Articoli con tags ‘ Piemonte ’


In viaggio nelle terre di nessuno

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
“È strano per me camminare su questa terra cantata dagli agricoltori e dalla stampa, esaltata dalle guide turistiche dell’agenzia regionale Puglia Promozione quando, pochi metri davanti a me, barcollano come zombie le ombre dei braccianti affaticati da una giornata nei campi”.   E’ strana, veramente strana, la narrativa popolare. Agosto, Puglia. Associando questi due termini, tempo e spazio che si contaminano, la prima cosa che si disegna in testa sono le spiagge affollate, la musica fino a mattina, i rave, i falò, la piazzola del campeggio da prenotare per lo meno a primavera. Vortica, l’estate in Puglia, nell’immaginario popolare. Gira e gira e gira, riducendo una terra splendidamente complessa alla miseria limitata di una discoteca a cielo aperto. E quando Michele Salvemini, alias Caparezza, provò a sfondare il muro del silenzio (ben più resistente di quello del suono, da queste parti) fu pesantemente accusato di vilipendio. L’uscita di Vieni a ballare in Puglia, il suo pezzo forse più celebre e insieme sentito, provocò lo sdegno di molti amministratori, dal Gargano al Salento. Eppure, la storia dello sfruttamento nei campi comincia ben prima del 2008 (l’anno d’uscita dell’album Le dimensioni del mio caos, con il pezzo di cui sopra). Viene da un’altra epoca storica, da un altro secolo, il Ventesimo. Allora,...


In vino veritas: Canelli e il caporalato

Gen 24th, 2014 | Categoria: news
Canelli, provincia di Asti, terra di vigne nelle quali si raccoglie l’uva che si trasforma in barbera e moscato, ha visto negli ultimi anni un incremento, fino a diventare un prassi, delle assunzioni di braccianti macedoni e bulgari per la vendemmia. All’inizio di dicembre del 2013, un articolo dell’Espresso intitolato “La vendemmia della vergogna” ha denunciato, a livello nazionale, la presenza di caporalato nell’impiego di tali braccianti e ha mostrato delle immagini dell’accampamento che alcuni di loro hanno creato a cielo aperto nella cittadina. Dopo aver intervistato Alberto Mossino, dell’associazione Piam Onlus di Asti, che ha seguito la situazione da vicino, denunciando un impiego di manodopera da parte delle aziende vinicole tramite un caporalato legalizzato sotto forma di cooperative e la pessima condizione abitativa nella quale vertevano alcuni dei macedoni e bulgari recatasi a Canelli per la raccolta dell’uva, abbiamo voluto approfondire la conoscenza sulla situazione parlando con Marco Gabusi, il sindaco della città. Gabusi ci ha raccontato che Canelli ha una grossa comunità macedone e bulgara di circa un migliaio di persone che da anni vivono in modo stanziale nella città, questo avrebbe permesso l’inizio di impiego di connazionali in cerca di un’occupazione di breve durata per la raccolta dell’uva. Una settimana prima dell’inizio della vendemmia...


Operazione Minotauro, quando il Piemonte è ‘ndranghetista

Giu 8th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
“Un autonomo sodalizio”. Così il Procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli definisce la ‘ndrangheta in Piemonte. “Autonoma ma con radicamenti innegabili al sud, in Calabria”, aggiunge Giuseppe Pignatone, procuratore di Reggio. E la duplice presenza di Caselli e Pignatone restituisce la portata dell’operazione “Minotauro”. Cinque anni d’indagine “portati avanti da uomini straordinari con mezzi ordinari” afferma quasi commosso, in conferenza stampa, il colonnello De Vita. Tre distinti filoni d’indagine poi confluiti in un unico immenso dedalo di nomi, fatti, connessioni. Ben 191 persone iscritte nel registro degli indagati, 141 i mandati di custodia cautelare spiccati dal gip, due dei quali eseguiti in Calabria. Solo due, il resto è tutta una “questione settentrionale”. Tra i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis), detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio ma anche “voto di scambio” (416 ter) reato che coinvolge esponenti politici e della pubblica amministrazione. Politica e ‘ndrine. Nevio Coral e non solo. “Stupisce e amareggia che ci siano numerosi casi singoli che riguardano...


