Articoli con tags ‘ profughi ’


Gli hotspot italiani per i profughi

Set 10th, 2015 | Categoria: news
Comporterà uno sforzo organizzativo enorme, sul piano delle risorse umane, strumentali e finanziarie, l’adozione, in Italia, di misure in grado di rendere più efficaci asilo, accoglienza e rimpatri dei migranti (la cosiddetta “road map”). È quanto prevede la proposta di Decisione attuativa del Consiglio europeo, del luglio scorso, sulla “relocation” (ricollocazione) dei migranti. Saranno necessari anche interventi legislativi per modificare le norme previste dal testo unico sull’immigrazione in tema di trattenimento di cittadini in posizione irregolare e di procedure di asilo. Intanto, secondo le indicazioni emerse in sede UE, debbono essere realizzate, in tempi rapidi, adeguate strutture (hotspot) da insediare in prossimità dei luoghi di sbarco dei migranti. Qui, il personale della Polizia di Stato, in particolare degli uffici immigrazione delle varie questure interessate, con il supporto delle agenzie europee/internazionali (Europol Frontex, UNCHR ecc…) procederanno ad effettuare un primo screening sanitario, i primi accertamenti sulle nazionalità degli stranieri, la “registrazione” dell’eventuale volontà di chiedere asilo, il foto-segnalamento per tutti. Seguirà, quindi, la separazione dei richiedenti la protezione internazionale dai migranti “economici” con il conseguente trasferimento dei primi nelle strutture dedicate e dei secondi nei Cie per l’avvio delle procedure di rimpatrio. Presso i centri di accoglienza già esistenti di Lampedusa, Pozzallo...


Quanti migranti moriranno quando terminerà Mare Nostrum?

Ago 25th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Leggendo le crudeli statistiche, aggiornate dal ministero dell’Interno, sulle “persone decedute o giunte cadavere in occasione di sbarchi”, non si può non pensare agli ulteriori drammatici eventi che torneranno a verificarsi in mare quando terminerà l’operazione Mare Nostrum, che ha consentito, in dieci mesi, di soccorrere e salvare decine di migliaia di migranti. La decisione politica è già presa e si attende solo il piano tecnico (in fase di elaborazione nel sonnacchioso mese di agosto) che consenta, gradualmente, il passaggio verso un nuovo “sistema operativo”, indicato già come “Frontex plus”, a sottolinearne la valenza europea e la direzione che verrà assunta dall’agenzia, indicata, qualche anno fa, come un “eurocarrozzone”, di scarsa utilità nel controllo delle frontiere esterne dell’UE. Accennavo ai bollettini dei “morti ufficiali” in mare: ebbene, dal 2002 ad oggi, sono stati 878, ai quali andrebbero sommati quelli (alcune migliaia secondo le testimonianze di persone soccorse) di cui non risulta alcuna evidenza ufficiale. Dopo il 2013, anno con il picco di 416 migranti annegati (di cui ben 367 nel mese di ottobre a Lampedusa), il 2014 è l’anno in cui si è registrato il maggior numero di cadaveri recuperati (118 di cui 45, a giugno, a Pozzallo). Parliamo ancora di...


Il bollettino costiero degli sbarchi dei migranti

Ago 4th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Il bollettino dei migranti soccorsi in mare, in costante aggiornamento da parte del Centro nazionale di coordinamento “Iavarone” presso la Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere di Roma, è davvero impressionante. Prosegue il flusso migratorio in partenza dalle coste libiche con 78.750 profughi sul totale degli 87.567 sbarcati nel 2014 alla data del primo agosto. A questi vanno aggiunti gli ulteriori 730 stranieri a bordo di alcune motonavi (la Kriti e Almisan) e della nave Espero della nostra Marina Militare, che si stanno dirigendo in queste ore verso i porti di destinazione (Augusta e Trapani). Questi semplici dati, raffrontati con quelli dello stesso periodo del 2013 (13.871 sbarcati sulle nostre coste), possono aiutarci a comprendere cosa stia accadendo in questa parte del nostro paese con le strutture di accoglienza stracolme e con rapidi trasferimenti disposti dal ministero dell’Interno in molti comuni italiani dove pure ci sono seri problemi alloggiativi. Le previsioni che si fanno, sulla scorta anche di informazioni che giungono da esperti del settore italiani ancora presenti in Libia nonostante la grave situazione di sicurezza degli ultimi giorni che ha indotto diversi paesi a chiudere le ambasciate (quella italiana è l’unica rimasta aperta sino ad oggi), sono...


CIE e sbarchi di profughi. Come affrontare la situazione?

