Articoli con tags ‘ processo Minotauro ’


Processo Minotauro, la memoria difensiva di “Libera”

Mag 12th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Norma Ferrara
A cinque anni dagli arresti messi a segno dall’indagine Minotauro, coordinata dalla Dda di Torino, contro la ‘ndrangheta in Piemonte, dopo oltre cento udienze in primo e secondo grado, è arrivato il sigillo della Cassazione. La Suprema Corte ha confermato le condanne definitive per 23 imputati del filone principale del processo, tra gli altri quella per l’ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, a otto anni per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno disposto, inoltre, alcuni annullamenti con rinvio. Al “Palazzaccio”, come lo chiamano nella Capitale, durante la prima parte dell’udienza di ieri  davanti alla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, in rappresentanza delle parti civili c’era soltanto l’associazione Libera. La memoria conclusiva della parte civile “Libera”. Durante l’udienza  Libera è intervenuta  chiedendo  – come si legge  nella memoria conclusiva presentata –  il “rigetto dei ricorsi” e la “conferma in ogni sua parte della sentenza della Corte di Appello di Torino”. “La sentenza –  si legge in un passaggio dell’atto  – richiama le conclusioni assunte dal Collegio di prime cure, confermando la sussistenza dell’associazione mafiosa. Il metodo mafioso governa i rapporti interni tra le “locali” che sono “gemmate” dalla madre calabrese e vi rimangono legate condividendone linguaggi, riti e doti, pur conservando...


Processo Minotauro, la sentenza d’Appello

Mag 28th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Il processo d’appello – rito ordinario – dell’inchiesta torinese Minotauro scattata l’8 giugno 2011, si è concluso oggi, giovedì 28 maggio, con la sentenza emessa dal Tribunale di Torino: 45 condanne e 25 assoluzioni. In primo grado le condanne erano state 36; fra gli imputati figura anche Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, al quale è stata ridotta la pena ad otto anni di carcere. Presto nuovi aggiornamenti


A Torino è ‘ndrangheta. Irrevocabile la condanna per 50 affiliati

Feb 25th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Davide Pecorelli
Nessun nuovo processo. Ieri, dopo ore in Camera di Consiglio, la Corte di Cassazione si è espressa dichiarando colpevoli di associazione mafiosa 50 soggetti . Sono tutti affiliati alla ‘ndrangheta e processati, con rito abbreviato, grazie alla chiusura dell’operazione Minotauro che, l’8 giugno del 2011, ha fatto scattare le manette ai polsi a più di 140 soggetti. La Seconda Sezione della Suprema Corte ha rigettato la richiesta avanzata dalla Procura Generale che chiedeva l’annullamento delle condanne e  il rifacimento del processo perché  per i soggetti a giudizio non si configurava il metodo mafioso. Una sentenza attesa, soprattutto per la richiesta del PG in Cassazione, che avrebbe riportato la storia processuale di questo gruppo criminale all’appello e creato un precedente giuridico pericoloso. Il timore più grande era quello –  verificato più volte negli ultimi anni – che ci fosse la difficoltà giuridica di dimostrare l’esistenza del metodo mafioso al Nord. Così non è stato. Oltre 300 anni di carcere per 50 soggetti affiliati alla ‘ndrangheta strutturata in locali, tra Torino e provincia, sono diventati definitivi. Tra i soggetti al 41/bis ci sono personaggi di grande spessore criminale, come Bruno Iaria. Il capo locale di Cuorgnè, definito il “re” di questo centro nel canavese, pochi giorni fa...


Libera: “C’è urgenza di alzare allarme sull’insediamento e radicamento delle mafie nel tessuto economico del Nord”

