Articoli con tags ‘ Puglia ’


La mafia del Gargano

Set 9th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Innocanti
L’agguato mortale teso da un commando il 25 gennaio 2015 ad Angelo Notarangelo ( soprannominato “cintarrid”) nei pressi di Vieste (Foggia) mentre a bordo del suo fuoristrada rientrava a casa, aveva fatto riaccendere i riflettori sulla mafia del Gargano e sulla possibile ripresa di scontri con altri gruppi criminali locali. Notarangelo, leader dell’omonimo clan, tornato in libertà a luglio del 2014, dopo aver scontato alcuni anni in carcere, si occupava di traffico di droghe e sovrintendeva al racket della guardania per “evitare” furti e incendi ad aziende turistiche e agricole. Brutti segnali erano già arrivati pochi mesi prima (novembre 2014) con alcuni attentati dinamitardi in negozi del centro a Foggia, le intimidazioni in alberghi e strutture turistiche a Vieste, il pizzo pagato dai commercianti. L’ultimo agguato si è avuto a Foggia ai primi di settembre scorso con l’omicidio del boss Roberto Sinesi ed il ferimento del nipotino di 4 anni seduto sul sedile posteriore dell’auto su cui viaggiavano. “E’ in atto una guerra tra clan” ha dichiarato il questore di Foggia dopo due omicidi e vari tentati omicidi compiuti nei mesi passati. Tra gruppi di quella che viene indicata come mafia garganica. Che l’Italia sia la patria delle mafie non è...


“Sta figliando la scrofa”. Così la mala garganica controllava lo spaccio di coca a Vieste

Feb 15th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
Duro colpo inflitto dal Comando provinciale dei carabinieri di Foggia e dalla compagnia di Vico del Gargano alla mafia garganica. I militari hanno infatti sgominato un sodalizio che aveva controllava lo spaccio di stupefacenti, soprattutto di cocaina. Nel mirino degli uomini dell’Arma è finito il clan Notarangelo, potentissima consorteria criminale del promontorio, da gennaio 2015 privata del suo capo, Angelo, ucciso a seguito d’un agguato. In manette sono finiti in tre: gli allevatori Danilo (nella foto) e Bartolomeo Notarangelo (25 e 28 anni, entrambi figli di due due cugini del boss defunto) e Michele Calabrese, schedato dai militari come un “nullafacente”. I tre avevano messo in piedi un grosso giro di spaccio che fruttava fino a 20 mila euro al mese e riforniva la zona dei pusher di Vieste. Nell’ambito dell’indagine, i carabinieri hanno intercettato le frasi in codice utilizzate dai malviventi quando per avvertire i pusher dell’arrivo della droga: “Sta figliando una scrofa”, era il gergo utilizzato dai Notarangelo. Nella disposizione degli arrestati, i militari hanno trovato anche diverse armi semiautomatiche. In particolare, Bartolomeo Notarangelo (per lui già precedenti), “aveva l’arma agganciata alla parte anteriore della cintura dei pantaloni, all’altezza della fibbia, una pistola marca Beretta 7,65 con matricola abrasa, cane armato,...


Le mafie di oggi sono le mafie del domani. Dia: “Riciclaggio e affari. L’Italia è condizionata”

Feb 4th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
La stagione delle stragi è finita. Quella del sangue, quasi. Le organizzazioni criminali del nostro Paese sono sempre più a vocazione affaristica. Dove c’è guadagno, meglio il silenzio. E i soldi, seppur non letteralmente, fanno rima con prudenza. Eccolo il nuovo scenario descritto dalla Direzione Investigativa Antimafia nell’ultima relazione appena redatta (ma riferita al primo semestre 2015) riguardanti le mafie nostrane. Un quadro nuovo ma non per questo meno inquietante, in cui si affievoliscono i colori ‘tradizionali’ dell’appartenenza e si fanno largo, con l’emersione delle nuove leve criminali, le tinte forti delle competenze. Sfruttate anche grazie alla permeabilità dei sistemi economici e politici, con imprenditoria e amministratori che diventano le sponde preferite. 275 forti, che allargano lo spettro delle responsabilità alla società civile generalmente intesa. E se è vero che è nel Meridione che le strutture criminali continuano ad avere il cervello (in particolare in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) è pur vero che il controllo del territorio si coniuga sempre più insistentemente e inesorabilmente con un interesse sempre maggiore verso l’esterno. Con un tratto saliente su tutti, quella grande capacità di “contaminare l’economia reale e finanziaria”, alterando “il corretto processo di sviluppo dell’economia”. Nazionale, in prima battuta. Ma anche estera. Per la Dia, “le mafie...