Apr 17th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Con i cinque CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) rimasti operativi, almeno per ora, su tutto il territorio nazionale, potrebbe essere l’occasione propizia per rivedere quella parte del Testo Unico sull’immigrazione che disciplina la delicata e controversa materia del trattenimento-detenzione di stranieri “irregolari”. Per alcuni “centri” (Modena, Gradisca, Crotone), dopo il ripristino funzionale delle strutture (rimaste danneggiate nel corso del 2013 per i disordini e le rivolte degli “ospiti”), c’è ancora qualche comprensibile resistenza dei Prefetti interessati perché, è noto, la gestione di un Cie è sempre stata fonte di problemi e grane che è preferibile evitare. Non starò a ricordare le numerose dichiarazioni di esponenti politici, anche governativi, che, in passato, in particolare nel corso del 2013, criticarono aspramente tali centri, accompagnate dalle comprensibili critiche di alcuni sindacati di polizia relativamente alla organizzazione del sistema di sicurezza ritenuto approssimativo. Da anni, ormai, sono state scritte centinaia di pagine contenenti critiche sulla mala gestione e sulla carenza organizzativa e sanitaria dei CIE. Chi vuole approfondire può leggere i rapporti del 2004 e 2010 di Medici senza Frontiere, quello del 2007 di De Mistura, del 2012 della Commissione senatoriale per i diritti umani, del 2013 di Medici per i diritti umani...


Lo sbandierato e inutile reato di clandestinità

Gen 14th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Il 13 gennaio, anche il voto popolare on line del Movimento 5 Stelle ha bocciato il reato di clandestinità (termine brutto e ancora, purtroppo, usato su documenti istituzionali e su diversi giornali). In verità la bocciatura ha riguardato anche la linea dei leader del Movimento che, tre mesi fa, sul punto, si erano espressi a favore dell’odioso e inutile reato per …mantenere consenso elettorale. Evviva, dunque, al buon senso popolare. D’altronde, basta riflettere con un po’ di calma e senza pregiudizi (il che è, obiettivamente, molto difficile per taluni), sulla inefficacia della norma che fu introdotta nel 2009 dal ministro dell’Interno del tempo, il leghista Roberto Maroni. Era il tempo dell’affannosa elaborazione  di una legislazione – anche penale – di controllo serrato dell’immigrazione, senza andare troppo per il sottile, respingendo anche, in mare, i potenziali profughi, mettendo da parte gli aspetti umanitari di una doverosa accoglienza sancita da norme internazionali. Bisognava riconoscere la pericolosità degli stranieri (uomini, donne e bambini) che sbarcavano sulle coste italiane fuggendo da guerre e persecuzioni, creare la paura dell’invasione, del pericolo di compromissione della nostra identità comunitaria. Andava completamente capovolta la visione solidaristica della previgente normativa del testo unico sull’immigrazione. Bisognava assolutamente reprimere e, con...


Sinai, profughi eritrei in ostaggio dei narcotrafficanti

Dic 10th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Emilio FabioTorsello
Sequestrati sul Sinai con la minaccia di essere uccisi se non pagheranno ottomila euro a testa. È questa la condizione in cui si trovano 250 africani, di cui un’ottantina eritrei, bloccati da un mese in condizioni disperate al confine tra Egitto e Israele. A tenerli in ostaggio, una banda di beduini dedita al traffico internazionale di stupefacenti che ha già ucciso almeno sei ostaggi e costretto altri quattro profughi a donare un rene per pagarsi il riscatto: «sono stati portati via alcuni giorni fa – ha raccontato una donna che si trova sul Sinai, al telefono con don Mussiè Zerai, sacerdote eritreo e direttore della ong Habeshia – di loro però non abbiamo alcuna notizia». Incerta anche la localizzazione esatta della prigione, circostanza che appare ancor più paradossale se si pensa che diversi profughi sono raggiungibili telefonicamente e riferiscono di sentire da lontano la voce di un muezzin che chiama alla preghiera. «Non abbiamo acqua potabile – ha proseguito la donna contattata da Zerai – dobbiamo bere l’acqua del mare e molti di noi già hanno problemi intestinali. Ci danno da mangiare una pagnotta e una scatola di sardine ogni tre giorni, siamo costretti a vivere incatenati come bestie». E la...


Tinteggiare la facciata non basta

Apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
L’esodo di profughi è un lontano ricordo in Albania. Stabilità politica e progressi economici stanno lentamente trainando il Paese delle aquile verso l’Europa. Anche la mafia però ha cambiato veste: meno violenza, molti più affari, soprattutto nel settore immobiliare L’Adriatico è tornato un mare normale. La flotta di pescherecci e gommoni che un decennio fa ne solcava ininterrottamente le acque, per trasportare i profughi albanesi sulle coste italiane, si è decisamente ridimensionata. Anzi, è pressoché scomparsa. Estinguendo una forma di business, quello degli scafisti, che alimentava a profitti sfruttando il dramma di un popolo. Correva l’anno 1997. A Tirana esplodeva lo scandalo delle “piramidi” e lo Stato collassava, aprendo le porte all’anarchia istituzionale e alla fuga disperata dei cittadini verso le coste pugliesi. Il crollo delle piramidi. Il disastro inizia il 15 gennaio di dieci anni fa. E vale la pena riannodarne le sequenze. Quel giorno, alcuni cittadini, in fila davanti alla sede della società finanziaria Sudja, ricevono una doccia scozzese. Gli impiegati della società respingono i clienti affluiti, come di consueto, per riscuotere gli interessi maturati. Senza una vera motivazione non viene concesso  di ritirare denaro. Il sospetto che la Sudja sia insolvente inizia automaticamente a farsi strada e viene confermato qualche...


