Articoli con tags ‘ paramilitari ’


Macelleria colombiana

Mar 11th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
La Colombia continua ad essere un paese straordinariamente affascinante per le sue bellezze naturali e per la sua gente ma, altrettanto, per la violenza e la corruzione cha caratterizzano molte regioni. Nel 2013 si sono contati 15.234 omicidi. Nella sola città di Cali, un tempo la residenza di uno dei più poderosi cartelli del narcotraffico, sono state assassinate 1.962 persone. A Buenaventura, dall’inizio del 2014 le statistiche parlano già di 54 omicidi e alcune decine di persone “scomparse”. Teste decapitate e corpi di donne smembrati sono stati trovati in diversi punti del dipartimento del Cauca. A Cuba,intanto, da oltre un anno, proseguono le trattative di pace tra una delegazione del Governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) anche se, nonostante il “cessate il fuoco” imposto unilateralmente dal presidente Santos, diversi fronti della guerriglia ( anche dell’Esercito di Liberazione Nazionale), hanno proseguito nel 2013 e in questo scorcio di anno con attentati a istallazioni militari e imboscate, con morti e feriti, a poliziotti e militari. Le più recenti notizie parlano di un’imboscata ad una pattuglia dell’esercito il 9 marzo a Briceno (Antioquia), di un attacco delle Farc, il giorno seguente, ad un drappello di soldati con quattro morti e...


Confessioni pericolose di un paramilitare

Ott 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Il capo paramilitare Ever Veloza decide di parlare. Racconta fatti e retroscena della vita politica e militare della Colombia di ieri e di oggi, svelando i retroscena delle stragi commissionate dalle Auc. Ritratto di un paese in preda alla violenza di Stato Un uomo che confessa di aver ammazzato, molte volte con le proprie mani, tremila persone, per lo più decapitandole o squartandole con la motosega, può essere razionale, mostrarsi cosciente di quanto commesso, esprimere qualcosa che possa definirsi “umanità”? La risposta è sì. Il “cuore di tenebra” in questione appartiene a Ever Veloza, alias H.H., comandante dei Blocchi paramilitari Calima e Bananeros, capo delle Autodefensas Unidas de Colombia che, più degli altri suoi soci, si è sporcato le mani di sangue. Un duro insomma, un combattente, sebbene possa vantare molte più stragi di civili che battaglie con i guerriglieri. Uno che, ora più che mai, mostra ostilità verso i politici, militari, latifondisti, industriali colombiani e stranieri che hanno beneficiato delle sue carneficine e che adesso se ne stanno tranquilli, arricchiti e sicuri nei loro posti di potere.  A differenza degli altri capi paramilitari, H.H. non sembra avere riguardo per nessuno di loro. Sostiene di volere confessare tutto quello che sa su un quarto di secolo...


Frontiere a rischio

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Il controllo dei confini amazzonici della Colombia è impraticabile. Da sempre ne traggono vantaggio Farc, paramilitari e narcotrafficanti, il cui attivismo mina i rapporti diplomatici con gli Stati limitrofi   «L’Ecuador confina con le Farc, non con la Colombia». Questa frase poco diplomatica del ministro della Difesa ecuadoriano Sandoval, oggi dimissionario, riassume con precisione la situazione della frontiera nord. Una frontiera porosa, di difficile controllo da sempre, dove la violenza è esercitata da tutti coloro che sono parte attiva di un conflitto, quello colombiano, apparentemente senza vie d’uscita. Un conflitto in espansione, che sta raggiungendo province che ne erano rimaste al margine e che pericolosamente oltrepassa i confini.   Sulle rive del Putumayo. La provincia del Putumayo, in piena foresta amazzonica alla frontiera con l’Ecuador, è centro di attività illegali, di scontri, di alleanze spurie. Una zona abbandonata dallo Stato che qui non esercita sovranità, che non applica politiche sociali né educative, che non destina fondi allo sviluppo né al miglioramento delle condizioni di vita né alle infrastrutture (salvo la petrolifera) per disinteresse, per inefficienza, per inerzia, perché la popolazione non è una riserva di voti importante da sedurre. Qui si agitano i protagonisti di uno degli scenari più convulsi della Colombia: narcotrafficanti, guerriglieri,...


