Articoli con tags ‘ pizzo ’


Ciao Pina

Giu 8th, 2016 | Categoria: prima pagina
Ci ha lasciato lo scorso 8 giugno Pina Maisano. Una donna importante, una moglie e una madre che non si è mai arresa. Neanche quando nel 1991 le uccisero il marito, il commerciante Libero Grassi perché si era rifiutato di pagare il pizzo e  aveva deciso di denunciare, anche pubblicamente, i suoi estorsori. Era diventato un esempio importante in quegli anni, la sua scelta di opporsi alle violenze e alle rivendicazioni mafiose. E così il 29 agosto del 1991 lo uccisero. A portare avanti le sue idee sarà proprio lei, Pina Maisano. Instancabile, per tutti questi anni ha continuato a raccontare la storia di suo marito in giro per l’Italia, soprattutto nelle scuole e ai ragazzi. Incessante il suo impegno nell’associazionismo antimafia e anche in politica. Una donna, un esempio di dignità. Perché, come diceva Libero, un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.   Tratto da www.libera.it


Bagheria, i commercianti denunciano chi per anni ha chiesto loro il pizzo

Nov 2nd, 2015 | Categoria: brevi di mafia
È già stata battezzata come “la rivolta di Bagheria”. Trentacinque persone, tra negozianti e imprenditori, hanno seguito l’esempio di un commerciante locale che ha denunciato i propri estorsori. Ai carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo – che questa mattina, grazie a queste denunce, hanno condotto un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia – il negoziante ha raccontato di essere vittima da decenni di questo sistema criminale, fin dall’inizio degli anni Novanta, quando pagava tre milioni delle vecchie lire. Una situazione che lo portò a chiudere l’attività e a vendere la casa. Sono ventidue le persone finite in carcere.    


Marineo, il maxi sequestro di beni e l’ambiguità di Carmelo Virga

Lug 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Rino Giacalone
Avevano denunciato il racket mafioso e con le dichiarazioni rese alla magistratura avevano contribuito a smantellare la cupola mafiosa di Marineo. Eppure, i Virga non sarebbero stati estranei alle “regole” imposte da Cosa nostra nell’aggiudicazione degli appalti, anzi se ne sarebbero avvantaggiati sfruttando quello che gli investigatori della Dia di Palermo hanno catalogato come il “metodo Siino”, dal nome del famoso “ministro dei Lavori pubblici” di Totò Riina, quell’Angelo Siino che divenuto collaboratore di giustizia ha spiegato ai pm della Dda di Palermo in che maniera la mafia controllava gli appalti pubblici in Sicilia, in particolare nelle provincie di Palermo e Trapani. Le imprese dei fratelli Virga da oggi sono sotto sequestro. Un patrimonio da 1 miliardo e 600 milioni di euro ai quali la Dda di Palermo ha apposto i sigilli. Tutto questo a conclusione delle indagini della Dia: la proposta di sequestro è stata firmata dal direttore della Dia, Nunzio Ferla. Il pool di magistrati che si occupano della “caccia” ai tesori di Cosa nostra, coordinati dal procuratore aggiunto Dino Petralia, hanno chiesto e ottenuto dal Tribunale delle misure di prevenzione, (sezione presieduta dal giudice Silvana Saguto), il provvedimento che in queste ore è stato eseguito dagli investigatori della...


Palermo, chiedevano il pizzo a un commerciante: quattro arresti

Mag 28th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Dall’alba di questa mattina, 28 maggio, è in corso un’operazione condotta dalla Polizia di Stato di Palermo che ha arrestato quattro persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Palermo è emerso “che gli arrestati avevano sottoposto ad estorsione un imprenditore del settore della ristorazione”, come spiegano gli inquirenti. La vittima è un rosticcere. “L’escalation – commentano dalla Squadra mobile –  delle pressioni indebite nei suoi confronti è stata caratterizzata prima da minacce perpetrate durante la fase della ristrutturazione dei locali, e successivamente dalla forzosa dazione di danaro a titolo di ‘pizzo’, oscillante dai duemila ai quindicimila euro, necessaria per ottenere ”l’autorizzazione” della locale cosca alla prosecuzione dei lavori di ristrutturazione ed all’avviamento dell’attività commerciale”. Di fatto, i malviventi intendevano impedire la vendita al minuto nei confronti di operatori o pazienti di un ospedale a pochi passi dall’esercizio commerciale.


