria, tre arresti e beni sequestrati per un valore di venti milioni di euro

Lug 13th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La Direzione investigativa antimafia di Genova, coordinata dalla Procura di La Spezia, ha eseguito tre provvedimenti personali restrittivi nei confronti di altrettante persone. Le accuse sono, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza delittuosa. Inoltre, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di quote societarie, conti correnti bancari e altri beni – per un valore di circa venti milioni di euro –  illecitamente acquisiti e riconducibili ad uno dei tre arrestati, un imprenditore di Massa Carrara.    


Operazione contro il riciclaggio, altri 20 arresti in Italia

Ago 2nd, 2011 | Categoria: news
La Guardia di Finanza di Locri e Palmi, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha effettuato stamani 20 arresti tra Sicilia, Calabria, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Gli arrestati, secondo quanto affermato dalle fiamme gialle, sarebbero coinvolti in un’operazione di riciclaggio da centinaia di milioni di euro organizzato da ‘ndrangheta e Cosa nostra. Si tratta di imprenditori, liberi professionisti ed esperti di finanza legati ai clan della ‘ndrangheta Facchineri, Avignone e Aquino-Coluccio, e alle famiglie mafiose vicine al super latitante Matteo Messina Denaro. Le accuse mosse nei loro confronti sono quelle di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, truffa, riciclaggio e falsificazione di titoli. Le indagini erano partite nel 2009 quando due uomini della ‘ndrangheta di Piana di Gioia Tauro erano stati trovati in possesso di un titolo da 860 milioni di dollari che stava per essere depositato in un istituto di credito.


Arrestato Enrico Nicoletti, ex cassiere della Magliana

Lug 7th, 2011 | Categoria: news
L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Ceniccola e del procuratore aggiunto Capaldo ha portato all’arresto del boss della Magliana Enrico Nicoletti, insieme al suo braccio destro, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Presunto storico cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, 74 anni, è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di millantato credito, truffa, usura, falso, riciclaggio e ricettazione. Si tratta dell’ultimo atto dell’operazione “Il gioco è fatto”, nel corso della quale la squadra mobile della questura di Roma, guidata da Vittorio Rizzi, nell’ottobre scorso ha già eseguito diverse misure cautelari. Mentre, la scorsa settimana, la divisione anticrimine ha effettuato un sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni e mezzo di euro. Le indagini hanno fatto emergere l’associazione criminale di cui Enrico Nicoletti era a capo, e che, millantando credito, truffava ignare vittime interessate all’acquisto di beni immobili oggetto di aste giudiziarie. Tra le vendite fantasma c’erano il palazzo della questura di Roma, la casa dove abitava Cafù, una quota della villa di Cragnotti. A quest’ultimo – afferma la questura di Roma – erano destinati i proventi dell’attività illecita, poi reinvestiti in attività commerciali e beni immobili. Finito in manette anche il braccio destro...


Genova, la piazza del riciclaggio

Giu 1st, 2011 | Categoria: news
“Abbiamo capito che la Liguria è una delle piazze dove si ripulisce il denaro e quindi bisogna stare molto attenti, ma con strumenti di intelligence piu’ raffinati. Ci dobbiamo attrezzare perchè siamo di fronte ad una generazione di infiltrazione criminale che e’ molto piu’ evoluta e in relazione alla quale la rintracciabilità del denaro che viene riciclato è sempre più difficile”. Lo ha detto il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, a margine di un convegno organizzato a palazzo Tursi dalla Cisl, sul tema della trasparenza e la legalità negli appalti. “Ovviamente – ha aggiunto il primo cittadino – che siano solo le aziende con il certificato antimafia a poter partecipare agli appalti è cosa notissima, ma questo certificato non serve più, non basta piu’ da solo. Bisogna che il pubblico si metta insieme, si passi le informazioni, si metta in condizione di avere dei database tali da poter evitare che cadano nel vuoto osservazioni su cui non si può far nulla. Se ci sono alcuni ‘sentiti dire’ su cui però non esistono certezze, è difficile poter intervenire”. Il sindaco Marta Vincenzi ha quindi ribadito che “la centrale unica e’ uno dei meccanismi piu’ seri e credo sia una fortuna poterla fare...


La ‘ndrangheta e il grado di inconsapevolezza della Val d’Aosta

Mag 30th, 2011 | Categoria: news, prima pagina
«La criminalità organizzata c’è anche in Valle d’Aosta, anche qui ci sono esponenti della ‘ndrangheta. So che c’è una grossa comunità calabrese. Questo non significa criminalizzare un territorio, ma dire o pensare di essere immuni equivale ad essere impreparati, correndo il rischio di cadere nelle grinfie della criminalità». Angela Napoli, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, con toni tanto pacati quanto risoluti e fermi fotografa la situazione della regione che «già solo per la propria conformazione geografica, per la presenza di un casinò, per il fatto di essere una località di confine, non può pensare di essere immune a questo genere di fenomeni».  L’opportunità per ascoltare l’onorevole di Futuro e Libertà – «ma secondo me la lotta al crimine non può e non deve essere partitica», ha ricordato – è stata offerta da Libera Valle d’Aosta, che ha organizzato un incontro dal titolo “La penetrazione delle mafie al Nord”. La poca partecipazione di pubblico alla serata di venerdì 27 maggio può essere interpretata anche come una mancanza di interesse verso queste tematiche che erroneamente non si considerano afferenti alla propria realtà, ma questa forma mentis non può che tradursi in un favore alle mafie. «Ignorare il problema non aiuta la salute della...