Omertà senza tempo

Mar 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Decenni di sottovalutazione della potenza e della riproducibilità della sua struttura hanno permesso alla ’Ndrangheta – in origine forma agro-pastorale di criminalità organizzata – di diventare una vera e propria holding capace di infiltrarsi in flussi finanziari diversificati, che vanno dal narcotraffico al sostegno di gruppi terroristici internazionali e non. Ne parla l’ultimo libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, di cui pubblichiamo una parte per gentile concessione dell’editore. I titoletti sono a cura della redazione È pari al 9,5% del prodotto interno lordo il volume d’affari delle quattro principali organizzazioni criminali in Italia, un paese a legalità limitata, come lo ha definito l’Eurispes. La ’Ndrangheta, da tempo, è quella più ricca, ma anche quella più inserita nell’economia nazionale con gravi e pericolose infiltrazioni in Europa, Nord America, Sud America e Australia. Sovrana sulle province che scendono verso la Sicilia, la mafia delle ’ndrine ha ormai soppiantato Cosa Nostra, rafforzandosi nel silenzio, insinuandosi nelle logge massoniche, nel sistema economico e corrompendo la politica, come neanche la mafia siciliana era riuscita a fare. La famiglia all’origine. Quella stessa organizzazione che, fino ad alcuni anni fa, era considerata un’accozzaglia di criminali, protetta da un’omertà senza tempo, minata da vecchie faide paesane e dedita prevalentemente...


Il caos (ancora) al potere

Lug 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
L’uomo che incarna la collusione tra Stato e para-Stato sarà ancora Presidente. Nonostante sotto la sua presidenza si sia toccato il fondo: impunità per esercito, paramilitari e narcotrafficanti e insabbiamento delle innumerevoli stragi di civili, spesso fatti passare per guerriglieri. La Colombia è irredimibile? Ci sono storie esemplari che spiegano la realtà della Colombia più e meglio di molti saggi e analisi. Il “Paese dell’eccesso” ne fornisce ogni giorno tante, con i suoi record di sangue, i desaparecidos, i morti ammazzati in mezzo alla strada. Una barbarie che dà assuefazione, fatta anche di indifferenza, silenzio, paura. Per diventare pubbliche, qui, le tragedie devono essere più eccessive del normale. Per quantità dei morti: nella selva colombiana ne occorrono, ad esempio, almeno una decina per fare notizia, pochi meno negli inferni delle sterminate periferie urbane. E poi per qualità. Non una vittima qualunque. Non succede niente, ad esempio, se a cadere vittima di una pratica abbastanza abituale dell’esercito, quella di “confezionare il guerrigliero morto” – ammazzando chi capita dopo avergli fatto indossare una tuta mimetica per acquisire meriti e premi dai superiori in soldi e cibo, magari solo qualche pollo arrosto – sono dei poveri cristi, contadini che si sono trovati nel posto sbagliato...


Colombia, Repubblica in armi

Lug 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
L’elezione di Álvaro Uribe Vélez segna il tramonto delle speranze di pace in Colombia. Tra spinte autoritarie e aggiustamenti della Costituzione, il nuovo presidente annuncia lo stato di emergenza. E arma un milione di cittadini per sconfiggere i ribelli In Colombia il conflitto è tragico e, insieme, assurdo. I sei milioni di colombiani che, dando il voto ad Álvaro Uribe, hanno scommesso sulla guerra, ricordano gli imboscati che sono soliti urlare: «Armiamoci e partite!». Per il 70% della popolazione che vive e sopravvive ammassato nelle città, la guerra non è altro che uno spettacolo televisivo, filtrato e raccontato secondo i voleri dei grandi gruppi economici, padroni di tutte le emittenti del paese. Uccisioni, massacri, esodi forzati avvengono, per lo più, nelle zone andine, nella selva amazzonica o nelle immense pianure orientali, dove lo Stato è sostituito dai guerriglieri o dai paramilitari oppure dove è rappresentato soltanto dai soldati, che si comportano come una banda armata o una truppa d’occupazione.  Passate le elezioni, gettata la maschera Per i più ricchi la guerra è anche un disturbo. Dovuto all’allargamento a macchia d’olio delle zone del territorio nazionale vietate o rischiose, che limitano o impediscono le gite in auto, i viaggi via terra e le periodiche visite di controllo nelle tenute di campagna....


