Articoli con tags ‘ pena di morte ’


Licenza di uccidere

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Da oltre 13 anni sono discriminati, arrestati e uccisi barbaramente in nome di una fantomatica integrazione (nazionalistica) alla Cina. E ora, nella perenne indifferenza della Comunità internazionale, i musulmani dello Xinjiang devono difendersi anche dall’accusa di appartenenza alla rete di bin Laden  «Mi chiamavo Kamile, ma i cinesi mi hanno cambiato nome e cognome. Per loro erano impronunciabili e così ora sono Kai-mi-lai. Questo è capitato a tutti noi uyguri nello Xinjiang. I cinesi dicono di averlo fatto per migliorare la nostra integrazione, per darci una mano a sentirci parte della Cina. Ma il risultato è l’opposto: ora non siamo più parte di niente. Nei nostri nomi c’era la storia delle nostre famiglie e del nostro popolo». Kamile sembra una bimba. Eppure, mentre aspetta che il pane sia cotto, seduta su un marciapiede della città antica a Kashgar, ha già in braccio sua figlia di un anno. «Tante violenze su noi uyguri si chiamano così: “integrazione”. Chi non si vuole “integrare” è un terrorista che la polizia cinese può arrestare, picchiare, uccidere. Ho perso così uno zio e un cugino ancora adolescente, massacrati durante una manifestazione pacifica. Quello stesso giorno, mio fratello maggiore è sparito. Mia madre lo aspetta ancora, ma io so...


Al di là dei muri

Set 10th, 2004 | Categoria: recensioni
In questo piccolo saggio con intelaiatura autobiografica, Ahmed Othmani ripercorre la sua esperienza di prigioniero politico in Tunisia – dove fu recluso e torturato dal 1968 al 1979 – e le scelte di vita successive a quel drammatico decennio, facendoci entrare con sguardo lucido nel mondo del carcere. Del racconto, rivolto a Sophie Bessis, colpiscono la leggerezza ed il distacco ma, al contempo, la fermezza della denuncia di un uomo ora veramente libero, anche dal peso del suo passato. Proveniente da una famiglia della Tunisia meridionale, Othmani vive con gli occhi del bambino la lotta armata per l’indipendenza e a quattordici anni si trasferisce da solo a Tunisi, dove vivrà l’euforia per la salita al potere di Burghiba, primo presidente della Tunisia indipendente. La formazione della propria coscienza politica e la militanza vengono raccontate dall’autore con una sensibilità capace di restituirci la complessità – troppo spesso dimenticata – del suo Paese e del mondo arabo. Sarà l’esperienza del carcere a segnare definitivamente il destino di Othmani: le torture e le umiliazioni di quei lunghi anni rafforzano in lui le convinzioni sull’universalità dei diritti e sull’assoluta necessità che nessun individuo ne venga mai privato. Una volta libero, lascia Tunisi e si trasferisce a...


Sempre meno, sempre più spietati

Nov 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Aumenta il numero dei paesi abolizionisti, ma anche quellodelle esecuzioni. Nell’ultimo rapporto di “Nessuno tocchi Caino” i luoghi, le cifre e i metodi della pena capitale Antica arena dei gladiatori, dei condannati a morte e dei martiri cristiani, il Colosseo romano si è acceso di luce dorata nella notte del 30 settembre scorso. Secondo una prassi ormai consolidata, ogni volta che uno Stato abolisce la pena capitale o commuta una condanna a morte, lo storico anfiteatro si illumina a festa. Questa volta a far accendere le luci è stato il governo di Manila, che per bocca del suo presidente ha annunciato la sospensione delle esecuzioni previste, mentre il Congresso filippino dibatteva l’utilità della pena di morte.   Il boia scompare, i giustiziati invece… Si conferma così la tendenza positiva già rilevata attraverso i dati relativi al 2001 dell’ultimo rapporto di “Nessuno tocchi Caino”, associazione internazionale federata al Partito Radicale. L’organizzazione è impegnata affinché l’Unione europea presenti all’Assemblea generale dell’Onu una proposta di moratoria mondiale delle esecuzioni, nonché a mobilitare, con varie iniziative, l’opinione pubblica internazionale contro la pena di morte. Dal rapporto 2002 dell’organizzazione emerge in senso globale «l’evoluzione verso l’abolizione della pena di morte in corso ormai da dieci anni», accompagnata però da un paradosso: «il numero delle esecuzioni nel...


Vietnam, plotone e terapia

Giu 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Vicinanza del Triangolo d’oro, corruzione e crisi economica hanno alimentato in Vietnam il narcotraffico e il consumo di droga. La reazione del governo comunista? Pena di morte e rigidi quanto fallimentari programmi di recupero per i tossicodipendenti Dopo che per molti anni le autorità vietnamite hanno ignorato il problema della tossicodipendenza e del narcotraffico, l’inarrestabile crescita del fenomeno ha costretto il governo a un cambio di rotta. «La morte bianca (la droga, ndr.) sta minacciando la stabilità sociale del paese e il suo sviluppo economico», si legge in un documento approvato l’anno scorso dal partito nazionale comunista, al potere dalla nascita della Repubblica Socialista del Vietnam nel 1945. Secondo il ministro dell’Interno Le Minh Huong (che è anche il presidente del comitato nazionale per la lotta all’Aids, alle droghe e alla prostituzione), in Vietnam ci sono circa 100mila tossicodipendenti. Secondo l’Undcp – l’Agenzia dell’Onu per il controllo delle droghe – ce ne sono 170mila. Questi dati non rispecchiano però l’effettivo numero dei consumatori né la portata del traffico di droga nel paese: lo stesso ministro ha finito per ammettere che le cifre reali potrebbero essere molto superiori. Prezzi accessibili In Vietnam le droghe hanno raggiunto tutti i settori della società e il fenomeno è particolarmente visibile nelle città più...