Esce il rapporto del Cnel: la criminalità cinese è sempre più simile alla mafia

Mag 19th, 2011 | Categoria: news, prima pagina
Presentato nella sede del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) il rapporto sulla mafia cinese nel nostro Paese. Stando a quanto pervenuto, contraffazione commerciale, prostituzione e immigrazione clandestina sono le tre maggiori attività della criminalità cinese. Quello che più sorprende è la struttura interna della criminalità cinese, quella rete di rapporti e di gerarchie che ne fa un fenomeno criminale organizzato capace di controllare capillarmente il territorio e condizionando il tessuto sociale in cui operano. Questa rete di rapporti si sviluppa attraverso due vettori: il primo è il legame solidaristico, una fratellanza criminale che sottende fedeltà e omertà e che nasce, in molto casi, prima dell’arrivo in Italia: la condivisione di esperienze si realizza in un sodalizio dedito all’attività illecita che diventa così l’unica “occupazione” quotidiana. Un secondo vettore è quello familiare. Facendo riferimento a padri, figli e famiglia allargata, l’organigramma criminale si struttura per linea di parentela secondo precise gerarchie interne In tal modo riesce a infiltrarsi nella rete di connazionali presenti sul suolo italiano, reclutando sempre nuove leve per l’attività criminale. Questa essenza bifronte pone la crimnalità cinese su un piano intermedio rispetto alle due grandi associazioni criminali italiane: come Cosa nostra,...


San Marino, il pane della ‘ndrangheta

Mar 8th, 2011 | Categoria: news
Località Gualdicciolo, nella Repubblica di San Marino. Qui il forno del “clan Vallefuoco” riforniva di pane le mense scolastiche di Reggio Emilia e contava tra i suoi clienti nomi dei big delle ristorazione emiliana e italiana, tra cui Camst. A dirlo è il segretario di Stato della piccola repubblica per l’Industria e il commercio, Marco Arzilli, nell’incontro settimanale con la stampa a Palazzo Pubblico: “La società Vallefuoco – spiega il segretario di Stato – ha operato a San Marino con commissioni rilevanti soprattutto in Emilia Romagna, nel bolognese e a Reggio Emilia, con i grandi nomi della ristorazione come la Camst per pane e farinacei”. L’arrivo dei Vallefuoco a San Marino si è avuto a seguito della liberalizzazione del settore: “I controlli sulle società invece sono stati effettivi solo grazie alla legge del 2008 che ha istituito l’ufficio di Controllo a cui si è aggiunto, con l’attuale governo, il nucleo antifrode”. Non è la prima volta che San Marino si trova vittima di infiltrazioni mafiose anche se, precisa Arzilli: “Fino al 2008 qualcuno diceva che non esisteva la malavita a San Marino. Rifiuto completamente...


Con le armi spuntate

Nov 25th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Pier Camillo Davigo
La corruzione è un reato con una cifra nera molto elevata. Si definisce cifra nera la differenza fra il numero di reati commessi e quelli risultanti dalle statistiche giudiziarie. La cifra nera varia a seconda di molti fattori, fra i quali il tipo di reato ed il contesto in cui viene commesso. La cifra nera della corruzione dipende dal fatto che è un reato a vittima diffusa (nel quale nessuno percepisce di essere stato danneggiato direttamente); dal fatto che, normalmente, viene commesso in assenza di testimoni, posto che raramente viene perpetrato in presenza di soggetti estranei; e che corrotti e corruttori hanno un convergente interesse al silenzio. Pertanto la corruzione non viene quasi mai denunciata e si scopre solo facendo indagini su altri reati. In passato veniva scoperta in occasione di indagini su reati finanziari (soprattutto annotazione di fatture per operazioni inesistenti), societari (false comunicazioni sociali) o di abuso d’ufficio. I reati di corruzione richiedono infatti generalmente la disponibilità di somme di denaro, talora rilevanti, gestite extra contabilmente dalle imprese e più in generale la possibilità di rilevanti movimenti di denaro contante senza particolari controlli. In presenza di una effettiva situazione di trasparenza contabile sarebbe stato molto più difficile prelevare...


In Puglia la mafia preferisce i negozi

Ott 12th, 2010 | Categoria: news
Stamane la Squadra Mobile di Taranto ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di ben 46 individui. L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della stessa provincia salentina. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffa aggravata, estorsione, intestazione fittizia di beni a fini elusivi delle normative antiriciclaggio. Agli arresti, giunti dopo una prolungata indagine, sono arrivati anche i sequestri di beni mobili e immobili per una stima di circa 700 mila euro. La Mobile di Taranto è partita dalla pista del riciclaggio. Secondo le risultanze investigative  il denaro frutto del commercio di stupefacenti veniva riciclato tramite investimenti patrimoniali “di media portata”. Si comperavano esercizi commerciali e li si intestavano a prestanome che, a volte, per essere convinti venivano anche minacciati.