La strage e la farsa

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Battaglioni di civili addestrati da mercenari, le milizie paramilitari sono da vent’anni l’anima nera della Colombia. Ufficialmente condannate dallo Stato, usate di fatto per le operazioni “guerra sporca” contro la guerriglia e i civili disarmati “Cominci la strage, lasciate entrare i Mastini da guerra» il William Shakespeare del Giulio Cesare potrebbe essere il cronista delle stragi che insanguinano ogni giorno la Colombia. Che risultano agghiaccianti anche solo a leggerle, filtrate e ripulite, sui quotidiani di Bogotà, quando ormai la morte ha già fatto il suo lavoro e gli assassinati sono già stati sepolti. Nell’intricato puzzle di sangue colombiano si combattono tante guerre. Quella tra l’esercito e la guerriglia è soltanto la più conosciuta. Brutale, fatta di imboscate, tranelli, assalti ai villaggi, battaglie all’ultimo sangue, dove non si fanno prigionieri. E spietata, realizzata con i mezzi più efferati di distruzione, dalle mine antiuomo, ai bombardamenti indiscriminati fino all’utilizzazione come razzi delle bombole a gas. Una guerra irregolare che fa molte vittime tra i civili, presi da due fuochi, sia nelle incursioni guerrigliere che nelle successive controffensive dei battaglioni dei rangers controguerriglia. Vittime che generali e comandanti considerano troppo spesso cinicamente inevitabili. Ma un’altra guerra è ancora più feroce: la carneficina compiuta da civili...


Noticieros de guerra

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Sottoposta per anni a un’accurata operazione di cosmesi, la Colombia sta ora rivelando il suo volto di miseria e violenza. La mancanza di legalità e gli interessi occidentali frenano il processo di pacificazione Per anni la Colombia è riuscita a nascondere sé stessa. Al mondo, raccontando che la sua barbarie era tutta colpa di Pablo Escobar. E a quanti la visitavano, che di quella barbarie non vedevano segno. Né nelle strade caotiche di Bogotà, vicino al Museo dell’Oro o dal belvedere di Monserrate, né a Cali, né nella malfamata Medellin, straordinariamente efficiente e accogliente, né tra le viuzze coloniali di Cartagena. Né, tanto meno, sulle spiagge caraibiche, sui valichi andini o nei principali siti archeologici. La Colombia non è mai apparsa attanagliata dalla paura e da una rivoltante miseria come, ad esempio, il Perù o il Guatemala, Paesi ben più frequentati dai turisti occidentali. L’altra Colombia, dei record di sangue, quella descritta impietosamente dai contabili internazionali della violenza, è sempre stata invisibile. Qualche mitraglietta o fucile di troppo, nelle zone commerciali davanti ai supermarket, o nei quartieri residenziali, sulle spalle dei custodi dei palazzi. Qualche posto di blocco. Molti mendicanti, ma ormai ne è pieno il mondo. E nulla di più. L’altra Colombia appariva...


La guerra narcotizzata

Mar 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Javier Giraldo Parla padre Javier Giraldo, direttore della rivista colombiana Justicia y Paz. In testa alla lista dei minacciati di morte, da esiliato continua a battersi per i diritti umani in una Colombia ormai sull’orlo del conflitto militare Ormai è un anno che il gesuita Javier Giraldo è costretto a vivere lontano dalla sua Colombia. Oltre a dirigere Justicia y Paz, un organismo di religiosi e laici che si occupano di diritti umani, da tempo Giraldo capeggia le liste dei condannati a morte, che vengono recapitate ai diretti interessati e talvolta appaiono sui giornali. Condannati a morte non dallo Stato, quello visibile, che ha abolito da decenni la pena capitale, ma dalle cosiddette “forze oscure” dello Stato invisibile, che la pena capitale l’applicano tutti i giorni, più volte al giorno. A differenza di molti altri esuli – giornalisti, professori, sindacalisti e magistrati – che vagano spaesati soprattutto nelle capitali europee (la solidarietà è una merce che scade presto), Giraldo ha continuato, e forse incrementato, il suo lavoro di denuncia della barbarie colombiana, anche in Italia dove ha incontrato diverse personalità del governo e ha animato varie iniziative dell’associazionismo di solidarietà. Che impressione ha avuto dai suoi incontri? Ho constatato che la...