Feb 23rd, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina, Uncategorized
Lo raccontano le inchieste giudiziarie, lo confermano  le denunce forti provenienti dalle varie Procure all’apertura  dell’anno giudiziario, che parlano di vera e propria occupazione da parte dei clan,  lo dicono le nostre antenne di cittadini ed associazioni presenti sul territorio: c’è urgenza di alzare allarme sull’insediamento e radicamento delle mafie nel tessuto economico del nord. Non possiamo – esprime Libera in una nota – permetterci di chiudere gli occhi rispetto ai segnali e alle storie che arrivano da chi opera e lavora con professionalità sul campo. E per questo attendiamo con fiducia e auspichiamo che venga rigettata la richiesta di annullamento con rinvio del Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione riguardo  le condanne pronunciate in appello (dopo quello del primo grado di giudizio)  del processo  Minotauro che si è celebrato a Torino con rito abbreviato, la cui sentenza è prevista per lunedi’ 23 febbraio. “C’è nel nostro paese – ribadisce Libera – la difficoltà a riconoscere le modalità operative  del sodalizio criminale e l’esistenza stessa della mafia nel nord Italia. Perché sussista il metodo mafioso non devono esserci per forza il sangue e le pistole. Nella realtà esistono altre modalità di controllo del territorio basate su paure, omertà, intimidazioni, per il fatto...


Processi di mafia in Cassazione, no a miopi ed esasperati formalismi. I giudici guardino la realtà concreta delle carte

Feb 4th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Gian Carlo Caselli
Sant’Alfonso de Liguori  e Sant’Ivo di Kemartin si contendono la “carica” di protettore dei giuristi grazie ad una storia che ne fa dei paradigmi della giustizia. Nel nostro Paese  invece tale “carica” potrebbe essere attribuita a Penelope, perché nessuno meglio di  lei può simboleggiare  l’andamento  della giustizia italiana. Il suo stratagemma della tela tessuta di giorno e disfatta la notte per non arrivare mai al risultato si rinnova un’infinità di volte nel  nostro sistema processuale.  Lo dimostra la prescrizione, che ovunque si interrompe con il rinvio a giudizio o la condanna in primo grado, mentre da noi non si interrompe mai. Per cui in centinaia di migliaia di processi finisce per scattare una inesorabile mannaia che distrugge la tela a lungo  tessuta, con  fatica e costi  ingenti, rendendo impossibile rendere giustizia. Tutti lo denunziano, ma poi nulla succede. Tanto da far sospettare che in realtà Penelope si sia ormai trasferita dalla mitologia greca in qualche ufficio legislativo romano… Ci sono poi  specifici, importantissimi  settori  della  giustizia italiana che funzionano come un soldo bucato. Significativi esempi li offre il contrasto della criminalità mafiosa. Spesso si pratica la strategia del “doppio binario” , affiancando  al lavoro di raccolta delle prove per eventuali sanzioni...


Processo Minotauro, la richiesta del Procuratore Generale

Feb 2nd, 2015 | Categoria: news
È attesa per il prossimo 23 febbraio la sentenza della Corte di Cassazione in merito alla richiesta del Procuratore generale della Corte di Cassazione di annullare le cinquanta condanne emesse con il rito abbreviato nell’ambito del processo “Minotauro” svoltosi a Torino. La richiesta del Procuratore Generale si basa sul fatto che, a suo avviso, mancherebbero le caratteristiche del metodo mafioso così come riportate nell’articolo 416 bis: assoggettamento, omertà, intimidazione; per questo, si chiede il rinvio ala Corte d’Appello di Torino. L’intera inchiesta – del 2011, sfociata in circa 140 arresti – e il relativo impianto accusatorio subirebbero dunque un ridimensionamento importante; non è infine da escludere che, nel caso in cui la richiesta del Procuratore Generale venisse accolta, la stessa potrebbe avere delle ripercussioni anche sulle sentenze relative agli imputati del processo d’Appello giudicati con rito ordinario. Il secondo grado della tranche del processo torinese si era concluso il 5 dicembre 2013, con diverse pene rideterminate al ribasso. Tra queste, la condanna a Bruno Iaria (è considerato a capo della locale di Cuorgné, in provincia di Torino) da 13 anni e sei mesi a 13 anni e ad Antonio Agresta, condannato in primo grado a 10 anni e otto mesi e in...


