Articoli con tags ‘ Paolo Borsellino ’


A teatro la storia di Emanuela Loi, la giovane donna poliziotto uccisa nella strage di via D’Amelio

Nov 24th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Paola Cominelli
Una giovane donna, indossa una divisa, quella della Polizia di Stato. Sognava di fare la maestra…finirà per fare la poliziotta. Racconta, in prima persona, lei sola in scena, dei suoi sogni di ventenne, delle sue speranze, delle sue paure…il palco è buio, dietro la giovane donna in divisa fasci di luce ed immagini di lei, della sua storia che, suo malgrado, diventa la storia del nostro Paese. “Io Emanuela” (regia di Sara Poli per Progetti e Regie, in scena Laura Mantovi) è la storia di Emanuela Loi, agente della scorta di Paolo Borsellino morta con il giudice di Palermo e con Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina nell’attentato del 19 luglio 1992 in via d’Amelio. Lo spettacolo, andato in scena anche al Teatro San Filippo di Darfo nell’abito della Rassegna di Teatro Sociale, grazie alla collaborazione con il presidio di Libera Valle Camonica, è tratto dal libro di Annalisa Strada (scrittrice bresciana vincitrice del Premio Andersen 2014), edito nel marzo 2016 da Einaudi Ragazzi. Narra in prima persona la storia di Emanuela Loi, una ragazza come tante altre, una ragazza che alla fine degli anni ’80 sta costruendo il suo futuro. La giovane poliziotta di...


Il maxiprocesso, trent’anni dopo

Feb 10th, 2016 | Categoria: articoli
di Nando dalla Chiesa
Sono trascorsi trent’anni. Un’epoca da un’epoca. Il maxiprocesso di Palermo iniziato il 10 febbraio del 1986 è stato probabilmente il più importante processo nella storia d’Italia. Un mosaico fatto di un’infinità di tessere. La comparsa sulla scena di una nuova leva di magistrati siciliani, quando si era fatta strada l’idea che per combattere la mafia occorreva affidarsi a magistrati non siciliani. L’avvio di nuove tecniche investigative e l’elaborazione di una nuova dottrina giuridica in materia di mafia. La legge La Torre, con il reato di associazione mafiosa e l’istituto del sequestro e della confisca dei beni. Le confessioni di Buscetta, giunte come una valanga sull’edificio culturale costruito in più di un secolo a protezione del potere mafioso, quella teoria – cioè – della mafia come mentalità e modo di essere ma mai, Dio non voglia, come organizzazione. I delitti eccellenti, compiuti in serie nella consapevolezza che i narcodollari dell’eroina garantivano la capacità di corrompere diffusamente in ogni settore della vita pubblica; e di finanziare le campagne elettorali, non più solo di portare voti contati e sicuri. Uno scontro tra coraggio e paura, uomini che affrontavano la morte e altri che ne scappavano. Un conflitto culturale acutissimo, perché la mafia sta...


Carpi, scritte ingiuriose sui murales dedicati ai giudici Falcone e Borsellino

Gen 26th, 2016 | Categoria: news
A Carpi, sui murales dedicati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono comparse scritte vandaliche ed ingiuriose. Sotto la frase del dipinto che recita “L’indifferenza uccide ogni giorno”, ne è comparsa una seconda: “Allora io vi uccido”, mentre “no, è morto” è stato scritto sotto alla seconda frase, “Paolo vive”. Il sindaco della cittadina, Alberto Bellelli, ha promesso che gli atti vandalici saranno cancellati al più presto. Intanto, intervengono, comprensibilmente sdegnati, Rita Borsellino e Giuseppe Schena, presidenti rispettivamente del centro studi, documentazione e ricerca ‘Paolo Borsellino’ e della fondazione Cassa di risparmio di Carpi: “Stigmatizziamo quelle scritte di inaudita gravità perché vanno a sfregiare la memoria di alcuni uomini che, oltre ad un indubbio esempio di probità e dirittura morale, rappresentano anche uno tra i più importanti simboli di impegno civile del nostro recente passato. Salvaguardarne la memoria e coltivarne l’eredità non è impresa di poco conto, perché ha a che vedere con il nostro presente e, soprattutto, con il nostro futuro, sol che lo si desideri all’insegna di legalità, giustizia e diritti”. Fa loro eco Massimo Mezzetti, assessore alla Legalità della regione Emilia Romagna: “Sconforta, nei giorni in cui celebra la memoria delle stragi naziste e il valore della pace nella...


