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Strage di Pizzolungo, una commissione di inchiesta non è più rinviabile

Apr 2nd, 2014 | Categoria: articoli, prima pagina, Uncategorized
di Rino Giacalone
La strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985 è ancora un capitolo giudiziario aperto. Le sentenze che hanno condannato i mandanti Totò Riina e Vincenzo Virga, il capo della cupola siciliana e il boss capo mafia del mandamento di Trapani, e come esecutori Nino Madonia e Balduccio Di Maggio non hanno fatto luce sul movente. E’ la stessa cosa accaduta per altri delitti e altre stragi. Da quello del pubblico ministero trapanese Gian Giacomo Ciaccio Montalto, sino ad arrivare agli efferati e sanguinosi attentati di Roma, Milano e Firenze del 1993. A 29 anni da quell’attentato destinato al sostituto procuratore Carlo Palermo e che costò la vita di Barbara Rizzo e dei sui due figlioletti di sei anni, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta, in questi giorni come accade da sette anni, dal 2008, Erice, nel cui territorio la mafia fece scempio di quelle tre vittime, vive giornate di intenso impegno, ma su ogni cosa che si fa e viene detta aleggia l’angoscia per una verità completa che non c’è e che non è solo dei familiari delle vittime, a cominciare da Margherita, figlia e sorella degli uccisi, dilaniati dal tritolo mafioso, ma anche degli agenti della scorta sopravvissuti...


Il botto di Pizzolungo si fa ancora sentire

Apr 2nd, 2012 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Era il 2 aprile 1985. Una autobomba piazzata su una curva di Pizzolungo venne fatta deflagrare al passaggio del corteo di auto del sostituto procuratore Carlo Palermo. Fu una strage. Restarono incolumi il magistrato, i tre agenti di scorta, l’autista della blindata del pm, furono dilaniati una donna, Barbara Rizzo ed i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta, di 6 anni. Erano su un’altra auto che al momento dell’esplosione fece da “muro” proteggendo le auto del pm e della scorta, dell’auto di Barbara Rizzo non restò nulla, altrettanto dei corpi della donna e dei suoi figli. E’ un botto che oggi solo chi non vuole sentire non sente. Quello che è accaduto in questi 27 anni è incredibile. Cominciamo con la storia di quel pm, Carlo Palermo, venuto a Trapani, “espulso” dalla Procura di Trento dove lavorava perché indagava sui conti illeciti della politica del Psi. Craxi era presidente del Consiglio, e Carlo Palermo indagando era finito con l’imbattersi nei conti del capo del Governo. Venne a Trapani per continuare quel lavoro, investigava sui canali della droga che dall’est europeo arrivava fino in Sicilia, su quelle stesse rotte venivano fatte viaggiare armi e componenti che servivano a fabbricare pericolose bombe....