Torino, il “Bar Italia Libera” è stato definitivamente restituito alla collettività

Mar 4th, 2014 | Categoria: news
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”. Con queste parole la Cassazione mette la parola fine al tentativo dalla Famiglia Catalano di opporsi alla misura di prevenzione patrimoniale della Procura di Torino. L’atto del tribunale aveva “aggredito” il patrimonio di Giuseppe Catalano, morto suicida dopo l’ottenimento dei domiciliari, che nell’ordinanza Minotauro era dipinto come il capo della ‘ndrangheta tra Torino e Provincia. E con questa sentenza uno degli strumenti normativi che più infastidisce il crimine organizzato, attraverso la confisca dei patrimoni illecitamente accumulati, conclude il suo percorso. Molti i beni le aziende, i conti corretti, le partecipazioni societarie sottratte ad esponenti ritenuti organici ai clan radicati in Piemonte. Ma c’è un bene su tutti che crediamo abbia un valore immenso e non certo di natura economica. Parliamo del “Bar Italia”, luogo di ritrovo degli affiliati che è stato teatro di pranzi e cene elettorali tra esponenti politici in cerca di voti e il gotha della ‘ndgrangheta all’ombra della Mole. Più volte citato nelle pagine dell’operazione Minotauro, quell’attività commerciale è tornato a nuova vita, già nel corso della fase di sequestro. Oggi, in via Veglia 59/a a Torino, sorge il “Bar Italia Libera”. Un bar che, all’apparenza, potrebbe...


Minotauro: bische e videopoker per mantenere i detenuti

Gen 16th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro
Sale da gioco clandestine e macchinette videopoker controllate dalla ‘ndrangheta allo scopo di destinare i proventi al sostentamento dei detenuti del clan. È quanto emerso ieri, martedì 15 gennaio, nell’ultima udienza del processo Minotauro in cui è stata ricostruita l’attività della “locale” di Volpiano, comune della seconda cintura di Torino. A deporre circa l’esistenza di questo articolato sodalizio malavitoso è stato il maresciallo Farina del nucleo investigativo provinciale dei Carabineri, che ha condotto le indagini sulle cosche volpianesi. Riflettori accesi in particolare sulla potente famiglia Marando. Il teste ha iniziato la sua deposizione ricordando in aula la «faida familiare» iniziata con l’omicidio di Francesco Marando e proseguita con triplice delitto degli uomini del clan Stefanelli. (altro…)


A Leini soffia il “Vento di Potere”

Nov 12th, 2012 | Categoria: articoli
di Chiara Albano
Leinì, Auditorium Parrocchiale. Per la prima volta “Vento di Potere”, lo spettacolo che spiega le infiltrazioni della ‘ndragheta e la sua organizzazione, viene messo in scena in un comune commissariato. È una rappresentazione musico-teatrale scritta dopo lunghi studi sul tema proprio per raccontare questa storia, per  riportare in un modo un po’ diverso i recenti avvenimenti. La sala è piena, più di quanto l’organizzazione avesse potuto sperare. Forse lo scambio di parole virtuali fra il commissario Rita Piermatti e Don Diego Goso ha appassionato i leinicesi, presenti in sala per saperne di più. È presente anche lei, il commissario, criticata dai cittadini per aver risposto ma con parole vaghe, poco concrete. Don Diego prende allora il microfono: «Ringrazio tutti i presenti, ma in particolare la dottoressa Piermatti. C’è stato uno scivolone che necessitiamo chiarire, ovviamente l’esclusione del comune a parte civile non significa che ci sia stata un’assoluzione dell’imputato. Più semplicemente, l’avvocato non ha fatto il suo dovere. La cittadinanza è indignata, ma la sua presenza qui, stasera, dimostra che lottate insieme a noi!». Al termine dello spettacolo si è dato spazio alle domande del pubblico, scritte su fogli di carta anonimi e consegnati agli animatori del dibattito: Maria Josè Fava, referente regionale...


Leinì, la risposta del vice prefetto Piermatti a don Goso

Nov 6th, 2012 | Categoria: news
di Chiara Albano
Alla fine di ottobre, il vice-parroco di Leinì, Don Diego Goso, sdegnato dall’esclusione del comune nelle costituzioni a parte civile nel processo Minotauro a causa di un vizio di forma determinato erroneamente dall’avvocato, aveva scritto una lettera alla Commissione Straordinaria di Leinì (cfr.  l’articolo “Minotauro, lettera aperta del vice parroco di Leinì”, pubblicato sul nostro sito) esortando lo studio legale responsabile a non ricevere alcun compenso economico e richiedendo scuse pubbliche da parte di chi, in questo momento di passaggio, è rappresentante della comunità. Ieri, 5 novembre, il vice prefetto Rita Piermatti, attuale commissario del comune sciolto per infiltrazioni mafiose, ha risposto alle parole del prete. (altro…)