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Le mafie di oggi sono le mafie del domani. Dia: “Riciclaggio e affari. L’Italia è condizionata”

Feb 4th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
La stagione delle stragi è finita. Quella del sangue, quasi. Le organizzazioni criminali del nostro Paese sono sempre più a vocazione affaristica. Dove c’è guadagno, meglio il silenzio. E i soldi, seppur non letteralmente, fanno rima con prudenza. Eccolo il nuovo scenario descritto dalla Direzione Investigativa Antimafia nell’ultima relazione appena redatta (ma riferita al primo semestre 2015) riguardanti le mafie nostrane. Un quadro nuovo ma non per questo meno inquietante, in cui si affievoliscono i colori ‘tradizionali’ dell’appartenenza e si fanno largo, con l’emersione delle nuove leve criminali, le tinte forti delle competenze. Sfruttate anche grazie alla permeabilità dei sistemi economici e politici, con imprenditoria e amministratori che diventano le sponde preferite. 275 forti, che allargano lo spettro delle responsabilità alla società civile generalmente intesa. E se è vero che è nel Meridione che le strutture criminali continuano ad avere il cervello (in particolare in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) è pur vero che il controllo del territorio si coniuga sempre più insistentemente e inesorabilmente con un interesse sempre maggiore verso l’esterno. Con un tratto saliente su tutti, quella grande capacità di “contaminare l’economia reale e finanziaria”, alterando “il corretto processo di sviluppo dell’economia”. Nazionale, in prima battuta. Ma anche estera. Per la Dia, “le mafie...