Articoli con tags ‘ petrolio ’


Brevi dal mondo del petrolio

Mag 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Dopo l’uscita dal mercato italiano della British Petroleum, anche la Libia decide di lasciare il nostro Paese e di mettere in vendita la Tamoil Italia (di proprietà del leader libico Gheddafi). Da qualche mese ci si interroga su chi comprerà i depositi con il suo marchio (ovviamente vuoti del petrolio libico). Secondo il «Corriere della Sera» (23.11.05) in un primo momento si sono sfidate le famiglie Brachetti Peretti (Api) e Garrone (Erg) per aggiudicarsi i 2.200 distributori Tamoil. Anche Repsol e Total e una cordata di Lorenzo Necci sarebbero interessati all’acquisizione. Ma gli osservatori dubitano che i petrolieri italiani abbiano fondi sufficienti per affrontare un simile impegno finanziario. L’assemblea dell’Api (Anonima Petroli Italiana), di cui è presidente Aldo Brachetti Peretti, ha deliberato il 2 marzo scorso di procedere alla richiesta di ammissione delle sue azioni in Borsa. Alla famiglia Brachetti Peretti rimarrà, secondo le intenzioni del presidente, il controllo del 60-65% del capitale. L’Agip ha venduto all’Api per 167 milioni di euro il 90% della Ip (il rimanente passerà sotto il suo controllo per 19 milioni entro il 2010). L’Api è così diventata la terza realtà petrolifera in Italia dopo Agip ed Esso. Il 17 ottobre 2005 la società tedesca Zmb Gmbh,...


Date e dati sul petrolio

Mag 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
1-22 luglio 1944: la guerra non è ancora finita, ma a Bretton Woods, per evitare pericolose fluttuazioni del mercato monetario, gli alleati scelgono il dollaro come moneta di riferimento per i cambi e ne ribadiscono la convertibilità con l’oro (1919). 15 agosto 1971: il presidente americano Richard Nixon abolisce la convertibilità dollaro/oro. Il petrolio diventa il riferimento per la conversione del dollaro (il petrol-dollaro). Da questo momento in poi tutti gli Stati, anche quelli aderenti all’Opec, sono obbligati a commercializzare il petrolio in dollari americani. 1979: in Italia comincia la liberalizzazione di alcuni prodotti petroliferi (per esempio gli asfalti). 1980: in Italia scoppia lo scandalo petroli, detto anche “scandalo dei duemila miliardi”, cioè la cifra sottratta all’erario in seguito al contrabbando di petrolio da parte di alcuni petrolieri italiani con la complicità di alti esponenti della Guardia di finanza e del mondo politico. Sono gli anni in cui alla borsa di Wall Street si aggiunge quella di Londra (in una sede distaccata) nella vendita dei prodotti petroliferi. 6 settembre 1989: dopo le perquisizioni del 4 agosto da parte dell’Fbi alla sede di Atlanta della Banca Nazionale del Lavoro, esplode lo scandalo Bnl (come si legge nel rapporto Usa «una banca di proprietà del Governo...


Il fattore “p”

Mag 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Enrico Risaliti L’inverno è finito, il freddo è passato, ma è ancora fresco nella memoria il ricordo della preoccupazione per la crisi energetica di qualche mese fa. Sensazione palesata anche da Enrico Risaliti, presidente dell’Assopetroli. «Questo è un periodo molto delicato nel settore petrolifero. Sono in corso in tutto il mondo cambiamenti epocali — dice —. Ma l’Italia ha una peculiarità davvero allarmante: è mancata da parte del Governo Berlusconi una strategia economica nazionale in campo energetico, non vi sono state scelte lucide nel portare avanti un piano di sviluppo che guardi al futuro e ci tuteli in caso di crisi come quella appena passata. È una politica pericolosa soprattutto per chi, come noi, dipende all’80% dalle importazioni estere. Non ci possiamo permettere di dipendere da un’unica fonte energetica. Il petrolio non deve essere visto in competizione con il carbone o con il metano. L’attenzione alla ricerca e all’utilizzo delle fonti energetiche alternative non deve servire soltanto per compiacere la platea durante le conferenze, nel nome di un rispetto ambientale che se rimane sulla carta non serve a nulla. È necessaria una seria programmazione politica ed economica, che non sia solo della facile retorica. In Germania le fonti...


Epurazione “raffinata”?

