Articoli con tags ‘ paradisi fiscali ’


Criminalità, opacità del sistema finanziario, paradisi fiscali

Feb 29th, 2016 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
La disinvoltura nelle strategie e nelle alleanze, la flessibilità nell’individuare sempre nuove rotte e nello stringere sempre nuovi legami allorché la rete perde qualche maglia e subisce qualche strappo, per qualche azione di contrasto, dimostra, ogni giorno di più, che la globalizzazione del crimine funziona. E sempre più spesso lo troviamo intrecciato con gli interessi, le operazioni, gli agenti delle organizzazioni politiche estremiste, rivoluzionarie e/o terroriste. Le esigenze di finanziamento, per il reperimento delle armi, per l’addestramento, per la logistica in generale, per la sopravvivenza, rendono il fenomeno quasi ineluttabile e sempre più pericoloso, anche perché sempre ambiguo. Del resto anche gruppi o esponenti politici inseriti in un normale sistema democratico hanno spesso fatto ricorso a finanziamenti di dubbia provenienza o sfacciatamente illeciti. Senza contare che le potenzialità di corruzione, dati gli ingenti profitti, inquinano, talvolta in modo determinante,le istituzioni dei paesi più avanzati e civili. Ci si chiede, allora, se funzioni altrettanto bene la globalizzazione delle risorse da impiegare contro la criminalità. Gli organismi internazionali e le varie agenzie dell’Onu, dell’Ue, gli organismi di polizia internazionali, le collaborazioni bilaterali e multilaterali tra i vari paesi del mondo sicuramente hanno riportato vittorie parziali nel campo. Esiste un problema di uniformità e...


Il ventre molle delle Americhe

Apr 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Piero Innocenti
Paradisi fiscali, ma anche sicuri approdi per contrabbandieri di droga e armi. Una ”mappatura” aggiornata ricostruisce la rete internazionale su cui proliferano le attività illecite tra Antille Olandesi, Barbados, Trinadad e Tobago, Grenada: paesi strategici per gli stretti legami con l’Europa e la vicinanza con le coste colombiane e venezuelane L’area dei Caraibi, date le sue caratteristiche geopolitiche, continua ad essere un contesto quanto mai favorevole allo sviluppo di traffici illegali: buon clima (uragani a parte), bacino marittimo comodamente navigabile, moltissime isole e penisole, coste ricche di approdi marittimi ed aerei, molti dei quali incontrollati e incontrollabili; una miriade di sovranità territoriali, spesso più nominali che effettive, con isolotti o spazi confinanti talvolta ancora di incerta attribuzione; un via vai continuo non solo di merci, ma di persone, indigene o straniere, di razze e culture variegate. Situazione ideale non solo per muoversi senza dare nell’occhio, ma anche per condurre, indisturbati, affari e transazioni illecite, purché abili nel destreggiarsi tra le differenti legislazioni e strutture finanziarie (a maglie più o meno larghe), tra sistemi burocratici e repressivi (spesso permeabili o fortemente condizionati dalla corruzione). Grandi giochi sui Caraibi. Si può scegliere tra molteplici affari: traffico di stupefacenti, armi; contrabbando di tabacchi, precursori chimici,...


Finanziaria 2007, destinazione paradiso (fiscale)

Nov 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Imbastire rapporti commerciali fittizi o irregolari con imprese residenti nei paradisi fiscali serve a frodare il fisco italiano e a costituire all’estero riserve occulte. Per questo motivo la legge favoriva i controlli dell’Agenzia delle entrare su tali relazioni commerciali. Ma la prima finanziaria varata dal centrosinistra nel dicembre 2006 ha incredibilmente cambiato le carte in tavola Una norma che favorisce l’evasione fiscale e la costituzione di fondi neri all’estero scritta nella finanziaria 2007? Impossibile, penserete: la lotta ai furbetti della dichiarazione dei redditi è uno dei punti cardine del programma di governo della maggioranza di centrosinistra eletta nel 2006. Invece esiste, nascosta tra altre mille disposizioni, rilevabile solo da esperti della materia. Sembra quasi innocua, perché si limita a cancellare poche parole di un’altra leggina, ma non è così, perché quel tratto di penna ha spalancato una porta a tutti coloro che vogliano frodare le casse dell’erario passando per i paradisi fiscali. Per capirci qualcosa bisogna orientarsi tra i 1.364 commi dell’articolo unico che costituiscono la legge finanziaria 296 del 27 dicembre 2006 e le norme del Tuir (testo unico imposte sui redditi, dpr. 917/1986). Il discorso non è semplice, ma seguiteci, ché ne vale la pena.     Per chi non crede che...


Mafia e sicurezza, dalla rimozione all’isteria

Mar 10th, 2001 | Categoria: editoriali
La lotta alla mafia sembra fuori moda, o almeno non fa più notizia. La cattura di latitanti eccellenti è fonte di polemiche tra apparati dello Stato più che di rinnovato impegno investigativo, rispuntano personalismi e polemiche di improbabili maestri (anche in occasioni ufficiali) contro i “professionisti dell’antimafia”, il confronto elettorale in corso sembra interessarsi di tutt’altro e solo l’ineffabile vicesegretario dell’Onu, Pino Arlacchi, prospetta una ormai intervenuta sconfitta della mafia. In questo contesto il Parlamento si è sciolto senza dare il via alla ratifica dell’accordo Italia-Svizzera dell’ottobre 1988, teso a facilitare e a rendere più veloci i rapporti di reciproca assistenza giudiziaria. Il fatto merita un commento. La Svizzera è stata — e in gran parte è tuttora — una sorta di “isola extracomunitaria” nel cuore dell’Europa, considerata rifugio comodo, sicuro e riservato per chi vuole occultare o investire capitali di provenienza illecita (soprattutto se ingenti). Il sistema bancario svizzero non ha l’impermeabilità di più recenti paradisi finanziari ma — come l’esperienza di questi anni dimostra — la mancata collaborazione giudiziaria impedisce, di fatto, di ricostruire i movimenti dei capitali investiti. A questa situazione, solo in parte scalfita dalla buona volontà di alcune autorità cantonali e della Procura generale di...


L’abc della finanza mafiosa

Mar 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Aruba, Bonaire, Curaçao: 100 casinò, 200 banche, 300 uffici di consulenze finanziarie. Nelle Antille Olandesi – a cinquanta chilometri dalla costa venezuelana – viene riciclato un terzo dei profitti illeciti della criminalità internazionale La più estesa è Curaçao, neanche quaranta chilometri quadrati. La più piccola, Bonaire, appena otto. Aruba – dal 1986 entità indipendente all’interno dell’Olanda, con un governatore designato dal re, un governo democratico e un Parlamento di 21 membri – sta nel mezzo: 12 chilometri quadrati. Ma l’estensione delle isole, e l’innegabile bellezza dei luoghi (Aruba, Bonaire e Curaçao sono turisticamente conosciute come «l’ABC dei paradisi terrestri») non cambiano la vera natura di queste realtà. Le tre isole, a poco più di 50 chilometri a nord del Venezuela, oltre ad essere l’ultimo avamposto degli iguana, sono diventate il buen retiro delle mafie di tutto il mondo. Il campionario è variegato: si va dai siciliani ai calabresi, dai colombiani ai cinesi, dai giapponesi ai russi. Tre isole, più di 200 banche, almeno 300 uffici di consulenze finanziarie, 10 sedi di alcune fra le più grosse e autorevoli società mondiali di revisione di bilanci, almeno cento casinò e trecento tra ristoranti e “locali” di varia natura. Fiumi di dollari scorrono nelle...