Bari 2013, la ‘strage’ dopo omicidio boss Caracciolese “non fu mafia”

Ott 2nd, 2015 | Categoria: news
L’omicidio del boss barese Giacomo Caracciolese e la successiva risposta del clan con il triplice assassinio al quartiere San Paolo di Bari non furono delitti di mafia. Per i due episodi, e per un altro tentato omicidio, il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha condannato sette persone a pene comprese fra l’ergastolo e un anno di reclusione, escludendo per tutti l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Per il triplice omicidio è stato condannato solo uno dei quattro imputati accusati del fatto di sangue. I fatti risalgono alla primavera 2013. Il boss Giacomo Caracciolese fu ucciso il 5 aprile “per una questione di onore” relativa a un’offesa subita dal boss rivale Pinuccio Fiore. Per il delitto è stato condannato oggi a 30 anni di reclusione il pregiudicato Donato Cassano, accusato anche di detenzione di armi ed evasione. Il 17 maggio successivo, un gruppo di fuoco ritenuto vicino al boss ucciso, tentò di ammazzare gli autori di quell’omicidio, tra i quali Vitantonio Fiore, figlio di Pinuccio, e quella stessa sera rimase ferito il pregiudicato Domenico Cantalice. Per questi fatti sono stati condannati oggi Nicola Fumai, Vito De Tullio (20 anni di reclusione), Vito e Luigi Milloni e Michele Lanave...


L’estate più lunga dello sfruttamento in Puglia. Calamita (Flai Foggia): “Troppe parole, è ora di agire”

Ago 27th, 2015 | Categoria: news
di Piero Ferrante
Il barometro dell’estate pugliese è fermo, e segna costantemente nero. Su quel che è stato fin qui e su quel che sarà almeno fino a settembre inoltrato. La stagione (agricola) ancora in corso è stata marchiata a fuoco come annus horribilis. Una focalizzazione tanto evidente sulle sorti del bracciantato pugliese (a torto o a ragione) non si ricordava dai tempi della pubblicazione del reportage Io, schiavo in Puglia, firmato da Fabrizio Gatti su l’Espresso. Correva l’anno 2006 e la Puglia, da terra balneare, patria in pectore della pizzica e della tarantella, vide tramutare la sua immagine in ‘carcere a cielo aperto’. Tutto insieme, sfumarono le luci dalle piazze salentine e si accesero su quei campi dove, a migliaia, italiani e stranieri lavoravano chini sulle piante di pomodoro. Da allora, anno dopo anno (ne sono passati nove, tanto per fare un conto elementare), le condizioni dei lavoratori stagionali sono andate peggiorando. Meno diritti e salari più bassi (per ogni bin si arriva al massimo a 2 euro) a fronte di trattamenti ancor più disumani e condizioni e orari di “lavoro” ben al di là del limite della violazione del diritto umano. Ma la denuncia dello sfruttamento, da sola, non basta (non più) a...


In Puglia una bilancia che oscilla tra infrazioni e buone prassi

Lug 24th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia
Nel Rapporto Ecomafia 2015 la Puglia conquista la vetta della poco edificante classifica delle illegalità ambientali in Italia, primato raggiunto scalzando quello storico della Campania. Nella nostra regione, infatti, le forze dell’ordine hanno riscontrato ben 4.499 infrazioni, il 15,4% di quanto accertato su tutto il territorio nazionale, denunciato 4.159 persone ed effettuato 2.469 sequestri. In linea col dato regionale, la provincia di Bari risulta essere la più colpita d’Italia per numero complessivo di infrazioni, 2.519, così come non sfigura nemmeno quella foggiana con 802 infrazioni. A questo si aggiunge un altro primato, quello nel ciclo illegale dei rifiuti con ben 2.081 infrazioni accertate, mentre l’abusivismo edilizio e i reati contro la fauna non accennano a diminuire. Una scalata ai vertici da parte della Puglia che si spiega con il capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine (in particolare Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri), coordinate operativamente da diversi anni grazie a un Accordo Quadro promosso e finanziato dalla Regione e che si avvale delle competenze scientifiche di Cnr e Arpa Puglia. Un lavoro di squadra che sta dando i suoi risultati (dal 2007 ad oggi sono state ben 3.154 le discariche...


La morte del bracciante Mohamed. Intervista a Lello Gurrado, autore di “Fulmine”

Lug 23rd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Lello Gurrado (nella foto) vive a Milano, ma il suo cognome mente poco: parla pugliese più di quanto tanti accenti potrebbero dire. Barese, giornalista professionista da cinquant’anni,  prima inviato speciale in tutto il mondo, redattore capo dello storico Corriere d’Informazione, il quotidiano del pomeriggio del Corriere della Sera. Gurrado, ora, insegna scrittura creativa. E scrive libri. Una passione per la narrativa che l’ha portato a raccontare molte storie. Tra queste, quella di “Fulmine” (Marcos y Marcos), che descrive scene ordinarie di anormale sfruttamento nella Puglia dei campi e nel Veneto dei cantieri. Gli abbiamo chiesto un’opinione in merito a Mohamed, il bracciante morto martedì 21 nelle campagne salentine.   Un’altra estate, ancora un morto. Lì, a pochi passi dalle masserie, dalle discoteche, dai lidi, dai campeggi. È come se esistessero due Puglie? Certo, è proprio così. La Puglia di chi vive e, a pochi passi, la Puglia di chi muore. Ed è una scena che si ripete. Ricordo che qualche anno fa, nel luglio del 2011, ci fu nel Salento una grande manifestazione di protesta. Centinaia di braccianti di colore incrociarono le braccia per chiedere condizioni di lavoro migliori, una paga decorosa e, ancora una volta, per piangere la morte di uno di loro:...


