Articoli con tags ‘ Raffaele Cutolo ’


L’omicidio di Giuseppe Salvia dentro un microfono

Apr 14th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Giulia Panepinto
“Quando in carcere si ammazza si fa il suo nome.”  È Joe Marrazzo che sferra dal suo taccuino una domanda che pare più una conferma, verso un uomo che dietro alle sbarre mantiene il suo volto delicato e un ghigno incurante. Quell’uomo è Raffaele Cutolo e siamo nel travagliato contesto napoletano del 1981 dove la ricchezza economica dei clan genera ed è generata dalla violenza, dove una camorra fra tante, la Nuova Camorra Organizzata, ha intenzione di prevalere e dare un ordine unitario a quella frammentazione criminale che opera in modo sciolto sul territorio. Sempre nell’81 Marrazzo immortala lo spaccato della società partenopea nel suo Dossier Camorra, e fra le tante testimonianze raccolte anche quella di ‘o professore Raffaele Cutolo. Poco tempo prima di quest’inchiesta, un uomo, Giuseppe Salvia, viene ucciso da una batteria di killer della Nco. È il 14 aprile. “È normale, Cutolo sta bene a tutti, c’ho le spalle grosse ecco” ribatte don Raffaè a quella domanda posta da Marrazzo, che dal suo microfono rilancia: “Quindi lei ritiene di essere tirato in ballo sempre, ingiustamente?” per ricevere come risposta un: “È logico, come no.” “[…] lei come si definirebbe allora?” “Sono uno che combatte contro le ingiustizie, io e tutti...


Catturato in Brasile il latitante Pasquale Scotti

Mag 26th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Pasquale Scotti, 57 anni, latitante da decenni e dal 17 gennaio 1990 ricercato a livello internazionale ed inserito nell’elenco italiano dei più pericolosi latitanti, è stato catturato in Brasile. L’uomo, conosciuto come ‘Pasqualino collier’ per aver regalato una collana alla moglie del suo boss Raffaele Cutolo, era un elemento apicale della Nco e dopo il trasferimento di Cutolo nel 1983 all’Asinara tentò anche di riorganizzare le fila del clan. Era stato arrestato nel dicembre 1983, e aveva anche cominciato a collaborare con gli inquirenti, ma solo per farsi trasferire ed evadere la notte di Natale di quell’anno dall’ospedale di Caserta, dove era ricoverato per una ferita alla mano. Detto anche l’ingegnere, è stato il mandante di un omicidio molto noto, quello di una ballerina di un night di Roma, Giovanna Matarazzo, ossia Dolly Peach, legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo, ‘o nirone, esponente di spicco della Nuova famiglia contrapposta alla Nco. È stato arrestato a Recife. Scotti, secondo quanto si è appreso, era in Brasile nella località del Nord-Est del paese probabilmente da un paio di giorni. La sua identità sarebbe stata certificata dai riscontri sulle impronte digitali dopo l’arresto.


Una repubblica fondata sulle “trattative”

Giu 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Vatti a fidare dei politici: sono sempre pronti a saltare sul carro del camorrista più forte». Sembra una battuta di spirito e invece è la confessione del più importante pentito di camorra, Pasquale Galasso, il primo a raccontare ai magistrati la trama intricata dei rapporti tra capi camorra e istituzioni. Siamo nel 1993 e i giudici hanno messo la firma sull’avvio della sua collaborazione. Galasso è un fiume in piena, parla all’inizio con tre Procure, Napoli, Salerno e Roma, poi anche con Palermo. Nei suoi racconti si ricostruiscono gli affari della Nuova famiglia degli Alfieri e i suoi contrasti con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Si autoaccusa di 40 omicidi e dichiara di aver partecipato a ottanta spedizioni di morte. Lui, che si era pure iscritto all’università per diventare medico, era riuscito a mettere in piedi una varietà di affari tale da far invidia ai manager migliori: finanziarie, commercio internazionale, ortofrutticoli, automobili, pompe funebri, autonoleggi e persino un’agenzia di viaggi. Un tesoro del valore di oltre 1.000 miliardi di vecchie lire, senza tener conto di quel castello sul lago d’Orta, comprato nelle prime fasi della sua collaborazione con un fido dell’istituto di credito San Paolo di Torino. Pasquale parla perché...


