Articoli con tags ‘ Palermo ’


Pizzini, latitanza record e relazioni pericolose. Morto Bernardo Provenzano

Lug 13th, 2016 | Categoria: prima pagina
di redazione
È morto a dieci anni di distanza dalla sua cattura, avvenuta l’11 aprile 2006. A 83 anni, all’ospedale San Paolo di Milano. Soprannominato Zu Binnu, Il ragioniere ma sopratutto Binnu ‘u Tratturi per la violenza con cui falciava letteralmente le vite umane. Bernardo Provenzano è morto oggi, 13 luglio 2016. Considerato il capo assoluto di Cosa nostra dal 1993 – anno della cattura di Totò Riina – fino al suo arresto, avvenuto in una masseria poco distante dalla sua abitazione di Corleone e che ha messo fine ai 43 anni di latitanza iniziata il 10 settembre 1963, quando i Carabinieri di Corleone lo denunciano con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Paolo Streva, ex sodale del medico Michele Navarra. Eppure, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Calderone, Provenzano è uno dei cinque killer, travestiti da finanzieri, che fanno irruzione nell’appartamento di viale Lazio uccidendo il boss Michele Cavataio. È il 10 dicembre 1969 e Zi Binnu ha già alle spalle un’assoluzione in contumacia per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari per gli omicidi avvenuti a Corleone dal 1958. Bernardo Provenzano e Totò Riina sono cresciuti all’ombra di Luciano Liggio. Hanno scatenato la cosiddetta “seconda guerra di...


Palermo, il 12 gennaio 1988 l’omicidio di Giuseppe Insalaco

Gen 12th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
«Non sono un democristiano pentito, ma sono venuto qui per dire quello che penso della DC palermitana, degli affari, dei grandi appalti, di Ciancimino, dei perversi giochi che mi hanno costretto alle dimissioni dopo appena tre mesi.» Una vicenda, quella legata alla morte di Giuseppe Insalaco, dipinta sullo sfondo degli intrecci di potere palermitani: dai grandi appalti alla mafia, alle collusioni con la politica. Quella di Giuseppe Insalaco è una storia complessa. È stato per tre mesi sindaco di Palermo, dal 17 aprile al 13 luglio del 1984. È stato anche deputato, assessore e consigliere del ministro Franco Restivo. Sembrerebbe aver collaborato con i servizi segreti in alcune occasioni. Il 12 gennaio 1988 è stato ucciso a colpi di pistola nella sua auto, poi incendiata. Sono passati quasi trent’anni. Nel 1984 Insalaco aveva avuto udienza in Commissione Antimafia: appena due settimane dopo ricevette un avvertimento, la sua auto in fiamme. I 4 colpi esplosigli addosso, sempre in auto, nel 1988, provenivano da una 357 Magnum. Le pagine del memoriale da lui scritto e poi ritrovato nel corso delle indagini sono moltissime e alcune di esse sono state pubblicate dalla stampa. Tra queste spiccavano un’auto intervista in trenta domande e una lunga lista...


Esce “Nient’altro che la verità”, l’ultimo libro di Gian Carlo Caselli

Nov 3rd, 2015 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
“La ricordo ancora la faccia perplessa di Laura al mio rientro a casa, una sera dei primi di novembre del 2013. Mi porge una lettera e mi spiega: «Ti chiedono di scrivere un libro sulla tua esperienza di magistrato alla luce della Lettera ai giudici di don   Milani»”. Chi racconta questo aneddoto è Gian Carlo Caselli, nell’incipit del suo Nient’altro che la verità (con Mario Lancisi), in libreria dal 3 novembre, per la casa editrice Piemme. Un libro intenso ma al tempo fruibile, coinvolgente, che racconta la storia umana e professionale del magistrato che si intreccia, ovviamente, con la storia del nostro Paese. Un libro capace di raccontare, nella stessa pagina, di un passato lontano e di un altro, più recente; di descrivere aspetti personali – a volte anche molto drammatici – e aspetti lavorativi della vita di Caselli. Il libro muove i primi passi da quel 28 dicembre 2013, quando Gian Carlo Caselli formalizza la domanda di pensionamento, dopo quarant’anni esatti di vita trascorsi indossando la toga. “Se sono diventato magistrato lo devo ai sacrifici dei miei genitori per consentirmi di studiare”, racconta ricordando le figure del padre pompiere e della madre maestra, conosciutisi a Pinerolo. Un’infanzia modesta, il sogno...


