Articoli con tags ‘ povertà ’


Quelli che il petrolio

Set 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Angola, Guinea Equatoriale, Mauritania, Sudan: il continente africano galleggia sull’oro nero, la sua febbre contagia sempre di più economie emergenti (come Cina e India) e vecchi protagonisti (Stati Uniti in testa). Ma, come al solito, la popolazione resta fuori dai grandi giochi 30, 30 mila, 300 mila… Una sequenza magica basata sul simbolico numero tre? Macché: è la crudele sintesi di una tragedia che ha nome Cabinda, minuscola regione dell’Africa centrale che appartiene all’Angola, da cui però è completamente separata da una striscia di territorio della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Trenta sono gli anni di quella che ormai è la più lunga guerra “dimenticata” tra le molte del Continente, combattuta dal Flec (Frente de Libertação do Enclave de Cabinda) contro il Governo di Luanda; trentamila gli uomini che compongono il corpo di spedizione angolano inviato a sedare le rivolte e i rifugiati cabindesi nel mondo; trecentomila gli abitanti dell’enclave. A questo punto un altro numero: 50, vale a dire la percentuale di risorse petrolifere fornita dalla Cabinda all’Angola, il secondo produttore subsahariano dopo la Nigeria. È questo gigantesco deposito di idrocarburi che è andato a presidiare il corpo di spedizione in cui operano i comandos caçadores, ai quali si...


L’acqua cheta rovina le dighe?

Nov 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Un progetto idraulico titanico. Soprattutto in termini di costi ambientali e sociali, che ricadranno su 25 milioni di contadini indiani. Espropriati ed evecuati, molti non hanno più nulla, ma non mollano: da 19 anni la loro resistenza è la spina nel fianco di governi e multinazionali Sembra non avere fine il progetto idraulico di Sardar Sarovar – 30 grandi dighe, 135 medie e 3000 piccole – nella regione indiana del Gujarat, definito dalla scrittrice Arundhati Roy «il più grande disastro ambientale pianificato». Incominciato nel 1961 con il presupposto di «spegnere la sete di milioni di uomini» e di essere «l’ancora di salvezza» del Gujarat, quello che oggi è diventato il bacino della diga con il suo allegato Wonder Canal si è trasformato in un incubo per le centinaia di migliaia di famiglie già costrette ad andarsene – e che attendono ancora un’equa sistemazione – e per quelle che oggi si sentono minacciate da un’ulteriore estensione della diga. Si prevede che in totale, a lavori ultimati, per il “progetto Narmada” (dal nome del fiume, ndr.) più di un milione di persone sarà stato evacuato, sommersi centinaia di migliaia di ettari di foresta, altrettanti di terre fertili e coltivabili, interi villaggi inondati assieme a siti...


Costruiamo nuove generazioni

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Il carcere in cui Somoza torturava i sandinisti trasformato in un centro culturale gestito dai diseredati della città: è l’ultima sfida del Mlal, da anni in Nicaragua per offrire ai giovani istruzione, lavoro, dignità Leon, Nicaragua. Sulla collina che difende la città c’è quel che resta del fortino. Quassù i sandinisti combatterono una delle battaglie più dure per mettere in fuga la Guardia nazionale di Somoza. Sotto l’altura si stende la campagna che non sfama i contadini, interrotta solo dai filari delle cordigliere; lo sguardo arriva  molto più lontano delle cime delle montagne, fino a sfiorare il mare. Il fortino è ancora assediato: a circondarlo sono ora tonnellate di spazzatura. La collina è da tempo diventata una discarica. Sui cumuli di rifiuti, vagano bambini in cerca di un tesoro impossibile. Da carcere a “palestra”Giù in città, tra quel che rimane di chiese e monumenti, si incontrano le mura di quello che fu il carcere in cui Somoza torturava nemici e oppositori. Qui, ora, c’è solo un piccolo museo, ma per gli operatori del Movimento laici America Latina (Mlal) la scommessa è più grande: portare i ragazzi del fortino giù in città, trasformando il carcere in un “centro vivo”. Da anni attivo presso la “Casona”, un grande spazio alla periferia di...


