Articoli con tags ‘ pizzini ’


Concorso esterno in associazione mafiosa, indagato Ciancimino jr.

Ott 27th, 2010 | Categoria: news
I pm Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno notificato a Massimo Ciancimino un avviso di garanzia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa mossa a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, morto nel 2002, è di aver fatto da tramite tra il padre e alcuni boss mafiosi tra cui Bernardo Provenzano. Ruolo espresso, per esempio, con la consegna brevi manu al padre dei pizzini di “Binnu u tratturi”. Le prove che hanno permesso di aprire l’indagine della Procura di Palermo sono le stesse dichiarazioni rilasciate da Massimo Ciancimino nel corso di diversi interrogatori rilasciati nel corso di questi ultimi due anni, avvalorate da una serie di documenti (tra cui le fotocopie di diversi pizzini) che lui stesso ha consegnato durante le deposizioni. Gli interrogatori si sono resi necessari in quanto il figlio dell’ex primo cittadino di Palermo sostiene di essere a conoscenza di tutta una serie di informazioni relative alla trattativa tra Stato e mafia risalente al dopo stragi del 1992; Massimo Ciancimino racconta inoltre del signor “Franco”, figura enigmatica sulla quale lui stesso ha fornito versioni “contrastanti, contraddittorie o inconcludenti” come sono state definite dagli inquirenti. Il fantomatico signor “Franco” sarebbe un agente dei servizi...


Il chiodo fisso dei supermercati

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le infiltrazioni mafiose nel settore della grande distribuzione alimentare hanno carattere strategico e interessano tutta Italia: uno dei modi emergenti per fare affari e diversificare il riciclaggio di denaro sporco “Solito argomento Despar”. Inizia con queste parole uno dei pizzini di Bernardo Provenzano spedito dall’ultimo covo a due dei suoi fedelissimi. Il “solito argomento” perché intorno alla gestione di Despar, più di una volta in Sicilia, sono sorti attriti e accordi complessi, legati a quella che oggi sarebbe più di un’ipotesi investigativa: tutta la catena nell’isola era controllata da Cosa nostra, dal momento della costruzione dei market, fino alla scelta delle assunzioni e dei fornitori. L’interesse di Provenzano compare in diversi “pizzini” e riguarda diverse zone della Sicilia, dalla Provincia di Agrigento, alla Valle del Belice. L’uomo di fiducia dei boss. L’attenzione dei boss mafiosi Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano per alcuni grandi centri commerciali in Sicilia emergerebbe anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, depositate nel processo all’imprenditore Sebastiano Scuto, indicato come il re dei supermercati, che si svolge davanti ai giudici della Corte d’appello di Catania. Franzese, che era uomo di fiducia dei boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo, racconta i contatti fra i mafiosi palermitani e...


Arrestato Condello, latitante n.1 della ‘ndrangheta

Mar 10th, 2008 | Categoria: news
Venerdì 28 febbraio, poco dopo le ventuno, è stato catturato in un appartamento del quartiere Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria, il boss Pasquale Condello, 57 anni, capo della ’ndrangheta della provincia reggina. Le indagini coordinate dal pm della Dda di Reggio Calabria Santi Cutroneo, sono state condotte dai carabinieri del Ros e del reparto operativo provinciale. Tratto in arresto nel 1987, uscì di prigione pagando una cauzione di 100 milioni di lire (la scarcerazione su cauzione è un istituto non più in vigore nel nostro ordinamento). Ricercato da quasi 20 anni, era considerato uno dei più potenti boss mafiosi...


Arrestato Salvatore Lo Piccolo

Dic 10th, 2007 | Categoria: news
Salvatore Lo Piccolo boss di San Lorenzo, ricercato da 25 anni, è caduto nelle mani della squadra mobile di Palermo lo scorso lunedì 5 novembre. Sessantacinque anni, ex autista di Saro Riccobono, boss della cosiddetta ala moderata dei Cosa nostra, passò nei primi anni ottanta dalla parte dei corleonesi vincenti, mandanti dell’omicidio del suo ex capo. Negli ultimi anni è stato una delle figure di primo piano del cosa nostra palermitana. Con lui sono finiti in manette il figlio Sandro, di trentadue anni, Andrea Adamo, mafioso di Brancaccio latitante dal giugno 2006, e Gaspare Pulizzi, reggente della famiglia di Carini, latitante dal marzo scorso. Lo Piccolo è stato sorpreso nel bel mezzo di un summit di mafia. Gli uomini d’onore erano...


Arrestato Lipari, consigliere di Provenzano

Ott 10th, 2007 | Categoria: news
Il 18 settembre la squadra mobile di Palermo ha arrestato Giuseppe “Pino” Lipari, geometra 72 anni, considerato l’amministratore dei beni di diversi boss mafiosi e consigliere di Bernardo Provenzano. Pregiudicato, condannato a undici anni per reati di stampo mafioso, da più di un anno era tornato in libertà. Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip di Palermo Antonella Consiglio su richiesta del procuratore aggiunto di Palermo Giuseppe Pignatone e di sostituiti procuratori Michele Prestipino e Marzia Sabella. Il reato contestato è quello di associazione mafiosa pluriaggravata. Lipari, secondo quanto riferito dagli inquirenti, è stato il curatore dei beni di Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi a capo della cupola mafiosa ...


