Articoli con tags ‘ potere ’


Il conformismo verso il potere

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
Un giornalismo condizionato dalla politica e piegato ai dogmi del mercato significa appiattimento della professione, assenza di memoria e approfondimento. La battaglia per la sopravvivenza di un’informazione libera è cominciata lo scorso 3 ottobre a Roma. L’impegno, ora, è tenere vive le realtà radicate nel territorio (altro…)


La stabilità in ostaggio

Dic 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Quello che racconta Francesco Strazzari in Notte balcanica ci riguarda tutti, da vicino. E non solo perché nei Balcani l’Unione Europea sta giocando la sua più importante partita nell’arena internazionale, assumendosi nel Kosovo chiare responsabilità di politica estera. Il saggio è un viaggio, vissuto e testimoniato, nel “sottobosco balcanico” governato da forze economiche opache che, attraverso vorticosi capitali e pericolose influenze politiche, stanno cambiando il rapporto di categorie che fino a prima della caduta del muro di Berlino si davano come universali ed immutabili: sovranità e criminalità. Notte balcanica è uno sguardo tagliente e disinibito sugli avvenimenti tragici che hanno caratterizzato la periferia del sud-est europeo dopo il crollo dei regimi socialisti. Uno scrupoloso sguardo scandaglia tra i fondali delle zone grigie in cui prosperano clientelismi mafiosi. È netta la denuncia: la stabilità della parte orientale dell’Europa è tenuta in ostaggio da commistioni tra criminalità organizzata e connivenze politiche. Come ha sostenuto Luca Rastello, giornalista di frontiera e scrittore, l’analisi delle strutture criminali è «essenziale per capire il nuovo equilibrio sociale. L’economia criminale è sempre più il terreno su cui si forgiano i fenomeni decisivi del mondo: oggi pare essere il modello vincente perché è quello che produce ricchezze rapide. Accumulazioni...


Mafia-antimafia, la partita truccata

Mag 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Intitolare “Perché la mafia ha vinto” l’ultima fatica del prof. Nicola Tranfaglia, è stata una brillante trovata editoriale. Vedi il volume sullo scaffale di una libreria e pensi: “Devo essermi perso qualcosa”, “oddio, quando è successo?”. Quasi ti senti in colpa: un momento di distrazione, di noia, di indifferenza ci può stare al cospetto di una partita (quella tra Stato e mafie) che si trascina da tempi remoti, spesso langue stancamente a centro campo e il cui esito non si profila all’orizzonte. Ma perdersi il triplice fischio finale di una contesa così decisiva per le sorti del Paese è davvero il colmo… Tranquilli, l’arbitro non ha fischiato. E nelle 160 pagine del libro di Tranfaglia non si descrivono né la presunta vittoria della mafia né la mesta discesa dei suoi oppositori negli spogliatoi. La tesi su cui si incardina il volume è un’altra, meno pessimista, ma altrettanto amara: la vera partita non è mai iniziata. Perché settori rilevanti delle classi dirigenti che si sono susseguite dall’Unità d’Italia a oggi, quelle che avrebbero dovuto guidare il fronte antimafia, hanno preferito scendere a patti con le consorterie mafiose piuttosto che battersi per debellarle. L’autore raccoglie le prove a sostegno di questa asserzione...


La democrazia in ostaggio

Dic 10th, 2007 | Categoria: recensioni
Sicilia terra di elezione delle stragi, della violenza pura del potere. Sicilia che riesce a impregnare di sicilianità ogni fatto di sangue consumato nel suo territorio fra Ottocento e Novecento, dall’eccidio di Bronte ordinato dal garibaldino Nino Bixio fino a Capaci e via d’Amelio, con un bilancio di due migliaia di morti in poco più di un secolo. Un lungo percorso di repressione in cui gli eventi hanno un unico marchio: sono azioni esemplari per la salvaguardia di privilegi minacciati, azioni talvolta preventive o repressive, affinché i potenti di turno si assicurino il dominio. Nel libro collettaneo La Sicilia delle stragi (Newton Compton), il curatore Giuseppe Carlo Marino parla di una “pedagogia della paura” messa in scena nell’isola dall’indomani dell’Unità d’Italia agli eccidi proletari del primo ventennio del Novecento; dalle stragi naziste e americane a quella di via Maqueda a Palermo nel ’44; fino a Portella della Ginestra, «madre di tutte le stragi» scrive Marino, e al delirio della mafia corleonese esploso all’inizio degli anni Novanta. Un libro drammatico, una cronistoria della Sicilia attraverso tragedie che rivelano tensioni sociali e giochi di potere. Marino, ordinario di storia contemporanea all’università di Palermo e tra i maggiori storiografi della mafia (suoi, sempre per Newton...


Sicilia, il potere malato

Ott 10th, 2004 | Categoria: recensioni
Più che una “zona grigia”, un inestricabile intreccio di interessi, un mare torbido in cui sguazzano liberi professionisti, funzionari pubblici, imprenditori, politici, elementi delle forze dell’ordine. Un pozzo senza fondo, che dà le vertigini. Viene voglia di dire “non è possibile”, “non voglio crederci”. Eppure il quadro che Francesco Forgione – capogruppo di Rifondazione comunista all’Assemblea siciliana – traccia dei rapporti di potere in Sicilia non è altro che il frutto di un’osservazione diretta maturata durante anni di militanza politica in quella che è certamente la realtà sociale più complessa del nostro Paese. Le storie esemplari attraverso cui l’autore delinea i contorni di questo mosaico inquietante sono tutte legate da un filo rosso fatto di complicità, chiaro-scuri, spregio delle regole, amicizie controverse. Come quella di un presidente della Regione di nome Provenzano. Il brivido che percorre la schiena del lettore è ingiustificato: trattasi di Giuseppe Provenzano, non del latitante Bernardo. Ci si sente quasi in colpa per aver pensato male: i due non sono neanche lontanamente parenti. Ma proseguendo nella lettura si scopre che un legame indiretto tra il boss dei boss di Cosa Nostra e la più alta responsabilità istituzionale della Regione, in carica tra il 1996 e il 1998,...


C’è coda alla porta del Padrino

Giu 10th, 2004 | Categoria: recensioni
«C’è un bisogno insopprimibile di mafia nella società siciliana», dicono nel loro volume Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo. Entrambi giornalisti de «la Repubblica», i due autori passano al setaccio gli ultimi dieci anni di indagini antimafia; selezionano alcuni degli episodi più inquietanti ed insieme più “normali” della vita pubblica e privata della classe dirigente siciliana, laddove le storie di mafia s’intrecciano con quelle di imprenditori, politici e uomini delle istituzioni; e, ancora, raccolgono indizi, prove, ipotesi e alla fine ricostruiscono con intelligenza e metodo un quadro sconfortante ed amaro: «Al di là dell’effettiva forza di intimidazione dell’organizzazione, peraltro spesso messa in discussione da insospettabili analisti in vena di revisionismo, è la capacità di mediazione di Cosa Nostra ad essere ricercata. Alla porta dei Padrini non si è mai smesso di bussare: bussano i politici in cerca di voti e di carriere […]. Bussano schiere di imprenditori pronti a giocare al tavolo degli accordi preventivi, piuttosto che rischiare sullo scacchiere del libero mercato. Bussano perfino primari e medici ospedalieri […]. Bussano i commercianti che dai sondaggi anonimi mostrano di non ritenere la mafia un grosso problema e ammettono candidamente di considerare un costo contenuto e necessario il pizzo mensile imposto dagli...