A futura memoria

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Quando i Lumière proiettarono per la prima volta L’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat scatenarono il panico tra gli spettatori, che ebbero la sensazione di essere travolti dalla motrice, in apparenza sempre più vicina.  A Siem Reap, in Cambogia, si ripetè una scena molto simile a quella tramandata dai testimoni francesi quando, installato uno schermo cinematografico, furono mostrate le immagini di carri armati in movimento. Non erano gli albori del XX secolo, bensì l’inizio degli anni Novanta. La reazione smisurata non era solo frutto della mancata confidenza dei cittadini di Siem Reap con il grande schermo, quanto, piuttosto, di una paura radicata da un ventennio di “guerra civile” (anche se non è forse questo il termine più appropriato: “genocidio calcolato” e altre terribili definizioni calzano macabramente meglio alla recente storia cambogiana).  I khmer rossi, creati e guidati nell’ombra da Pol Pot, si schierarono prima contro il governo monarchico di Sihanouk, nel ’69, poi contro quello di Lon Nol, che con un golpe aveva assunto il potere, infine contro il Vietnam (che si ritirò dal Paese nel 1989). Mentre gli schieramenti si susseguivano, il massacro del popolo per mano dei khmer rossi restava una costante; senza dimenticare i B-52 americani che...


Nascere colpevoli

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Povertà, violenza, cannibalismo. Nelle favelas brasiliane – controllate dai narcotrafficanti con il consenso di poliziotti corrotti – per migliaia di persone il crimine costituisce l’unico orizzonte possibile. E di fronte a tanta disperazione anche Lula sembra impotente P. tira cocaina dall’inalatore vick sinex. È appena uscito indenne da una porta di servizio dell’enorme garage dove si balla funky brasiliano – e si consumano droga e sesso in piedi– in cui la polizia sta effetuando una retata. Scende veloce le strade viscide d’immondizia e pioggia sino ad incontrare la folla nottambula delle favelas, che si apre improvvisamente per far passare una moto guidata da un indio in mimetica. «Matador!» ripete la gente sottovoce. L’indio si avvicina tirando fuori una catenina d’oro per darla a P., che la esamina accuratamente  e la intasca dicendo: «Adesso torna a lavorare». Siamo a Rocinha, la favela più grande del Sud America: centinaia di migliaia di persone in una valle sovrastante i ricchi palazzi di Rio.  P. è il braccio destro del Comando Vermelho, l’organizzazione criminale che controlla le attività illecite della città. Gestisce il traffico e lo spaccio di droga, ma anche gli omicidi di chi sgarra. Il Matador è il suo killer, che ad ogni omicidio gli porta gli oggetti di valore recuperati...


Tra illuminismo e oscurantismo

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La Thailandia è riuscita a contenere l’epidemia di Aids a trasmissione sessuale grazie a realistici interventi di riduzione del danno. Ha invece fallito nel controllo dei contagi tra i consumatori di droga. A causa di una politica di repressione dagli effetti collaterali devastanti La tensione spesso contradditoria tra gli interventi di pubblica sicurezza e sanità pubblica in risposta all’uso ed abuso di sostanze illecite si manifesta anche in quei Paesi che rappresentano da tempo un modello ed un esempio nella prevenzione dell’Hiv/Aids. La Thailandia, ripetutamente citata per il successo ottenuto nel contenimento dell’epidemia di Aids a trasmissione sessuale, dimostra come sia facile vincere e perdere la stessa battaglia quando i successi di un determinato approccio non si esportano ad altre aree. 100% Condoms Il primo caso di infezione da Hiv venne scoperto in Thailandia nel 1984 in un paziente thai che era stato a lungo l’amante di un occidentale ed era rientrato in Thailandia alla morte del partner. Il secondo caso si manifestò un anno dopo, ma il paziente questa volta non aveva mai varcato i confini thailandesi. Lavorava in uno dei numerosi bar omosessuali di Bangkok offrendo servizi a una clientela locale e internazionale. Secondo numerosi ricercatori fu questo l’inizio della prima...


Scegliere il male minore

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Alla XV Conferenza internazionale sulla riduzione del danno, oltre 1200 delegati hanno discusso della minimizzazione dei rischi connessi al consumo di droga. La cui assunzione per via iniettiva resta una delle pratiche da affrontare per fermare la galoppante epidemia di Aids. Soprattutto in Asia, dove è allarme  Neurologi, filosofi, politici, artisti, antropologi, consumatori, registi, medici, accademici, forze dell’ordine, ricercatori… A discutere di riduzione del danno in relazione al consumo di droga, quest’anno c’erano tutti. Dal 20 al 24 aprile scorsi, nella cornice vibrante e multicolore di Melbourne, la capitale dello Stato australiano di Victoria, 1200 delegati da tutto il mondo hanno partecipato alla quindicesima International Conference on the Reduction of Drugs Related Harm. In quasi 100  sessioni concomitanti, con 220 speakers, 6 sessioni plenarie, un film festival di oltre 40 tra film, documentari e cortometraggi, un padiglione di mostre e materiale informativo, è stata affrontata una grossa gamma di tematiche relative alla riduzione del danno. Tra i temi scottanti: l’epidemia galoppante dell’Hiv/Aids causata dall’uso di droga per via iniettiva; l’evoluzione della riduzione del danno nei Paesi in via di sviluppo; la necessità di strategie e approcci che vedano la partecipazione integrata di sanità pubblica, società civile, pubblica sicurezza e ricerca scientifica; il bisogno di riconciliazione tra filosofie,...