Corleone, imprenditore denuncia i propri estorsori

Gen 27th, 2015 | Categoria: news
“Un imprenditore vessato dai boss ha deciso di raccontare la sua odissea. Un evento nel regno di Riina, dove vige ancora la regola del silenzio fra gli operatori economici. Blitz dei carabinieri”. Salvo Palazzolo, dal quotidiano «Repubblica», racconta la prima denuncia per estorsione sporta a Corleone e che ha portato all’arresto di quattro persone. Il protagonista è un imprenditore che gestisce un’autosalone e una rivendita di materiale edile;  alcuni mesi fa, aveva deciso di aprire una nuova attività ed era andato lui stesso dai boss per pagare la “messa a posto”, chiedendogli una sorta di “sconto”. I dialoghi erano stati intercettati dal gruppo Monreale dei Carabinieri – coordinato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis e Caterina Malagoli – che avevano quindi convocato l’imprenditore in caserma, dove l’uomo ha raccontato tutto. Nell’articolo si legge che il colonnello Pierluigi Solazzo, comandante del gruppo dei Carabinieri che ha arrestato gli estorsori, ha dichiarato: «Arrivano già altri segnali positivi dal territorio. Il muro dell’omertà sta davvero crollando anche in questa parte di Sicilia».


Libero Grassi, 21 anni dopo si rinnovano l’impegno e il ricordo

Ago 29th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
Un’impresa contro la mafia, quella compiuta da Libero Grassi, che con il suo sacrifico ha squarciato il velo del silenzio denunciando apertamente i suoi estorsori. Ha pagato con la vita, ma è diventato un esempio per chi in Sicilia – e non solo – ha deciso di ribellarsi alla mafia. Era un imprenditore vero, Libero Grassi, di quelli che non ci stanno a piegare la testa, di quelli per cui “impresa” significa “dignità”. Catanese di nascita e palermitano d’adozione, si chiamava Libero in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti. La famiglia, antifascista, non immaginava di segnare in quel nome un destino. Dopo la guerra apre a Palermo uno stabilimento tessile, e si dà alla politica aderendo al Partito Repubblicano. Era una persona abituata a dire quello che pensava pubblicamente, apertamente, lealmente. Dagli anni Sessanta i suoi interventi politici vengono pubblicati su diversi giornali locali. Per questo, quando nel 1991 riceve le minacce di Cosa nostra, la denuncia è per lui una conseguenza logica. La affida alle colonne del «Giornale di Sicilia», suscitando l’interesse, tra gli altri, di Michele Santoro, che lo volle come ospite nella sua «Samarcanda». Il suo caso suscitò l’attenzione dei giornali stranieri. Che stava accadendo in quell’Italia...


I mafiosi temono chi non paga il pizzo. Parola di Pietro Grasso

Ago 30th, 2011 | Categoria: news
“Nelle intercettazioni spesso sentiamo i mafiosi che invitano altri mafiosi a non andare da questo o quell’imprenditore perché non pagano il pizzo e aderiscono alle associazioni antiracket”, parole di Pietro Grasso che, nel giorno del ventesimo anniversario dell’assassinio di Libero Grasso, l’imprenditore che si ribellò alla mafia denunciando pubblicamente i suoi estorsori, invita all’indagine preventiva per combattere il racket. Per la lotta al racket del pizzo “bisogna promuovere una sorta di protocollo investigativo preventivo, un’azione preventiva per spingere le vittime del pizzo a denunciare”. “In questo modo – ha spiegato Grasso – si puo’ indagare sul fenomeno senza aspettare la denuncia di un singolo commerciante o imprenditore vittima del pizzo. Bisogna rendere sempre meno conveniente la richiesta del pizzo e sempre più conveniente per i commercianti la denuncia”. Per il Procuratore nazionale antimafia bisogna quindi, “passare dall’emozione al progetto, a un progetto diffuso che coinvolga tutti le parti istituzionali, a cominciare da magistratura e forza di polizia, con una maggiore disponibilità ad affrontare le indagini anche nella fase preventiva, per cercare di rendere più agevole la denuncia e la conferma di una attività estortiva”. E sugli estorsori: “Devono capire che oggi l’estorsione non paga. Chi viene arrestato dopo avere raccolto un’estorsione di...