All’ombra del vulcano

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Controllo del territorio. Appoggi politici. Alleanze con imprese. A Nola e dintorni sono i fratelli Russo a comandare ogni attività. L’ascesa cominciata come luogotenenti del boss Carmine Alfieri. La latitanza dorata dei padroni di un impero criminale, alimentato da complicità politiche locali e nazionali La Sicilia delle denunce contro il pizzo è troppo distante; troppo lontana anche Caserta, la terra dei casalesi “scoperti” da Gomorra, nonostante sia ad un tiro di schioppo da questo agglomerato di Comuni che qualcuno vorrebbe trasformare in provincia: nuovi posti di lavoro, clientele e prebende. Siamo a Nola, terra di camorra. «Qui nessuno denuncia, l’antiracket è una parola che nel vocabolario degli imprenditori non compare, qui tutti pagano e stanno zitti». Perfino la mozzarella, quella che si serve nei ristoranti di Roccarainola, comune limitrofo, è affar loro. Al silenzio delle imprese e del mondo del lavoro, risponde il silenzio della stampa e del mondo politico: la Commissione antimafia non cita il nolano come zona di camorra e nelle audizioni evita di valutare i legami politici dei clan che controllano il territorio. Il feudo dei Russo. Nola, crocevia dei boss di camorra. Dai Carmine Alfieri e Raffaele Cutolo di ieri, all’ultima indagine del febbraio scorso, coordinata dalla Dda...


Torna a uccidere un ex pentito del processo Tortora

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
Michelangelo D’Agostino, 53 anni, l’uomo che il 6 luglio aveva assassinato in pieno giorno a Pescara Mario Magliaro, 64 anni, titolare di uno stabilimento balneare, è stato arrestato dai carabinieri 48 ore dopo l’omicidio. D’Agostino è un ex camorrista affiliato alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Soprannominato “il killer dei 100 giorni” per aver ucciso 15 persone in poco più di tre mesi, fu arrestato nel 1983, all’età di 28 anni. Iniziò subito a collaborare con la giustizia e fu tra coloro che accusarono ingiustamente il conduttore televisivo Enzo Tortora, arrestato per associazione camorristica e traffico di stupefacenti il 17 giugno 1983. Più recentemente aveva deposto contro il boss dei casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone. Nel 1997 gli era stato concesso il regime di semilibertà, revocato dopo la commissione di alcune rapine in Piemonte. Fino al 20 gennaio scorso era detenuto nel carcere di Castelfranco Emilia (Modena), quando gli era stato concesso di scontare il resto della pena in una casa-lavoro della provincia. L’11 marzo il magistrato di sorveglianza di Modena gli aveva concesso di sottoscrivere, sulla strada di un percorso di recupero ritenuto avviato, un contratto di lavoro presso la cooperativa La cometa di Pescara. Subito dopo la cattura...


Caso Tortora, memorandum per giudici e giornalisti

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Enzo Tortora fu vittima di una gestione dilettantistica dei primi pentiti e di un circo mediatico assetato di vittime eccellenti. Ecco come non fare un processo alla mafia, ecco come non scrivere di mafia «Immagina di essere preso alla gola all’improvviso. Ma non da briganti, ma da uomini che tu fino a ieri consideravi rispettabili, l’essenza stessa del rispetto. E da questi uomini ammanettato, esposto alla gogna, misurato, spalmato di nero sui polpastrelli, privato di tutto. Dopo di che costretto ad ascoltare su di te cose inaudite, irripetibili». Con queste parole, scritte dal carcere e indirizzate alla figlia Silvia, Enzo Tortora 25 anni fa descriveva l’incubo kafkiano di cui era prigioniero. Un incubo che lo colse nel cuore della notte del 17 giugno 1983, quando, con l’arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di stupefacenti, si aprì il sipario su una vicenda giudiziaria drammatica, segnata da una lunga carcerazione preventiva (sette mesi) e da una condanna infamante in primo grado a 10 anni di reclusione. Che si concluse 4 anni dopo, il 13 giugno 1987 con l’assoluzione definitiva da tutte le accuse con formula piena. Il 18 maggio 1988 Tortora morì consumato da un cancro il cui rapido decorso fu verosimilmente agevolato...