Gestione beni, Csm apre pratica di trasferimento per 5 giudici palermitani

Set 30th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La Prima Commissione del Csm ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio, per incompatibilità ambientale, nei confronti dei cinque magistrati coinvolti nell’indagine svolta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta sulla gestione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Lo rende noto un comunicato del Csm. “Abbiamo assunto questa decisione tempestivamente- sottolineano la Presidente della Commissione Paola Balducci e il relatore Pierantonio Zanettin – perché siamo convinti della necessità di tutelare l’immagine ed il prestigio della magistratura palermitana, cui il nostro Paese tanto deve nella lotta alla mafia”. “La credibilità della funzione giudiziaria, in un’area connotata da una una pervasiva presenza della criminalità mafiosa, rappresenta un insostituibile baluardo a tutela della legalità”, ha aggiunto Balducci.


Palermo, per i beni sequestrati nasce albo di amministratori giudiziari

Set 16th, 2015 | Categoria: news
Il presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, ha disposto, “in attesa dell’emanazione del regolamento istitutivo dell’Albo Nazionale degli amministratori giudiziari – si legge in una nota – la formazione, a uso interno di un albo di professionisti cui attingere, con criteri di trasparenza, per l’affidamento di incarichi di amministrazioni di aziende e dei patrimoni sottoposti a sequestro giudiziario”. La decisione è stata presa di concerto con il presidente della sezione Misure di prevenzione, Mario Fontana, e con il presidente coordinatore delle Sezioni Penali, Alfredo Montalto. “A tal fine – prosegue Di Vitale – premesso che trattasi di incarichi fiduciari che presuppongono una preventiva valutazione del giudice sui requisiti di esperienza, struttura professionale e indipendenza, dispone che nel sito del Tribunale venga pubblicato l’invito a presentare istanza di inserimento in tale Albo, allegando il proprio curriculum e indicando le eventuali specializzazioni”. Fontana provvederà, in attesa di una soluzione normativa, a elaborare, sentendo i giudici della Sezione, “preventivi criteri – conclude – per la liquidazione dei compensi che tengano conto, in primo luogo, che detti incarichi rivestono carattere di munus publicum”


Palermo, due arresti per omicidio boss Mazzè

Set 9th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La squadra mobile di Palermo ha arrestato altri due componenti del commando che uccise il boss Franco Mazzè lo scorso 29 marzo, Domenica delle palme, in pieno giorno, nelle strade del quartiere Zen, a Palermo, davanti alla gente terrorizzata. A finire in manette nell’ambito dell’operazione della Polizia, due fratelli, Gaetano e Stefano Biondo, di 46 e 53 anni. A due giorni dall’omicidio era stato arrestato un altro responsabile dell’agguato. Franco Mazzè era considerato il referente del clan Lo Piccolo allo Zen


Carlo Alberto dalla Chiesa, il Generale con gli alamari cuciti sulla pelle

Set 3rd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Marika Demaria
Carlo Alberto dalla Chiesa nasce a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920, da padre parmigiano e madre piacentina. Figlio e nipote di carabinieri, intraprende la carriera militare dal 1941, in qualità di allievo ufficiale volontario, per poi entrare nel corpo l’anno dopo. I primi successi personali sono legati alla sua reggenza come comandante a San Benedetto del Tronto. Durante la seconda guerra mondiale, all’indomani della sigla dell’armistizio, guiderà alcune bande partigiane. L’incarico da comandante gli vale la cittadinanza onoraria a San Benedetto ma soprattutto la promozione a ufficiale di complemento, accompagnate dalla medaglia per meriti di guerra. Contemporaneamente, si laurea in Giurisprudenza presso l’università di Bari con la votazione di 110 e lode; la stessa che otterrà pochi anni più tardi con la seconda laurea, in scienze politiche. Con la liberazione di Roma, Carlo Alberto dalla Chiesa viene destinato al comando della tenenza di Parioli. Qui rimane fino al 12 aprile 1945, quando viene inviato, al seguito della Quinta armata americana, a Parma con l’obiettivo di organizzare il gruppo dei carabinieri. L’anno seguente sarà trasferito a Casoria, in provincia di Napoli. Qui gli verrà assegnato il compito di dirigere il settore antibrigantaggio. Proprio in quegli anni operava su...


