Articoli con tags ‘ Piemonte ’


Torino città usuraia?

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
La storia giudiziaria di Torino, quale emerge attraverso le sentenze definitive della Cassazione, testimonia una forte presenza dell’usura in città. Il costo del denaro… Basta vedere la sentenza 4345 del 2004 della Corte di Cassazione, relativa ad esponenti di spicco della criminalità organizzata torinese, tra cui Arone, Fiarè, Magnis, Pronestì, Raso. L’attività principale del sodalizio era il narcotraffico in forma organizzata, tuttavia il gruppo aveva anche necessità di riciclare il danaro proveniente dallo stesso traffico di stupefacenti e dall’usura. Il riciclaggio avveniva, nell’ipotesi di accusa, mediante l’acquisizione di attività commerciali, anche supermercati e investimenti immobiliari. Se l’accusa di riciclaggio è stata ritenuta dalla Cassazione meritevole di ulteriori accertamenti, ha invece retto l’accusa di usura mossa a Pronestì Rocco, Fratea Nazareno e Sipala Agrippino. Nella sentenza 5118 del 1999, D’Anna + altri, l’usura viene svolta in forma di abusiva attività finanziaria (concessione di finanziamenti, assunzione di partecipazioni, prestazioni di servizi a pagamento, intermediazioni in cambi): in tal modo, uno degli imputati, Giordanengo Piersecondo, «avvalendosi di una struttura organizzata allo scopo di concedere prestiti usurari per l’incasso di assegni di cui veniva in possesso nella sua attività di “cambista” presso una casa da gioco, in modo professionale e con abitualità erogava prestiti in contanti...


L’usuraio ne ha fatte di tutti i colori

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Che ci fa a Torino un usuraio campano inseguito dagli strozzini e in rapporti con uomini del clan dei Casalesi? Intonaca il Villaggio olimpico e intasca centinaia di migliaia di euro   Da vittima dell’usura a usuraio. Questa la storia dell’imprenditore campano Michele Pezone, accusato di essere vicino al clan camorristico dei Casalesi e irregolarmente aggiudicatario dei lavori di intonacatura del Villaggio olimpico di Torino 2006. Per quegli arancioni, rossi, blu e verdi realizzati dalla sua ditta attraverso un falso contratto di noleggio forniture avrebbe intascato, a suo dire, 260mila euro.  Il 19 marzo scorso la Guardia di finanza di Rimini gli ha sequestrato 26 immobili, sparsi in varie regioni d’Italia, per un valore complessivo di 7 milioni di euro. I beni erano intestati a familiari e prestanome, «probabilmente più per paura dell’usuraio di cui era debitore che della Guardia di finanza», dicono gli investigatori. Un provvedimento giunto dopo anni d’indagini, inaugurate nel 2005 e coordinate dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna Silverio Piro e Antonella Scandellari. Pezone, inizialmente arrestato come misura cautelare, è stato recentemente rilasciato con obbligo di dimora e firma a San Marcellino di Aversa e rinviato a giudizio per estorsione e usura. Da vittima a strozzino. L’imprenditore campano...


Brucia la scuderia, muoiono 21 cavalli

Gen 10th, 2008 | Categoria: news
La sera della vigilia di Natale un incendio si è sviluppato nella scuderia “Ajrale” di Vigone, nel pinerolese (To), e ha devastato alcuni capannoni. Nel rogo sono morti ventuno cavalli da trotto, alcuni dei quali (Iton Lb, Ganimec, The Vicster, Good to be king) ben noti agli appassionati di ippica. Nonostante le dichiarazioni del contitolare del centro di allenamento “Ajrale” Fabrizio Quaglino – «non c’è mai stato nessun segnale che possa far pensare a un incendio doloso» – la pista più battuta dagli inquirenti è proprio quella del racket. In particolare alcune tracce lascerebbero ipotizzare il possibile coinvolgimento di alcuni esponenti della sacra corona unita. Il mondo della criminalità organizzata è sempre stato attratto dalle possibilità di guadagno che le scommesse clandestine sulle corse possono offrire. Dieci anni fa, nell’estate del 1997, alcuni attentati incendiari colpirono gli ippodromi di Milano. Nella notte di Natale del 1993 un incendio divampato in un van per il trasporto di cavalli sull’Autostrada del sole provocò la morte di un esemplare svedese. Recentemente il clan dei Casalesi ha cercato di allungare i suoi tentacoli sull’ippodromo di Aversa.