Mag 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Togliere il petrolio dalle mani dell’oligarchia corrotta che per decenni ha governato l’Iran: è questo l’obiettivo dichiarato dell’incontenibile presidente Ahmadinejad. Un progetto – nel quale anche il nucleare ha un suo ruolo – che gli vale un crescente consenso interno. Svolta epocale o prova di regime? Intanto, sono già scattati i primi arresti eccellenti Farrokh ha le idee chiare: «Ora la smetteranno con le marchette al Wto», dice serio. L’elezione del conservatore Ahmadinejad alla testa dell’esecutivo, in Iran, ha segnato la rinascita del radicalismo, che in questo Paese mescola islam, nazionalismo e giustizia sociale. La promessa del Presidente, «toglierò il commercio del petrolio dalle mani delle poche famiglie che lo gestiscono», ha fatto breccia nel popolo, in particolar modo dopo gli arresti seguiti all’affare Oriental Oil Kish, compagnia petrolifera iraniana che ha corrotto diversi funzionari del precedente Governo. Un uomo del popolo. Sono in molti ad avere la medesima opinione di Farrokh: «Cadranno tutte le teste malate», ripete la gente, riferendosi all’oligarchia corrotta che per decenni ha guidato l’Iran sulla difficile strada prima della ricostruzione e poi del liberismo. E sono state proprio le esigenze della ricostruzione ad aver giustificato corruzione e arricchimento di pochi. «La guerra e il dopo guerra non...


La giustizia che viene dal petrolio

Dic 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Le classi povere lo amano per le coraggiose politiche sociali; gli altri Stati latinoamericani guardano a lui come leader, per dire basta all’ingerenza degli Usa (che, invece, lo odiano). Chávez non indietreggia di un passo, forte dei suoi successi. E del petrolio, arma politica di cui il Venezuela è ricchissimo La storia si ripete. Per questo, basta la memoria e la ragione per prevedere cosa accadrà in futuro nel mondo. Quasi sempre e quasi dappertutto. Non però, ad esempio, per il Venezuela o, meglio, per la sfida tra la repubblica bolivariana del Venezuela e gli Stati Uniti d’America. Da un lato, Washington non può permettere che continui a propagarsi il “virus Chávez”, per certi aspetti molto più insidioso ed efficace di quanto fu, negli anni 50 e 60, quello di Castro e Che Guevara. Dall’altro, non si vedono mosse possibili da parte dell’amministrazione Bush, che ha già giocato tutte le carte permesse nei tempi che corrono.  La prossima mossa di George?  Gli Stati Uniti hanno partecipato al colpo di Stato dell’aprile 2002, ma segretamente, e rinnegandolo quand’era chiaramente fallito. Hanno appoggiato il successivo sciopero-serrata, durato dal dicembre 2002 al febbraio 2003, organizzato dal padronato e dai sindacati padronali. Hanno aizzato il vicino...


Quelli che il petrolio

Set 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Angola, Guinea Equatoriale, Mauritania, Sudan: il continente africano galleggia sull’oro nero, la sua febbre contagia sempre di più economie emergenti (come Cina e India) e vecchi protagonisti (Stati Uniti in testa). Ma, come al solito, la popolazione resta fuori dai grandi giochi 30, 30 mila, 300 mila… Una sequenza magica basata sul simbolico numero tre? Macché: è la crudele sintesi di una tragedia che ha nome Cabinda, minuscola regione dell’Africa centrale che appartiene all’Angola, da cui però è completamente separata da una striscia di territorio della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Trenta sono gli anni di quella che ormai è la più lunga guerra “dimenticata” tra le molte del Continente, combattuta dal Flec (Frente de Libertação do Enclave de Cabinda) contro il Governo di Luanda; trentamila gli uomini che compongono il corpo di spedizione angolano inviato a sedare le rivolte e i rifugiati cabindesi nel mondo; trecentomila gli abitanti dell’enclave. A questo punto un altro numero: 50, vale a dire la percentuale di risorse petrolifere fornita dalla Cabinda all’Angola, il secondo produttore subsahariano dopo la Nigeria. È questo gigantesco deposito di idrocarburi che è andato a presidiare il corpo di spedizione in cui operano i comandos caçadores, ai quali si...


Sul fondo del barile

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
È il perno dell’economia mondiale, pretesto di guerre e di movimenti sullo scacchiere internazionale. Ma non mancano misteri e scandali tutti italiani legati all’oro nero, in un calderone di leggi discutibili, politici corrotti, piccoli e grandi imprenditori senza scrupoli  Il petrolio è il nostro pane quotidiano. Allo stato liquido riscalda le nostre case, fa funzionare le nostre macchine e le nostre fabbriche. Allo stato solido è parte integrante della nostra casa, diventa oggetto per coprirci, per sederci, per scrivere, per dare forma ai nostri computer. Quan-do si trasforma in gas riempie l’aria e la inquina, sporca i polmoni, i vetri delle finestre, rosicchia il marmo delle statue e il cemento delle costruzioni. Del petrolio ci sembra di sapere tutto, che si estrae dai pozzi, che arricchisce chi lo possiede e soprattutto chi possiede le pompe che lo estraggono o i gasdotti che lo trasportano. Sappiamo che attualmente è la principale fonte energetica, per il cui controllo si scatenano le guerre. Sappiamo quanto costa e seguiamo l’andamento del suo prezzo al barile.  Ma basta porci anche solo una domanda più approfondita per accorgerci che in realtà ne sappiamo molto poco. Qual è, ad esempio, il coinvolgimento dello Stato nella raccolta delle imposte e soprattutto...