Adorato come un dio: storie e segreti di Matteo Messina Denaro

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
La voce ricorrente tra chi indaga è quella di un’impronta precisa, lasciata da un “politico” nei pizzini di contrada Montagna dei Cavalli di Corleone, dove si nascondeva il boss Bernardo Provenzano.  I pizzini con le “impronte” sono quelli firmati da Alessio, l’alias usato da “Diabolik”, altro alias ancora di Matteo Messina Denaro, 44 anni, gli ultimi 13 dei quali trascorsi da latitante. È lui, per molti, il nuovo capo indiscusso di Cosa Nostra, è lui l’Alessio che dialoga per iscritto con Binnu Provenzano. E il nome del “politico” invitato a mettersi a disposizione, o più probabilmente a rinnovare un patto a suo tempo sottoscritto con Cosa Nostra trapanese, sarebbe passato dalle mani di Filippo Guttadauro, il cognato di Matteo.  Che il giovane don Matteo sia nel cuore di Provenzano è fuor di dubbio. «Lei dice che io sono migliore di lei? No, non sono migliore, io mi rivedo in lei e credo nella nostra “causa”. Sono cresciuto in questo e così sarà fino alla mia morte. Suo Alessio». Rispondeva così a Binnu Provenzano che si era congratulato dicendogli di ritenerlo migliore di se stesso. Dalle intercettazioni viene fuori il profilo di un uomo venerato dai picciotti, come i vincenti che si vedono in...


Culla, cassaforte e vivavio

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Che cosa ha consentito uno sviluppo così articolato di Cosa Nostra a Trapani? La capacità delle famiglie locali di misurare tradizione e modernità, violenza e capacità imprenditoriale. Con una predilezione per l’istituzione di reti transnazionali che tutt’oggi sopravvivono. Il pentito Antonino Giuffrè racconta C’è una provincia in Italia dove lo Stato da sempre è Cosa Nostra, anzi Cosa Loro. Dove per costruire il nuovo Palazzo di Giustizia ci sono voluti decenni. Dove non è necessario leggere atti giudiziari, intercettazioni, relazioni della Commissione antimafia, saggi e articoli per farsi un’idea di che cosa si intenda per mafia. Benvenuti a Trapani, dove basta vedere il numero delle estorsioni denunciate per capire quante non lo saranno mai. Dove basta sapere delle centinaia di milioni di euro che ogni anno arrivano dalla Comunità europea e poi vedere all’alba quanti ventenni affollano i pullman che salgono la Penisola per andare a cercare lavoro in Germania, Svizzera, Belgio.  Se 100 arresti vi sembran pochi… Passato e futuro, tradizione e modernità, violenza ancestrale e bestiale imprenditoria: tutto questo Cosa Nostra ha saputo sintetizzarlo da sempre a Trapani e nella sua provincia. Perché qui è nata l’associazione Cosa Nostra, qui ha costruito le sue “vocazioni”, da qui è partita per colonizzare gli States, qui...


Cosa Nostra, mancano le reclute

Giu 10th, 2006 | Categoria: news
Secondo quanto emerge dai “pizzini” trovati nel covo dove ha trascorso l’ultimo periodo di latitanza Bernardo Provenzano, la mafia siciliana starebbe vivendo un periodo di “crisi di vocazioni”. Gli inquirenti lo evincono in particolare dai messaggi inviati al boss di Corleone dai suoi colonnelli, Salvatore Lo  Piccolo e Matteo Messina Denaro, indicati da più parti come i principali aspiranti alla successione di “Binnu ’u tratturi”. I boss faticherebbero, in particolare, a trovare piccioti cui affidare i compiti più delicati e segreti. Responsabile di questa penuria di affiliati sarebbe l’ondata di arresti che ha colpito l’organizzazione negli ultimi anni: secondo i dati del Viminale, dal luglio 2001 al giugno 2005 sono stati arrestati 80 latitanti. Tuttavia, già a metà anni 90, dopo l’arresto di boss del calibro di Riina, Bagarella e dei fratelli Brusca, si parlò di crisi strutturale dell’organizzazione descritta come sull’orlo dello scioglimento anche dopo l’ondata di pentiti che seguì alle stragi del 1992-93. Le cose, in realtà, andarano diversamente, al punto che tra il 1999 e il 2000 Cosa Nostra era in grado di inviare propri affiliati sull’altra sponda dell’oceano a rafforzare le fila delle famiglie italoamericane a corto di soldati.


Profanata la tomba del “postino”

Apr 10th, 2005 | Categoria: news
L’11 marzo viene data notizia della profanazione della tomba di Francesco Pistoia, arrestato il 25 gennaio assieme ad altri 50 presunti fiancheggiatori di Bernardo Provenzano, nell’ambito dell’operazione “Grande mandamento”. Pistoia si è suicidato nella sua cella del carcere di Modena tre giorni dopo il suo arresto. Si ritiene che il gesto estremo sia stato motivato dalla pubblicazione sui giornali di alcune intercettazioni telefoniche, dalle quali risulta che il “postino” (Pistoia era ritenuto il capo smistamento dei pizzini  di Provenzano) abbia agito senza rispettare la volontà del boss dei boss o tenendolo all’oscuro di certe sue decisioni, come quella di assassinare l’imprenditore Salvatore Geraci, ucciso a Palermo il 5 ottobre scorso. Evidentemente non soddisfatta dal gesto suicida di Pistoia, la mafia ha voluto  oltraggiare la memoria del “traditore”: alcuni malviventi si sono introdotti nel cimitero di Belmonte Mazzagno, vicino a Palermo, hanno divelto la lapide e appiccato il fuoco alla bara con due litri di benzina.