Merendine farcite di…pizzo

Gen 12th, 2011 | Categoria: news
Per poter vendere le merendine durante la ricreazione a scuola, un ristoratore era costretto a pagare il pizzo. A esigerlo era Pino Calogero Bona, vice preside della scuola media “Alessandro Manzoni” di Ravanusa, in provincia di Agrigento. Grazie alla denuncia della vittima, è stato possibile arrestare il vicepreside in flagranza di reato e condurlo nel carcere di contrada Petrusa con l’accusa di concussione. All’inizio della vicenda l’uomo chiedeva al ristoratore 500 euro al mese per garantirgli la possibilità di vendere le merendine all’interno della scuola; cifra che sarebbe poi scesa a 300 euro mensili. Una vera e propria richiesta di pizzo, aggravata dal fatto che il vicepreside ricopre un incarico all’interno della pubblica amministrazione: da qui l’accusa di concussione. Il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, e Ignazio Fonzo, coordinatore del pool di magistrati contro questo genere di reati, hanno già chiesto la convalida dell’arresto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento. In attesa della convalida del gip, Pino Calogero Bona resta in carcere. (Ma.De.)


ALTAMURA, SI CERCA L’IMPRENDITORE ANTIRACKET SCOMPARSO A NATALE

Dic 29th, 2010 | Categoria: news
Non si hanno più notizie di lui dal giorno di Natale. Francesco Dipalo, 47 anni, titolare di un’azienda di idrosanitari vicino a Matera, ha fatto perdere le tracce di sé: a dare l’allarme la moglie, Laura Lorusso, la quale si appella alla cittadinanza: «Se qualcuno ha delle notizie si metta subito in contatto con le forze dell’ordine». L’imprenditore di Altamura era stato vittima – dal 2001 al 2003 – del racket delle estorsioni, che aveva coraggiosamente denunciato garantendo alla giustizia coloro che gli imponevano il pizzo. Da allora però la vita di Francesco Dipalo e della sua famiglia è stata stravolta: vittime di atti intimidatori presso la propria abitazione e la propria azienda, sono stati inseriti nel Programma Speciale di Protezione. Una vita difficile, blindata, passata in solitudine, in clandestinità; Dipalo aveva lamentato la scarsa presenza dello Stato, spiegando di sentirsi vittima «non solo del racket delle estorsioni ma anche di un sistema che non tutela chi denuncia i propri aguzzini». Per protesta l’uomo, nel dicembre 2008, si allontanò da Altamura senza avvisare nemmeno la propria moglie, per fare ritorno a casa dopo cinque giorni. Un episodio dunque che potrebbe costituire un precedente rispetto a quanto sta accadendo in questi giorni: l’imprenditore risulta...


Operazione Addiopizzo, i commercianti denunciano: 63 arresti a Palermo

Dic 13th, 2010 | Categoria: news
Sessantatré arresti a Palermo, colpiti i “bravi” del clan Lo Piccolo che gestivano una rete di estorsioni a danno di commercianti e imprenditori. Proprio grazie al coraggio di questi ultimi, che hanno denunciato i loro taglieggiatori, si è potuto arrivare all’operazione di oggi denominata, appunto, “Addiopizzo”, come l’associazione antiracket che ha supportato l’attività di intelligence raccogliendo intorno a sé numerosi commercianti, vittime delle richieste estorsive. Per tutti le accuse vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’estorsione, fino all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione d’armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalla modalità mafiosa. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite dagli uomini della Squadra mobile di Palermo, guidati da Maurizio Calvino, hanno portato in carcere persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l’arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte. L’operazione “Addiopizzo” è tutt’ora in corso ma già si è appreso come, tra gli arrestati, non si trovino solo presunti mafiosi ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I boss avevano infatti deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti centri benessere...