Rosario Crocetta, Matteo Tutino e la frase choc su Lucia Borsellino

Lug 16th, 2015 | Categoria: prima pagina
“Lucia Borsellino va fermata, va fatta fuori come il padre”. A pronunciare l’atroce frase è Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia e medico personale di Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia. I due stanno dialogando al telefono, la telefonata viene intercettata e il suo contenuto reso noto oggi (grazie ad un’anticipazione del settimanale L’Espresso), all’indomani dell’arresto del primario accusato di truffa, peculato, abuso d’ufficio e falso. Crocetta non replica, non proferisce alcuna parola. Sta zitto. Emersa la vicenda, ai giornalisti spiega di non aver sentito la frase pronunciata ai danni di Lucia Borsellino – che ha rassegnato le dimissioni da assessore alla Sanità proprio dopo la notizia dell’arresto di Tutino – e che «probabilmente c’era un cono d’ombra; se l’avessi sentita, sarei andato da Tutino per massacrarlo di botte forse avrei chiamato subito i magistrati. Non so… sono sconvolto. Provo un orrore profondo». Ed è notizia di poco fa che Rosario Crocetta si è auto sospeso dall’incarico di Governatore. Lucia Borsellino, al giornale radio della Rai, ha così commentato la vicenda: «Mi sento intimamente offesa e provo un senso di vergogna per loro», preferendo non esprimere commenti riguardo alla giustificazione di Crocetta. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino e zio di Lucia, ha dichiarato: «Tutino dice...


Via D’Amelio 23 anni dopo. La nemica è l’antimafia…Cosa nostra manda a ringraziare

Lug 16th, 2015 | Categoria: prima pagina, Uncategorized
di Rino Giacalone
Giorni addietro Rai Storia all’interno dello spazio “Diario Civile” introdotto dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ha dato un suo importante contributo raccontando la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992 nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Come era accaduto il 23 maggio 1992 con la strage di Capaci che determinò la morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco di Cillo. La storia di Emanuela Loi è servita a ricordare non solo lei, ma tutti i suoi colleghi vittime della criminalità. Spesso, ed è un grave errore, quando si ricordano le stragi, non si fanno sempre i nomi dei poliziotti caduti, genericamente i nomi che vengono fatti delle vittime eccellenti, i magistrati ammazzati, vengono accompagnati da un generico “e le loro scorte”. Sono nomi che scompaiono sotto quella scure che cade puntualmente sulle vicende della mafia, sulle sanguinose scorribande dei mafiosi stragisti e assassini. Oggi più che mai, perché, ci dice qualcuno, la mafia non è considerata più un’emergenza. Provate a parlare con i poliziotti, con i colleghi di quelle vittime, ve...


Borsellino, il 25 giugno 1992 il suo ultimo intervento pubblico

Giu 25th, 2015 | Categoria: prima pagina
25 giugno, Palermo, Biblioteca civica. Paolo Borsellino parla, all’interno di un dibattito organizzato dalla rivista Micromega. Questo che segue è il testo integrale dell’intervento, durato all’incirca una ventina di minuti. «Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e credo mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro. In questo momento inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone. Sono testimone perché, avendo vissuto a lungo la mia esperienza di lavoro accanto a Giovanni Falcone, avendo raccolto, non voglio dire più di ogni altro, perché non voglio imbarcarmi in questa gara che purtroppo vedo fare in questi giorni per ristabilire chi era più amico di Giovanni Falcone, ma avendo raccolto comunque più o meno di altri, come...