Pietro Grasso, per non morire di mafia

Mag 18th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Antonio Gramsci sosteneva che l’indifferenza è il peso morto della storia. Fino a quando noi ci affacceremo alla finestra guardando gli altri che fanno la storia, la storia non cambierà». Il monito arriva da Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, davanti ad una platea di studenti e docenti presenti nell’Officina 21 presso la sede del Gruppo Abele. Il magistrato ha raccontato del suo desiderio, esternato fin da piccolo, di fare il giudice, della sua amicizia con Giovanni Falcone e dell’appuntamento mancato con la strage di Capaci: il volo del 22 maggio rinviato, per Falcone e la moglie, al giorno dopo, mentre Grasso – che avrebbe dovuto viaggiare con loro –  rientrò a Palermo con uno degli ultimi voli di quel venerdì. Sono anni in cui il magistrato vive come collaboratore della Commissione Parlamentare Antimafia e del ministero di Grazia e Giustizia per poi approdare alla Procura nazionale antimafia, che ha lasciato nel 1999. Dopo essere stato Procuratore della Repubblica di Palermo, dall’ottobre 2005 è procuratore nazionale antimafia: un passaggio che lui stesso definisce, nel suo libro Per non morire di mafia, un passaggio dalla “trincea” al “quartier generale”. Perché? «Prima ero in prima linea, coinvolto in prima persona con il mio...


Mafia in Piemonte, il futuro ha già vent’anni

Apr 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Se si smettesse di affrontare la questione “mafie al nord” attraverso i termini spesso sterili dello scontro politico, per guardare invece a fatti e circostanze accertate, forse cesserebbero finalmente polemiche noiose, stantie e fuorvianti. Con buona pace degli increduli, se non ci si chiedesse più – il tempo per queste domande è scaduto – se le organizzazioni criminali siano presenti anche nel prospero settentrione o se nel consolidamento del loro potere mostrino la necessità e l’interesse a interloquire con chiunque sia utile al loro scopo (professionisti, amministratori o faccendieri di ogni risma), forse si riuscirebbe ad alzare l’asticella del dibattito. Se non si sventolasse più il soggiorno obbligato come lo spauracchio che ha cambiato le sorti di questa parte del Paese e ci si rassegnasse all’idea che i boss sarebbero arrivati comunque, spinti dagli affari e favoriti dalle migrazioni (sono arrivati fin nelle Americhe e in Australia, figurarsi risalire lo stivale), ci si potrebbe invece chiedere che cosa non ha funzionato nella politica e nelle istituzioni, nelle associazioni di categoria e nelle procure, se nel corso degli ultimi 50 anni non si è riusciti a evitare che la colonizzazione mafiosa diventasse pervasiva e sistematica anche ai piedi delle Alpi. Leggere “Coabitazioni mafiose....


‘Ndrangheta di Monferrato

Mar 7th, 2011 | Categoria: news
Tra le colline pavesiane del Sacro Monte di Crea, nel paesino di Serralunga, la guardia di finanza ha posto i sigilli a un edificio di località San Iorio, tra Madonnina e Forneglio, di proprietà di un uomo di 55 anni da tempo nel mirino degli investigatori per una presunta affiliazione alla ‘ndrangheta. A compiere l’operazione sono state le fiamme gialle di Torino. L’uomo, ora in stato di fermo, è accusato di evasione fiscale totale, pare non abbia mai dichiarato alcuna proprietà al fisco ma l’ammontare dei beni sequestrati supera i due milioni di euro. In base alle indagini della finanza, con l’aiuto della sua convivente russa, gestiva un patrimonio immobiliare disolcato tra il Monferrato e il torinese, e viaggiava sulla Bmw X6. È anche indagato per una serie di truffe nel Canavese. Non è la prima volta che il termine ‘ndrangheta scuote il placido torpore del Monferrato casalese, già nel 2008 fu sequestrato un cascinale presso Moncalvo, in località Santa Maria, chiamato dalla gente del posto “casa del mafioso”. Apparteneva a Francesco Pace, braccio destro di Provenzano, il quale anni fa aveva acquistato la cascina e i terreni agricoli circostanti. Con il suo vero nome, quello di...