La lingua e la spada

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
A differenza dei padrini siciliani e calabresi, i camorristi napoletani degli ultimi vent’anni non hanno affatto disdegnato l’attenzione dei media, sfruttandola addirittura a proprio vantaggio. Molto più “riservati“, invece, i boss casertani, per i quali gli attacchi ai giornalisti troppo intraprendenti sono una consuetudine (altro…)


Chiaroscuro partenopeo

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
A un anno dalla fine del suo mandato come parroco a Forcella, don Luigi Merola ci accompagna a vedere che cosa è cambiato nel rione napoletano regno della camorra, dopo importanti segnali di svolta e altrettanti che, invece, dicono che nulla è mutato   Un dedalo di strade, grovigli di vicoli su cui insistono palazzi fatiscenti e altrettanti dall’inestimabile valore artistico: Rione Forcella, cuore antico della città di Napoli, delimitato dalla mole dell’ex tribunale e da via Duomo, spartiacque naturale con l’altra metà dei decumani dove è fiorente il commercio dell’arte presepiale. Una città nella città anche da un punto di vista urbanistico, che si è vista concedere, nonostante le oggettive difficoltà per far decollare qualsiasi forma di progetto, il patrocinio da parte dell’Unesco in favore della cabina di regia che attuerà il protocollo, insieme a Curia e Comune, per “la rigenerazione del centro storico”. Un progetto che prevede, per i prossimi sette anni, uno stanziamento iniziale pari a 200 milioni di euro ai quali si aggiungeranno quelli del Fondo per le aree sottoutilizzate, finanziamenti che dovrebbero essere utilizzati per realizzare interventi di riqualificazione urbana, per opere di edilizia residenziale per studenti universitari, per l’avviamento di politiche sociali e di sicurezza, per la...


Foggia, altro che criminalità stracciona

Apr 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Come è possibile che il 9 ottobre scorso una città come Foggia si sia improvvisamente scoperta governata da un sistema mafioso di malavitosi criminali (la cosiddetta Società), speculatori edili (al vertice dell’Associazione Industriali) e uomini politici (dalla Regione al Comune), legati agli affari del mattone? Per comprenderlo è utile ripercorrere alcune tappe fondamentali della storia criminale della città. Un incremento della presenza della criminalità organizzata a Foggia si ebbe quando si decise di impiantare il carcere speciale della Camorra (dove, ricordiamo per appunto di cronaca, fu inventato anche il caso Tortora), che ha ospitato anche il soggiorno di elementi di spicco di Cosa Nostra. Nel 1979 il camorrista Raffaele Cutolo, fuggito dal manicomio criminale di Aversa, si reca all’Hotel Florio sulla strada Foggia-San Severo a insediare la Nuova Camorra Organizzata (Nco) con malavitosi locali e futuri imprenditori del grano e del pomodoro. All’epoca il commissario di polizia Gigli, che stava indagando sulla vicenda per conto del magistrato Maritati, venne allontanato contro la sua volontà con un provvedimento di trasferimento. Dopo l’insediamento camorristico della Nco, il controllo del traffico della droga e la supremazia sul territorio vengono sanciti con la strage del “Bacardi” del 1° maggio 1986, in cui vengono trucidati quattro malavitosi locali. Nell’ottobre...


I segreti di «’O rre»

Dic 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
La strage del rapido Napoli-Milano, il sequestro Cirillo, la morte di Roberto Calvi. Le testimonianze diLuigi Giuliano, ex “re di Forcella”, potrebbero svelare i retroscena di alcune tra le più oscure vicende italiane degli anni Ottanta «Don Raffaele ha detto che gli dovete la sua parte: 500 milioni subito e 50mila lire per ogni cassa di sigarette che sbarca a Napoli. Se volete campare tranquilli, vi conviene accettare». Con questo messaggio, portato a Luigi Giuliano, ’o rre di Forcella, una sera del dicembre di 23 anni fa da Mario Savio (Marittiello ’o bellillo) e da Raffaele Adorasi (’o nonno) – due “picciotti di sgarro” al servizio di Raffaele Cutolo – ebbe inizio la guerra della Nuova Camorra Organizzata contro i vecchi clan napoletani e campani, e contro tutti quelli che non si sarebbero sottomessi al nuovo ordine criminale del “professore” di Ottaviano. Ma Luigi Giuliano il soprannome di ’o rre lo meritava davvero: riuscì a coalizzare in un’unica organizzazione, la “Nuova Famiglia”, tutti i clan anti-Cutolo (Vollaro, Zaza, clan dei casalesi, Alfieri, Ammaturo), divenendone il capo, e ad allearsi con Cosa Nostra, assoldando un gruppo di killer professionisti dalla Sicilia.  Ma 23 anni da monarca nel rione di Forcella, cuore antico della Napoli popolare, devono essere stati...