Minacce a Di Matteo, manifestazioni di solidarietà da tutta Italia e dall’estero

Lug 30th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Il 29 luglio 1983 Cosa nostra uccideva Rocco Chinnici, consigliere istruttore presso il Tribunale di Palermo e ideatore del pool antimafia. La fiat 127 imbottita di tritolo e parcheggiata sotto la sua abitazione – via Pipitone Federico a Palermo – fu fatta materialmente esplodere da Antonio Madonia, e provocò la morte anche dei due carabinieri che scortavano il magistrato – Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta – e di Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile. A distanza di trent’anni da quella strage, l’Italia responsabile ha fatto sentire la propria voce in diverse piazze, esprimendo solidarietà nei confronti del pubblico ministero Antonino Di Matteo. Nei giorni scorsi, è giunta infatti la notizia che sarebbe pronto l’esplosivo per fermare il prezioso lavoro del magistrato impegnato nel processo sulla trattativa Stato mafia. Una frase agghiacciante che fa tornare inevitabilmente alla memoria la frase che disse Paolo Borsellino: «A Palermo è arrivato il tritolo per me». E infatti gli organizzatori dei flash mob e delle manifestazioni che hanno unito Palermo a Milano, Roma a Firenze, Trieste a Torino – sessanta le città coinvolte, oltre a paesi internazionali come Londra, Zurigo e Barcellona – hanno voluto urlare a gran voce che non si vuole più una strage...


Ventuno anni fa la strage di Via d’Amelio. A quando la verità?

Lug 19th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Sono diventato giudice perché nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalle necessità di inseguire i compensi dei clienti. La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribilie per dar sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica, non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso.  (…) Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Comm. Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovani Falcone e sin dall’ora capii che il mio lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi. Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressocchè esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista perché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole...


Palermo, morta Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino

Mag 6th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
“Agnese Borsellino era davvero l’altra metà di Paolo. Come Paolo una persona autentica, riservata di poche ma sempre profonde parole. Ci lascia un grande vuoto. Il modo migliore per colmarlo è di impegnarci ogni giorno con quella coerenza e ricerca di verità che ha arricchito la sua vita, quella di Paolo, dei loro figli Lucia, Manfredi  e Fiammetta  e insieme quella di tutti noi”. Così don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, ricorda Agnese Piraino Leto, morta ieri, domenica 5 maggio, nella sua abitazione a Palermo. Consumata da una lunga malattia, aveva 71 anni. E da quasi ventuno – cioè da quella domenica 19 luglio 1992 – era in attesa della verità sulla strage di via D’Amelio che le portò via il marito Paolo Borsellino, sposato il 23 dicembre 1968 e da cui ebbe i figli Manfredi, Lucia e Fiammetta. Tanto amaro quanto realistico il commento che Salvatore Borsellino, fratello del giudice, ha affidato a Facebook: “È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte”. Agnese Borsellino, figlia di un noto giudice palermitano, in maniera riservata ma determinata non aveva fatto mistero delle confessioni che le fece suo marito. Ai magistrati raccontò: “Mi disse che c’era...


Borsellino ucciso per proteggere la Trattativa

Nov 29th, 2012 | Categoria: articoli
di Lorenzo Baldo
All’ingresso dell’aula Bunker del carcere dell’Ucciardone ci sono solo gli agenti della polizia penitenziaria che osservano i pochi passanti. Quarta udienza preliminare del processo sulla trattativa Stato-mafia, porte chiuse al pubblico e ai giornalisti. All’interno del bunker ci sono esponenti dello Stato-stato assieme a personaggi “ibridi” accusati di aver trattato con Cosa Nostra I nomi dei Boss mafiosi di prim’ordine come Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, sono scritti nella richiesta di rinvio a giudizio accanto a quello del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, insieme ai nomi e cognomi di uomini delle istituzioni e della politica che con essi avrebbero trattato: Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino, e poi ancora esponenti del Ros dei carabinieri come Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni; in ultimo Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, don Vito. Tra coloro che hanno chiesto ed ottenuto di essere ammessi come parte civile al processo sono presenti in aula Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, nonché presidente della Commissione antimafia europea e Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato in via D’Amelio e presidente dell’associazione delle “Agende Rosse”. Punto focale dell’udienza odierna: la competenza territoriale per il futuro processo. Gli...