Undici arresti tra Puglia e Albania. E’ la nuova Sacra Corona Unita, tra droga e gioco d’azzardo.

Set 29th, 2010 | Categoria: prima pagina
di Matteo Zola
Albania, lungomare di Valona, tutto era pronto per l’inaugurazione – venerdì prossimo, primo ottobre – di un nuovo casinò. Albino Prudentino, boss di una rinata Sacra Corona Unita, gestiva oltre lo stretto di Otranto un ampio business incentrato sul gioco d’azzardo. Prudentino era stato lungimirante: “Perché questo lavoro non lo conosceva nessuno”. Con queste parole, intercettate dagli investigatori, il boss spiegava come gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo e dai videopoker aprissero nuove possibilità rispetto al contrabbando di sigarette, vecchio business della Sacra Corona. A rompere le uova nel paniere a Prudentino è stata un’azione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Brindisi che lo hanno arrestato su ordine della Procura distrettuale antimafia. L’azione è avvenuta contestualmente a una serie di ordinanze di custodia cautelare spiccate contro altri dieci esponenti della malavita pugliese tra cui Daniele Vicientino che, con l’aiuto di Ercole Penna, aveva ricostituito la struttura verticistica della Sacra Corona Unita, fondata da Giuseppe Rogoli – storico boss oggi soggetto al “carcere duro”- al quale però si continuava a fare riferimento. Secondo l’indagine, partita nel 2007 e denominata “operazione Calipso”, Vicientino e Penna avevano riorganizzato il sodalizio che tenne uniti i clan della Sacra Corona ai tempi di Pino...


Libera Piemonte, 10 proposte per un buon governo

Feb 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
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I “sinti associati” del Piemonte

Lug 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Per comprendere appieno la natura delle compagini criminali calabresi può essere opportuno tracciare un parallelismo con altre compagini criminali operanti in altri luoghi in Italia. Una presenza particolarmente attiva di gruppi criminali “zingari” organizzati risulta essere il Piemonte. (altro…)


La carica dei colonnelli

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
A Torino, un processo di mafia sta rivelando dettagli inediti sulla mappa del potere “calabrese” in città. Giovani generazioni stanno declassando vecchi boss, imponendosi anche a costo di rompere la pace tra famiglie. Le inchieste aprono uno spiraglio su un mondo – e un giro d’affari – ancora poco conosciuto «No, signor giudice, io non conosco nessuno, sono smemorato, non so neanche il nome dei miei figli. Chiamandomi a testimoniare mi avete fatto fare il sangue marcio». L’aula è quasi deserta e gli imputati sono seduti dietro i vetri blindati, impassibili. Dai banchi un gruppuscolo di donne li mangia con gli occhi. Le mogli creano una comitiva variegata, per foggia e gestualità, in cui la discrezione si mescola all’orgoglio, la ritrosia va a braccetto con la fierezza. I minuti scorrono, nel Palazzo di Giustizia Bruno Caccia di Torino, ma il testimone non cede: «Perché dovrei dire queste cose? Per collaborare con la legge? Non ho bisogno della legge che mi aiuti… io voglio stare tranquillo a casa mia». Nonostante i richiami della corte lui nega, nega tutto. Incalzato, preferisce stare dalla parte degli imputati: «Io le bische le adoro, vorrei ne facessero altre 200». Il suo non è solo l’afflato amoroso...