Nel nome di Libero Grassi

Ago 29th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
A ventiquattro anni di distanza dall’omicidio dell’imprenditore Libero Grassi, che cosa è passato, alle nuove generazioni, della sua esperienza? La risposta a questa domanda può essere offerta da Giovanni Pagano, referente a Palermo dell’associazione Libera, e da Enrico Colaianni, dell’associazione Libero Futuro. Pagano, insieme ad altri si è occupato del progetto per la Bottega dei Sapori e dei Saperi, sulla piazza Politeama del capoluogo siciliano. La bottega si trova all’interno di un bene confiscato ed esiste dal 2008. Così la presenta Libera: “Quello che fino al 1994 era un negozio di abbigliamento maschile, situato nel cuore dello ‘struscio’ e dello shopping palermitano, appartenente ad un boss di Brancaccio, grazie alla legge 109 del 1996 – che consente l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità – adesso diventa un simbolo concreto di riscatto sociale. Un luogo aperto a tutti, dove esercitare la memoria e costruire l’impegno”. Secondo Giovanni Pagano, «l’attenzione della popolazione nei confronti dei temi di Libera e dei movimenti antiracket è sempre costante; anzi, la bottega ha migliorato lo spazio inizialmente aperto al pubblico e, grazie allo strumento del consumo critico, ha potuto dare attenzione anche ai produttori, oltre che ai consumatori, coinvolgendoli. Per fare questo sono state importanti alcune collaborazioni, in particolare...


Carini, polemiche su Palio: “Pericolo infiltrazioni mafiose”

Ago 25th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Scoppia la polemica a Carini (Pa) per il palio organizzato da un comitato cittadino in occasione della festa del Santissimo Crocifisso che sarà celebrata tra il 12 e il 14 settembre. A chiedere lo stop della manifestazione è Enrico Rizzi, segretario nazionale del partito animalista che ha spedito una nota al prefetto, Francesca Cannizzo, al questore di Palermo Guido Longo e al sindaco Giovì Monteleone. “Dopo diversi decenni in cui non si è proceduto alla sua organizzazione – dice Rizzi – l’amministrazione comunale ha intenzione di attivare il Palio Città di Carini con l’utilizzo di diversi cavalli. Chiediamo l’immediato blocco visto che dal 2000 non si organizzano più palii nelle province di Palermo e Trapani per infiltrazioni mafiose in queste manifestazioni, doping e scommesse”. Domani al Comune di Carini si svolgerà un incontro al quale prenderanno parte tutte le forze dell’ordine e gli organizzatori della manifestazione. “Ho convocato questo incontro – afferma il sindaco Giovì Monteleone – perché tutta l’organizzazione deve essere trasparente. Questa manifestazione è organizzata da un comitato civico. Domani metteremo sul tavolo tutte le questioni sollevate dal partito animalista. Se non si riesce a garantire la legalità nell’organizzazione della manifestazione e non si ottengono tutti i pareri necessari la...


La mia famiglia, mio fratello. E quell’atroce 28 luglio 1985

Lug 28th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Dario Montana
La nostra è stata una famiglia felice, fino a quel maledetto 28 luglio del 1985. Una famiglia borghese. Papà era un direttore del Banco di Sicilia; mia madre, innamoratissima di lui, era una casalinga; poi c’eravamo noi tre fratelli: Beppe, Gigi ed io, Dario. Tra mio padre e Beppe c’era un legame speciale. Papà non lo diceva, ma era orgogliosissimo di suo figlio. Il loro rapporto è stato caratterizzato da tanti scontri e tanto amore, come avviene in molte famiglie: dai conflitti generazionali degli anni giovanili si passa ad un confronto sempre più paritario, fatto di complicità, di richieste di consigli, di condivisione di esperienze. Mio fratello era un uomo felice, non avrebbe mai accettato dalla vita un mestiere diverso. L’investigazione era la sua passione, oltre che la sua professione. Beppe era arrivato a Palermo –subito dopo aver concluso il corso per vice commissario all’Istituto Superiore di Polizia –  nel settembre del 1982, in un clima caratterizzato dall’ennesima “emergenza” dettata dall’omicidio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, della sua seconda moglie Emmanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Tre anni sono stati sufficienti perché Cosa nostra ritenesse necessario e improcrastinabile il suo omicidio: quel poliziotto innamorato della giustizia, non a mezzo servizio,...