Racket nel centro di Torino, chiesti 500mila euro a una discoteca

Gen 10th, 2008 | Categoria: news
Cresce l’allarme racket a Torino. I carabinieri della compagnia San Carlo, lo scorso 29 dicembre, hanno sventato un tentativo di estorsione ai danni dei titolari di una nota discoteca del centro, il Club Life di corso Massimo D’Azeglio 3/A. In manette sono finiti un trio di giovani dai cognomi di peso nel giro della ’ndrangheta trapiantata in Piemonte: si tratta di Domenico Macrì, figlio di Renato Macrì di Gioiosa Ionica, esponente di primo piano della cosca Ursini-Macrì, a sua volta nipote del boss Mario Ursini; di Vittorio Raso, ventottenne torinese; di Fabrizio Casanova, 36 anni di Grugliasco. L’accusa è di tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso. Il tentativo di imposizione del pizzo è iniziato lo scorso ottobre, quando i titolari del club Giorgio Fenoglio e Alessandro Oberto hanno iniziato a ricevere telefonate intimidatorie, rivolte anche alle rispettive famiglie. Per rendere più credibile le minacce, l’auto di uno dei titolari è stata danneggiata da alcuni colpi di pistola. A stretto giro di posta è seguita la visita alla discoteca di Macrì e Raso per offrire protezione, secondo il classico cliché mafioso. La richiesta, esorbitante, ammontava a 500mila euro. Le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Dionigi Tibone, seguite alle denunce di Oberto...


Viaggio in AsproPiemonte

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, articoli
La ‘Ndrangheta è capillarmente presente sul territorio piemontese. Gestisce molteplici affari illeciti – dalle bische clandestine al traffico di stupefacenti – e si infiltra nell’economia legale, in particolare nel settore dell’edilizia e del movimento terra. Ecco la mappa delle principali famiglie note alle autorità inquirenti Il Piemonte è terra di conquista della ’Ndrangheta da decenni, anche se qualcuno sembra volerlo dimenticare. Il rischio di un pericoloso abbassamento della guardia – in particolare a livello politico-amministrativo – si è manifestato all’indomani della strage di Duisburg, quando le pagine del quotidiano torinese «la Stampa» hanno ospitato un’incredibile polemica tra il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Torino Maurizio Laudi e alcuni sindaci della provincia di Torino: mentre il primo descriveva i molteplici traffici criminali controllati dalla mafia calabrese, i secondi negavano recisamente l’esistenza del problema ’Ndrangheta o lo relegavano in un passato ormai superato. Affermazioni così lontane dalla realtà da apparire grottesche. Lo scorso febbraio in una inchiesta della procura di Milano sulle “Nuove Brigate Rosse” all’indomani di un’operazione che ha portato all’arresto di 15 presunti terroristi, sono state resi noti i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche nell’ambito delle quali, Salvatore Scivoli, emigrato a Nichelino dalla provincia di Caltanissetta, pregiudicato per rapina convertito...


Romania, in manette Fraterrigo

Set 10th, 2007 | Categoria: news
Salvatore Fraterrigo, 60 anni, originario di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, legato ai clan Emmanuello-Madonia, è stato arrestato il 29 agosto scorso in Romania. È considerato il referente per il basso Piemonte e la Liguria del clan nisseno. Gli uomini della squadra mobile di Genova, in collaborazione con Interpol e le forze di polizia rumene, lo hanno bloccato nella cittadina di Bocsa, a circa 60 chilometri da Timisoara. Era ricercato dal 2002 ed era stato inserito nella lista, redatta dal Ministero dell’Interno, dei cento latitanti più pericolosi. Fraterrigo, che è stato individuato grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, deve scontare una condanna a 11 anni di reclusione per traffico di stupefacenti e associazione...


Rapporti nuove Br-‘Ndrangheta

Mar 10th, 2007 | Categoria: news
Dall’inchiesta coordinata dalla procura di Milano che ai primi di febbraio ha portato in carcere 15 presunti terroristi delle cosiddette “nuove Br”, emergono particolari sui possibili rapporti tra i militanti del “partito comunista politico-militare” ed esponenti della ’Ndrangheta. Gli inquirenti sono stati colpiti in particolare dalle intercettazioni effettuate su Salvatore Scivoli, pregiudicato originario della provincia di Caltanissetta, ma emigrato a Nichelino, cittadina della cintura torinese, convertitosi alla lotta armata in carcere dove ha scontato una condanna a 17 anni per rapina e altri reati. In una telefonata avrebbe infatti dichiarato di avere contatti con il fratello di Mimmo Belfiore, capostipite di una ’ndrina costituita da immigrati calabresi residenti ...