Oro nero rosso sangue

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Lungi dal promuovere sviluppo, il greggio in Africa genera corruzione, degrado ambientale e morte. Così il continente continua a scontare il possesso di risorse che arricchiscono multinazionali occidentali e classi dirigenti corrotte Luanda, Angola. Bambini giocano sull’arenile. Scavano con le mani. Le dita, man mano che la buca diventa più profonda, si anneriscono, lucide di petrolio. Bastano cinquanta centimetri per trovare il prezioso liquido, come nel miglior luogo comune dei fumetti, dove un solo colpo di piccone è sufficiente per decidere la ricchezza del fortunato di turno e far sgorgare l’oro nero. Ma in Angola, come un po’ in tutta l’Africa, il petrolio è foriero di sventura, guerra e povertà. Tra i monti Nuba, in Sudan, mi trovo davanti ad un perforatore di pozzi d’acqua che, dopo 40 metri di trivellazione, estrae  solo sabbia e roccia. Gli dico scherzando che tra poco troverà il petrolio. «Speriamo di no», risponde con occhi tristi, «porterebbe un’altra guerra. La gente, qui, ha bisogno di acqua, non di petrolio». Troverà l’acqua a 45 metri e sarà festa per tutti. Il petrolio intanto scorre nell’oleodotto a qualche centinaio di chilometri da qui, protetto dalle armi del regime. L’oro nero ha permesso alle dittature nei Paesi africani (ma si pensi anche all’Iran,...


La rivoluzione del colonnello

Apr 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Scioperi a oltranza fallimento delle riforme, disoccupazione e povertà diffuse.La “rivoluzione bolivariana” di Hugo Chávez, al suo quinto anno, sta portando il Venezuela sull’orlo della guerra civile Le lunghe file per rifornirsi di benzina costituiscono forse l’immagine che meglio fotografa l’attuale Venezuela. A Caracas la maggioranza dei distributori sono chiusi ed i pochi che ricevono combustibile sono presi d’assalto da lunghissimi serpentoni d’automobili. Dal 2 dicembre lo sciopero convocato dagli oppositori di Hugo Chávez ha paralizzato la produzione e la distribuzione della benzina in questo Paese, quinto al mondo tra i produttori di petrolio. La situazione è la stessa anche fuori dalla capitale: i rifornimenti arrivano solo via mare, attraverso petroliere che importano la materia prima dall’estero e la benzina viene distribuita secondo l’ultimo numero di targa delle automobili. Da quando è stato dichiarato lo sciopero generale, il sindacato ed i lavoratori di Petróleos de Venezuela si sono trasformati nel maggiore avversario di Chávez, in un confronto teso e a tratti drammatico che ripropone la divisione che, su più vasta scala, dilania il Paese. Mentre il petrolchimico sciopera, a Tacagua, uno dei sobborghi poveri di Caracas, i simpatizzanti di Chávez manifestano per appoggiare il governo. Intervistati dalla televisione, rispondono che il governo può fare...


Bugie preventive

Apr 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Bashir è un chiacchierone. Lo scorso anno, lungo la strada accidentata che da Kabul ci portava a Jalalabad, non ha fatto che parlare e parlare, raccontare barzellette e storielle. Era seduto a fianco dell’autista e così, per vedere se ridevamo, continuava a girarsi verso di noi, seduti sul sedile posteriore. A meno di metà della strada, proprio per questo suo agitarsi frenetico, Bashir – non abituato ai lunghi viaggi in auto su sterrato, con curve, buche, salite e discese – ha cominciato a sentirsi male. E ha smesso anche di raccontare le sue barzellette afghane. Una delle storielle di Bashir ci torna in mente in questi giorni: «In un villaggio viveva un uomo ritenuto da tutti molto saggio. Era ricco e potente e aveva molti muli e asini. Un giorno un contadino gli chiese in prestito un asino per portare la moglie malata all’ospedale. “Tutti i miei asini sono occupati altrove – rispose il ricco – mi dispiace, non posso aiutarti”. Il contadino sconsolato stava per andarsene quando sentì provenire dalla stalla un raglio vigoroso. “Ma di là hai ancora una bestia!” disse pieno di speranza. “Sei proprio uno sciocco – rispose l’altro – credi a quello che ti dice un...