Piccoli lavoratori crescono

Apr 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Lustrascarpe, venditori ambulanti, spazzini e un unico movimento a rappresentarli. In Perù i minori di strada si organizzano e manifestano perché i loro diritti di bambini e di lavoratori siano rispettati. Per uscire dalla povertà, lontano dal cliché dell’infanzia negata  Al sicuro delle nostre case si fa presto a dire che i bambini devono giocare, sorridere sempre e, soprattutto, non lavorare. Cosa succede, però, quando sono proprio loro a chiederlo e a pretendere degne condizioni? Come si rapportano gli organismi internazionali per la tutela del diritto all’infanzia di fronte a movimenti di minori che manifestano la necessità di un impiego?  I bambini in questione sono i niños y adolescentes trabajadores (l’acronimo spagnolo è Nats), riuniti in un movimento per la tutela del diritto ad un lavoro dignitoso, remunerato e regolato, con cui sostenere le difficoltà economiche delle proprie famiglie, che garantisca il giusto spazio all’educazione e al gioco. Aladino  e i suoi fratelli Soffocata dai gas lacrimogeni, Laura Guisarion, 16 anni, fatica a parlare: «Ci hanno aggredito quando venivamo a reclamare pacificamente i nostri diritti. Non so perchè il presidente Toledo non faccia niente per i bambini del Perù. Anche lui da piccolo era un lustrascarpe; conosce la realtà che viviamo».  È il 20 novembre dello scorso anno. A...


La luce in fondo al tunnel

Apr 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Dopo decenni di malgoverno che hanno portato l’Argentina al tracollo economico, Kirchner è riuscito a ridare speranza alla popolazione. La sua ricetta? Rompere definitivamente con il passato, moralizzare la politica. E pagare solo il 25% del debito estero  I nodi vennero al pettine nel dicembre 2001. Giorni di saccheggi, giorni di cacerolazos, di manifestazioni oceaniche di donne e uomini “armati” di mestoli e pentole. Accanto ai poveri, ai disoccupati, agli emarginati, in piazza scese la classe media, che aveva visto svanire nel nulla i propri risparmi, inghiottiti dal sistema finanziario. Le vetrine delle banche andavano in mille pezzi, e con esse il sogno dell’Argentina di entrare a far parte del “primo mondo”. La polizia a cavallo si lanciava contro i manifestanti. Ci furono morti e feriti. Mentre le immagini delle proteste apparivano sugli schermi di tutto il mondo, il presidente Fernando De La Rúa, personificazione della speranza di un cambiamento, dopo dieci anni di governo di Carlo Saúl Menem, fuggì in modo ignominoso in elicottero dai tetti della Casa Rosada dopo aver presentato le dimissioni. L’Argentina, che aveva applicato diligentemente le ricette monetariste suggerite dal Fmi, cadeva sotto il loro peso specifico. Presidenti di passaggio In assenza di un vicepresidente (ritiratosi dal suo incarico da più di un anno...


Fame di rinnovamento

Feb 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
  Nato a Belo Horizonte nel 1944, Carlo Alberto Libânio Christo è stato uno dei leader del Movimento studentesco e dirigente nazionale della Gioventù studentesca cattolica. Arrestato nel ’64 e nel ’69 per attività sovversiva e resistenza al regime militare, ha studiato teologia e filosofia ed è entrato nell’ordine domenicano diventando una personalità di primo piano della Teologia della liberazione e della Chiesa latino americana.  Animatore di numerose comunità di base, esperto di pastorale operaia, giornalista, scrittore e direttore della rivista «Americana Libre», Frei Betto è oggi consulente del governo brasiliano e consigliere personale del presidente Lula. Come pensate di realizzare e portare avanti il progetto Fame zero? Il nostro obiettivo è collocare la questione “fame” nell’agenda politica internazionale: i problemi sociali sono affrontati solo quando vengono messi sul piano politico. Nel mondo la fame è la causa del maggior numero di morti: secondo la Fao la patiscono 840 milioni di persone e ogni giorno ne muoiono 100mila, di cui 30mila bambini con meno di cinque anni. Allora bisogna farsi una domanda: se la fame uccide venti volte più dell’Aids, ad esempio, perché non ha la stessa attenzione? La risposta che ho è molto cinica: l’Aids non fa distinzione di classe, la fame sì. Persone...