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Mafia in Piemonte, il futuro ha già vent’anni

Apr 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Se si smettesse di affrontare la questione “mafie al nord” attraverso i termini spesso sterili dello scontro politico, per guardare invece a fatti e circostanze accertate, forse cesserebbero finalmente polemiche noiose, stantie e fuorvianti. Con buona pace degli increduli, se non ci si chiedesse più – il tempo per queste domande è scaduto – se le organizzazioni criminali siano presenti anche nel prospero settentrione o se nel consolidamento del loro potere mostrino la necessità e l’interesse a interloquire con chiunque sia utile al loro scopo (professionisti, amministratori o faccendieri di ogni risma), forse si riuscirebbe ad alzare l’asticella del dibattito. Se non si sventolasse più il soggiorno obbligato come lo spauracchio che ha cambiato le sorti di questa parte del Paese e ci si rassegnasse all’idea che i boss sarebbero arrivati comunque, spinti dagli affari e favoriti dalle migrazioni (sono arrivati fin nelle Americhe e in Australia, figurarsi risalire lo stivale), ci si potrebbe invece chiedere che cosa non ha funzionato nella politica e nelle istituzioni, nelle associazioni di categoria e nelle procure, se nel corso degli ultimi 50 anni non si è riusciti a evitare che la colonizzazione mafiosa diventasse pervasiva e sistematica anche ai piedi delle Alpi. Leggere “Coabitazioni mafiose....


La corruzione dopo Tangentopoli

Feb 28th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A quindici anni di distanza dall’arresto di Mario Chiesa e dalle inchieste dei magistrati di “Mani pulite”, che cosa è cambiato nel sistema della corruzione? Quali sono le tendenze da considerare nelle strategie di contrasto? E come va letto il rapporto tra mafie, poteri e appalti nella Seconda Repubblica? Intervista a Ivan Cicconi, direttore di “Nuova Quasco” Milano, 17 febbraio 1992. Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio (una casa di riposo per anziani), viene arrestato per concussione in flagranza di reato mentre intasca una busta contenente sette milioni di lire, la prima rata di una tangente per concedere l’appalto a un’impresa di pulizie. Le sue dichiarazioni avrebbero consentito a un gruppo di magistrati della Procura della Repubblica di Milano di estendere l’inchiesta – soprannominata “Mani pulite” – fino ad arrivare, nel giro di pochi mesi, allo svelamento di un sistema di intrecci corruttivi tra centinaia di politici (ministri, deputati, segretari di partito e amministratori locali) e imprenditori (dei principali gruppi industriali, ma anche di realtà medio-piccole). Le tangenti versate ai (o richieste dai) partiti per influenzare l’assegnazione di lavori e appalti erano una prassi talmente diffusa e consolidata che i magistrati, primo tra tutti Antonio Di Pietro, parlarono di dazione...