Le falle nel Muro

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Dovrebbe tenere lontani israeliani e palestinesi. In realtà, lo attraversano migliaia di persone ogni anno – pagando un “pedaggio” – per cercare un lavoro (in nero) o per commerciare. Qualcuno per farsi esplodere. E poi merci, documenti falsi, armi e reperti archeologici, specialità della mafia russa che in Israele ha radici profonde Quando il cielo è terso, dice il tassista, da quassù si vede il mare di Haifa, una cinquantina di chilometri più a ovest: oltre i cardi e gli ulivi, la striatura grigiastra del muro di sicurezza israeliano, i campi coltivati di cui i profughi di Jenin, che da quelle terre fuggirono nel ’48, continuano a rimpiangere ogni zolla. Mentre la sua mercedes s’inerpica sulla strada per Al Arraqa, nel nord della Cisgiordania, il tassista non smette di parlare. Indica i manifesti dei caduti contro gli israeliani che tappezzano muri e tralicci e snocciola nomi. «Anche i bambini li conoscono», dice. Un po’ come da noi ricordano quelli dei calciatori sulle figurine. Il manifesto più fresco ritrae un ragazzo sulla ventina, di profilo, con alle spalle la cupola dorata della moschea di Al Aqsa e vampe di fuoco. Samir Ahmad, il giovane nella foto, conosceva bene questa strada: unisce Al Arraqa,...


Istantanee di guerra

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Il dramma di chi fugge e la determinazione di chi resta: ecco come appariva Beirut prima della tregua a un inviato di «Narcomafie». Storie di sopravvivenza quotidiana e di domande che attendono ora una risposta. Tra queste, il sospetto che Israele abbia usato armi chimiche «A causa dell’attuale situazione, in questi giorni l’esercizio rimane aperto soltanto dalle otto alle venti. Ci scusiamo con i clienti per il disagio»: l’avviso, stampato su un A4 plastificato, era appeso sulla porta a vetri di un locale di ristorazione su un angolo di Bliss street, la via che costeggia l’università americana di Beirut. Lungo la strada si contavano almeno sei, tra fast food e ristoranti: kebab, piadine, hamburger, pizze e crèpes; tutti aperti. Lungo le vie di Hamra, il quartiere centrale, negozi di elettrodomestici, tabaccai, cambiavalute, alimentari erano tutti con la serranda alzata. Traffico regolare, persone indaffarate sui marciapiedi. A colpo d’occhio una città in attività, dove non molto si era fermato. Erano piccoli i segni della guerra nella vita di tutti i giorni: un ristorante che respingeva i clienti per chiudere prima, interferenze o interruzioni nei segnali televisivi, la corrente elettrica di un fast food che saltava per via dei generatori con il vocio delle...


Come rifiuti politici

Apr 10th, 2005 | Categoria: recensioni
Ci vuole la saggezza visionaria dei grandi vecchi per farci capire quello che sta avvenendo, i processi nei quali siamo immersi fino al collo. Ci vuole un sapere autenticamente eclettico per tracciare un ritratto della contemporaneità nel quale ciascuno potrà riconoscere, con non poca inquietudine, il proprio volto. L’ottantenne Bauman è uno dei più influenti pensatori della nostra epoca, uno che aiuta davvero ad orientarsi nel guazzabuglio che sembra essere diventato il mondo. E può farlo perché la sua è una sociologia di confine e sul confine. Nell’era dell’abolizione dei confini e del vecchio ordine geopolitico, anche le frontiere del sapere sono venute meno, e una sociologia che non si nutra di filosofia, di letteratura e di poesia ha ben poche speranze di capire gli oggetti della propria indagine. In Vite di scarto Bauman continua a fissare lo sguardo su quella diffusione planetaria del modello di vita occidentale «che ha trasformato in modo surrettizio ma radicale il contesto in cui affrontiamo le sfide della vita, invalidando le saggezze esistenti e rendendo necessario un ripensamento delle strategie di vita». Nel farlo si serve della metafora del rifiuto. I processi di produzione hanno nei rifiuti il loro “segreto oscuro e vergognoso”, ma ora che...