A.A.A. villa di boss cedesi

Mar 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Con 153 immobili, il Piemonte si colloca al secondo posto, tra le regioni del Nord Italia, per numero di beni confiscati alle mafie. Ecco la storia di due dei 40 possedimenti che sono già stati destinati ad un uso sociale grazie alla legge 109, che questo marzo compie 10 anni In Piemonte, dal 1982 ad oggi, sono stati confiscati alle mafie 153 beni immobili. Un dato significativo, che pone la regione subalpina al secondo posto tra quelle settentrionali, dopo la Lombardia, per numero di beni sottratti alla criminalità organizzata. Alcuni dei più significativi sono avvenuti in provincia di Torino, in particolare a Volvera ed a San Sebastiano Po. Operazione “cascina Arzilla”. A Volvera, dove il 9 ottobre 2004 fece tappa la Carovana antimafie di Libera, è stato sequestrato un cascinale, la tenuta Serafini, appartente a Vincenzo Riggio, uomo di Cosa nostra, arrestato il 25 gennaio 2001 insieme al fratello Sebastiano, mentre trasportava 10 chilogrammi di eroina. Si legge, nell’ordinanza di assegnazione del bene del Comune di Volvera, che è stato deciso «il trasferimento nello stato di fatto e di diritto della cascina Serafini, per finalità sociali, al lavoro di progettazione realizzato da Acmos e dall’associazione Libera». Il progetto assumerà la denominazione di operazione “Cascina...


Agenti extracomunitari contro le “nuove mafie”

Mar 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Marco Martino Sul tema della presenza criminale in Piemonte abbiamo voluto sentire anche la voce di Marco Martino, funzionario di polizia da oltre 13 anni impegnato nella lotta alla criminalità nella nostra Regione. Da tre anni a capo della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Torino, Martino ha precedentemente prestato servizio nella sezione estorsioni e usura, e per cinque anni è stato responsabile della sezione antidroga. Negli anni 90 si è verificato un graduale avvicendamento tra le mafie italiane e le organizzazioni criminali straniere. Com’è avvenuto il passaggio? Il punto di svolta è stato il processo “Cartagine”, grazie al quale sono state sgominate le cosche ’ndranghetiste impegnate in un rilevantissimo traffico di stupefacenti, specie di cocaina. Iniziarono collaborazioni importanti, che diedero il loro contributo non solo nell’ambito di quel processo, ma permisero di fare luce sulla maggior parte dei delitti più gravi perpetrati a Torino e in Piemonte fino a metà anni 90. Da lì in poi è iniziato un percorso di inabissamento delle mafie italiane, che hanno scelto di restare più in ombra, specie durate la celebrazione dei processi, terminati solo tra il 2000 e il 2002. Torino era divenuta un palcoscenico scomodo: conveniva non attirare ulteriormente l’attenzione e...


Situazione sotto controllo, ma…

Mar 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Maurizio Laudi Maurizio Laudi, 58 anni, da cinque dirige la Direzione distrettuale antimafia di Torino. Magistrato dal 1974, giudice istruttore fino al 1990, si è occupato prevalentemente di terrorismo e, per quanto riguarda la criminalità organizzata, di indagini sul clan dei Catanesi. Nel consiglio superiore della magistratura dal 1990 al 1994, dal 1995, come procuratore aggiunto, si è occupato di reati contro la pubblica amministrazione, senza abbandonare il filone delle indagini sul terrorismo. Dottor Laudi, come ricorda il panorama criminale piemontese negli anni 70 e 80? La nostra Regione ha vissuto una stagione critica in quel periodo: erano attivi prevalentemente gruppi ’ndranghetisti e siciliani con una prevalenza dei primi sui secondi, mentre la presenza della Camorra è sempre stata marginale. Furono perpetrati gravi reati, dall’omicidio al sequestro di persona. La risposta istituzionale all’inizio non fu pronta perché le forze investigative erano concentrate prevalentemente sul terrorismo, mentre fu decisamente più efficace negli anni 80. L’ultimo grande processo, denominato “Cartagine”, dei primi anni 90, favorì scelte collaborative di un certo spessore che determinarono uno scompaginamento dell’equilibrio consolidato dei gruppi di criminalità organizzata del torinese. E oggi? La presenza palese di gruppi definibili di matrice mafiosa è molto attenuata. I più attivi sono quelli calabresi. Dove...