Anno 2012, Puglia, l’operazione Sabr che scoprì i caporali. Poi tutti liberi

Lug 22nd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Chiara Spagnolo
Nel 2012 fu scoperta un’associazione criminale transnazionale che reclutava migranti in Africa per farli lavorare come schiavi nelle campagne italiane: cervello tra Puglia, Sicilia e Calabria, braccia che si allungavano fino al Maghreb. Gli organizzatori della tratta e dello sfruttamento dei braccianti furono arrestati con una sfilza di imputazioni che, se trasformate in condanna, li costringerebbero in carcere per molti anni. Finora, però, la lentezza della giustizia italiana è stata dalla loro parte: conclusi i termini per la custodia cautelare preventiva sono tornati tutti in libertà, italiani e stranieri, imprenditori e caporali. Nelle stesse aziende che nel 2012 finirono nel mirino della Procura di Lecce e del Ros dei carabinieri, negli stessi campi, ad organizzare il lavoro con identiche regole spietate. L’inchiesta “Sabr” (dal nome di Saber, il caporale tunisino che in Salento aveva in pugno decine di braccianti) fu una pagina importante della cronaca giudiziaria di quell’anno. In manette finirono 22 persone, accusate di associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, falso materiale in atto pubblico e in atto privato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al processo sono arrivati in 16 (7 imprenditori salentini e 9 intermediari), tra stralci di posizione mandate per competenza...


Mohamed e il sogno infranto di tornare in Sudan

Lug 22nd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Chiara Spagnolo
Mohamed era sudanese e aveva 47 anni. A inizio estate aveva lasciato moglie e figlia di tre anni a Caltanissetta per andare raccogliere pomodori e angurie in Salento. Il suo sogno di lavorare abbastanza da poter tornare a casa a settembre è finito in un pomeriggio torrido nelle campagne tra Nardò e Avetrana, con il termometro che segnava 39 gradi e i compagni che vedendolo accasciato a terra gli hanno buttato sul viso dell’acqua. Troppo poco per fermare il destino: un infarto non gli ha lasciato scampo, anche se il malessere era in corso da almeno tre ore e, se fosse stato soccorso in tempo forse, Mohamed si sarebbe salvato. Sui campi della vergogna, però, non c’è posto per la pietà. Bisogna lavorare sotto lo sguardo vigile dei caporali e così hanno fatto i colleghi del 47enne, trenta migranti di origine africana, due dei quali senza alcun contratto di lavoro come lui. Su questa e altre omissioni dell’azienda per cui lavoravano si concentra ora il lavoro della Procura di Lecce, che ha iscritto i titolari della ditta e un intermediario nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Un loro diverso comportamento avrebbe forse potuto evitare la morte di Mohamed...


“I rifiuti campani sotterrati nel foggiano”. L’allarme del pm Nitti e l’ombra della criminalità organizzata

Giu 30th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Nel distretto di Bari “abbiamo trovato e continuiamo a trovare rifiuti tombati provenienti dalla Campania”. Lo ha detto il pm barese Renato Nitti, commentando i dati del rapporto Ecomafia 2015 di Legambiente presentato questa mattina a Bari. Nitti ha sottolineato, però, che sono “pochissimi i casi accertati di infiltrazioni di organizzazioni mafiose negli illeciti ambientali scoperti sul nostro territorio”. Una delle più importanti indagini del 2014 riguarda proprio un traffico organizzato di rifiuti dalla Campania in Puglia, l’operazione ‘black land’, con migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati, provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio e smaltiti illecitamente nel Foggiano. Continui gli accertamenti che hanno consentito di scoprire rifiuti pericolosi e non, tombati in diverse località: in una ex cava sita a Grottelline in agro di Spinazzola (Ba), nel Torrente Picone, in agro di Sannicandro di Bari, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, e in località Santa Fara nel Comune di Bari, dove è stato trovato anche amianto frantumato. E ancora l’inchiesta ‘Desert waste’ su un traffico internazionale di rifiuti dal porto di Bari verso Libia e Iran. Il pm di Lecce Ennio Cillo ha aggiunto che nel Salento, “dopo l’allarme lanciato un anno fa dalle dichiarazioni di pentiti...